IL MONDO NUOVO. la Bolivia dalla guerra dell’acqua al governo Morales

Nel giugno del 1999 la Banca Mondiale fa uscire un documento sullo spreco pubblico in Bolivia, in cui si parla dell’importanza di una legge sull’acqua potabile: l’obiettivo è quello di garantire il trasferimento del servizio idrico al settore privato, come richiesto dal Fondo Monetario Internazionale. Il governo boliviano dichiara di accettare.

La cosmogonia andina vede l’acqua come qualcosa di sacro, più di un semplice essere vivente, è il sangue della Pachamama, la Madre Terra tradizionalmente venerata dalle popolazioni indigene: sottrarre o inquinare l’acqua è un crimine contro il mondo e il suo spirito, contro la Natura e le persone, più grave dell’idea cristiana di peccato. 

Nascono immediatamente vari movimenti popolari, agricoli e ambientalisti, di cui il più importante è il Comité de Defensa del Agua, che, insieme a comunità indigene, donne, operai, studenti, e altri abitanti della zona fanno sentire la propria voce in difesa dei beni comuni e dei propri bisogni.

Nel settembre dello stesso anno, in una seduta lampo, il Parlamento boliviano approva la legge 2029/1999, nota come Ley de Agua Potable y de Alcantarillo Sanitario (Legge sull’acqua potabile e sul servizio sanitario di fognature) che sancisce ufficialmente la privatizzazione dell’acqua. Dopo neanche un mese l’acqua viene ceduta al consorzio multinazionale Aguas de Tunari. Dietro questo nome si nasconde una filiale della compagnia statunitense Bechtel, nata nelle Isole Cayman, un paradiso fiscale, con capitali provenienti anche dall’Europa e, in parte minore, da imprese legate al governo boliviano. Questa legge, in contrasto con altre precedenti, vieta di usufruire di sistemi alternativi per la raccolta dell’acqua (anche quella piovana o fluviale) e dà alla società vincitrice della gara d’appalto per la gestione del servizio idrico, cui Aguas de Tunari è l’unica a partecipare, il totale monopolio di questo bene così prezioso. Il contratto prevede inoltre che, in caso di mancato profitto, il Comune di Cochabamba o la Repubblica Boliviana restituiscano alla ditta i capitali persi.

Repressione della manifestazione popolare contro la privatizzazione dell’acqua

Nel giro di poche settimane i prezzi degli approvvigionamenti idrici aumentano di quattro volte: la spesa per l’acqua è di circa dodici dollari, quando lo stipendio medio di un contadino non supera i sessanta dollari mensili. A novembre le strade di accesso alla città vengono bloccate spontaneamente da contadini e contadine in lotta contro la privatizzazione che le sta schiacciando, insieme alle tribù indigene che con questa legge sarebbero condannate all’estinzione. Nasce la Coordenadora Departamental del Agua y la Vida, cui aderiscono i preesistenti comitati territoriali.

Nel gennaio del 2000 la Coordenadora organizza un blocco regionale contro la Legge 2029/1999, contro la concessione (già avvenuta) ad Aguas de Tunari e contro il nuovo ulteriore incremento delle tariffe idriche imposto dall’azienda. Il governo risponde con la violenza delle forze di polizia che reprimono nel sangue tutte le mobilitazioni. A febbraio viene indetta una grande manifestazione detta Toma simbólica de la ciudad de Cochabamba in cui si richiedono cinque punti fondamentali: l’annullamento della legge sull’acqua potabile, dei regolamenti che hanno reso possibile la concessione e del contratto con Aguas de Tunari, la rinuncia da parte del Superintendente dell’Acqua e una nuova legge sull’acqua con il consenso di tutti i settori sociali. L’unica risposta del governo è la polizia che stavolta, insieme all’esercito, causa alcuni morti, centinaia di feriti e decine di arresti. A questo punto la rivolta si estende.

Manifestazione per la vittoria contro la privatizzazione dell’acqua

Grazie all’intervento istituzionale dei sindacati, del Difensore del Popolo e della Chiesa cattolica, vengono modificati quasi metà degli articoli della Legge 2029/1999, ma non il contratto di concessione. Viene inoltre stabilito che, durante le trattative, i prezzi del servizio idrico rimangano bloccati e non possano salire ulteriormente. Ma, vista l’intenzione del governo di mantenere il contratto di concessione, a marzo la Coordenadora si ritira dalle trattative e indice un referendum noto come Consulta Popular per abolire il contratto. Con oltre il 90% dei voti ne viene sancita l’abrogazione, ma il governo vuole andare avanti con le privatizzazioni. La Coordenadora indice la batalla final, una manifestazione di oltre cinquantamila persone che il 4 aprile invade Cochabamba e ne blocca le strade per una settimana, chiedendo che Aguas de Tunari lasci la Bolivia. Il governo dichiara lo stato d’assedio e continuano gli scontri con la polizia, in cui muoiono altre decine di persone reclamando diritti basilari. Ma la piazza non molla. Il 10 aprile del 2000 il governo annuncia l’annullamento del contratto. La Coordenadora dichiara la vittoria sotto il motto «El agua es nuestro, ¡carajo!» (L’acqua è nostra, cazzo!).  

Il presidente Evo Morales

Grazie a questo enorme movimento popolare, insieme ad altri collettivi variegati ed eterogenei che portano avanti lotte ecologiste, nel 2005 verrà eletto in Bolivia il primo presidente indio della Storia, Juan Evo Morales Ayma, discendente degli abitanti delle Ande e non dei conquistatori europei ad accedere al palazzo presidenziale. Evo Morales viene da una famiglia indigena povera che vive di agricoltura e pastorizia, da giovane non si è potuto permettere di terminare gli studi e ha svolto sempre lavori umili, fino a diventare sindacalista dei cocaleros (coltivatori di coca). La formazione politica del nuovo presidente boliviano viene proprio dall’esperienza nelle lotte sociali: «Non ho tempo per la mia formazione accademica e non sento di averne bisogno: la miglior scuola, la miglior università, è la vita stessa […], la fame, la miseria, le manifestazioni, le lotte sociali», dice Morales di sé.

Hugo Chávez, Fidel Castro e Evo Morales

Proprio per limitare lo strapotere delle multinazionali e l’ingerenza Usa, Morales nazionalizza gli idrocarburi e fa entrare la Bolivia nell’Alba, il blocco commerciale creato dal presidente venezuelano Hugo Chávez come difesa dei Paesi sudamericani dal dominio di Washington. Morales, con aperte simpatie per il movimento zapatista messicano, scrive inoltre una nuova Costituzione, approvata da un referendum popolare nel 2009, incentrata sul rispetto dei diritti dei popoli indigeni delle Ande e sulla tutela delle loro terre ancestrali dagli interessi delle multinazionali, con l’obiettivo di porre fine al secolare saccheggio delle risorse naturali del sottosuolo sudamericano. La nuova Costituzione definisce la Bolivia «Stato sociale […] plurinazionale, […] decentralizzato e con autonomie».

Tratto da un pannello della mostra Le Giuste. La presentazione della mostra in Prezi è visibile al link: https://www.giovani.toponomasticafemminile.com/index.php/it/progettitpg/percorsi-digitali/

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Articolo di Andrea Zennaro

Andrea Zennaro, laureato in Filosofia politica e appassionato di Storia, è attualmente fotografo e artista di strada. Scrive per passione e pubblica con frequenza su testate giornalistiche online legate al mondo femminista e anticapitalista.

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