In viaggio con George Sand

Nohant-Vic è un piccolo borgo francese, di neanche 500 anime, all’estremo sud della Valle della Loira. È lì che tanti anni fa decisi di recarmi, in una mattina densa di nebbia, per visitare uno dei luoghi di George Sand: la vecchia casa della nonna dove lei spesso si rifugiava e dove scrisse la maggior parte  dei suoi romanzi. 

George Sand

George Sand, sin da quando ero ragazzina, aveva destato la mia curiosità per il nome maschile che nascondeva la sua vera identità. Ho scoperto, in seguito, come tante altre avevano usato lo stesso stratagemma e ne ho compreso il motivo. Ma nel frattempo ero cresciuta e avevo maturato la consapevolezza delle grandi difficoltà, per una donna, di affermarsi e imporsi in tanti ambiti, proprio perché appartenente al genere femminile. 

George Sand era nata a Parigi il 1° luglio del 1804 e il suo vero nome era Amantine Lucille Aurore Dupin. Si racconta che venne alla luce in modo inusuale: durante un ballo a cui sua madre, Sophie Delaborde, non aveva voluto rinunciare. 

Restò orfana di padre a soli quattro anni quando il genitore, proprio nella casa di Nohant-Vic, cadde da cavallo e perse la vita. Dopo l’incidente, Aurore resterà lì per una decina d’anni, tranne un breve periodo trascorso in un convento di suore agostiniane inglesi a Parigi, confortata dalla nonna e istruita dal precettore del suo sfortunato padre. Fu proprio il precettore che le insegnò a cavalcare e per poterlo fare acconsentì che lei si vestisse con indumenti maschili. 

Ad appena 18 anni si sposò con il barone Casimir Dudevant e mise al mondo due figli: Maurice e Solange. Ma questa storia d’amore non durò a lungo. Il marito era un uomo violento e la scrittrice chiese la separazione «per lesioni gravi, abusi e maltrattamenti», ottenendola dopo un processo durato ben tre anni. Riacquistata la libertà, approdò a Parigi e si innamorò di un giovane scrittore, Jules Sandeu, con cui intrecciò una relazione e dal cui cognome abbreviato prese lo pseudonimo. I due andarono a vivere in una soffitta con vista sulla Senna. 

Statua raffigurante George Sand ubicata in Francia

A Parigi, Aurore si trovava a disagio tra persone aristocratiche e dame eleganti e un giorno, come scrive lei stessa nella sua autobiografia, Storia della mia vita, decise di travestirsi da uomo per recarsi a teatro, preferì così usare spesso l’abbigliamento maschile: «… Mi feci fare una redingote di pesante panno grigio, con pantaloni e panciotto in tinta. Aggiungendovi un grande cappello grigio ed una grande cravatta di lana… mi è impossibile descrivere la gioia che mi davano gli stivali: li avrei tenuti volentieri anche per dormire… Mi sembrava che avrei potuto fare il giro del mondo. Senza contare che con quegli abiti non avevo paura di nulla: uscivo con qualunque tempo, rientravo a qualunque ora, sedevo in platea a teatro, perché nessuno mi guardava e nessuno indovinava che si trattava di un travestimento… non ero più una dama…». 
Quando iniziò a scrivere, decise di sottoporre la sua iniziale produzione letteraria a Monsieur de Kèratry, uno stimato letterato del tempo. Aurore voleva avere dei consigli da quest’uomo che invece le disse: «Vedete, in due parole, ad essere sincero, penso che una donna non debba scrivere». A quella frase, la scrittrice reagì immediatamente: «Mi alzai e uscii senza stizza perché avevo più voglia di ridere che di arrabbiarmi. Monsieur de Keratry mi seguì nell’anticamera dove mi trattenne qualche istante per sviluppare la sua teoria sull’inferiorità delle donne e sull’effettiva impossibilità, anche per la più intelligente, di scrivere un buon libro e, dal momento che io stavo andandomene senza discutere e senza rispondergli per le rime, terminò la sua arringa con un finale napoleonico che doveva schiacciarmi. Credetemi ― mi disse con gravità mentre io aprivo l’ultima porta del suo santuario ― non fate libri, fate bambini. Gli risposi, scoppiando a ridere e chiudendogli la porta sul naso ― Tenetevi il consiglio per voi―». 

Da quel momento dalla sua penna uscirono una settantina di romanzi, innumerevoli racconti, drammi teatrali e circa quarantamila lettere. Quasi tutti con lo pseudonimo di George Sand. 

