LES SALONNIÈRES VIRTUELLES. Economia, Politica e Società 

Il 27 aprile scorso il focus del IV Salotto virtuale di Toponomastica femminile è stato incentrato sui temi dell’Economia, della Politica e Società e ha ospitato Sara Marsico, Ester Vitale, Marcella Corsi, Diana Capone, Francesca Fossatelli per discorrere delle questioni di economia al femminile. Il Centro di Pedagogia dell’espressione L’Arca nel bosco ha offerto il consueto contributo visivo, stavolta in omaggio a Luisa Spagnoli, Teresa Mattei, Anna Lorenzetto a cura di Rebecca Rossi, Valentina Tinelli, Laura Bartoletti. 

Molto si discute sulle origini dello squilibrio di genere ed è di attualità la diffusa richiesta, da parte dell’associazionismo femminile, di una equa distribuzione del recovery fund e il riordino della spesa pubblica secondo criteri di bilancio di genere, per creare strutture idonee a garantire condizioni di pari opportunità e inclusione anagrafica. In questo salotto è stata fatta chiarezza su taluni aspetti, spesso disattesi dalle donne perché non semplicemente fruibili. È invece importante avvicinare le donne all’economia e alla finanza, costruendo percorsi di educazione finanziaria e prodotti atti a garantire loro fonti di investimento all’imprenditorialità femminile e alla sicurezza economica nell’età adulta. L’attività di cura che spesso accompagna in modo determinante la vita delle donne, sovrapponendosi e sostituendosi, talvolta, all’attività lavorativa esterna; il mancato riconoscimento e remunerazione della stessa; il maggiore ricorso al part-time o a periodi di aspettativa, rispetto ai colleghi uomini; l’uscita, spesso prematura, dal mondo del lavoro; l’assenza di percorsi di reinserimento o di valorizzazione delle softskills affinate dalle caregivers; crea dei vuoti contributivi e retributivi che si riverberano in scarsa autonomia di spesa e propensione al risparmio ridotta, nonché piani previdenziali esigui. Questo, oltre a palesare dei differenziali salariali nella forza lavoro, determina, in prospettiva, una condizione di fragilità e maggiore esposizione alla soglia di povertà. 

Percorsi professionali frammentati, formazione mal indirizzata da pregiudizi culturali, verso professioni meno richieste e peggio retribuite (la nota questione STEM), femminilizzazione di settori produttivi assimilati alla cura (sanità, insegnamento, servizi) con salari più bassi, producono il paradosso che, a fronte di una scolarizzazione più elevata e con risultati migliori, le donne siano più inoccupate, sotto mansionate e con sviluppi di carriera limitati. Argomenti complessi e di non facile soluzione. Le nostre relatrici hanno saputo, al contrario, fare luce con semplicità su questioni tecniche e specifiche, conducendoci con leggiadria nel magico mondo dell’economia e dell’azione politica. 

La professoressa Sara Marsico (che ha preferito l’insegnamento alla carriera forense) esordendo che “Non è questo un Paese per Donne” ha sottolineato come, nel mondo, la sperequazione di genere riverbera nei diversi Paesi in modo diverso, ma con la medesima visione patriarcale universale. L’agenda 2030 dell’Onu, fissa ancora al quinto posto, “la parità di genere”. Gli stessi indicatori economici sono costruiti da economisti (uomini) con visioni utilitaristiche studiate in termini maschili della produzione, del reddito e del risparmio, a cominciare dallo stesso PIL e dalle voci che lo compongono. Temi come la violenza, le molestie domestiche e nei luoghi di lavoro, l’iniqua distribuzione dei carichi familiari, il differenziale retributivo, la partecipazione femminile alla vita economica e sociale, che è anche politica, la sperequazione di genere nella distribuzione della ricchezza, sono tutti temi preesistenti che la pandemia ha palesato nella loro drammatica impellenza. Non basta avere inserito il Gender Mainstreaming nelle agende europee, si devono ripensare le politiche sociali di sostegno alle famiglie, alla genitorialità, alla monetizzazione del lavoro di cura, al reinserimento professionale delle madri, alla valorizzazione dell’economia della cura, per permettere scelte consapevoli e autonome anche nella scelta della maternità, perché questo “Non è (neppure) un Pase per Madri”. «Nella classifica del Global Gender Gap stilata dal WEF nel 2021 l’Italia non è un Paese per donne, piazzandosi al 63simo posto subito dopo Perù e Colombia, ma restando in 114sima posizione per Partecipazione ed opportunità economica. Perché l’Italia cominci a diventare un Paese in cui le donne non si sentano “straniere” o “estranee” occorre lavorare sul piano culturale ma anche su quello legislativo e intraprendere una vera rivoluzione per affrontare una crisi che non è solo sanitaria ed economica, ma anche climatica e tecnologica». 

