Il Triangolo sì. Il maggio di Limes

Con il numero di maggio della rivista di geopolitica diretta da Lucio Caracciolo, che si ispira nel titolo a una famosa canzone di Renato Zero, si conclude la trilogia sull’Italia, questa volta indagata nella sua dimensione europea ed internazionale. 

L’Italia non sarà mai una grande potenza in tempi brevi, ma c’è uno spazio in cui la nostra Nazione può giocare un ruolo determinante: l’eurozona. È in corso, come ci ricorda Caracciolo nel suo videoeditoriale, una competizione che vede allineate Francia e Italia per evitare che, una volta risolta l’emergenza pandemica, si torni al sistema economico precedente cioè a una politica fiscale e monetaria basata su criteri restrittivi di austerità e non invece, come è accaduto, quasi miracolosamente, in seguito al Covid, in senso espansivo. Su questa battaglia si giocano anche altri dossier molto importanti. Il contenimento tecnologico della Cina è uno di questi. Scandagliare questo triangolo significa tornare alle radici storiche dei rapporti italiani con Francia e Germania e ciò viene mirabilmente fatto dall’editoriale del mese, L’Occidente europeo, lettura ghiotta per appassionati e appassionate di storia. L’Italia costituisce con la Francia e una parte della Germania l’Occidente europeo in senso storico e in questa partita per noi decisiva gli Stati Uniti giocano un ruolo fondamentale, a quanto sembra a nostro favore.  

Ma veniamo a descrivere questo numero della rivista, che si articola in quattro parti. La vera “chicca” è contenuta nella pubblicazione di un inedito di Kojève, il filosofo e uomo politico russo che, in tempi diversi dal nostro, scrisse il Progetto di una dottrina della politica francese, conosciuto anche col titolo L’impero latino. Per gentile concessione della casa editrice Adelphi, Limes ne ripubblica la traduzione, che consiglio vivamente di leggere, per l’attualità della sua analisi. Basti per farlo questo spunto, di Marco Piloni, che ne cura la presentazione: «Per Kojève, di fronte all’alternativa di un’alleanza con l’Ovest (impero anglo-sassone) o con l’Est (impero slavo-sovietico), bisogna guardare a Sud. Un’alleanza latina da costruire sulla storia e sulla tradizione dei paesi mediterranei, che affondano le proprie radici su un processo di civilizzazione e di creazione di valori comuni. Paesi che hanno economie complementari e tradizioni politiche simili. Che, una volta compattati in un ordine imperiale (ma non imperialista), riescano a inglobare anche il mondo africano aprendo così la possibilità di risolvere il problema musulmano e coloniale».  

L’impero latino

Sguardi incrociati nel e sul Triangolo, la prima parte del numero di maggio, si apre con l’articolo di Dario Fabbri, il carismatico collaboratore scientifico della rivista verso cui sta nascendo un vero e proprio culto su Youtube, come per Barbero. L’Italia tra Francia e Germania: radiografia dell’impossibile mette in luce la posizione delicatissima e di debolezza in cui si trova l’Italia, nonostante le dichiarazioni di atlantismo di Draghi: legata alla potenza egemone statunitense (che è sempre stata diffidente nei confronti della Germania e ancor di più lo è adesso di fronte ai rapporti che questo Stato intrattiene con la Russia e la Cina) e alla Germania stessa, per via del sistema manifatturiero del Nord e della solidità teutonica indispensabile per collocare i nostri buoni del Tesoro a tassi di interesse accettabili. Draghi, nel frattempo, con due mosse filoamericane, ha escluso Huawei dallo sviluppo italiano del 5 G e ha reso pubblico il caso dell’ufficiale della Marina Biot che stava passando segreti alla Russia. Nel frattempo l’Italia si è avvicinata alla Francia, in tema di Web tax, Sahel, SuperLega. Che potrà succedere? La posizione di Fabbri, al solito, è molto realistica, ma ha il pregio, come al solito, di «unire i puntini» e di farci pensare. Sullo stesso tema e alle stesse conclusioni si fissa il contributo di Giorgio Cuscito, che analizza soprattutto la presa di distanza di Draghi dal Dragone, in senso contrario a quanto fatto dal Governo Conte. 

