La cosmesi nei secoli. Parte seconda

J. M. Nattier, Ritratto di donna, 1738

Verso la fine del Seicento compaiono i nei che raggiungono la massima diffusione durante il Settecento, l’età d’oro del maquillage e dell’esaltazione della bellezza femminile. Anche il secolo dei lumi ama poco l’acqua ritenuta nemica della bellezza. Un giornale consiglia alle lettrici di non lavarsi il viso che una volta ogni otto o dodici giorni. Un denso strato di biacca regala all’incarnato una tinta pallida tra la cera e la porcellana, le sopracciglia sono scurissime e ben disegnate; il cinabro e il carminio, spalmati in dodici diverse gradazioni, accendono di rosso fuoco le guance e le labbra che sono piccole. Si usano tutte le sfumature del rosso per truccare perfino le palme delle mani e i seni che fanno capolino dagli attillatissimi corsetti. È una bellezza tutta artificiosa come sottolinea il poeta Giambattista Casti: «Se squaglia il sol biacca e cinabro / il senil volto appare pallido e scabro / la floscia gota e la grinzosa pelle / e la femmina allor cangiata tutta / da bella che parea diventa brutta».

Si sprecano più di cinque chili di cipria all’anno per imbiancare viso e capelli!

La scena iniziale del secondo atto della Manon Lescaut di Puccini presenta un bellissimo interno settecentesco. Seduta allo specchio Manon, capricciosa come tante dame sue contemporanee, si prepara per un ricevimento, durante il quale dovrà esibirsi nel ballo e nel canto. Il fratello Lescaut le suggerisce quali nei scegliere.

«Manon:
Dispettosetto questo riccio!
Il calamistro, presto!
presto! Or… la volandola!
Severe un po’ le ciglia!…
La cerussa!
Lo sguardo vibri a guisa
di dardo!
Qua la giunchiglia!
Il minio e la pomata!
Ed ora, un neo!
Lescaut:
Lo sfrontato!
il birichino!
No?… il galante!
Manon:
Non saprei…
Ebben… due nei!
All’occhio l’assassino!
e al labbro il voluttuoso!».

L’abuso dei cosmetici, dei quali si ignora il potere nocivo per la salute, miete molte vittime tra le dame del tempo: una delle più illustri è la nobile irlandese Maria Gunning, più nota come contessa di Coventry, personalità di primo piano nell’Inghilterra di re Giorgio II, osannata per la sua bellezza, che per coprire la minima traccia di macchia o inestetismi e apparire in tutto il suo splendore finisce per avvelenarsi il sangue con il piombo e il mercurio contenuti nei suoi belletti, specialmente nella cerussa veneziana, tanto che muore nel 1760 a soli 27 anni.

L’Eau de Cologne prodotta da Johann Maria Farina di Colonia, 1811

Il 13 gennaio 1727 la facoltà di medicina di Colonia riconosce ufficialmente l’acqua di Colonia, chiamata Aqua Mirabilis, ottenuta con una formula a base di arancio, cedro, limone, bergamotto, lavanda e rosmarino, scoperta da Giovanni Paolo Feminis, un italiano emigrato in Germania. In breve Colonia con la sua fortunata essenza diviene la capitale mondiale del profumo.

I nei finti in stoffa, che i Francesi chiamano grains de beauté, chicchi di bellezza, sono di tutte le forme e dimensioni: tondi, a mezzaluna, a forma di stella, di cuore, di croce. Sul viso delle dame sfilano carrozze e cavalli in miniatura, Veneri e amorini, diavoli con tanto di coda, corna e bidente, comete, animaletti, fiorellini…I nei possiedono un loro particolare linguaggio e un codice comunicativo con un significato che cambia a seconda della posizione sul volto. Nasce addirittura una scienza, la nevologia. Posto sulla fronte indica una donna altera e orgogliosa, chi ce l’ha sulle tempie è ostinata e decisa, vicino all’occhio è provocante. Una donna sfacciata se lo incolla sul naso; sulla guancia, il galante, rivela chi è disponibile ad avviare una relazione amorosa; sull’angolo della bocca, il baciante, è indizio di chi desidera un bacio; chi se lo appiccica sulle labbra è maliziosa; chi lo preferisce sul labbro inferiore è discreta e riservata.

F. Boucher, Donna alla toeletta, 1738

A Venezia le donne portano la moretta, una mascherina ovale in velluto nero, che viene mantenuta aderente al viso stringendo tra i denti un bottoncino posizionato all’altezza della bocca. Poiché impedisce di parlare, è chiamata anche “muta”. Nascondendo il proprio viso le dame acquistano un fascino particolare soffuso di mistero.

