Editoriale. #nonsiamosignorine

Carissime lettrici e carissimi lettori, 

due donne hanno commosso l’intera platea. Di due età della vita diametralmente opposte. Emma, giovanissima figlia di Matteo Torre, lo sceneggiatore, regista e scrittore morto a luglio di due anni fa (il 19 luglio del 2019) e la grande Sophia Loren con tutta la bellezza della sua carriera, piena, che non vorrebbe mai lasciare perché «il cinema è tutta la mia vita», come ha detto, commossa e felice. Tutte e due hanno ricevuto il premio della splendida statuetta del David di Donatello. Per la Migliore sceneggiatura originale (per Figli) e come Migliore attrice protagonista (per La vita davanti a sé con la regia del figlio Edoardo Ponti). 

Dopo una precedente edizione andata in onda in un tempo di solitudine e di lockdown (andò così anche la cerimonia della consegna del Premio Strega 2020 e tanto altro ancora) il Donatello ha avuto quest’anno la presenza di tutti i suoi premiati e premiate, ma con una doppia locazione, tra uno studio della Rai e il Teatro dell’Opera di Roma, da dove l’orchestra ci ha fatto riascoltare le note delle stupende musiche da film di Ennio Morricone. Emma, piccola donna di appena dodici anni, è salita, semplice ed emozionata, sul palco e ha ringraziato e parlato senza retorica e con una maturità sorprendente: «Complimenti a mio padre perché è riuscito a vincere questo premio anche se non c’è più». Come ha scritto Massimo Gramellini: «Chi ha conosciuto il talento lieve di Mattia Torre sa che l’idea della figlia minorenne che ritira il David di Donatello vinto dal padre defunto gli sarebbe sembrata un colpo basso. Il rischio di retorica era inciso nelle circostanze e uno come lui, capace di scherzare persino sul proprio funerale, si sarebbe rifiutato di inserire una scena simile in un film». Invece la piccola Emma risponde ancora all’osservazione del giornalista torinese: «quando Emma ha detto «Bravo, papà», ho dato fondo senza ritegno alla riserva di fazzolettini – ha scritto -. Non tanto per quelle due parole, ma per il tono con cui le ha pronunciate. Freddo e rovente al tempo stesso. L’unica eredità che un genitore può lasciare ai figli è la capacità di affrontare questa meravigliosa fregatura che è la vita come sta facendo lei».

Sophia, come noi e il mondo intero l’abbiamo sempre chiamata, confidenzialmente, senza necessità del cognome (il cui vero nome, in effetti, è Sofia Brigida Villani Scicolone), è salita sullo stesso palco a fatica, mostrando, ma anche qui senza ostentazione e retorica, il suo trascorrere temporale. Lo sforzo fisico era evidente, ma lo sguardo, la passione e l’ironia erano vivacissime. Altre donne, oltre le attrici in platea, si sono avvicendate tra il palco della Rai e quelli d’oro e velluti del Teatro dell’Opera: da Sandra Milo, che ha preso il David alla carriera, a Matilda De Angelis, sobria e oltremodo commossa, a Paola Cortellesi e Micaela Ramazzotti e tante altre, fino a Laura Pausini che ha aperto e chiuso la manifestazione.  

I giorni ultimi che passano ci mostrano come sempre più si riconosce alle donne il diritto a salire sul podio della loro carriera. Penso, seppure dovrebbe essere ovvio, che potremmo dire di essere arrivati/e alla parità di genere solo quando non si dovrà più fare caso, quando una donna al comando non sarà più un esempio da sottolineare perché è arrivata al timone di un’azienda, di un’organizzazione, ai vertici dello Stato (sarà sempre un sogno avere una Presidente al Quirinale o a Palazzo Chigi!) o a dirigere una squadra sportiva: ci dovrebbe arrivare logicamente per merito, per capacità. Ci saremo arrivati, potremmo dire di avercela fatta, quando nessuno potrà dire che «non è cosa da donna», con tutta la portata patriarcale di questo atteggiamento (per questo ho usato solo il maschile), ancora troppo attuale e generalizzato. 