Ester Vitale, neopensionata, ex sindacalista e attivista in progetti sociali volti all’inclusione, ha ricordato che la parità di genere è un valore fondamentale dell’Unione Europea e un diritto umano universalmente riconosciuto, ma è anche un imperativo per la crescita economica, per realizzare il benessere universale, per la buona governance, per la pace e per la sicurezza. Una delle sei priorità annunciate dalla Presidente UE Van der Layen è quella di realizzare una Unione dell’uguaglianza. Nel presentare la nuova strategia per la parità tra donne e uomini in Europa, la Commissione Europea ha definito le azioni principali da intraprendere nei prossimi anni. 
Gli obiettivi principali sono porre fine alla violenza di genere, combattere gli stereotipi sessisti, colmare il divario di genere nel mercato del lavoro, raggiungere la parità nella partecipazione ai diversi settori economici, affrontare il problema del divario retributivo e pensionistico, conseguire l’equilibrio di genere nel processo decisionale e nella politica. La strategia è indirizzata verso una maggiore integrazione della dimensione di genere nelle misure direttamente volte a conseguire la parità. A questo fine è stato varato il piano d’azione per il periodo 2021-2025 (Gender Action Plan III), destinato ad accrescere il contributo dell’Unione Europea per il raggiungimento dell’obiettivo di sviluppo sostenibile n. 5 dell’Agenda 2030. 
Il GAP III si concentra su cinque pilastri: 

1. accrescere l’efficacia dell’impegno dell’UE per la parità di genere in quanto priorità trasversale dell’azione esterna nella sua attività strategica e programmatica 

2. promuovere, insieme agli Stati membri, un impegno strategico dell’UE a livello multilaterale, regionale e nazionale 

3. concentrare l’azione su alcune aree di intervento tra cui la lotta contro la violenza di genere e la promozione dell’emancipazione economica, sociale e politica delle donne e delle ragazze 

4. istituire ai vertici politici e dirigenziali dell’UE una leadership equilibrata in termini di genere e che tenga conto di questa dimensione 

5. rendicontare e comunicare i risultati, attuare un sistema di monitoraggio quantitativo, qualitativo e inclusivo per accrescere l’assunzione di responsabilità pubblica, garantire la trasparenza e l’accesso alle informazioni e ottenere una migliore sensibilizzazione a livello dell’UE circa l’impatto dell’attività in tutto il mondo 

Marcella Corsi, professoressa ordinaria di economia alla I Università di Roma, La Sapienza, la più grande di Europa, fondatrice della rivista inGenere, da sempre impegnata negli studi economici in ottica di genere, ha analizzato gli effetti della crisi pandemica come acceleratore delle difficoltà, in particolare per le donne: «La crisi da COVID-19 sta aggravando le diseguaglianze e travolgendo l’occupazione femminile. Il lavoro delle donne — occupate nei settori più colpiti dalla pandemia, quali servizi di cura, assistenza, ristorazione e turismo — è il più vulnerabile e il primo a essere ‘tagliato’ perché il più delle volte si regge su contratti a termine, senza protezione e per definizione precari. In pratica, contratti esclusi dal blocco dei licenziamenti e dall’ombrello della CIG». Ha impressionato l’opinione pubblica, ma anche chi per mestiere segue i risultati delle indagini Istat sulle forze di lavoro, il crollo del tasso di occupazione femminile tra dicembre 2019 e dicembre 2020: dal 50% all’48,6%, a fronte di una modesta contrazione per gli uomini. Gli effetti più pesanti sembrano essere stati quelli sulle donne che già in precedenza erano in posizione di maggiore fragilità — associata a un livello di istruzione medio-basso. Ovvero, proprio quelle che il nostro Paese non è mai stato in grado di integrare nel lavoro retribuito e sul quale si dovrebbero concentrare gli sforzi delle politiche, se vogliamo portare l’occupazione femminile almeno alla media europea. 
In sintesi, le donne: sono più precarie tra gli indipendenti; hanno più spesso un contratto a termine; lavorano soprattutto nei settori più colpiti dalla crisi; se hanno perso il lavoro hanno meno probabilità di rientrare; beneficiano meno della cassa integrazione. Le donne presenti nel mercato del lavoro in Italia stanno soffrendo, durante la crisi pandemica, di grossi svantaggi. Si riduce il tasso di occupazione delle donne, si amplia il gap occupazionale tra donne e uomini e si allarga anche la distanza dalla media europea. Da qui si deve ripartire nelle nuove politiche del lavoro. 