Dopo la parentesi della Rivoluzione francese, il gusto neoclassico abolisce i nei e ripropone il trucco leggero e raffinato, che vediamo sul viso di Joséphine Beauharnais, prima moglie di Napoleone.

In un libretto pubblicato nel 1811 un certo dottor Francesco Bruni fa presente che l’acqua non fa male alla pelle, anzi la mantiene fresca e giovane. Così ci si riprende a lavare.

A. Seifert, Ritratto di donna dell’Ottocento, 1900 ca.

Il Romanticismo cancella il rosso e riporta di moda il viso pulito, pallido, anemico, quasi cadaverico e spettrale, ricoperto con un bianchissimo velo di polvere di riso, la cipria, usata anche per imbiancare il décollété. Il dogma dell’Immacolata Concezione proclamato da Pio IX nel 1854 conferma l’immagine pura ed eterea della donna insieme all’abito da sposa rigorosamente bianco.

Gli occhi, languidi, neri e profondi, conservano la linea naturale. Le sopracciglia sono ridisegnate. Scompare via via qualsiasi traccia di fard e di rossetto. Durante il lungo regno della regina Vittoria vige il divieto assoluto di usare il rossetto, riservato alle prostitute. Le labbra sono esangui, lucidate con grasso di balena. In mancanza di belletti, le donne si pizzicano le guance e si mordono le labbra per farle sembrare più rosse. Le signore bene passeggiano con l’ombrellino perché l’epidermide candida e diafana è uno status symbol e bisogna proteggerla dal sole. La pelle abbronzata è tipica delle contadine e delle persone più povere.

H. Toulouse Lautrec, Donna alla sua toilette, 1889

Nella seconda metà dell’Ottocento l’imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III, richiama in voga il rosso per guance e labbra, indizio di buona salute. Nel 1860, il profumiere francese Eugène Rimmel crea il primo mascara destinato a rivoluzionare il mondo della cosmesi. Il successo è tale che “rimmel” diventa sinonimo di mascara in molti Paesi.

Il cambiamento è nell’aria. Tra fine secolo e inizi del Novecento nell’atmosfera voluttuosa della Belle Époque le signore sfoggiano occhi bistrati di nero, ciglia scurite e ingrandite dal rimmel, labbra di colore acceso almeno per le donne sposate o che abbiano superato la trentina. Nel 1910 Roger e Gallet producono il primo vero rossetto per labbra, contenuto in un cilindretto di cartoncino. Nello stesso anno Elizabeth Arden lancia il rosso fuoco mentre marcia con le suffragette americane sulla Fifth Avenue di New York.

Nel 1913 a Chicago un chimico-farmacista, Thomas Williams, per aiutare sua sorella Maybel a conquistare l’uomo di cui è innamorata, inventa il mascara, composto da polvere di carbone e vaselina allo stato gelatinoso, proposto sotto forma di panetto tipo burro, sul quale si passa uno spazzolino bagnato. Nel 1915 l’americano Maurice Levy crea il rossetto multicolore, in tutte le sfumature del rosso, dal rosa al bordeaux, e inventa lo stick portarossetto in plastica o metallo: per far uscire il rossetto bisogna far scorrere una levetta posta sul lato. Più tardi James Bruce Mason Jr. crea il pratico astuccio che si avvita e si svita.

F. Toussaint, Giovane donna alla toeletta, XX sec.

Particolare è il trucco delle dive del cinema muto, come Theda Bara, con le sopracciglia discendenti, e le sfumature sotto l’occhio che accentuano le occhiaie. Si utilizza la polvere di riso per dare al volto un colorito chiaro.

Nel 1913 è finalmente vietata la biacca di piombo per uso cosmetico. Per le prime dive del cinema americano nel 1914 Max Factor inventa il fondotinta, un cerone in crema ultra sottile, in dodici sfumature di colore per ogni tipo di incarnato.Le labbra sono declinate sui toni del rosso scuro, a forma di cuore.

All’indomani della Grande guerra, negli anni Venti il trucco è pesante, drammatico, quasi teatrale. Gli occhi tendenti verso il basso sono cerchiati di nero bistro con il kohl, le palpebre colorate con tinte scure, blu, viola, prugna, la bocca è esageratamente piccola, a cuoricino, truccata con rossetto rosso scuro. Si continua a usare molta polvere di riso sul volto, entrano in commercio il mascara e il rouge, l’antenato del fard. Rispuntano sui visi per qualche anno perfino i nei posticci.