La scrittrice lasciò una traccia molto profonda nella letteratura francese. Era diventata famosa e passava da un successo letterario ad un altro. I suoi scritti contribuirono alla formazione di parecchi grandi letterati, uno di questi fu Marcel Proust che, nel suo Dalla parte di Swann, tra i libri della propria infanzia cita i cosiddetti “romanzi campestri” di Sand, tra cui il famoso Francesco il trovatello

Ed ancora tra le sue opere si possono ricordare IndianaLa piccola FadetteLa palude del diavolo e Lèlia che provocò tanto scandalo in quanto racconta di una donna mai appagata dai suoi amanti. 

«Una seduzione fatta di versi, di parole»: così venne definita la sua scrittura. 

In Aurore Dupin scelte di vita e scelte artistiche sembrano coincidere; in lei emerge fortemente la consapevolezza di essere un’artista conscia del proprio talento. 

La sua fu una vita piena di viaggi e piena di amori. Visitò le città più belle d’Italia con Alfred de Musset e finita questa relazione ne intrecciò un’altra con Fryderyk Chopin: una passione travolgente che durò ben otto anni. 

Tra un viaggio e l’altro, il suo rifugio preferito era proprio la casa di Nohant.  

In quella abitazione riceveva i suoi amici ed i suoi amanti. Dopo una sua visita in quel luogo, Honorè de Balzac scrisse: «Ho trovato il compagno Sand avvolto nella sua vestaglia, con indosso pantaloni rossi, fumava il sigaro dopo cena e scriveva tantissimo». 

Anche Flaubert scrisse un pensiero su di lei: «Si doveva conoscerla come l’ho conosciuta io per comprendere quanto vi era di femminile in questo grande uomo, per conoscere l’immensa tenerezza di questo genio». 

Aurore per i suoi amici letterati era “un grande uomo”, la sua confusa identità era il prezzo da pagare per non aver voluto aderire al modello femminile dei primi dell’Ottocento. Lei stessa scrisse: «Le donne ricevono un’educazione deplorevole; è quello il grande crimine degli uomini nei loro confronti. Hanno portato l’abuso ovunque, accaparrandosi i vantaggi delle istituzioni più sacre. Sono riusciti a coronare questa schiavitù e questo abbrutimento delle donne che oggi dicono essere di istituzione divina e di legislazione eterna». 

Le indicazioni per raggiungere la dimora di Nohant

Nei suoi soggiorni nella casa di Nohant, la scrittrice instaurò rapporti d’amicizia con camerieri e cameriere, visitava e aiutava le famiglie contadine povere del borgo, insegnava a scrivere e a leggere ai loro figli e figlie. 

Ma ad un certo punto si rese conto che quel luogo era diventato troppo affollato e non le dava più la giusta concentrazione per scrivere. E lei scappò. Si rifugiò, con un suo giovane amante incisore, in un altro borgo incantevole della Francia: Gargilesse Dampierre, dove, in due stanzette arredate spartanamente, ritornò a scrivere. Quella piccola casa venne definita da lei stessa «la cabina di una nave». 

Molti, dopo la sua morte avvenuta l’8 giugno del 1876, dissero che era stata «una donna geniale nata con cento anni di anticipo». 

La visita alla sua residenza di Nohant è un’immersione nella vita della scrittrice. In quel piccolo borgo pieno di pace e di silenzio pare veramente di essere catapultati indietro nel tempo. La casa è una grande dimora borghese di circa una trentina di stanze immutate nell’arredamento di quasi due secoli fa. L’ampia cucina a pianoterra e poi lo studio con la sua scrivania e la camera da letto con la tappezzeria azzurra e innumerevoli quadri alle pareti. In altre stanze imponenti librerie e un pianoforte in un angolo. Avevo l’impressione, girovagando per quegli ambienti così intimi, di vederla intenta a scrivere, pagine su pagine. 

All’esterno dell’abitazione, un grande parco di sei ettari: anche questo è visitabile. E pure lì immaginavo di vederla in sella alla sua cavalla Colette. 

Maison de George Sand (a sinistra). Il giardino (a destra)

La quiete di quei luoghi fa comprendere come il posto fosse l’approdo sicuro per uno spirito ribelle e anticonformista. 

Proprio lì Aurore finì i suoi giorni e ora riposa nel piccolo cimitero accanto al giardino, in una semplice tomba di pietra grigia con su scritto lo pseudonimo che aveva scelto: George Sand. 

***

Articolo di Ester Rizzo

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Laureata in Giurisprudenza e specializzata presso l’Istituto Superiore di Giornalismo di Palermo, è docente al CUSCA (Centro Universitario Socio Culturale Adulti) di Licata per il corso di Letteratura al femminile. Collabora con testate on line, tra cui Malgradotutto e Dol’s. Per Navarra edit. ha curato il volume Le Mille: i primati delle donne ed è autrice di Camicette bianche. Oltre l’otto marzoLe Ricamatrici e Donne disobbedienti.

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