Le Cuoche Combattenti

Chissà se Nicoletta Cosentino qualche anno fa, nei suoi giorni bui, avrebbe immaginato che chiudendo una relazione asimmetrica sedimentata nel tempo, oltre a rivoluzionare la sua vita avrebbe costruito un progetto che restituisce dignità e autostima al genere femminile e quel sentiero imboccato di getto si sarebbe trasformato in una via maestra per l’autorealizzazione e l’indipendenza.

Nicoletta Cosentino

Al sopruso della violenza psicologica travestita da affetto ci si abitua lentamente e, come nella metafora della rana bollita del filosofo anarchico Noam Chomsky, si sviluppa la capacità di adattarsi a situazioni spiacevoli senza reagire.

Nicoletta invece reagisce, e molto bene: si rimbocca le maniche, frequenta uno stage formativo in ambito alimentare, cerca un finanziamento per la sua idea, si appoggia alla rete Di.Re. e con mattarello nella mano chiusa e il pugno alzato, coinvolge altre donne che hanno rinunciato a subire violenza da chi dice di amarle e fonda Cuoche Combattenti.

Il loro messaggio di rifiuto della violenza maschile e di incoraggiamento all’autostima passa attraverso le etichette sui coperchi dei prodotti artigianali: L’amore non mette catene! Sei straordinaria e puoi fare tutto quello che vuoi! Chi ti ama ti lascia libera!

La trovata è semplicemente geniale!

Ogni qualvolta prendi in mano il barattolo del Pesto di carciofi, arance e mandorle o la Confettura extra di cipolle rosse – vere leccornie! – non fai che leggerlo.

Confettura di pere e cannella (a sinistra); crema di cipolle di Partanna in agrodolce (a destra)

Chissà se Nicoletta Cosentino, in quei giorni bui, avrebbe immaginato che il 29 dicembre 2020 il Presidente Sergio Mattarella le avrebbe conferito l’Onorificenza al Merito della Repubblica per l’impegno civile che sottende a questo suo progetto finalizzato a dare dignità e autonomia alle donne.

L’ho conosciuta lo scorso inverno, durante la registrazione del Talk show Donne e finanza da urlo organizzato da Banca Etica, cui ho partecipato in rappresentanza di Toponomastica femminile, e ho pensato di voler condividere con voi, lettrici e lettori di Vitamine Vaganti, e soprattutto con le giovani e giovanissime che ci seguono,questo bell’esempio di forza vitale, attraverso le parole della sua protagonista. Eccole.

Nicoletta, perché Cuoche Combattenti da dove nasce un nome così forte ed evocativo?
Cuoche Combattenti è un laboratorio di produzione alimentare e il nome contiene in sé due concetti importanti: “Cuoche”, al plurale, un gruppo di donne, compagne di lavoro e di rinascita, perché insieme si è più forti, perché il confronto sia più ampio, perché “insieme” e mai più da sole e “Combattenti” perché non ci capiti più, perché non capiti più a nessuna donna di subire violenza. Le Cuoche hanno scelto di combattere contro la violenza sulle donne, rompendo il silenzio, parlando a tutte le donne attraverso le etichette, perché combattere per se stesse e per le altre è lo strumento migliore per uscire dalla violenza.

Che percorso personale e sociale hai maturato per arrivare a questo progetto?
Tutto è iniziato quando ho intrapreso il mio percorso al centro antiviolenza Le Onde ONLUS di Palermo, durante il quale ho rimesso in discussione molte granitiche convinzioni che accompagnavano la mia vita da sempre: ho capito che cresciamo tutte e tutti con insegnamenti sulle relazioni di coppia falsate da una visione romantica che prevede il possesso, la protezione e il controllo della donna, che crea in noi aspettative sbagliate e autodistruttive, che tutto questo è trasversale a ogni cultura, educazione, livello di istruzione e stato sociale e che quindi sono tantissime le donne che subiscono abusi senza neanche percepirli.
Ho avuto la possibilità di praticare un tirocinio formativo e di reinserimento lavorativo che il centro antiviolenza mi ha proposto e per me è stato illuminante: mi ha restituito tantissimo in termini di autostima personale sgretolata da anni di abusi psicologici, e mi ha dato la possibilità di percepire un reddito che, seppur minimo, mi riconsegnava il potere di scegliere, programmare e quindi sognare la mia nuova vita.
Al termine del tirocinio ho quindi immaginato di restituire ad altre donne le stesse possibilità che mi erano state offerte, e contemporaneamente, di ricevere da loro l’aiuto che mi serviva per realizzare uno strumento di autodeterminazione per noi e per altre.

