Letizia Colajanni, la “Signorina della Pace”

Letizia raccontava che una volta, su un autobus che copriva la tratta Caltanissetta-Palermo, un uomo aveva detto ad un altro: «Quella è l’onorevole Colajanni» e l’altro aveva risposto: «Ma che dici, io la conosco: è una vecchietta che viaggia tutti i giorni». E lei, a sentire quella conversazione, aveva sommessamente e discretamente riso.

Era nata a Caltanissetta il 9 aprile del 1914, unica femmina di quattro figli, in una famiglia di tradizione repubblicana. Suo nonno Pompeo aveva fondato il primo sindacato di minatori in Sicilia contro gli infortuni sul lavoro.

I genitori la fecero istruire privatamente e lei, con pazienza, integrò i suoi studi fino ad acquisire una vasta cultura. Nel 1942 si iscrisse ad un corso di Infermiera volontaria della Croce Rossa e appena entrata si trovò ad affrontare il disastro ferroviario del treno Caltanissetta Xirbi e i bombardamenti che devastarono la città. Si prodigò generosamente nei soccorsi tanto che, nel 1947, le venne conferita la Medaglia d’argento al merito per il servizio prestato durante la Seconda guerra mondiale.
L’orrore della guerra la segnò per sempre e, affinché non si ripetessero mai più quei tragici fatti, diventò una “paladina della pace”. Per lei la pace era un valore irrinunciabile, era l’essenza di ogni essere umano e un valore da preservare a tutti i costi per tramandarlo alle nuove generazioni. Entrata in contatto con l’Udi iniziò a combattere i pregiudizi, le discriminazioni e le ingiustizie subite dal genere femminile. Nel 1953 si iscrisse al Partito comunista italiano, restando sempre a fianco di contadini e minatori che lottavano per ottenere la dignità ed il riconoscimento del valore del loro lavoro. È stata anche deputata all’Assemblea Regionale Siciliana dal 1960 al 1964 e dirigente del Sindacato pensionati della Cgil.

Durante gli anni Settanta lavorò alacremente per l’istituzione delle Consulte femminili. Fu a fianco delle ricamatrici di Santa Caterina Villarmosa che lottarono con determinazione per avere il giusto riconoscimento del loro lavoro e per porre fine a sfruttamento, soprusi ed intimidazioni. Così la ricorda Loredana Rosa: «… Letizia ha il suo piccolo mondo, regole severe, a volte intransigenti ma si fa carico del grande mondo, dei suoi errori, delle sue aberrazioni, del suo dolore… Letizia lotta per la pace, nei cortei delle grandi città, nelle piazze dei piccoli paesi, sui palchi dei comizi, sui marciapiedi, agli angoli delle strade… Letizia parla alle donne nelle case, seduta in crocchio nei piccoli cortili, mite e risoluta dice della parità, dei diritti, della dignità… Letizia stima la libertà sopra ogni cosa… Letizia non ha figli ma parti di lei restano al mondo, preziosa eredità di intelligenza, eleganza, bontà, semplicità, autoironia… Letizia viveva il suo tempo ma guardava al futuro».

Oggi, nella sua città natale, grazie all’impegno dell’associazione “Ondedonneinmovimento” una via è stata a lei intitolata e la “Casa delle Culture e del Volontariato” porta il suo nome. Così recita una targa apposta all’ingresso dell’edificio: «Donna intelligente, sensibile e colta ha dedicato la sua vita alla politica vissuta come servizio ed agita con integrità e rispetto; con passione si è dedicata alla causa dell’emancipazione delle donne e al riscatto degli oppressi, con umiltà e compassione alla protezione dei più deboli, con instancabile dedizione alla pace nel mondo. Luminoso esempio di libertà e di coraggio, preziosa eredità per le generazioni future. Nei quartieri di Caltanissetta la chiamavano la Signorina della Pace». La stessa associazione tiene viva la sua memoria con il concorso nazionale “Lettere a Letizia” già giunto alla quarta edizione.

Letizia Colajanni, durante la sua vita, trascriveva fatti e momenti di quanto avveniva all’interno della politica locale e regionale. Le sue lucide analisi e le sue elaborazioni costituiscono un patrimonio prezioso che per anni non aveva trovato la giusta collocazione. Adesso, finalmente, tutto il materiale è stato donato alla Biblioteca dell’Udi di Palermo, diventando così patrimonio di tutte e di tutti.

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Articolo di Ester Rizzo

a5GPeso3Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra edit. ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzo, Le Ricamatrici e Donne disobbedienti.

 

Un commento

  1. Grazie Ester, bellissima questa storia, vera, grande esempio per tutte noi che ci impegniamo nel sociale e nelle pubbliche rovine!

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