Oggi, in un tempo ancora di stupore verso una alta nomina al femminile salutiamo con gioia e come segno di inizio di tempi sopra descritti, l’elezione di Elisabetta Belloni alla guida del Dis, il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza. Non è la prima volta che Belloni sfora il tetto di cristallo. Già alla Farnesina, per l’ultimo incarico occupato prima di questa nuova responsabilità, era stata, dal 2016 a oggi, la prima donna ad essere nominata Segretaria generale del Ministero. Gli articoli che annunciano l’incarico a Elisabetta Belloni ne sottolineano la peculiarità, in questo senso, di apripista: dall’ammissione come prima ragazza, insieme a un’amica, al Liceo romano Massino, storica scuola dei gesuiti e da sempre e, fino ad allora, tutto al maschile, fino ad essere la prima donna a capo dell’Unità di crisi della Farnesina, quando si trovò a gestire i rapimenti italiani in Iraq e in Afghanistan e lo tsumani nel sudest asiatico. La lista di un’altra “prima volta” si arricchisce con la sua direzione generale per la Cooperazione e lo sviluppo (Dgcs) per concludersi con l’incarico odierno alla Sicurezza generale.

Ma l’elenco delle cosiddette prime donne che contribuiscono a forare il soffitto di cristallo oggi si allunga sempre di più. Qualche mese fa, in casa nostra, è avvenuta l’elezione alla direzione della Bnl (la banca nazionale del lavoro) di Elena Patrizia Goitini, cinquantunenne bocconiana, anche lei prima figura femminile «a provocare – come scriveva di lei a febbraio l’inserto economico del Corriere della sera – la rottura del più resistente dei soffitti di cristallo, quello del mondo finanziario». 

Oltreoceano ha fatto notizia Sally Buzbee che è stata chiamata a dirigere con uno sguardo femminile, il prestigioso Washingston Post. Dopo 144 anni dalla nascita del grande giornale americano una donna siede sulla poltrona più importante. Ritornando in Italia, a Genova è da oggi una donna, Elisabetta Pozzi, a dirigere la Scuola di Recitazione del Teatro Nazionale di Genova già intitilata a un’attrice, una grande, Mariangela Melato.

Poi una storia dolce, o almeno, finita, oltre che con successo, anche con sapore di riscatto e sensibilità. Copio da Facebook, da dove mi hanno indicato questa storia: «Miriam Sylla Fatime sarà la nuova capitana della nazionale femminile italiana di pallavolo. Ed è bellissimo, perché sembra l’epilogo di una storia da raccontare. Una storia che appartiene all’Italia migliore, quella che ogni giorno risponde all’odio e alle urla col sorriso e l’accoglienza. 
Il papà di Miriam si chiama Abdoulaye. Anni fa decide di lasciare la Costa d’Avorio per cercare fortuna in Italia. A Bergamo gli hanno promesso un lavoro e una casa. Invece trova freddo e fame. È inverno, ed è costretto a dormire fuori. Di notte rischia l’ipotermia. Con suo cognato decidono di andar via, verso Sud, dove il clima è più mite. Arrivano in Sicilia, a Palermo, e vengono ospitati da un oratorio che dà rifugio ai bisognosi. Fa meno freddo che a Bergamo, certo. Ma trovare un impiego rimane un miraggio, e sono giorni difficili. Poi, quasi per caso, l’incontro con una coppia di palermitani, Maria e Paolo. I due decidono di dare un lavoro e un futuro ad Abdoulaye, che poco dopo viene raggiunto dalla moglie. Proprio a Palermo nasce Miriam. È il gennaio del 1995. Oggi, 26 anni dopo, Miriam Sylla Fatime è la nuova capitana della Nazionale Femminile italiana di pallavolo. Ed è bellissimo così».

