Equitazione al femminile. Lis Hartel, oltre i limiti

Helsinki, 30 agosto 1952: una foto immortala il podio olimpico del dressage, disciplina equestre. Il primo e il terzo gradino sono occupati da due uomini in divisa che eseguono seriamente il saluto militare; al secondo posto invece spicca una figura femminile, alta e slanciata, che non smette di piangere dalla gioia.

Podio Helsinki

Apparentemente la foto di questo podio olimpico non suscita più di tanta attenzione, se non fosse che fino ad allora l’equitazione era stata una disciplina aperta esclusivamente ai militari — uomini — che da 52 anni avevano il monopolio nelle competizioni equestri. Eppure le donne storicamente hanno sempre dimostrato un grande feeling e una grande sensibilità con i cavalli. Basti pensare che riuscivano a stare a cavallo perfettamente come gli uomini anche se erano costrette ad utilizzare delle selle particolari (note come ‘selle all’amazzone’) che imponevano di avere entrambe le gambe dalla stessa parte. D’altronde non era consono per una giovane donna ‘di buona famiglia’ mettersi ‘a cavalcioni’ di un animale di circa 500 chili né gli ampi vestiti del tempo permettevano movimenti agili. Eppure, nonostante le difficoltà, le donne hanno sempre partecipato alle attività equestri insieme agli uomini: ovviamente questo era loro concesso solo nella vita privata e familiare. Nel Novecento tuttavia le donne cominciano ad andare a cavallo con le stesse selle degli uomini (indossando i pantaloni) e possono partecipare ad alcune piccole competizioni miste nazionali, anche se non è loro ancora permesso l’accesso alle gare sportive di rilievo.

Lis Hartel a cavallo

Dobbiamo infatti aspettare Helsinki 1952 per vedere le donne partecipare alle gare olimpiche di equitazione, prima destinate ad una rigida cerchia elitaria maschile. E nel 1952 è proprio una donna di nazionalità danese ad aggiudicarsi la medaglia d’argento nella disciplina del dressage, imponendosi su altri 27 partecipanti (di cui 3 donne).

Podio Helsinki

Il suo nome è Lis Hartel, ed è lei che la macchina fotografica cattura sul podio di Helsinki: pantalone chiaro, frac e cilindro, e un fazzoletto bianco che raccoglie tutte le sue lacrime. Il suo sarebbe già un enorme successo: la prima concorrente a partecipare e a ottenere una medaglia olimpica in equitazione, la prima a imporsi e a vincere in una competizione mista e in una disciplina estremamente maschilista. Ma dietro a quelle lacrime c’è ben altro: non esce fuori solo la fierezza di un’atleta per essere riuscita a portare a termine un’impresa, ma emerge anche la soddisfazione di una donna che è riuscita a superare i suoi limiti. Lis infatti ha una vita normale, una famiglia e una grande passione per l’equitazione fino a quando nel 1944, all’età di 23 anni, non si ammala di poliomielite. I medici le prospettano che — nel migliore dei casi — riuscirà a camminare con le stampelle, nulla di più. Ma lei, da grande sportiva, decide di non piegarsi a un destino che non le appartiene ed inizia il suo percorso di recupero.

Hartel mentre scende da Jubilee nel 1953

Perde l’uso delle gambe dal ginocchio in giù, ma non desiste. Per salire in sella si fa prendere in braccio, e una volta lì si sente completa. Talmente completa che grazie alla sua compagna e migliore amica, la cavalla Jubilee (e quindi anche lei una femmina!), non solo porta a casa l’argento in Finlandia ma si ripete 4 anni dopo, vicecampionessa olimpica, e nel 1954 arriva sul tetto del mondo vincendo il titolo mondiale.

Lis Hartel durante un giro d’onore con la squadra danese

La vita di Lis tuttavia non può esaurirsi solo con questa meravigliosa storia. Perché, dopo i suoi risultati sportivi e dopo la sua vittoria sulla malattia, Lis sceglie di rimanere un punto di riferimento per la disciplina. Lavora infatti con molte associazioni per il recupero delle persone colpite dalla polio, aiutandole attraverso l’equitazione. Il suo progetto si estende progressivamente a quante/i sono affetti da handicap. Inaugura quindi un centro di ippoterapia portando avanti un innovativo metodo riabilitativo che stupisce anche la comunità medica mondiale. La capacità che hanno i cavalli, splendidi animali con empatia ed intelligenza fuori dal comune, di aiutare le persone è oggi tangibile e dimostrata da molti studi e centri di riabilitazione. Ma è stata lei la prima a intuirlo. Per tutti questi suoi meriti nel 1994 viene inserita nell’International Women’s Sports Hall of Fame.

Lis Hartel e Jubilee

Lis non è stata quindi ‘solo’ una campionessa. È stata un esempio di tenacia, solidarietà e inclusione e ha aperto la strada allo sport paralimpico. Nel 1960 a Roma infatti si inaugurarono le prime Paralimpiadi della storia e il ‘Paradressage’ fu una delle prime competizioni disputate, dove — ovviamente — uomini e donne gareggiavano insieme.

***

Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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