La città di Torino verso il riequilibrio di genere 

Albo lapillo signanda, da segnare con una pietruzza bianca, così si indicavano nell’antica Roma i giorni fortunati. 
Per l’Associazione Toponomastica femminile lo è stato il 19 aprile. L’evento felice verificatosi in questa data è stato la deliberazione del Consiglio comunale di Torino che ha modificato alcune parti del Regolamento per la toponomastica della Città, il documento cioè che stabilisce in che modo si decidono i nomi delle vie, delle piazze, dei corsi, insomma degli spazi della città, quelli che in linguaggio tecnico si chiamano “aree di circolazione”. La modifica del regolamento, scritto 16 anni fa, ha permesso di inserirvi, tra le altre, un paio di clausole che fanno di Torino la città più all’avanguardia, in Italia, per quanto riguarda la toponomastica femminile. 

Nell’articolo 1, al comma 3, è stata aggiunta una dicitura che non solo raccomanda «particolare attenzione» alle intitolazioni femminili «con lo scopo di colmare il gap di genere esistente nella toponomastica cittadina», ma indica espressamente come fare per ottenere questo risultato e per diminuire, sia pur gradualmente, il divario: «a ogni gruppo di intitolazioni maschili dovrà corrispondere un gruppo di intitolazioni femminili superiore di almeno un’unità». Se vengono proposte due intitolazioni a uomini illustri, per esempio, potranno essere deliberate se insieme ce ne saranno tre dedicate a figure femminili. E siccome, per tornare a un altro lapidario detto latino, scripta manent, una volta scritto, nero su bianco, nel regolamento, così si dovrà fare. 

A controllare che così avvenga effettivamente, ci saranno d’altra parte (e questa è la seconda importante novità), nella componente consultiva della Commissione toponomastica, insieme ad altri/e rappresentanti della cultura cittadina, ben quattro donne: «una componente della Società Italiana delle Storiche, una componente della Società Italiana delle Letterate, una componente del Cirsde-Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne e di Genere dell’Università, una esperta di Toponomastica femminile». 
Inutile dire che anche questa seconda clausola recepisce pienamente le indicazioni di Tf, immettendo nella Commissione forze femminili qualificate e innovative, che potranno essere di stimolo per una toponomastica che tenga conto finalmente anche della realtà delle donne. 

La maggioranza del Consiglio comunale (Cinque Stelle) ha votato in modo compatto, insieme con la consigliera Eleonora Artesio (Torino in Comune–La Sinistra) che ha inoltre presentato una “mozione di accompagnamento” (passata anche questa) per richiedere agli assessorati alla Cultura e all’Istruzione di favorire presso la cittadinanza e nelle scuole la conoscenza delle personalità femminili scelte dalla Commissione. A questo proposito, ci ha fatto piacere sentir citare come esempio di buone pratiche nella scuola alcune iniziative di Toponomastica femminile, come la dedica di una pista ciclabile di Roma alle Costituenti, oppure il Giardino dei Giusti e delle Giuste in ogni scuola a Catania, segno che la consigliera Artesio conosce bene e apprezza il lavoro che portiamo avanti da anni. 
Fondamentale, per ottenere questo brillante risultato, è stata l’attenzione della consigliera di maggioranza Cinzia Carlevaris, responsabile della parità di genere in Consiglio comunale; sua l’iniziativa di contattarci, nell’autunno dello scorso anno, quando si è presentata l’occasione di modificare il testo del regolamento, e insieme a lei chi scrive ha elaborato le modifiche sopra descritte. Un altro utile apporto è stato offerto, per la stesura del testo, dalla collaborazione dell’avv. Eva Desana, docente e componente del Cirsde e generosa di consigli e indicazioni. 

Dopo quasi dieci anni, possiamo vedere i risultati del nostro lavoro a Torino, iniziato con il censimento toponomastico, proseguito con la prima mostra fotografica nella Biblioteca civica di Villa Amoretti, con il III Convegno di Toponomastica femminile Strade Maestre e il progetto Memory Street Piemonte, sostenuti entrambi dalla Circoscrizione 6, con il percorso partecipato culminato nell’intitolazione di Piazza Teresa Noce, per ricordare solo i momenti più significativi. 

Ora vorremmo che lo splendido risultato torinese, che consideriamo come un punto di approdo della nostra azione volta al recupero della memoria femminile, facesse scuola, per così dire, e che fosse imitato da altri Comuni italiani. Se è successo a Torino, dove non è stato facile ottenere ascolto (ricordo molti sopraccigli alzati, all’inizio, quando si parlava di toponomastica femminile, e anche qualche diffidenza), può succedere altrove. 
Il nuovo Regolamento, deliberato come s’è detto il 19 e pubblicato il 23 aprile sull’Albo pretorio, sarà operativo il 3 maggio. Aspettiamo con soddisfazione la prima seduta della nuova Commissione toponomastica per dare inizio al progetto di rinnovamento che darà spazio alle donne nelle targhe cittadine. 

Come ha ricordato Cinzia Carlevaris in Consiglio comunale, per giungere a un reale riequilibrio nella toponomastica torinese ci vorrebbero centinaia di anni, ma quello che importa è il segnale, che è stato dato dall’Amministrazione cittadina, che si vuole davvero voltare pagina, inaugurare una prassi nuova. Ce n’è bisogno, di segnali di questo genere, a fare da contrappeso a troppi tristissimi esempi di un maschilismo, radicato e spesso inconsapevole, volgare e indegno, che tutti i giorni purtroppo continua ad affacciarsi a ogni livello sulla scena nazionale, facendoci vergognare — e questo è intollerabile — dell’arretratezza culturale del nostro Paese. 

***

Articolo di Loretta Junck

qvFhs-fC

Già docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile. curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

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