Non sprechiamo questa crisi. Come parlare in classe di vaccini e brevetti in tempo di pandemia

In epoca di pandemia non si può evitare di commentare con le/gli studenti quello che sta avvenendo in materia di vaccini. Per farlo, nelle lezioni di relazioni internazionali, un buon modo è affiancare ad alcune fasi di approfondimento della rivista Limes il capitolo del libro di Mariana Mazzucato che ne tratta come sempre con un approccio innovativo. 

Il mondo delle emergenze – Limes, 12/20

Gli approfondimenti geopolitici di Limes, curati in particolare da Dario Fabbri, mettono in evidenza come nell’approvvigionamento e nella distribuzione dei vaccini alcuni Stati, come gli Usa, la Gran Bretagna, Israele ma anche la Serbia, si siano mostrati più efficienti di altri.

L’Europa e i vaccini di Dario Fabbri

Chi ne ha fatto le spese è stata l’Unione Europea, che sul suo territorio produce a livello industriale più del 75% dei vaccini utilizzati nel mondo, ma non ha in nessuno degli Stati membri una società nazionale/locale produttrice di vaccini. Anche la tedesca Biontech che ha ricevuto sovvenzioni dal governo tedesco e contributi dall’Unione, ha preferito insieme a Pfizer assicurare approvvigionamenti ad alcuni Paesi esterni, come gli Usa, mentre con l’Unione Europea, in linea con altre multinazionali produttrici di farmaci, ha concluso contratti “laschi” e poco vincolanti. Come si ricorderà la Commissione Europea, che non è il Governo dell’Ue, perché l’Ue non è uno Stato, in un afflato di solidarietà si è intestata sia la conclusione dei contratti con le aziende produttrici di vaccini che la loro distribuzione sul territorio dell’Unione, concludendo contratti impugnabili dalle aziende stesse che, a un certo punto, hanno dichiarato di non poter effettuare le consegne promesse. Perché le industrie farmaceutiche hanno tenuto questo comportamento con l’Ue e non con Usa o Gran Bretagna o Israele? Perché, nonostante la narrazione propagandistica secondo cui è nei momenti di emergenza che l’Unione ritrova la sua unità e la sua forza e dà il meglio di sé, i Paesi europei non hanno industrie locali per la produzione dei vaccini. Inoltre, quando in questione c’è la vita o la morte della propria popolazione, quello che conta è la potenza degli Stati (e la Commissione Europea non ne ha) ed è a questi che si rivolgono preferibilmente le ditte farmaceutiche, sia perché è sui loro territori che hanno le proprie sedi, sia perché queste potenze sono in grado di dettare le regole e di imporre ai cosiddetti Big Pharma i propri termini. Un’altra ragione è legata alla capacità di spendere i soldi. Gran Bretagna e Usa hanno pagato di più le dosi dei vaccini di quanto abbia fatto l’Unione Europea. Inoltre altri Stati hanno fatto ricorso anche ad altri vaccini, come quelli cinesi e russi, cosa che l’Ue non ha potuto fare a causa della pressione americana affinché lo Sputnik sia accettato dall’Ema con molta lentezza e non possa essere somministrato prima dell’avallo di questa Agenzia europea, anche se è notizia recente che in alcune zone della Lombardia a partire dall’autunno lo Sputnik sarà prodotto in Italia.

La geopolitica dei vaccini

Ma ormai la parte del leone sarà stata fatta da altre aziende farmaceutiche. Riflettere su tutto questo rappresenterà l’occasione per discutere con le classi su che cosa sia diventato il progetto degli Stati Uniti d’Europa immaginato e sognato da Spinelli, Rossi, Colorni e Hirschman, ben descritto nel film Un mondo nuovo di Negrin: un campo da gioco in cui gli Stati definiscono regole per utilizzare le risorse in modo funzionale ai propri interessi e non un giocatore unico. Si potrà riflettere, allora, con ragazze e ragazzi sulla natura di gigante economico e nano politico dell’Unione, che assomiglia sempre più ad un’organizzazione intergovernativa, al cui interno i diversi popoli non percepiscono più quali siano i vantaggi dello stare insieme. 

Questo sguardo pragmatico che caratterizza la geopolitica può essere temperato dall’approccio di Mazzucato che, nel capitolo del suo breve manuale anticrisi Creare un sistema della salute innovativo e simbiotico, sottolinea come la collaborazione tra studiosi e ricercatori di tutto il mondo nello studio dei vaccini e nella realizzazione degli stessi sia l’ennesima lezione da non sprecare che la medesima crisi ci sta dando. Gli Stati hanno fatto moltissimi investimenti in questo campo ma, «per avere successo, tutto il processo di innovazione del vaccino, dalla ricerca e dallo sviluppo alla effettiva disponibilità, dovrà essere disciplinato da regole di ingaggio chiare e trasparenti, basate su obiettivi e parametri di interesse pubblico». Il primo passo sarà, secondo l’economista angloitaliana, sviluppare uno o più vaccini prodotti su scala globale rapidamente (e questo è avvenuto) e resi universalmente disponibili a titolo gratuito.