La canadese Elizabeth Arden (1878-1966) e la polacca Helena Rubinstein (1870-1965) aprono a New York i primi saloni di bellezza. Coco Chanel lancia la moda dell’abbronzatura e abbatte il tabù millenario della carnagione bianchissima per le signore aristocratiche e dell’alta borghesia.

Disegno di donna, 1924 ca.

Gli anni Trenta, con le dive di Hollywood come la platinata Jean Harlow, Greta Garbo e Marlene Dietrich dal maquillage sofisticato e ricercato, restituiscono una linea più naturale alle labbra, dipinte in rosso scurissimo, quasi nero, a forma di bocciolo di rosa, un arco di cupido molto accentuato sul labbro superiore. Le sopracciglia sono alte, sottilissime, quasi rasate a zero, o addirittura depilate e ridisegnate con un esile tratto di matita scura, a formare un arco molto più lungo della loro linea naturale: cadenti come gli occhi, donano al viso un aspetto languido. Si fa uso e abuso di eyeliner, mascara e ciglia finte, lunghissime e fatali, per enfatizzare lo sguardo.

Nel 1932 viene messo in commercio il primo fondotinta in forma solida da applicare con una spugna umida.

Disegno di donna, 1940 ca.

Negli anni Quaranta il trucco degli occhi, semplificato con toni naturali e messo in risalto con le ciglia finte, non tende più verso il basso, come nel periodo precedente. Le sopracciglia sono molto più naturali, alte sulla fronte. Le boccucce a cuoricino cedono il posto a una bocca larga, corposa, sensuale, con il labbro superiore reso più rotondo da rossetti rosso sangue.

Negli anni Cinquanta, Marilyn Monroe, diva indiscussa di Hollywood, fa moda con lo sguardo reso seducente e malizioso dalla spessa linea dell’eyeliner che termina in una codina verso l’alto, e dalle sopracciglia “ad ala di gabbiano” che nascono in questo periodo. Le dive d’oltreoceano fanno del rossetto l’accessorio glamour per eccellenza. Le bocche sono larghe e sensuali, dipinte in tinte più cariche, fucsia, arancione o rosso lacca. Grace Kelly è al contrario l’icona della bellezza ideale, elegante e raffinata. Nel 1957 Helena Rubinstein crea la moderna confezione del mascara, composto da tubetto e scovolino.

Disegno di donna, 1959 ca.

Il viso degli anni Sessanta, soffuso di colori tenui, è caratterizzato dagli occhi grandi e prominenti, sottolineati da sopracciglia ad ala di gabbiano, folte al punto giusto, ciglia finte e eyeliner a codina, e dalle labbra dipinte con tinte pastello, perlate, rosa salmone, arancione chiaro, color biscotto.

Sul finire del decennio con i figli dei fiori, gli hippies, nasce il face painting, la pittura del viso e, contemporaneamente, il body painting, la pittura del corpo.

Gli ombretti e gliocchi sono i protagonisti del look degli anni Settanta. Una sfumatura marrone segnata a metà palpebra, simile a una mezzaluna e a una banana, allarga la forma della palpebra, colorata con un ombretto molto chiaro, lo stesso che si applica sotto le sopracciglia, che diventano di nuovo sottili o vengono addirittura rasate. Diffusissimi sono gli ombretti, in crema e in stick, dalle tonalità neutre. Il trucco per il giorno è fresco e naturale, del tipo c’è ma non si vede, per la sera è luminoso e appariscente. Mascara, eyelinere ciglia finte, lunghissime, sono riservati alla sera. Le labbra sono naturalissime, nude di giorno, velate da rossetti mat color pelle, addirittura bianchi e perlati, che fanno la loro prima apparizione, riscaldate invece da un rosso brillante di sera.

A caratterizzare il look degli anni Ottanta sono gli occhi, punto focale del viso: scuri, drammatici, stracarichi di colori, dal blu elettrico alla varia gamma delle tinte fluo. Gli ombretti sono accesi e applicati su tutta la palpebra, mentre quelli più ‘chiari’, aranciati, bianchi, celesti o rosa, sono sfumati fino all’arco sopracciliare. L’azzurro o il nero contornano l’intero occhio, compresa la rima interna. Sempre abbondante è il mascara. Le sopracciglia vengono lasciate naturali, folte, foltissime e scure, ben pettinate verso l’alto. Il viso è opaco, con fondotinta coprenti e correttori. Il fard mette in risalto gli zigomi, mentre sulle labbra spiccano i rossi e i fucsia, insieme a un effetto superlucido.

