Les Salonnières Virtuelles. Geografia, turismo e ambiente

Con il tema Geografia, turismo e ambiente siamo giunte alla V puntata di Les Salonnières Virtuelles, l’appuntamento mensile di Toponomastica femminile di varia cultura.

Apre l’incontro una lettura offerta dal Centro di Pedagogia dell’Espressione L’Arca nel Bosco dal titolo: Nara Baré, il grido della foresta Amazzonica.

Valentina Tinelli ci porta nella cultura india tramite le parole dell’attivista indigena Francinara Soares Martins Baré, prima donna a diventare Coordinatrice generale delle Organizzazioni Indigene dell’Amazzonia Brasiliana (COIAB), la più grande organizzazione indigena del Brasile; nata nel 1989 a Manaus, rappresenta 160 popolazioni da nove Stati dell’Amazzonia (circa il 60% della popolazione indigena totale).

Il Salotto entra nel vivo dell’argomento con la nostra Presidente Maria Pia Ercolini che, con la sua trascinante energia, ci fa riflettere sulla presenza femminile nel tessuto urbano.

«L’idea del soggetto maschile come soggetto universale pervade ogni campo: dal linguaggio all’urbanistica, dalla medicina alla toponomastica» così esordisce e ci conduce in una osservazione dell’ambiente che ci circonda in una ottica di genere.

«Le città, originariamente progettate per soddisfare gli interessi e i bisogni degli uomini, nascono inevitabilmente con un’anima patriarcale ma, come sappiamo, si rinnovano per assecondare cambiamenti politici e sociali. Ne sono un esempio i viali di circonvallazione che hanno spesso sostituito le cinte murarie, i quartieri operai nati a ridosso di complessi industriali e ferrovie, gli sventramenti e le nuove arterie, funzionali al traffico o al regime.
La domanda da porsi è se, e come,l’ingresso massiccio delle donne nel mondo del lavoro e la loro presenza capillare in tutti i campi professionali, abbiano prodotto un sostanziale cambiamento nelle città; quali politiche urbane siano state attuate per rendere le città più vivibili per le donne e, in parallelo, quali segni visibili offrano oggi le città per sancire il mutamento epocale e affermare la partecipazione delle donne alla costruzione della società».

E da queste domande, dove s’intrecciano urbanistica, sociologia e toponomastica, Maria Pia identificacinque parole chiave: mobilità, sicurezza, relazione, visibilità e memoria.

«Il doppio lavoro e l’assunzione dei compiti di cura comportano spostamenti e distanze multiple: casa/ufficio/supermercato/scuola/giardino/centro sportivo/ospedale. Le donne vivono dunque una mobilità non lineare ma reticolare, e la carenza di mezzi e servizi nelle aree periferiche residenziali rende molto più oneroso il carico di incombenze. L’illuminazione stradale, la distanza delle fermate, l’abbandono degli spazi, meritano attenta considerazione per garantire sicurezza a tutti, ma in particolare alle donne, che usano in prevalenza mezzi pubblici nei loro spostamenti. Ne consegue che una forte partecipazione delle donne alle decisioni pubbliche assicurerebbe maggiore attenzione alle esigenze operative e relazionali di chi offre e riceve le cure: dalle barriere architettoniche allo stato dei marciapiedi, dalle opzioni sui piani di calpestio alla configurazioni delle aree di gioco e degli spazi di relax e svago».

Non poteva mancare nella relazione di Maria Pia Ercolini un particolare riferimento sulla «mancata memoria delle donne nella toponomastica, che ne cancella le azioni, il riconoscimento e il diritto al merito, priva di modelli significativi bambine e ragazze, e offre all’intera collettività un immaginario deviante e pericoloso. L’associazione Toponomastica femminile tenta di correggere questa percezione stereotipata e pregiudizievole attraverso campagne, incontri di formazione, attività didattiche, esposizioni, eventi».
Le sue parole un deciso sprone a tutte noi per renderci parte attiva di una cittadinanza partecipata, per riappropriarci di spazi pubblici, come dice lo slogan dell’associazione: “Le strade libere le fanno le donne che le attraversano”.

Da programma sarebbe dovuta intervenire Ilaria Canali, professionista della comunicazione, Founder della Rete Nazionale Donne in Cammino e della community “Ragazze in Gamba”, la più grande comunità di donne in cammino in Italia. Purtroppo improvvisi e gravi motivi familiari hanno impedito la partecipazione e ci è sembrato rispettoso leggere il suo intervento che di seguito riporto:

«La Rete Nazionale Donne in Cammino è un progetto che si propone di promuovere l’empowerment femminile attraverso il camminare. In Italia stiamo assistendo a una crescita di interesse per il viaggio a piedi e per ciò che rappresenta in termini di benefici psicofisici e di promozione dei territori attraversati dagli itinerari di pellegrinaggio, storico culturali, i sentieri e i trekking. Sono sempre più numerose le donne che camminano e che raccontano i loro percorsi in una narrazione corale intensa e di forte impatto. Oltre a camminare le donne sono attive nel processo di costruzione e gestione dei cammini? E quali sono “i cammini al femminile” ovvero quelli che sono dedicati a una figura femminile? La Rete Nazionale Donne in Cammino condivide la filosofia del progetto di Toponomastica Femminile e ritiene che la diversità di genere inizi dalle strade e dai cammini, da ciò che osserviamo nello spazio che abitiamo e che troppo spesso non porta il nome delle donne».