Diana Capone, funzionaria e ricercatrice della Banca d’Italia, redattrice di diversi studi sui temi di genere nella finanza, ci ha parlato della composizione dei board del settore bancario e di come l’adozione di strumenti coercitivi nel riequilibrio delle nomine, adottando un provvedimento temporaneo di quote fisse del genere meno rappresentato, abbiano poi generato un meccanismo virtuoso nella gestione dell’impresa. «A seguito della crisi finanziaria del 2008 è emerso con grande forza il ruolo che la corporate governance riveste nel tutelare non solo gli interesse delle imprese e degli azionisti/e, ma anche della società più in generale. I consigli di amministrazione sono il fulcro della CG e la loro composizione è conditio sine qua non del loro efficace funzionamento. La diversity è un requisito necessario di un’adeguata composizione degli organi di vertice. Come primo passo è necessario essere convinti delle teorie alla base di questa ricerca di una maggiore presenza femminile e investigare come i CdA nel settore finanziario si collocano fattualmente in termini di diversity dei loro componenti. Una volta rilevato lo status quo è importante capire se i livelli di diversity raggiunti sono solo un pinkwashing di una situazione sostanzialmente rimasta inalterata e/o se occorre proseguire nell’azione di impulso al raggiungimento di un migliore equilibrio di genere nella finanza». 
La Banca d’Italia ha monitorato la composizione per genere degli organi sociali delle banche italiane: allo stato attuale, se quelle quotate presentano una maggiore presenza femminile in virtù del rispetto della quota individuata per via normativa, quelle non quotate si caratterizzano invece per un livello particolarmente basso che, con riferimento all’organo con funzione di supervisione strategica e di gestione, si pone su valori inferiori a quelli raccomandati nella comunicazione del 2015. «Per le banche non quotate la presenza femminile nei board è molto contenuta. Tra le banche quotate, nessun consiglio è rimasto a composizione esclusivamente maschile. Al 30 settembre 2020 nelle banche non quotate la quota di donne presenti nel CdA è pari a circa il 15,7 per cento; in quelle quotate al 39,9 per cento. Sia nelle banche non quotate sia in quelle quotate, la percentuale di donne tra gli amministratori esecutivi aumenta in misura limitata. Per le figure apicali, nelle banche non quotate i Presidenti donna sono pochi ma in lievissimo aumento, così come gli Amministratori Delegati. Un netto miglioramento si registra nel numero di Presidenti donne in banche quotate (da 0 nel 2014 a 4 nel 2018), mentre continuano ad essere del tutto assenti Amministratrici Delegate. Questi numeri attestano che la diversity nei board delle banche è bassa per le non quotate, accettabile nelle quotate, ma soglie obbligatorie sono fondamentali per il cambio di passo, le raccomandazioni e le pubblicazioni di benchmark non bastano. Le soglie hanno impatto positivo anche in termini di inclusione. L’aumentata presenza femminile nelle quotate ha avuto un impatto positivo sull’efficace funzionamento del board (agisce positivamente sulle sue determinanti: competenza, indipendenza, coinvolgimento, partecipazione). È necessario un impegno ulteriore — oltre alle quote di genere — per affrontare e superare il gender gap nei ruoli esecutivi e nel top management, probabilmente dovuto a una serie di fattori concomitanti, non ultima la mancanza di una strategia aziendale di sostegno alla progressione in carriera della componente femminile». 
In conclusione, una citazione del Presidente Draghi: «Una vera parità di genere non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive tra generi… puntando a un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini. Garantire parità di condizioni competitive significa anche assicurarsi che tutti abbiano eguale accesso alla formazione di quelle competenze chiave che sempre più permetteranno di fare carriera — digitali, tecnologiche e ambientali. 

