S’arruga de is tessingiànasa, Via delle Tessitrici

Un progetto molto originale è stato inviato al settimo Concorso “Sulle vie della parità” dell’associazione Toponomastica femminile dall’Istituto Comprensivo F. Meloni Domusnovas, precisamente dalle classi I e II A della Scuola Secondaria di I grado di Villamassargia. Le classi, sotto la guida della docente Anna Luigia Moica, hanno attuato una presentazione storica e demo-etnoantropologica del lavoro tessile a Villamassargia sia nella società tradizionale sia nella società attuale, fotografando i manufatti tessili trovati durante la ricerca sul campo e ricercando le informazioni con tanto entusiasmo. Poi, con il supporto della Dirigente scolastica, Marta Putzulu, hanno scritto e proposto alla Sindaca di Villamassargia, Debora Porrà, e all’assessora all’istruzione, Arianna Porcu, l’intitolazione di una Via alle tessitrici.

Così descrive il lavoro la docente: «Siamo partiti cercando su internet una cartina di Villamassargia per vedere la situazione esistente rispetto alle intitolazioni femminili. Successivamente, dopo aver discusso e tratto delle conclusioni abbiamo deciso di fare un sopralluogo per documentare con delle foto la situazione e indagare sulla presenza di manufatti antichi nelle case. Una settimana più tardi, le alunne e gli alunni, dopo aver visionato le immagini e preso atto dei diversi manufatti visti nelle dimore del paese, hanno stabilito di proseguire il lavoro con una ricerca bibliografica per conoscere meglio la tessitura in Sardegna e a Villamassargia, una ricerca dei manufatti antichi e moderni per poterli fotografare, studiare e catalogare, e una ricerca sul campo per intervistare le tessitrici in attività e visitare i laboratori, per comprendere come si svolge il lavoro».

Esempio di tapino de mortu

Queste le parole delle e degli studenti: «A scuola mentre osserviamo le caratteristiche degli elaborati che abbiamo raccolto durante la ricerca sul campo, ci colpiscono i colori, i motivi decorativi, la vivacità e l’uso che ne veniva fatto. Siamo venuti a conoscenza di tante cose che non conoscevamo, per esempio che nella società tradizionale, i manufatti erano oggetti d’uso destinati alla vita quotidiana e che l’unico manufatto che aveva una funzione decorativa era su xilloni, il copricassa, usato anche come copritavolo e a Villamassargia come tapinu de mortu, tappeto da posizionare sotto le salme».

Ecco due esempi di copricassa realizzati rispettivamente, a sinistra, con la tecnica di tessitura sceràra di uso cerimoniale; a destra a su pei di uso giornaliero.

Due esempi di copricassa

La classe ha studiato poi il progredire dell’arte tessile a partire dal 1957 con il progetto dell’O.E.C.E. ad oggi, spiegando come dall’antica coperta da letto realizzata a pibionisi di uso cerimoniale si sia passati alla produzione dei grandi tappeti da pavimento utilizzando la stessa tecnica e come, i manufatti, da oggetti d’uso indispensabili alle esigenze della vita quotidiana siano diventati oggetti d’arte. Per questo hanno usufruito sia di pubblicazioni sia di interviste fatte alle tessitrici attualmente in attività.

Particolare di tappeto a pibiònisi, cm 170 x 240, tessuto pieno, lana sarda, ordito e trama in cotone.

La proposta fatta dalle classi all’Amministrazione Comunale è quella di intitolare alle tessitrici “Vico II Parrocchia” denominandolo S’Arruga de is tessingiànasa, Via delle tessitrici, e creando un percorso che parta dal giardino Fanny Trastu, tessitrice massargese, e si concluda in Via Iglesias dove si propone di dedicare due spazi verdi, rispettivamente alla tessitrice Maria Tocco e all’imprenditrice tessile Anna Porcu Murru. Inoltre le ragazze e i ragazzi chiedono di posizionare in Via delle tessitrici e negli spazi verdi di via Iglesias, dei “pannelli parlanti” che seguano lo stesso percorso storico e demo etnoantropologico su cui si basa il lavoro. I pannelli conterranno le foto dei manufatti realizzate da loro e ciascuna immagine sarà dotata di una didascalia con la denominazione del manufatto e del disegno, la tecnica di tessitura, i materiali, la misura, la datazione, il nome della tessitrice che l’ha prodotto. Ed inoltre, hanno chiesto di corredare la Biblioteca Comunale già dedicata ad Amelia Camboni di una “targa parlante”; e ancora che Via delle tessitrici venga inserita nel percorso della manifestazione “Monumenti aperti” affinché si presenti il lavoro delle donne massargesi alla Comunità e a tutti i visitatori.

Cartello con intitolazione a Fanny Trastu, tessitrice, nel comune di Villamassargia (SU)

Il progetto si è aggiudicato il 2° premio della sezione Percorsi di vita e di lavoro, con questo giudizio della giuria, a firma di Maria Rosa Dl Buono e Paola Malacarne: «Progetto ricco e articolato, che mettendo al centro la considerazione dei manufatti come ricca e storica produzione artistica locale, arriva a valorizzare il lavoro femminile di tessitura nei suoi diversi aspetti come è andando mutandosi nel tempo. La ricerca è partita dalla documentazione bibliografica e dall’analisi dei reperti ancora nelle case, oggetti che parlano di vita e di storia. Le interviste alle tessitrici ancora vive documentano insieme il permanere e il mutare nel corso del tempo di abitudini, significati e valori. Il punto di arrivo è la dedica alle tessitrici di una via locale, punto di arrivo di consapevolezza del lavoro femminile ed esercizio di cittadinanza attiva che parte dalle strade, così poche dedicate alle donne, e torna alle strade con una testimonianza in più. Buono lo sviluppo delle competenze civiche e l’acquisizione di sensibilità alla cultura di genere. In particolare, si nota la descrizione chiara e puntuale di tutto il percorso da parte dei/delle studenti, oltre al video che ne ricostruisce in maniera appassionata l’iter. Questa significativa dimensione metacognitiva del lavoro ci consente di valutare positivamente l’avvenuto processo di consapevolezza del significato e del valore del lavoro svolto».

In copertina: Cilloni, particolare di scera, striscia decorativa di copritavolo a su pei, cm 70 x 230, 1920-30, lanetta colorata e lana sarda, ordito e trama in cotone, di uso quotidiano, tessitrice sconosciuta.

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Articolo di Danila Baldo

Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, coordina il gruppo diade e tiene corsi di aggiornamento per docenti, in particolare sui temi delle politiche di genere. È referente provinciale per Lodi dell’associazione Toponomastica femminile. Collabora con con Se non ora quando? SNOQ Lodi e con IFE Iniziativa Femminista Europea. È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009 e docente di filosofia e scienze umane sino al settembre 2020.

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