Oliveri Kempf firma un approfondimento, La crisi di coppia franco tedesca è un’occasione per l’intesa fra Roma e Parigi, in cui potrete leggere le ragioni di un certo ottimismo verso la realizzazione dell’asse italo-francese in funzione antitedesca, con il riferimento al Trattato del Quirinale, di cui poco si parla nei media nostrani, ma che è molto importante. Di questo Trattato parla anche l’autore di L’incertezza di essere Germania, Luca Steinmann, che evidenzia le paure della Germania di fronte a un asse franco-tedesco che metterebbe in pericolo i cosiddetti “Paesi formiche” dell’eurozona a tutto vantaggio dei “Paesi cicale”, carichi di debito e favorevoli a politiche fiscali espansive e alla condivisione del debito. Paure anche nei confronti di Draghi, che peraltro più di tanto i Tedeschi non possono criticare, dato il suo passato alla Bce. Del tutto diverso il tenore dell’analisi di Pierre Emanuel Thomann, Dateci l’Italia: il Triangolo visto dalla Francia, in cui si evidenziano sia punti comuni che critici tra il nostro Paese e la repubblica semipresidenziale di Macron, che condivide con noi la volontà di porre un freno alle politiche rigoriste e neoliberiste imposte in questi anni dalla Germania all’eurozona e il futuro Trattato del Quirinale, la cui agenda però, a parere dell’autore, deve essere fissata al più presto, profittando della scadenza del mandato di Merkel e prima delle elezioni francesi, minate dai sovranisti d’Oltralpe.  

Del Trattato del Quirinale, nel dettaglio, si parla, sempre nella terza parte, nella conversazione tra Lucio Caracciolo e Vincenzo Amendola, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio per gli Affari europei. Si tratta di un accordo molto positivo, voluto da Macron, a cui lo stesso Presidente francese ha voluto dare il nome di Quirinale, con cui si rafforza la nostra cooperazione con la Francia in tema di riforma dell’Ue, politica fiscale comune, imposte sul carbone e sui giganti digitali, investimenti verdi e digitali e catene del valore che rafforzano lo spazio economico comune. Secondo Amendola pare definitivamente superato oggi, grazie al Next Generation Eu, il conflitto tra i cosiddetti Paesi frugali e i Paesi cicala. Per la prima volta la Germania ha superato il principio «schwarze Null» (zero nero) nelle ultime manovre di bilancio. 

La via Francigena degli investimenti 

In Italia-Stati Uniti: scene da un matrimonio stanco Federico Petroni ci racconta molto della percezione sbagliata che l’opinione pubblica italiana ha degli Stati Uniti e della Cina, frutto probabilmente della scarsa cultura geopolitica degli e delle italiane. Siamo convinti che gli Usa siano in declino e che la Cina diventerà a brevissimo la nuova potenza egemone, ma in quest’analisi, fondata solo sull’andamento del Pil cinese, ignoriamo una serie di dati, primo fra tutti, sempre a proposito di Cina, l’invecchiamento di una popolazione che chiede più benessere e meno spesa bellica, l’assenza di alleati e i guai che ha con Hong Kong e le minoranze etniche e religiose. Fra i Paesi satelliti degli Stati Uniti, le opinioni italiane sono in controtendenza e sembrano vedere un altro mondo. Anche se la nostra immagine internazionale è quella di un Paese inaffidabile o passivo, l’avvento di Draghi sta cercando di mettere delle pezze e di riconquistare la stima americana: bloccando l’acquisto di un’azienda cinese nel settore dei semiconduttori, mettendo vincoli allo sviluppo del 5G, dando del dittatore ad Erdogan e sposando l’agenda green di Biden che, a detta dell’autore, in estrema sintesi significherà che Banca Mondiale, Fondo Monetario internazionale e altre organizzazioni in campo commerciale imporranno condizionalità ambientali ai Paesi che chiederanno prestiti. Durante la presidenza italiana del G20 Draghi appoggerà in modo incondizionato la proposta della governatrice della Fed Yellen di una tassa minima mondiale sulle multinazionali, non tanto disinteressata, come parrebbe ad uno sguardo ingenuo come quello di chi scrive, ma probabilmente imposta per finanziare la ricostruzione americana post pandemica. Riuscire a costruire un euronucleo nell’eurozona, con il favore americano, è probabilmente l’impresa geopolitica di Draghi per non farci finire «satellite fra i satelliti». Ma non basterà: occorrerà servirci degli Stati Uniti per imporre alla Germania un cambiamento di rotta in materia fiscale e monetaria, far crescere il Sud con infrastrutture adeguate, valorizzando il fattore umano e ridando centralità al mare. L’articolo prosegue con dei suggerimenti in campo internazionale che lettori e lettrici potranno scoprire, non senza qualche sorpresa. 

Interessanti per farci comprendere come è vista l’Italia dall’esterno gli articoli di Americanus, un militare in pensione che dichiara di non fidarsi dell’Italia, l’intervista con Herfried Munkler, professore di Teoria della politica all’Università Humboldt di Berlino e di Jean Baptiste Noè, sull’atteggiamento della Francia nei confronti della Cina. Ma è in Colei che ci rese vassalli: l’America vista dalla Francia, che con una sintesi mirabile e ricca di riferimenti storici, nella bella traduzione di Viola Stefanello, ci è offerto un quadro efficace dell’evoluzione dei rapporti geopolitici tra l’Esagono, «the oldest ally of the United States», a cui la Francia offrì la Statua della Libertà, e gli Usa. Un articolo da far leggere anche alle/agli studenti a scuola, per abituarli a collegare diverse discipline e a non fossilizzarsi in saperi relegati a compartimenti stagni. Consigli alla politica economica estera della Germania di Merkel nei confronti della Cina e della Russia vengono da Heribert Dieter in Per soldi se non per principio: il problema di Berlino con la Cina, ricco di dati interessanti e poco sottolineati dai mediafondamentali anche per capire la svolta cinese verso l’autosufficienza e il sostegno alla domanda interna oltre ai pericoli rappresentati dalla violazione dei diritti umani del gigante cinese, non solo nei confronti di Hong Kong. Nella conversazione con Maximillian Terhalle, professore in visita al King’s college di Londra, si affrontano temi legati al nucleare. 