Gli anni Novanta segnano il ritorno a un trucco più delicato e naturale, sugli occhi vengono sfumati i toni della terra, fiorisce il rosa pesca sulle guance e l’arancio chiaro o il marrone sulle labbra. C’è meno colore, le sopracciglia diventano sottilissime e inarcate. Prevalgono ombretti marrone e grigio neutro.

Negli anni intorno al 2000, il trucco si affida a prodotti di sempre maggiore qualità e ad un ventaglio di tonalità dalle più audaci e intense alle più tenui e opache, in pienissima libertà di toni e di nuances. Se, come osserva Coco Chanel, «la moda è fatta per diventare fuori moda», mai come ora vale lo slogan: “un trucco per ogni viso”. Seguendo un po’ i dettami dei visagisti un po’ il gusto personale, il maquillage non osserva più regole fisse, ma varia di anno in anno, di stagione in stagione, di viso in viso, proponendo ora una donna dolce, un po’ bambola e un po’ confetto, dal trucco tenue e delicato, quasi invisibile, ora una donna forte, sensuale, quasi aggressiva, che ama un make up deciso dai colori scuri. Secondo le tendenze moda, si accentua a volte l’occhio a volte la bocca, o entrambi. Gli occhi forti sono evidenziati da linee nette e molto mascara, i toni decisi per la bocca sono soprattutto quelli del rosso: rosso puro, mattone, vermiglio. Va di moda la pelle abbronzata, insieme alle labbra morbide e lucenti, grazie a rossetti laccati, lucidi, oppure opachi, con tanti piccoli brillantini, glitter e gloss. La forma delle sopracciglia è sempre curatissima ma naturale. Evergreen le ciglia finte per serate speciali. A seconda delle occasioni, sugli occhi e sulla bocca può essere trendy l’oro, l’argento, l’effetto iridescente.

Si truccano le donne da un capo all’altro del mondo.

Il trucco delle arabe è tutto concentrato sugli occhi, per tradizione secolare la sola parte visibile del viso. Il kohl in polvere li fa sembrare più grandi, più lunghi, più neri e misteriosi.

Le indiane fanno uso da secoli di khol, kajal ed henné. Non manca nel mezzo della fronte il caratteristico tilak, che distingue le donne sposate, creato anticamente con una polvere rossa, e oggi semplicemente attaccato come adesivo. Il rossetto, molto utilizzato durante le feste, spazia dal rosso al rosa.

Carnagione bianchissima, bocca piccola a cuore, di un rosso acceso, sopracciglia appena accennate: questa è l’impronta inconfondibile del trucco delle giapponesi che si ispirano alle geishe di una volta.

La donna africana usa un trucco leggero, applica sulle guance fard color mattone o terra, ricopre le labbra, naturalmente grandi e carnose, con un po’ di gloss e con tinte che variano dal marrone al mattone.

Presso varie tribù le donne si perforano il setto nasale per infilarvi bastoncini ornamentali. Nel bacino del Congo e in Etiopia inseriscono nelle labbra inferiori, fin da piccole, gli enormi piattelli labiali, che allungano le labbra in maniera impressionante, a volte alcune decine di centimetri. Presso altre tribù le donne si scuriscono i denti per conquistare gli uomini: la più bella è chi li ha più neri. Altrove esibiscono un collo di giraffa allungato artificialmente con una serie di anelli rigidi.

Cagnaccio di San Pietro, Donna allo specchio, 1927

Il maquillage, come ogni arte, contiene anche un pizzico di capriccio e di stravaganza. Tenendo presente l’aforisma di Coco Chanel: «La natura ti dà la faccia che hai a vent’anni; è compito tuo meritarti quella che avrai a cinquant’anni», finché ci sarà l’ultima donna sulla faccia della terra, il trucco, come la bellezza, non avrà mai fine.

In copertina: Disegno di donna, 1923 ca.

***

Articolo di Florindo Di Monaco

Florindo foto 200x200

Docente di Lettere nei licei, poeta, storico, conferenziere, incentra tutta la sua opera sulla Donna, esplorando l’universo femminile nei suoi molteplici aspetti con saggi e raccolte di poesie. Tra i suoi ultimi lavori, il libro La storia è donna e le collane audiovisive di Storia universale dell’arte al femminile e di Storia universale della musica al femminile.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...