A questa carrellata di donne belle (e non esclusivamente per il corpo che appartiene loro, che ci appartiene, in fondo proprio come gridavano le femministe, e noi lo gridiamo ancora) vogliamo aggiungerci Maria Ilaria Di Laora, medica per le vaccinazioni presso l’ospedale San Giovanni di Dio a Frattamaggiore, una frazione di Napoli. La trentaquattrenne dottoressa napoletana è diventata famosissima, e a ragione, per il cartello che ha attaccato nell’ambulatorio dove sta praticando, con un suo collega (chiamato sempre rigorosamente dottore), i vaccini. Il cartello recita così: «In questi ambulatori non ci sono signorine» ed è firmato a penna sotto: Le dottoresse. «Non mi aspettavo tutto questo clamore – ha detto a un quotidiano la dottoressa – ma lo rifarei. E sia chiaro: l’ho fatto anche con un pizzico di ironia perché è un tema di cui abbiamo spesso parlato con le colleghe». Un tema che l’Asl Napoli 2 Nord, attraverso il direttore generale Antonio d’Amore, ha appoggiato in pieno. L’effetto boomerang è stato immediato e il cartello della dottoressa Di Laora campeggerà anche in altre sedi. Sarà così rinforzata nell’immaginario collettivo dei pazienti e delle pazienti la campagna che Esanum, il social network creato da medici e mediche che ha lanciato nei mesi scorsi l’hastag:#nonsiamosignorine!

In tanta bellezza in questi momenti in cui ci si stanno offrendo, grazie ai vaccini e speriamo all’attenzione, spiragli di liberazione (non di libertà perché secondo me non c’è stata restrizione, ma attenzione sanitaria) le giornate di oggi e domani organizzate dal Fai (il fondo per l’ambiente italiano) potrebbero essere uno stimolo per scrutare percorsi non ancora visti, con la possibilità di scegliere tra 600 siti in 200 città, tra questi i giardini di fronte all’ex nosocomio di Trieste chiuso 48 anni fa, grazie al pensiero di Franco Basaglia.

Il numero di Vitaminevaganti di questa settimana ci offre le riflessioni, sempre interessanti e profonde, di Graziella Priulla, nella sezione Corpi, con l’articolo Non servono prigioni, basta uno sguardoPer Calendaria vi appassionerà la figura di Clara Campoamoravvocata, deputata e legislatrice, che tanto si adoperò per la causa femminista in Spagna. Un’altra donna da conoscere perché pittrice di nature morte e non solo, di un’abilità e tecnica eccellenti unite a una profonda sensibilità artistica è Rachel Ruysch, il prodigio dell’arte olandese.  Toponomastica femminile si presenta all’Aais è un articolo che con una scrittura poetica riesce a comunicare le ragioni, la storia, l’organizzazione e le iniziative della nostra associazione. Per la serie Toponomastica, nomi e luoghi, ci viene raccontata attraverso le parole delle sue poesie la figura di una poeta calabrese, scoperta quasi per caso dall’autrice dell’articolo nelle sue passeggiate per Roma, Paolina Gervasi Montovani. La Calabria, tra natura e poesiaIn Ponte Buggianese: consultazione popolare per tre intitolazioni al femminile leggiamo il racconto di una buona pratica, di partecipazione popolare, da cui imparare, frutto di un lavoro paziente, per la scelta dei nomi delle donne a cui intitolare le vie. Un’altra buona pratica di cittadinanza attiva sullo stesso tema, ma più digitale, è la consultazione online avvenuta a Latronico, in Basilicata, descritta in A testa alta col ciglio asciuttoin cui l’autrice rende, tra l’altro, giustizia alle tante brigantesse del Sud. Se vogliamo fare un tuffo nella comunicazione contemporanea, l’autrice di Ted Talks, la nuova diffusione del sapere, ci racconta la storia di come è nata questa forma di divulgazione del sapere che unisce la qualità alla velocità.