Partite non solo triangolari è il titolo della parte seconda del numero della rivista, che inizia con un interessante articolo di Fabrizio Maronta, Un euro franco, impossibile da riassumere per gli innumerevoli spunti che offre. Mi soffermerò soltanto sulla parte che riguarda l’Italia e lascio a chi leggerà il piacere di questo articolo veramente illuminante: «Nel giugno 2020, quattro mesi prima delle elezioni presidenziali, il think tank (Central for American Progress. n.d.r.) pubblica un’ampia analisi dal titolo: “Italy After Covid-19: Betrayal or Renewal?” dove, alla dura diagnosi sul tradimento (betrayal) dell’alleato europeo, segue la terapia per il suo rinnovamento (renewal). Gli Stati Uniti, infatti, hanno l’opportunità di aiutare l’Italia a ricostruire la sua economia dopo il coronavirus e di fornirle strumenti pratici per lavorare in tal senso con i suoi partner europei. […] L’Unione Europea non può sopravvivere se l’Italia continua ad affondare, (e) assicurare la stabilità del continente europeo resta interesse vitale degli Stati Uniti. L’Italia è arrivata al Covid-19 in pessimo stato. Dopo la sbornia del debito negli anni Ottanta, il paese ha […] applicato con zelo i dettami della disciplina contabile in vista dell’ingresso nell’euro e dopo, […] registrando un attivo del saldo primario per ventiquattro anni degli ultimi venticinque (e) un rapporto deficit/pil intorno al 3% per quattordici anni. Ma questo doloroso sacrificio non ha impedito che il suo debito si attestasse al 130% del prodotto interno lordo, mentre le infrastrutture nazionali si deterioravano (e) il pil pro capite arretrava». Interessante anche l’articolo di Andrea Filtri, L’Italia battistrada dell’euro digitale: un’idea geopolitica, in cui si parla di criptovalute e dell’euro digitale, mentre in Giochiamoci bene il Mediterraneo, Alberto De Sanctis ritorna sul ruolo strategico dell’Italia in Libia e in Libano, nonché come potenza marittima. Sulla Turchia, la sua voglia di entrare a pieno titolo nel consesso europeo e molto altro è illuminante l’analisi di Daniele Santoro, che consiglio vivamente di leggere. Della terza parte si è detto, ma il quadro si completa con un articolo che interesserà che si appassiona agli studi storici: Napoleone Bonaparte, Primo Presidente della Repubblica italiana e con la conversazione di Caracciolo e Maronta con il professor Capogrossi Colognesi: La lezione di Roma.  

 

Prima Repubblica italiana- 1803

La quarta e ultima parte, Il triangolo secondo i superatlanticici parla di Brexit, delle volontà indipendentiste di Scozia e Irlanda, della posizione inizialmente scettica dell’Olanda nei confronti dell’Ue ed oggi un po’ più morbida per una serie di ragioni. Chiude il numero una conversazione con l’ambasciatrice polacca: Il nostro problema è la Russia. La nostra garanzia resta l’America. 

Non si può concludere questa recensione senza citare un’appendice interessantissima, Quando l’inglese si fa maschera, il Green “New Deal” di Elio Cirillo, un’indagine semantica di come l’espressione inglese (che si vorrebbe lingua franca quando all’interno dell’Unione sono rimasti solo due Stati a parlarla, l’Irlanda e Malta) Green New Deal sia stata svilita del suo significato vero, quello usato prima da Mark Twain e poi da Roosevelt, per trasformarla in qualcosa di assolutamente europeo. Con Roosevelt Deal significava soprattutto riforma inclusiva e redistributiva. E oggi nell’Unione Europea che cosa ha finito per significare? Lasciamo a chi legge la curiosità della scoperta. 

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Articolo di Sara Marsico

Sara Marsico.400x400.jpg

Abilitata all’esercizio della professione forense dal 1990, è docente di discipline giuridiche ed economiche. Si è perfezionata per l’insegnamento delle relazioni e del diritto internazionale in modalità CLIL. È stata Presidente del Comitato Pertini per la difesa della Costituzione e dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano. I suoi interessi sono la Costituzione , la storia delle mafie, il linguaggio sessuato, i diritti delle donne. È appassionata di corsa e montagna. 

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