L’immagine riflessa: l’alimentazione disfunzionale e le sue conseguenze

C’è un dato, ed è questo: nell’ultimo anno i disturbi alimentari negli adolescenti del nostro paese sono aumentati del 30%. Un dato preoccupante, se si pensa a milioni di ragazzi e ragazze che non hanno praticamente più una socialità. Chiuse in casa, senza contatto con amici, insegnanti, parenti. Spesso da sole, in un’età in cui la mancata socializzazione porta all’aumento di noia o paranoia riguardo il proprio corpo.

Cosa sono i disturbi alimentari?

Secondo il Ministero della salute, i Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (Dna) anche detti semplicemente Disturbi dell’alimentazione (Da) sono patologie complesse caratterizzate da un disfunzionale comportamento alimentare, un’eccessiva preoccupazione per il peso con alterata percezione dell’immagine corporea. Aspetti che sono spesso correlati e bassi livelli di autostima. Spesso questi disturbi si manifestano in associazione a un’alterazione dello stato dell’umore: ansia, bassi livelli di autostima, noia etc. Questo porta a un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo. Questa percezione distopica del proprio corpo si manifesta prevalentemente durante l’adolescenza e colpisce di più le bambine e le adolescenti.
I comportamenti tipici di una persona che soffre di un disturbo del comportamento alimentare sono il digiuno o la restrizione drastica dell’alimentazione, crisi bulimiche (l’ingestione una notevole quantità di cibo in un breve lasso di tempo, accompagnata dalla sensazione di perdere il controllo, ovvero non riuscire a controllare cosa e quanto si mangia), vomito autoindotto, assunzione impropria di lassativi e/o diuretici al fine di contrastare l’aumento ponderale, intensa attività fisica finalizzata alla perdita di peso.
Tutto inizia a ruotare attorno al cibo e alla paura di ingrassare. Cose che prima sembravano banali, diventano difficili se non impossibili, generando ansia. Spesso i pensieri sul cibo assillano la persona anche quando non è a tavola, ad esempio a scuola o sul lavoro terminare un compito diventa difficilissimo perché sembra che ci sia posto solo per i pensieri su cosa si “debba” mangiare, sulla paura di ingrassare.

I casi di anoressia, bulimia e fame nervosa hanno purtroppo subito un’impennata proprio con la diffusione della pandemia da Covid 19. Il dover rimanere a casa, la drastica riduzione di contatto umano e della possibilità di fare sport, ha chiuso milioni di italiani/e in un vortice di noia e compensazione. Il cibo è diventato così non più un momento per riunirsi, o semplicemente per ingerire le giuste calorie, ma un nemico e un amico allo stesso tempo. Il distanziamento sociale e l’isolamento hanno prodotto molti esordi di disturbo dell’alimentazione o hanno causato ricadute in soggetti che erano in remissione anche da molto tempo. La limitata possibilità di camminare e di poter fare esercizio fisico ha aumentato la paura di ingrassare, perdendo così la propria forma fisica. L’impossibilità di confrontarsi quotidianamente con l’altro, ha prodotto infatti due effetti importanti: da un lato nei soggetti più sensibili questo ha portato a una forma severa di controllo del proprio corpo, dall’altro molti, rassicurati dal fatto di rimanere in casa e non doversi esporre all’interno di un contesto sociale, hanno iniziato a mangiare senza controllo. L’enorme quantitativo di cibo nelle abitazioni ha fatto sì che aprire la dispensa per “vedere cosa c’è di buono” sia diventato un meccanismo per combattere la noia, i tempi morti o anche per ridurre lo stato di tristezza e ansia generato da una situazione sulla quale nessuno di noi ha il controllo.

Oggi purtroppo, non è ancora ben chiaro quanto possa essere disfunzionale soffrire di un disturbo dell’alimentazione. Spesso si pensa solo all’aspetto fisico ma questo tipo di disturbi ha un’origine psichica, e le cause possono essere diverse. Sono rari i casi di remissione spontanea ed è ancora troppo basso la percentuale di centri adibiti alla cura di questi disturbi. Soprattutto, sono pochi coloro che si accorgono di un figlio in difficoltà ed è per questo che la prevenzione risulta essere uno degli strumenti più importanti per agire in questo senso: scuole, allenatori e associazioni sportive e istituzioni, lavorando insieme ai giovani e a professionisti della salute psichica, possono fare la differenza. Dando così agli/alle adulte di domani, la possibilità di non sentirsi perse in un corpo che non riconoscono più.

 

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Articolo di Elisa Mariella

Giornalista professionista dal luglio 2016, appassionata e cultrice della lettura e della letteratura in ogni sua sfumatura. Moderatrice presso l’Aurelia Books.

 

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