Luisa Carbone, professoressa in Geografia e Sistemi Informativi Geografici presso l’Università della Tuscia, ci ha parlato de L’altro senso della geografia: le attitudini delle donne.

La geografia aiuta a capire il mondo e a questa comprensione hanno collaborato faticosamente e attivamente tante donne. Di fatto, in un passato non lontanissimo, si affermava che le ‘attitudini’ geografiche delle donne fossero meno sviluppate per natura rispetto agli uomini e che le donne avessero un minor senso di orientamento. Le viaggiatrici dovevano affrontare ostacoli enormi per intraprendere la comprensione e la conoscenza del mondo, che fossero pellegrine, esploratrici o geografe, oltre al mistero della conoscenza dovevano far fronte al pregiudizio e alla discriminazione delle società, scientifiche e civili, ricorrendo a travestimenti e inganni pur di conoscere ed essere riconosciute come geografe. Eppure, nonostante le società le abbiano rese quasi invisibili, dato che i resoconti delle viaggiatrici non erano considerati scientifici e quindi divulgati, le loro imprese, osteggiate e prive di finanziamenti, a differenza delle spedizioni maschili, sono arrivate a noi come diverse fonti dello sguardo geografico femminile.

Una resilienza, quella delle donne nella geografia, che oggi torna a essere importante per recuperare il ruolo della scienza dei luoghi nel descrivere la complessità e la fragilità di un mondo in divenire.

Prosegue Iaia Pedemonte, giornalista e esperta di turismo responsabile, fondatrice dell’Associazione Gender Responsible Tourism, dedicata alle donne che lavorano nel turismo e che si incontrano nei viaggi. «Dopo la crisi, anche il turismo migliorerà solo se si userà una lente di genere», ci dice, «le donne occupate nel turismo sono circa 150 milioni, da sole, contribuiscono al 5% del PIL mondiale. Le Donne secondo i dati, rendono i progetti più duraturi e sono più affidabili, con le parole dell’ONU: «Il turismo responsabile che occupa equamente le donne può essere la leva su cui puntare per vincere le grandi sfide globali, la povertà e le diseguaglianze». Eppure anche in questo settore è forte la sperequazione retributiva, tortuosa l’affermazione professionale, diffuso il fenomeno delle molestie, frequente l’uscita precoce dal mondo del lavoro con la maternità. Con la pandemia hanno perso il lavoro milioni di donne nel mondo nel settore. A livello globale, le donne costituiscono più del 54% dei lavoratori nel turismo, quasi il 70% all’interno del settore alberghiero, meno del 40% in posizioni manageriali, meno del 20% dei ruoli di gestione generale, 8% delle posizioni di consiglio. Nel solo mese di novembre 2020 il tasso di disoccupazione è aumentato del 20%.

Il turismo tocca molti aspetti dei diritti umani, dall’alimentazione all’acqua, dall’alloggio alla salute e all’istruzione. Le donne sono le principali interessate ai diritti del lavoro, l’istruzione e i processi decisionali, la protezione dalla discriminazione, la sicurezza e la salute.
In Occasione delle Fiera del Turismo di Berlino Iaia Pedemonte, con altre associazioni, ha lanciato un appello per l’eguaglianza delle donne nel turismo: maggiore partecipazione, riconoscimento, garanzie e sicurezza, formazione, equità retributiva, tutela e conciliazione vita lavoro. Questo le Donne chiedono, anche nelle attività del turismo.

Chiude l’interessante dibattito Rosalba Lispi, Presidente dell’Associazione Donne Ambientaliste, costituita a Parma nel marzo 1992 dall’idea di 8 donne, impegnate a vario titolo, per professione o per passione, nella tutela della natura e nell’educazione ambientale. Dalla prima battaglia civica (per altro vittoriosa) che ha visto ADA in prima fila, contro la decisione di installare un inceneritore nella zona del Fontanile di Viarolo, una sorgente d’acqua definita “un museo naturalistico all’aperto” per la ricchezza della sua biodiversità, ai finanziamenti e realizzazione di progetti di educazione ambientale, in collaborazione con le scuole di ogni ordine e grado, dalla primaria alle superiori, l’Associazione nella sua trentennale esperienza, si è impegnata in numerose iniziative, sia di contrasto alle azioni che minacciano l’ambiente, che di diffusione della cultura della sostenibilità.

Tra le iniziative attuate, la maggiore evidenza dell’approccio tipico del genere femminile è il Premio Internazionale “Una Mimosa per l’Ambiente”, conferito in occasione dell’8 Marzo a Donne che si siano particolarmente distinte nella salvaguardia della natura e dell’ambiente. Il Premio, giunto alla 31^ edizione, è stato assegnato a Donne di alto valore che, venendo a Parma, hanno arricchito la comunità con il racconto delle loro esperienze esemplari, storie di impegno, di ricerca, di lotta, di amore per la Natura.