Infine, Francesca Fossatelli, unica giovane donna per il settore Finanziario nella classifica di Forbes 2021, 30 Under 30 start up di successo, ha seguito un doppio filone di intervento. 
Da un lato la difficoltà per le donne di realizzare una carriera di successo nel mondo finanziario, dall’altro l’importanza per una donna di imparare a gestire attivamente e proattivamente le proprie finanze per raggiungere un’indipendenza economica. Sulla sua pelle ha provato la difficoltà di abbattere dei bias pregiudizievoli sull’affermazione e la credibilità di una donna, giovane, (e di bell’aspetto, per innalzare la soglia del pregiudizio: donna, giovane, bella, intelligente e preparata! ndr) sebbene altamente specializzata e con esperienze lavorative autorevoli. I quotidiani disallineamenti che portano le donne ad avere uno svantaggio quando si tratta di selezione in fase di colloquio e soprattutto di sviluppo della propria carriera. I consigli, anche pratici che Fossatelli ha dispensato sono da tenere in alta considerazione, soprattutto in percorsi di empowerment al femminile, imparare a costruire il proprio curriculum sin dalla scelta del tipo di studi, assecondando sì le proprie inclinazioni, ma con una visione prospettica al futuro inserimento nel mondo del lavoro, anche la scelta, ove possibile, del centro di studi da frequentare o ove specializzarsi, per arricchire il proprio background e consolidarlo con esperienze lavorative o tirocini mirati. 
La freschezza e l’entusiasmo con cui Fossatelli ci ha trasmesso la pianificazione dello sviluppo professionale, individuando due obiettivi: di business (da raggiungere nella propria area di competenza) e personali di carriera (identificare target e tempi) e la necessaria disclosure con i gestori, nonché il consiglio di essere intraprendenti nell’affrontare il rischio e il cambiamento, ci fanno ben sperare per le generazioni future. 

Un interessante spunto è stato offerto anche per ciò che attiene l’accesso e l’interesse delle donne nel settore finanziario e degli investimenti. Le statistiche evidenziano che solo il 4% dei clienti delle banche di investimento sono donne. Ciò attesta che «la maggior parte delle donne non solo non gestisce attivamente le proprie finanze, ma neanche si interessa a farlo. E questo è gravissimo perché oltre a ottenere un reddito da lavoro che sarà sicuramente alla base delle nostre entrate, ottenere un’entrata finanziaria ci può aiutare in tutte quelle situazioni di cambiamento, sia negative, come nel caso in cui dovessimo perdere il lavoro o anche nelle situazioni positive, come nel caso in cui volessimo lanciare una nostra attività. Un reddito finanziario ci permette di essere libere nelle nostre scelte di vita e impostare al meglio la nostra carriera lavorativa e vita privata. Saper gestire bene le proprie finanze significa anche poter pagare l’università dei propri figli e figlie o la loro prima casa o semplicemente goderci qualche sfizio in più». Affidarsi ad un professionista è sicuramente una scelta condivisibile, ma dobbiamo comunque imparare e capire cosa ci viene suggerito e se questo risponde alle nostre esigenze. Il denaro, al pari di qualsiasi bene, va comparato nell’offerta e nel costo accessorio. Anche per aprire un conto, fare una domanda di finanziamento o di investimento, informiamoci, compariamo ed effettuiamo scelte consapevoli. 
Da oggi tutte noi lo saremo di più!

Chi avesse perso la diretta sulla pagina facebook di Toponomastica femminile o di Vitamine Vaganti, può rivedere l’incontro sul canale YouTube di Tf: https://www.youtube.com/watch?v=sagHRZgefEw

Il prossimo appuntamento è il 25 maggio, sempre alle ore 18.00, per discorrere di Geografia, Turismo e Ambiente.

Le nostre relatrici:

Sara Marsico 
Abilitata per dovere all’esercizio della professione forense, ha scelto di insegnare per passione diritto economia politica e relazioni internazionali in un istituto di istruzione superiore di Melegnano, perché si può cambiare il mondo molto meglio attraverso la scuola che nei Tribunali. Ha svolto attività di impegno civile in associazioni antimafia e a difesa della Costituzione. Pratica attività podistica praticamente da sempre, ed è appassionata di escursionismo in montagna. È referente dell’associazione Toponomastica femminile per la provincia di Milano e da sempre referente di progetti sull’educazione alla legalità e all’antimafia e sulla parità di genere nella scuola in cui insegna. Collabora alla rivista online di Toponomastica femminile vitaminevaganti.com su tematiche economiche e di genere e con il magazine di politica e cultura 20zero77. 