Di Hannah Arendtimponente figura di filosofa e scienziata della politica, ascoltiamo le parole di un discorso denso e profondo, che ancora oggi ci colpisce, nella Sezione del Teatro filosofico dal vivo. La ricorrenza di questa settimana è il 21 maggio, data di nascita di Adelaide Bernardini Capuana. Dalla parte delle donneche ebbe la grande sfortuna di essere moglie di Luigi Capuana e di essere oscurata dalla fama di lui. Riprende anche la serie Fantascienza un genere femminile, con l’approfondimento della vita e della preziosa quasi quanto introvabile produzione di due donne in Unione Sovietica, anni Sessanta, Ariadna Gromova e Valentina Zhuravleva. 

La memoria del quotidiano: l’archivio della cancelleria real di Vallidolid ci porta in Spagna a scoprire uno degli archivi giuridici più importanti d’Europa, all’interno di una serie di incontri che continueremo a seguire.

Le recensioni di questo numero sono due, legate dal filo rosso della partecipazione delle donne a progetti di politica: Attraversando il temposulla storia a più voci dell’Unione Donne Italiane e Le sindache d’Italia-Viaggio nella storia delle amministratrici italianein cui si racconta delle sindache capaci di ascoltare, con una forte carica empatica verso le necessità della propria cittadinanza, e delle scelte di resistenza e antifascismo di molte di loro.

Due articoli importanti sull’economia e sulla geopolitica ci raccontano di un mondo a cui dovremmo fare più attenzione. Si parla d’Italia, di territorio, di mafie e di infrastrutture nell’interessantissimo commento al numero di Limes del mese di aprile che analizza, partendo (e finendo) dal commento editorialistico del suo direttore Caracciolo, le eventualità e possibilità concrete messe in campo dall’attuale presidente del consiglio Mario Draghi che da uomo di relazioni internazionali si trova a tentare la salvezza nazionale. Non sprechiamo questa crisi è il titolo del terzo articolo dal libro dell’economista Mazzucato sulle opportunità di informare, questa volta proprio partendo da un articolo di Limes, i ragazzi e le ragazze su come è avvenuta la distribuzione dei vaccini non solo in Italia, ma soprattutto in tutto il continente Europa con uno sguardo al resto del mondo. Chiude il numero di oggi la ricetta della settimana, il Tortino di patate e cavolo, che arricchirà le nostre tavole con un piatto dal gusto eccellente.

Abbiamo riportato alla memoria in questo editoriale il pensiero di Franco Basaglia. Il dolore della sofferenza della mente è ritornato davanti ognuno e ognuna di noi attraverso il richiamo al grande pittore emiliano Ligabue, la cui storia immensa e profonda ci viene raccontata dal magistrale Elio Germano nel pluripremiato Volevo nascondermi (7 David di Donatello su 15 nomination). Con lo stesso dolore e con la stessa sensazione di Bellezza e di Arte vorrei di nuovo ricordare con voi la poeta milanese Alda Merini (1931-2009), celebrata l’anno scorso, soprattutto nella sua città e che nella sua vita ha dolorosamente anche lei incontrato il disagio mentale. Questi suoi versi che seguono, brevi, sono pieni di libertà, ci indicano lo scopo del vivere e la speranza di andare oltre. 

Si nasce non soltanto per morire,
ma per camminare a lungo,
con piedi che non conoscono dimora
e vanno oltre ogni montagna.
(Alda Merini)

Buona lettura a tutte e a tutti

Buona lettura a tutte e a tutti.

***

Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpreti; Siamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

2 commenti

    1. Carissima chiaramente a me non resta che ringraziarti di cuore per quello che mi scrivi. É una soddisfazione per un impegno preso, una corrispondenza tra persone, impagabile. Grazie

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