Quanto ritieni abbia influito il tuo sentimento e la tua visione del mondo nella realizzazione concreta?
Il progetto è nato da una specie di illuminazione, un’idea di getto, “di pancia” dico spesso, ma si è poi sviluppato lentamente mentre il tempo sembrava infinito, con la stesura del business plan, da presentare in banca per l’approvazione del finanziamento del “microcredito”; è stato un lavoro difficile ma che ha restituito un’idea più chiara e una traccia precisa da seguire per la sostenibilità e la fattibilità del Laboratorio di produzione alimentare.
Sono stata sospinta da una ferma ostinazione che non mi ha fatto mai fermare: mentre elaboravo carte contabili e burocratiche, producevo nella mia piccola cucina, stampavo etichette dal mio pc e presentavo il progetto presso diverse realtà attive nel sociale e incrociavo reti informali e associazioni. Questo mi ha anche dato la possibilità di attivare un crowdfunding in presenza durante le presentazioni/degustazioni, che ha consentito di investire sul progetto per alcune prime spese, compresa la caparra dell’affitto del locale in cui abbiamo creato il laboratorio.

Tina (a sinistra) e Joy (a destra)
due Cuoche Combattenti

Racconta delle compagne di strada, come vi siete incontrate?
Ho iniziato da sola, con produzioni casalinghe, faccia tosta e una pagina social che mi aiutava a raccontare Cuoche Combattenti, ho però subito incontrato tante donne disposte a collaborare, non necessariamente in maniera continuativa.
Molte donne, nel tempo, mi hanno contattato per confidarsi, perché in tante si riconoscono nell’esperienza che racconto e in tante sono in cerca di una strada per rinascere.
In laboratorio diamo la possibilità di frequentare tirocini formativi, finanziati dalla regione o dalla rete D.I.RE “Donne in rete contro la violenza”, utilizzati come strumenti di indipendenza economica, a donne seguite dal centro antiviolenza o da associazioni che sul territorio si occupano di Donne migranti e quindi il gruppo delle cuoche si sta ancora formando, abbiamo attivato quattro tirocini e il primo, al termine, si è trasformato in assunzione. Stiamo lavorando per altre due assunzioni di donne che ancora non hanno terminato il tirocinio e per attivare altri due nuovi tirocini.

È un progetto in cui ci sono ci sono partner che ti supportano nelle scelte?
Il progetto è un sogno, un’idea che ha avuto modo di realizzarsi con il sostegno di tanti attori e attrici fondamentali, una rete di supporto sociale e fattiva che ne ha consentito la realizzazione, a partire dal progetto del Centro antiviolenza, che crea percorsi completi di accompagnamento delle donne nella loro rinascita.
Fondamentale è stato il sostegno di una figura che rintracciasse tutte le competenze da interpellare per le consulenze necessarie e che mi seguisse durante l’elaborazione del business plan e nella presentazione in Banca, e il successivo aiuto e disponibilità della Banca nell’accompagnare i miei primi passi. E poi le associazioni Il Peregrino della Terra e il Centro Astalli, con le quali attiviamo tirocini per le donne migranti, la rete Addio Pizzo che ci coinvolge in eventi sul territorio, di Laboratorio Zen insieme al quale collaboriamo e anche diverse realtà di imprenditrici che hanno ospitato il nostro progetto in fase di startUp.
Altre attrici che hanno consentito la realizzazione dei prodotti sono le mie zie, sì proprio le zie paterne, dalle quali ho rubato o preso spunto per le ricette dei prodotti, mi sono insomma guardata attorno e proprio tra le mie ricette familiari ho trovato ispirazione per le prime produzioni.
Un bel contributo viene infine dalle mie neonate consapevolezze, scoperte con lo stupore ingenuo di chi impara una nuova lingua, di chi improvvisamente riesce a suonare uno strumento nuovo, L’amore ti lascia libera; chi ti ama non ti critica continuamente; se ti ama, ama anche i tuoi difetti; chi ti ama vuole solo che tu sia felice; sei perfetta così come sei, non appartieni a nessuno mai… nuovi pensieri, nuove verità, nuova vita e la voglia fortissima di aiutare chi è rimasta indietro, chi ancora vive nella paura. Questa voglia fortissima ha fatto nascere le etichette antiviolenza, per parlare a donne sconosciute che vivono una paura che invece conosco benissimo.

Come vedi il futuro?
Oggi stanno accadendo tante cose, Cuoche Combattenti è molto conosciuto e siamo contattate da tante realtà per progetti di sostenibilità, progetti scolastici, gruppi femministi, enti e associazioni. La sensazione è che siamo prossime a un salto di qualità e quantità che ci farà crescere e questo ci permetterà di allargare il gruppo delle cuoche e quindi di tendere una mano ad altre donne in percorsi verso la libertà!
Ci auguriamo di continuare ad avere il sostegno di una rete sempre più ampia, e per questo continuiamo a tessere relazioni e attivare collaborazioni, insomma cuoche e anche tanto altro, ma sempre Combattenti!

***

Articolo di Nadia Cario

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Laureata in Governo delle Amministrazioni, è referente per il Veneto di Toponomastica femminile. È componente dell’Esecutivo delle associazioni culturali del Comune di Padova. Collabora con gli organismi di parità locali e regionali.

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