Ester Vitale 
Laureata in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è stata Segretaria Generale della Uilca Sicilia, segretaria Regionale della Uil Sicilia, parte del Consiglio Nazionale della Uil — militando nel Coordinamento Pari Opportunità — e membro della Commissione per l’Imprenditoria femminile della Cciia di Caltanissetta. Consigliera del Comitato Economico e Sociale Europeo fino a settembre 2020, oggi è portavoce dell’Associazione Onde donneinmovimento di Caltanissetta. 

Marcella Corsi 
Economista, Ph.D. in Economics presso l’Università di Manchester (UK), insegna Economia Politica e Development finance presso il Dipartimento di Scienze Statistiche de La Sapienza, Università di Roma. È autrice di lavori che spaziano dall’economia del lavoro alle tematiche dello sviluppo umano, spesso in ottica di genere. Ha svolto attività di consulenza per diverse istituzioni internazionali (Commissione europea, Parlamento europeo, Ocse) ed è membro associato del Centro europeo di ricerca sulla microfinanza (CERMi) di Bruxelles. Da marzo 2017 è direttrice della rivista International Review of Sociology e coordinatrice di Minerva – Laboratorio su diversità e disuguaglianze di genere

Nel 2009 è tra le fondatrici e redattrici di inGenere, rivista online di informazione, approfondimento, dibattito e proposte su questioni economiche e sociali, analizzate in una prospettiva di genere. 
Collabora attivamente all’associazionismo femminile, in particolare a Noi Rete Donne

Diana Capone 
Dopo la laurea in Giurisprudenza presso la LUISS, la specializzazione in diritto civile e amministrativo e l’abilitazione alla professione di avvocata, Diana entra in Banca d’Italia dove si è occupata di regolamentazione finanziaria per diversi anni. In particolare, si occupa della regolamentazione e supervisione della corporate governance, sia per le regole nazionali sia partecipando ai gruppi di lavoro internazionali del Comitato di Basilea, del Financial Stability Board, della Commissione Europa. In quest’ambito si occupa delle tematiche della diversity, coordinando approfondimenti e interventi di supervisione, oltre che curando proprie ricerche. Dallo scorso anno è distaccata presso l’Ivass, dove oltre a proseguire l’attività di analisi in materia di diversity, si occupa anche di intelligenza artificiale e algoretica. L’etica nella finanza e l’impiego etico delle leve di investimento è il tema che, in tutte le sue sfumature, appassiona Diana. 

Francesca Fossatelli
Premiata da Forbes 30under30 tra le startup di successo e laureata in Finanza quantitativa con il massimo dei voti presso l’Università Commerciale L. Bocconi di Milano e specializzata nella strutturazione e pricing di strumenti derivati, dopo un’esperienza presso BNP Paribas CIB Global Markets, Milano, entra nell’Investment Banking di Bank Vontobel Europe AG, Francoforte. A soli 26 anni, viene nominata Responsabile Flow Products Development Italia di Vontobel. 

Nel 2021 si trasferisce a Londra e ricopre il ruolo di Vice-President Structuring & Solutions presso una società specializzata leader di settore. Con l’obiettivo di democratizzare l’accesso al mercato da parte del piccolo investitore, fonda il sito Free Finance per promuovere l’educazione finanziaria e creare una community di investitori consapevoli. Ha scritto il libro Investire con i certificati: selezionare, costruire e gestire un portafoglio a rischio contenuto

***

Articolo di Sabrina Cicin Marzetti

Sabrina Cicin 200x200

Laureata in Scienze Politiche. Consulente fiscale con Master in Diritto Tributario Internazionale. Giornalista pubblicista. Dirigente sindacale, responsabile del Coordinamento Donne e Inclusione. Ha approfondito tematiche di cultura di genere con un Master in Gender’s Studies. I suoi interessi sono focalizzati sul linguaggio e la toponomastica. Il motto: la felicità non è la meta, ma il cammino (Osho). La convinzione: nella vita nulla accade per caso.

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