Il suggerimento di Mazzucato è fissare regole chiare in materia di proprietà intellettuale, brevetti, prezzi e produzione, per valorizzare la collaborazione e la solidarietà internazionali anziché la concorrenza tra Paesi. L’innovazione medico-scientifica avanza quando ricercatori e ricercatrici si scambiano e condividono apertamente i saperi. Oggi però non è così: il sistema dei brevetti in questo campo, tutto ispirato alla segretezza, dà la priorità all’approvazione normativa nei Paesi ricchi (Ema docet, ma non solo) ed erige barriere. Si pensi alla sorte nei nostri Paesi dei vaccini cinese e russo. Ma fino a quando le aziende private che hanno sviluppato i vaccini utilizzando ingenti somme pubbliche avranno il controllo delle tecnologie e dei dati critici, rallenteranno ingiustamente il processo di condivisione. Ancora una volta gli investimenti pubblici «non devono essere concepiti secondo una logica assistenziale o di semplice rimedio ai fallimenti del mercato (market-fixer) ma come motori proattivi di orientamento del mercato (market-shaper) finalizzati al conseguimento di obiettivi pubblici».

Un altro suggerimento è quello della “licenza obbligatoria” per consentire ad ogni Paese di utilizzare al meglio gli strumenti e le tecnologie disponibili. E non bisognerà consentire che le economie avanzate monopolizzino l’offerta globale o escludano la domanda dei Paesi più poveri. Parole profetiche, alla luce dell’evoluzione che i vaccini hanno avuto in questa prima parte del 2021. Il sistema delle licenze esclusive consente alle industrie farmaceutiche, chiamate con linguaggio giornalistico Big Pharma, di detenere un monopolio e imporre prezzi esorbitanti per tecnologie che hanno potuto sviluppare grazie al denaro pubblico. E il Remdesivir, farmaco sperimentale nella cura del Coronavirus, sulla cui efficacia peraltro persistono fortissimi dubbi, è stato sviluppato con l’aiuto della ricerca finanziata dai contribuenti e rimane di proprietà esclusiva di Gilead Sciences, sulla cui trasparenza ed onestà esistono parecchie perplessità. A tale proposito sarà interessante ricordare la proposta radicale portata avanti in Italia da Vittorio Agnoletto con Radio popolare di Milano, secondo cui tre sono le cose che l’Italia e l’Ue dovrebbero fare immediatamente: 1) ricorrere alle licenze obbligatorie; una clausola prevista dagli accordi internazionali sulla proprietà intellettuale, che autorizza gli Stati, che si trovano in una situazione di pandemia e di difficoltà economica, a produrre direttamente i farmaci salva-vita, come farmaci generici scavalcando il brevetto; 2) appoggiare le richieste di India e Sudafrica di un’immediata moratoria sui brevetti per i vaccini e i farmaci anti-Coronavirus; 3) rivendicare che i brevetti finanziati coi soldi di cittadini e cittadine siano pubblici e quindi i vaccini vengano considerati un bene comune. Per il vaccino contro il Coronavirus, le principali case farmaceutiche si divideranno tra loro in due anni circa 20 miliardi di dollari di denaro pubblico. (https://noprofitonpandemic.eu/it/info@noprofitonpandemic.eu)

In lezioni come queste le/gli studenti quindi avranno modo di riflettere sui brevetti, sul ruolo attuale della Unione Europea e sulla Brexit, sulle petizioni dei cittadini dell’Unione Europea, sulle dinamiche geopolitiche dei vaccini, su come ancora oggi il diritto alla salute sia spesso secondario rispetto ai profitti delle imprese; saranno spinti a cercare in rete le quotazioni delle industrie farmaceutiche e a studiare questo mercato, potranno così confrontarsi ancora una volta sul rapporto pubblico/privato nel nostro sistema economico, venendo a conoscenza di posizioni più articolate e complesse di quelle riportate dai Manuali, tutte incentrate sulla contrapposizione, ormai superata da tempo, tra keynesiani e neoliberisti. La recente proposta di Joe Biden sulla liberalizzazione dei vaccini e il dibattito che ne è seguito troverà le nostre classi pronte a comprendere i termini della questione e i molteplici aspetti da tenere in considerazione. Un’occasione per informarsi sulle posizioni dei diversi Stati e per confrontare opinioni differenti.

***

Articolo di Sara Marsico

Abilitata all’esercizio della professione forense dal 1990, è docente di discipline giuridiche ed economiche. Si è perfezionata per l’insegnamento delle relazioni e del diritto internazionale in modalità CLIL. È stata Presidente del Comitato Pertini per la difesa della Costituzione e dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano. I suoi interessi sono la Costituzione, la storia delle mafie, il linguaggio sessuato, i diritti delle donne. È appassionata di corsa e montagna.

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