L’evento si conclude, come di consueto, con un video del Centro di Pedagogia dell’Espressione L’Arca nel Bosco in omaggio ad Amelia Earhart Sorvolare l’Atlantico per prima a cura di Gabriella Agostini. Una libera interpretazione del testo Felice di volare. Ricordi della mia vita in volo e di altre aviatrici per glorificare la coraggiosa aviatrice statunitense, la sua passione indomita per il volo e l’avventura, una eroina, scomparsa mentre tentava la circumnavigazione del globo, diventata un simbolo di perseveranza e passione nella coscienza femminile, uno stimolo per le donne volenterose a intraprendere carriere considerate principalmente maschili.
(Atchinson, 24 luglio 1897 – Oceano Pacifico, dispersa il 2 luglio 1937).

Chi avesse perso la diretta sulla pagina facebook di Toponomastica femminile o di Vitamine Vaganti, può rivedere l’incontro sul canale YouTube di Tf: https://www.youtube.com/watch?v=vJhykxjwfhw

Le nostre relatrici:

Maria Pia Ercolini
Laureata in Lettere e poi in Storia e Società, è fondatrice e presidente dell’associazione Toponomastica femminile. Docente di Geografia, ha pubblicato le guide turistico-culturali Roma. Percorsi di genere femminile, le collettanee Sulle vie della parità e Strade maestre. Oggi coordina progetti di didattica paritaria, cura la collana Le guide di Toponomastica femminile e dirige il settimanale on-line Vitamine vaganti.

Ilaria Canali
Professionista della comunicazione, Founder della “Rete Nazionale Donne in Cammino” e della community “Ragazze in Gamba”, la più grande comunità di donne in cammino in Italia. Laureata in Antropologia culturale presso La Sapienza di Roma, ha studiato Relazioni Internazionali e Aiuto Umanitario presso l’Università Libera di Bruxelles e nel programma della Commissione Europea NOHA.  Negli ultimi dieci anni ha declinato la sua professionalità per la promozione culturale del mondo dei cammini con una particolare attenzione ai temi della sostenibilità, delle donne e del turismo lento.

Luisa Carbone
Professoressa Associata in Geografia e Sistemi Informativi Geografici presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche della Comunicazione e del Turismo dell´Università degli Studi della Tuscia. Studia il ruolo dell’informazione geografica e l’applicazione del Geographical Information System (GIS) nella pianificazione di politiche territoriali sostenibili e attente alla diversità nel marketing urbano e turistico. Direttrice del Corso di Alta Formazione Storyteller e content curator strategie narrative per la valorizzazione del patrimonio culturale dell’Università della Tuscia nell’ambito del Distretto Tecnologico dei Beni Culturali della Regione Lazio. Responsabile del Laboratorio Aree Interne e Sistemi Informativi Geografici (LAI&GIS). Rappresentante nel Centro Studi Alpini (CSALP). Responsabile per l’Orientamento e Tutorato dell’Università della Tuscia. Diversi incarichi istituzionali e pubblicazioni in materia.

Iaia Pedemonte
Giornalista ed esperta di turismo responsabile. Ha lavorato per un progetto di ecoturismo delle Nazioni Unite in Yemen. All’ISPI si è specializzata in Sviluppo, Cooperazione, Comunicaizone, Progetti di genere. Fondatrice dell’Associaizone Gender ResponsibleTourism dedicata alle donne che lavorano nel turismo e che si incontrano nei viaggi. Ha appena pubblicato la seconda Guida delle Libere Viaggiatrici, il primo manuale di viaggi ispirati, consigliati, organizzati, da donne, nei posti più belli del mondo, con progetti equi. Sta lavorando sul progetto di far incontrare donne viaggiatrici e imprenditrici responsabili, nel portale Women to WomenTravels sul sito e sui social.
CEO del gruppo di lavoro Gender Equality and Diversity per ISTO, 150 associazioni di turismo sostenibile nel mondo.

Rosalba Lispi
Laureata in Scienze Biologiche presso l’Università di Perugia, specializzata in Igiene e Sanità presso l’Università di Ancona, insegna Scienze presso il Liceo Scientifico “G.Marconi” di Parma.
Dal 2009 è Presidente di ADA – Associazione Donne Ambientaliste.

***

Articolo di Sabrina Cicin Marzetti

Sabrina Cicin 200x200

Laureata in Scienze Politiche. Consulente fiscale con Master in Diritto Tributario Internazionale. Giornalista pubblicista. Dirigente sindacale, responsabile del Coordinamento Donne e Inclusione. Ha approfondito tematiche di cultura di genere con un Master in Gender’s Studies. I suoi interessi sono focalizzati sul linguaggio e la toponomastica. Il motto: la felicità non è la meta, ma il cammino (Osho). La convinzione: nella vita nulla accade per caso.

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