Non chiamatela Educazione Sessuale: l’importanza dell’Educazione affettiva ed emotiva

Quando si parla di Educazione Sessuale, spesso non ci si rende conto della vastità di temi e argomenti di cui è piena la materia. È credenza comune infatti, che con questa espressione si indichi semplicemente l’insegnare a “fare sesso”, e che questo abbia più o meno a che fare con il porno o con dettagli piccanti di ogni sorta. Non è affatto così. Facciamo allora un po’ di chiarezza.

Secondo gli Standard per l’Educazione Sessuale in Europa, la definizione di Educazione Sessuale è questa: «Apprendere relativamente agli aspetti cognitivi, emotivi, sociali, relazionali e fisici della sessualità. L’educazione sessuale inizia precocemente nell’infanzia e continua durante l’adolescenza e la vita adulta e mira a sostenere e proteggere lo sviluppo sessuale. Gradualmente essa aumenta l’empowerment di bambini e ragazzi, fornendo loro informazioni, competenze e valori positivi per comprendere la propria sessualità e goderne, intrattenere relazioni sicure e gratificanti, comportandosi responsabilmente rispetto a salute e benessere sessuale propri e altrui. Tutti gli individui, durante lo sviluppo, hanno diritto ad accedere all’educazione sessuale adeguata alla loro età come affermato dai diritti umani ratificati a livello internazionale in particolare dal diritto all’accesso a informazioni adeguate relative alla salute (Ufficio Regionale per l’Europa dell’OMS e BZgA, 2010)».

La sessualità quindi, include molti aspetti che vanno oltre il comportamento sessuale in sé. Si deve parlare in maniera più corretta e olistica di Educazione affettiva ed emotiva, che accompagna e completa l’Educazione Sessuale. La stessa OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), specifica che «La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita e comprende il sesso, le identità e i ruoli di genere, l’orientamento sessuale, l’erotismo, il piacere, l’intimità e la riproduzione. La sessualità viene sperimentata ed espressa in pensieri, fantasie, desideri, convinzioni, atteggiamenti, valori, comportamenti, pratiche, ruoli e relazioni. Sebbene la sessualità possa includere tutte queste dimensioni, non tutte sono sempre esperite o espresse. La sessualità è influenzata dall’interazione di fattori biologici, psicologici, sociali, economici, politici, etici, giuridici, storici, religiosi e spirituali».

La situazione in Europa
La Svezia è il paese che prima di tutti ha introdotto l’Educazione Sessuale nelle scuole: parliamo del 1942. La prima lezione fu trasmessa per radio nel 1954. Gli investimenti fatti in questo settore sono ingenti, il Governo svedese ha sempre considerato l’educazione sessuale come un modo per formare una popolazione sana e consapevole ma anche rispettosa e tollerante. L’intento è quello di rompere l’idea che il sesso sia un tabù, permettendo così ai/alle giovani di parlarne più liberamente e di informarsi, facendo domande, all’interno delle scuole stesse. Le linee guida fornite dal Governo sono molto elastiche, grande libertà di manovra è lasciata ai singoli presidi e insegnanti, che possono gestire l’educazione dei ragazzi come meglio credono ma, sempre, nella più totale libertà di discussione e di confronto. L’Olanda ha sviluppato la regolamentazione sull’Educazione Sessuale nel 1960. Da allora il paese non ha smesso di dare importanza a questo aspetto formativo, istituendo un programma educativo molto ben organizzato, diviso in fasce d’età, che parte dai 4 anni — tutto proporzionato all’età dei destinatari, ovviamente — che dedica delle lezioni alla conoscenza di sé, del proprio corpo, dei cambiamenti che esso subisce e anche delle relazioni interpersonali (amore, amicizia, famiglia, compagni di classe). Anche la Danimarca ha iniziato nel 1970. Qui l’Educazione Sessuale è obbligatoria per le scuole primarie e il primo anno delle superiori ed è integrata con tutte le altre materie scolastiche, gli/le studenti possono porre domande in qualsiasi momento e l’insegnante può organizzare, in base ai quesiti delle/degli alunni delle discussioni al riguardo, anche in questo caso con la massima libertà. Inoltre per i più grandicelli/e vi è la possibilità di invitare dall’esterno degli/delle ospiti (prostitute, omosessuali, persone affette da HIV) a parlare della propria esperienza personale. In Austria l’educazione sessuale è obbligatoria sin dal 1970; sono le/i professori ad aver proposto le linee guida al Ministero dell’Educazione, che le ha modificate, definite e approvate. Le lezioni iniziano già dalle scuole elementari, hanno lo scopo di promuovere una mentalità basata sul rispetto reciproco, la collaborazione con i genitori e a fornire le informazioni più “tecniche” e scientifiche (difatti le lezioni di educazione sessuale sono abbinate a quelle di biologia). Non viene trascurata però neanche la parte emotiva di ragazzi e ragazze, che durante le lezioni di religione potranno discutere con compagni/e, genitori ed eventualmente professionisti/e esterne su come gestire le relazioni e le emozioni nella vita di tutti i giorni. Inoltre, caratteristico del programma austriaco, è che i genitori non rimangono esclusi da questo processo di educazione: vengono loro forniti tutti i materiali utilizzati dai loro figli/e a lezione e sono organizzate delle conferenze sulla tematica alle quali sono liberi e libere  di partecipare.

