Il primato di Bertha

Dei Nobel assegnati sin dal 1901, quelli per la Pace, sono i più numerosi conferiti alle donne. Bertha Von Suttner fu la prima donna in assoluto a ricevere tale riconoscimento. Bertha Felicita Sophia Kinsky era nata a Praga il 9 giugno 1843 e morì a Vienna il 21 giugno 1914. Fu un’attivista pacifista e il suo profilo è sulla moneta da due euro austriaca.
Suo padre, il conte Franz Joseph, era stato un combattente alle dipendenze del maresciallo Radetzky, sua madre, Sophia Wilhelmine Von Korner, una poeta.
Il padre morì poco dopo la sua nascita e la madre provvide alla sua istruzione facendola seguire da due istitutrici. Bertha imparò così le lingue, la storia, la filosofia e la musica e, soprattutto, iniziò a “divorare” i libri di storia della biblioteca di famiglia.

La sua fu un’educazione molto rigida che seguiva i canoni dell’aristocrazia asburgica di quel periodo, canoni che lei in seguito abbandonerà contrastandoli fermamente.
Fin da giovanissima partecipò a congressi internazionali in cui rimase colpita dagli orrori delle guerre. Quando si trasferì a Vienna, nel 1873, diventò tutrice del barone e romanziere Von Suttner, più giovane di lei di sette anni. Con lui andò a vivere a Parigi dove cominciò a lavorare come assistente di Alfred Nobel, che la apprezzò e stimò moltissimo, finanziandole anche numerose attività. Avevano però una visione contrastante della pace. Nobel affermava: «Il giorno in cui due armate si potranno distruggere reciprocamente nell’arco di un secondo, tutte le nazioni civilizzate non potranno che arretrare inorridite e procedere a smantellare gli eserciti»; Bertha invece era «per il disarmo totale di tutte le nazioni e l’istituzione di una corte di arbitrato che risolvesse i conflitti internazionali facendo ricorso al diritto e alla non violenza». Con questo suo pensiero anticipò di qualche anno quello che poi affermò Gandhi.

Dopo il soggiorno parigino, nel 1867, Bertha fece ritorno a Vienna per sposare segretamente, disapprovata dalla famiglia, il giovane barone. Nel 1883 scrisse il suo primo romanzo Inventario di un’anima, ispirato al sogno di Nobel di poter escogitare mezzi di guerra sempre più terrificanti e in grado di vanificare qualunque strategia e modo tradizionale di condurre una guerra.
Nel 1889 scrisse il secondo romanzo La macchina del tempo.
La sua notorietà internazionale è però legata ad Abbasso le armi. Il romanzo, dopo aver vinto le resistenze da parte degli editori che lo ritenevano “troppo rivoluzionario”, fu pubblicato a Dresda nel 1889 e fu poi tradotto in venti lingue. La novità assoluta di questa opera era la prospettiva femminile con cui si guardava alla guerra. Tolstoj, dopo averlo letto, scrisse: «La pubblicazione del vostro libro è per me un buon segno. Il libro La capanna dello zio Tom ha contribuito all’abolizione della schiavitù. Dio faccia sì che il vostro libro serva allo stesso scopo per l’abolizione della guerra».
Sulla stampa dell’epoca venne scritto: «In novembre del 1891 in una sala del Campidoglio inaugurandosi a Roma il Congresso della Pace dopo il discorso di… dopo il sindaco… una donna di nobile e severo aspetto, elegante nel vestire, chiese la parola per spiegare in nome di quali principi ella si presentava. Tutti gli sguardi conversero su di lei… si sussurrò… è l’autrice di Abbasso le armi. Ella parlò in francese con l’efficacia della convinzione, in uno stile vivo, colorito, in favore dell’ideale della sua vita, la fratellanza tra i popoli, la guerra alla guerra, l’arbitrato internazionale. Prese parte a tutte le sedute del Congresso, fu eletta Vicepresidente e cercò di mettere l’accordo fra le varie tendenze».

Nel 1899 Bertha collaborò con la pacifista olandese Margarethe Selenka per promuovere la Conferenza di Pace dell’Aia. Nel 1905 arrivò il premio Nobel per la Pace per esplicito volere del fondatore, suo amico ed estimatore; Bertha volle condividere la somma ricevuta con il pacifista Frédéric Passy.
Le sue ultime parole in punto di morte furono: «Giù le armi, ditelo a tutti». Il giorno dopo la sua scomparsa, avvenuta a Vienna il 21 giugno 1914, il Corriere della Sera scrisse: «Era una signora dotata di vasta cultura e di molta intelligenza… possedeva un’eloquenza facile ed elegante, e queste qualità contribuirono a fare di lei un vero apostolo della pace universale». Molte le vie e le piazze che le sono state dedicate in Germania: a Brema, Bonn, Dusseldorf, Francoforte, Hannover, Kassel, Monaco. Intitolazioni anche a Vienna e a Innsbruck, altre strade si trovano in città minori. A suo nome esistono anche scuole a Graz, in molte località tedesche e a Bruxelles.
In Italia le sono state dedicate una via a Roma e la biblioteca di Busalla (GE).

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Articolo di Ester Rizzo

Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra edit. ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzoLe Ricamatrici e Donne disobbedienti.

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