Il mobbing è funzionale a una organizzazione efficiente?

Il mobbing appartiene alla storia dell’umanità. La vita umana, fin dal suo apparire sul pianeta, è stata resa possibile dai propri istinti primordiali: primo fra tutti la sopravvivenza, attraverso la ricerca delle risorse per il proprio sostentamento, che è poi diventata istinto di sopraffazione allorquando le risorse non erano più così facilmente fruibili come nel giardino dell’Eden. 
L’organizzazione dello stato sociale, con la comparsa da una parte, delle leggi che garantivano il diritto, dall’altra delle classi sociali con la ripartizione delle risorse in modo ineguale, ha fatto sì che gli uomini si differenziassero rispetto alle aspirazioni, ai desideri, agli obiettivi, permettendo l’affermazione dell’istinto di prevaricazione, l’affermazione dei propri bisogni sui bisogni della collettività, del proprio narcisismo con l’esercizio del potere. 
La storia umana è anche la storia dell’evoluzione di questi istinti, a volte tradotti in sentimenti, che attengono tuttavia pur sempre alla sfera dell’irrazionale, e come tali incontrollabili, invincibili, ineliminabili. 

Riporterò un esempio dalla mia casistica di medico del lavoro. 
Un dirigente di una azienda della pubblica amministrazione, dopo avere tentato inutilmente di ottenere delazioni da una dipendente, le dice: «quando io ho in antipatia una persona, quella persona per me non avrà più vita». E infatti comincia a umiliarla con rimproveri di fronte a colleghi/ghe e utenti e a vessarla con l’utilizzo di turni di lavoro massacranti. La dipendente va in depressione. 
Analizzando gli avvenimenti, vedremo che il dirigente ha cercato di affermare il suo potere fine a sé stesso (narcisismo) con la richiesta di delazioni; poi, non essendoci riuscito, usa il suo potere per sopraffare la dipendente e ottenere una eliminazione simbolica (depressione) della persona che considera un ostacolo alla affermazione del proprio potere. 
I mezzi e le modalità sono diventati più sofisticati, ma in questa storia ritroviamo tutta la irrazionale e rozza brutalità degli istinti primitivi. 

Se vogliamo trovare in cosa la modernità differisce dal passato, dovremo cercare allora nella capacità umana di dare alle istanze biologico-istintive delle risposte orientate e finalizzate non a un processo distruttivo, ma alla ricerca delle risorse che promuovono l’emancipazione dall’irrazionale. 
Per tornare al nostro esempio, un dirigente ha il compito di far funzionare un’organizzazione per perseguire gli obiettivi enunciati dalla organizzazione stessa. Se distrugge il personale di cui dispone, obbedisce ciecamente ai borborigmi del suo ventre, e non fa il suo lavoro. Un’azienda che ha bisogno di razionalizzare e ottimizzare le proprie risorse non può permettersi un dirigente che non faccia il proprio lavoro, né un lavoratore che, ammalandosi, promuova un procedimento giudiziario per difendersi e per essere risarcito del danno subìto. 

Questo tipo di anomalie, nelle relazioni interpersonali sui luoghi di lavoro, vengono chiamate “mobbing” o violenza morale. La letteratura scientifica definisce il mobbing come «una forma di molestia o violenza psicologica esercitata quasi sempre con intenzionalità lesiva, ripetuta in modo iterativo, con modalità polimorfe; l’azione persecutoria è intrapresa per un periodo determinato, arbitrariamente stabilito in almeno sei mesi sulla base dei primi rilievi svedesi, ma con ampia variabilità dipendente dalle modalità di attuazione e dai tratti della personalità dei soggetti, con la finalità o la conseguenza dell’estromissione del soggetto da quel posto di lavoro. Un insieme di atti, atteggiamenti o comportamenti di violenza morale o psichica che si esercitano in occasione di lavoro, ripetuti nel tempo in modo sistematico o abituale, che portano a un degrado delle condizioni di lavoro, idoneo a compromettere la salute e/o la professionalità e/o la dignità del lavoratore». 
Il termine Mobbing deriva dal verbo inglese “to mob” che significa assalire, aggredire, affollarsi attorno a qualcuno, accerchiare. Il sostantivo mob dal latino “mobile vulgus”, significa invece folla tumultuante, spesso nell’accezione dispregiativa di gentaglia, banda di delinquenti. Il termine Mobbing discende dalla tradizione etologica e solo in un secondo momento è stato introdotto in psicologia. Nell’Ottocento, Mobbing era un termine coniato dai biologi inglesi per descrivere il comportamento degli uccelli, che difendevano il loro nido con manovre di volo minacciose contro gli aggressori. Nel Novecento, l’etologo Konrad Lorenz lo ha impiegato per indicare un comportamento di minaccia aggressiva (mobbing behaviour) da parte di un gruppo di animali, generalmente di taglia inferiore, nei confronti di un animale estraneo generalmente di taglia superiore e giudicato come potenzialmente nemico. 

Se consideriamo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): «lo stato di salute di un individuo non è solo assenza di malattia (fisica), ma presenza di benessere psico-fisico-sociale», siamo in grado di dire che la violenza morale subita negli ambienti di lavoro può portare a uno stato patologico che coinvolge il corpo, la mente e gli aspetti della vita sociale: cefalea, tachicardia, gastralgie, dolori osteoarticolari e muscolari, disturbi dell’equilibrio, tremori, psoriasi, ansia, tensione, disturbi del sonno e dell’umore, che è di solito depresso, ritiro sociale, riduzione della libido e difficoltà a mantenere i rapporti di coppia, costituiscono il corteo sintomatologico sempre rappresentato nel disagio delle persone che sono state esposte alla violenza morale. 
La ferita psico-fisica e sociale provocata dal mobbing può compromettere, talvolta per sempre, a seconda dell’intensità dell’aggressione e della gravità del danno, le capacità di recupero dello stato di salute della vittima, della sua vitalità, della sua reattività. Questo si traduce, sul piano lavorativo, in una perdita di efficienza dell’organizzazione. La malattia di una persona, dovuta a una anomalia delle relazioni interpersonali, con tutte le forze e le risorse che vengono mobilitate in funzione dell’aggressione, si trasferisce quindi al corpo dell’azienda, che da quel momento sarà stigmatizzata come un’azienda malata. 

***

Articolo di Martina Speziale

Nata nel 1952 a Crispiano, medica del lavoro, ha svolto la professione nell’ASL di Firenze. Ha fatto parte dell’associazione Medicina Democratica, prestando la propria assistenza a lavoratrici e lavoratori con problematiche legate a disagio lavorativo; ha partecipato come relatrice ad alcuni convegni organizzati dall’università e dal comune di Firenze sul tema mobbing.

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