Così è per molti altri paesi dell’UE. Ma in Italia qual è la situazione?

L’Italia e l’Educazione Sessuale
L’Italia è uno dei sette Paesi europei nei quali l’educazione sessuale non fa parte dei programmi scolastici. Ci fanno compagnia Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia, Spagna e Romania. L’educazione nelle scuole è saltuaria e minima, (assolutamente non obbligatoria) e coinvolge solo un numero molto ristretto di strutture, esclusivamente delle scuole superiori, di ragazzi/e tra i 14 e i 19 anni. Tutto è lasciato nelle mani del/la preside, che decide come e se prendere parte, eventualmente, a qualche iniziativa. Questi temi sono ancora percepiti come dei tabù, bloccati dalle ingerenze della Chiesa e da una politica che si gira da un’altra parte. Si crede che sesso ed educazione di genere siano argomenti da recepire “dalla strada”, dall’esperienza. Nel nostro Paese ogni progetto in questa direzione, a partire dalla prima proposta di legge nel 1975 fino all’ultima nel 2015, è rimasto sigillato nei vari cassetti del dimenticatoio della politica. Nelle scuole italiane, di norma, non esistono corsi, e se ci sono, sono organizzati e gestiti dai consultori, che forniscono una preparazione più che altro medico-sessuale. Nulla sull’aspetto emotivo e affettivo della sessualità, nulla sulle differenze e/o parità di genere, nulla sullo sviluppo psico-emotivo in chiave sessuale, nulla sull’importanza del consenso per non sfociare nella violenza o nell’abuso. E ancora: nulla su tematiche LGBTQ, sul rispetto dell’altro/a, sull’inclusione e sulla differenza fra erotismo e porno. Tutto questo viene lasciato morire lentamente negli angoli di istituti del tutto disinteressati all’argomento. Le poche attiviste o attivisti e/o esperte/i in materia, che potrebbero davvero fornire strumenti adatti alla comprensione di certi aspetti psico emotivi ma anche sessuali, vengono ghettizzati e stigmatizzati perché portatori di messaggi che violerebbero le regole del buoncostume. Emblematico e recente il caso di Sara Brown, letteralmente linciata dai media — che hanno travisato la sua attività, esponendola alla pubblica gogna socio mediatica — e dalla comunità politica italiana, per aver tenuto assieme a un’autrice e attrice teatrale, Antonella Questa, un intervento sulla pornografia durante un’assemblea di istituto in un liceo di Firenze. Le due donne hanno sì parlato di pornografia, ma esaminandola alla luce della parità di genere, riflettendo insieme a ragazzi e ragazze sull’importanza di non far passare la donna come oggetto sessuale, affrontando poi molti dei tabù in cui gli/le adolescenti spesso si imbattono.

Conclusioni
Le poche informazioni riguardanti l’Educazione Sessuale nel nostro paese si sono concentrate solo e soltanto sui potenziali rischi della sessualità, come le gravidanze indesiderate e le infezioni sessualmente trasmesse (IST). Questo focus è negativo e suscita spesso paure in bambini/e e ragazzi/e, non rispondendo al loro bisogno di informazione e di acquisire competenze. Sarebbe necessario, invece, un approccio olistico, basato sul concetto di sessualità come un’area del potenziale umano: questo aiuterebbe a far maturare quelle competenze che li renderanno capaci di determinare autonomamente la propria sessualità e le proprie relazioni nelle varie fasi dello sviluppo.
L’ educazione sessuale fa anche parte dell’educazione più generale e influenza lo sviluppo della personalità nell’infanzia, migliorando la qualità della vita, la salute e il benessere individuale.
L’assenza di un corretto approccio educativo in tal senso, fa sì che molti/e giovani si avvicinino all’età adulta avendo a che fare con messaggi contraddittori e confusi sulla sessualità e sui rapporti tra i generi. Imbarazzo, silenzio, disapprovazione, vergogna sono solo alcuni dei sentimenti che si sviluppano in bambini e bambine e adolescenti che iniziano a scoprire la propria sessualità. La chiusura sul tema da parte di famiglie e docenti, istituzioni e società, non fa altro che inibire la corretta crescita e il corretto sviluppo psico sessuale dei nostri ragazzi e ragazze.
Forse, allora, è il caso che l’Italia si dia una mossa.

***

Articolo di Elisa Mariella

Giornalista professionista dal luglio 2016, appassionata e cultrice della lettura e della letteratura in ogni sua sfumatura. Moderatrice presso l’Aurelia Books.

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