Donne di Alghero

Riflettendo sul fatto che nel centro storico di Alghero non si vedono vie intitolate a donne, mentre ci sono nella storia di Alghero molte donne che, pur non avendo avuto riconoscimenti a livello ufficiale, sono state concretamente punti di riferimento per l’intera collettività, a tutti i livelli, le classi seconde della scuola secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo 2 di Via Tarragona hanno deciso di partecipare alla settima edizione del Concorso “Sulle vie della parità” svolgendo un’indagine e chiedendo a nonni, nonne, parenti e anche conoscenti se ricordassero il nome di qualche donna che nella città era conosciuta per la professione svolta, per il servizio nei confronti altrui o per qualsiasi altra motivazione.

Così viene descritto il lavoro scolastico dalle docenti referenti Luigina Cano ed Emanuela Pinna, coadiuvate nel progetto dalle colleghe Anna Rosa Carboni, Patrizia Cocco, Gianna Murgia, Giuseppina Meloni, Anna Orani, Carla Peltz, Simonetta Rosella e Margherita Serra: «Questa ricerca ha permesso di individuare tre figure di donne che hanno vissuto e operato ad Alghero negli anni compresi tra il 1900 e la prima decade del 2000 e che si sono distinte perché si sono prese cura, con generosità, senza limiti di tempo e con amore di concittadine e concittadini, di tutte le età: cura della salute, come nel caso della dottora Liana Pisano, prima donna ad aver esercitato la professione di medico in città; cura dell’educazione e del sentimento, come nel caso della maestra e poeta Maria Chessa Lai; cura dell’infanzia, come nel caso di Rosa Raso, che ha trasformato la sua storia di abbandono in una di accoglienza verso gli altri.

A differenza di Maria Chessa Lai, che ha pubblicato libri di poesie e racconti, per ricostruire la storia della vita e dell’operato di Liana e Rosa si è reso necessario svolgere un ulteriore lavoro di ricerca. Si è aperto un dibattito in cui alunne e alunni hanno pianificato il lavoro da svolgere per recuperare informazioni e notizie sulle donne, condividendo le modalità con cui era più opportuno procedere.
Dal confronto è emerso che il modo più produttivo per ricostruire la loro vita fosse quello di conoscere meglio come era la nostra città e come si svolgeva la vita soprattutto delle donne nel periodo in cui loro sono vissute.
La ricerca è stata sia di tipo compilativo, con la consultazione di testi storici, sia sul campo attraverso l’ascolto di testimonianze e racconti di coloro che le hanno conosciute».

Le classi seconde hanno, quindi, incontrato per Maria Chessa Lai la figlia Franca, nell’Auditorium della scuola; per Liana Pisano è stato intervistato il figlio Paolo; per Rosa è stato ascoltato Nicola, suo figlio adottivo.
Continuano le docenti: «Le interviste ai “testimoni”, che sono persone che hanno condiviso la vita e amato le donne di cui ci siamo occupate, hanno coinvolto a tal punto le alunne e gli alunni che le scalette che avevano preparato si sono dimostrate insufficienti a soddisfare tutte le loro curiosità. La voglia di conoscere anche gli aspetti più intimi della vita e delle personalità di queste donne eccezionali ha trasformato le interviste in un fluire di domande spontanee e in una partecipazione emotiva collettiva. Conoscere la vita della maestra Maria Chessa Lai dalle parole della figlia ha fatto nascere la curiosità di leggere le poesie da lei composte e illustrarle. Alunne e alunni si sono meravigliati nello scoprire che la maestra indossava i pantaloni, un gesto rivoluzionario e coraggioso per quei tempi, perché questo abbigliamento allora, ad Alghero, era considerato sconveniente e sfrontato per le donne. Ha poi provocato commozione il racconto della vita di Rosa Raso, trovata sulla “ruota”, luogo in cui venivano abbandonate le/i neonati, pratica tristemente diffusa nel secolo scorso.

L’esperienza di ricerca ha fatto capire e riflettere sulle difficoltà e sulle limitazioni che le donne avevano in tempi “non” così passati. Il lavoro di queste donne, il coraggio di rompere schemi a cui si era da sempre abituati anche a costo di non essere capite o criticate dalla società non possono passare inosservati. Percorrere vie a loro intitolate significa far suscitare nel passante la curiosità di sapere chi erano».

La proposta del progetto intitolato Parliamo di donne… parliamo di vita! (Storia dell’amore tra Maria, Liana, Rosa e Alghero) è di intitolare a queste donne i vialetti dei giardini pubblici chesi trovano in Via Vittorio Emanuele, nel cuore della Città, vicino al porto, recentemente oggetto di un lavoro di riqualificazione generale che ha visto tra l’altro l’installazione di giochi per bambini e bambine e pavimentazione antitrauma. I Giardini sono completamente recintati, caratterizzati dalla presenza di alberi secolari, hanno una ricca vegetazione che comprende anche la presenza di piante esotiche e da sempre rappresentano un punto di ritrovo per le persone di ogni età.

L’adesione al concorso “Sulle vie della Parità” e le attività da essa scaturite hanno trovato collocazione in un più ampio progetto, “Generiamo Parità”, curato dalla Commissione Pari Opportunità dell’Istituto.

Nella valutazione dell’attività, premiata nella sezione A4 Percorsi di vita e di lavoro si può leggere: «Il progetto si avvale di un metodo di lavoro puntuale, molto ben articolato, organizzato e scadenzato nel tempo in diverse fasi, così come descritto nella relazione presentata dalle docenti referenti. La relazione mostra con chiarezza gli obiettivi dell’esperienza didattico-formativa il cui nucleo centrale è quello di far emergere personalità femminili, troppo spesso lasciate nell’oblio, come possibili modelli identitari che favoriscano la libera espressione di aspirazioni e potenzialità indipendentemente dal genere di appartenenza. La ricerca-studio, che si sviluppa a partire dal ragionamento su gap di genere, intitolazioni presenti e assenti, prospettiva di parità, ha motivato le/gli studenti a realizzare il lavoro in modo autonomo, critico e responsabile. In questo ambito sono state attivate competenze di ricerca storica sia di tipo compilativo che sul campo e capacità comunicative e relazionali per il lavoro di gruppo, che ha richiesto di pianificare, progettare insieme, condividere scelte e modi di procedere».

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Articolo di Danila Baldo

Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, coordina il gruppo diade e tiene corsi di aggiornamento per docenti, in particolare sui temi delle politiche di genere. È referente provinciale per Lodi dell’associazione Toponomastica femminile. Collabora con con Se non ora quando? SNOQ Lodi e con IFE Iniziativa Femminista Europea. È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009 e docente di filosofia e scienze umane sino al settembre 2020.

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