Regine del ghiaccio: le pioniere del pattinaggio

 Nato con lo scopo iniziale di agevolare gli spostamenti su lunghe distanze in paesi caratterizzati da inverni lunghi e rigidi, il pattinaggio su ghiaccio si afferma come sport in senso stretto a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, ovvero quando le prime federazioni cominciano a redigere regolamenti ufficiali e a organizzare competizioni internazionali. 
All’epoca la specialità individuale era appannaggio esclusivo degli uomini e il fatto che solo questi potessero competere in gare formali era dovuto alla differente concezione che si aveva della disciplina: infatti, al contrario di oggi, il pattinaggio era ritenuto uno sport virile e di conseguenza poco consono alle donne, le quali dovevano limitarsi a praticarlo soltanto a livello ricreativo. 
Tuttavia, questa non era che una banale supposizione delle federazioni, che difatti — dandola per scontata — non avevano ritenuto necessario inserire nei regolamenti. Per questo quando Florence Madeleine “Madge” Cave in Syers si iscrisse ai campionati mondiali del 1902, nello stupore generale, il comitato organizzativo non aveva nulla a cui appellarsi per impedire la sua partecipazione all’evento. 

Madge Syers

Quella della giovanissima pattinatrice britannica fu quindi una vera e propria azione rivoluzionaria: non vi erano ancora competizioni dedicate alla categoria femminile ma lei voleva gareggiare, e lo fece confrontandosi con altri quattro uomini, ottenendo anche una storica medaglia d’argento — nonostante i commenti del tempo la definissero la vera vincitrice. Madge Syers può dunque essere ritenuta la pioniera del movimento femminile relativo a questo sport, colei grazie alla quale, quattro anni più tardi, venne legittimato il primo campionato mondiale femminile, disputato a Davos nel 1906 — da lei vinto — mentre per l’introduzione del circuito femminile nelle competizioni europee bisognerà attendere fino al 1930. 
Madge riuscì inoltre a salire sul gradino più alto del podio anche in occasione della rassegna iridata dell’anno successivo e nel 1908 divenne la prima campionessa olimpica del pattinaggio di figura (in quell’anno, infatti, il pattinaggio aveva fatto il suo esordio tra le discipline sportive dell’unica rappresentazione delle Olimpiadi allora vigente — ossia quella estiva — ma nel 1924 passò definitivamente nel programma di gara dei nuovi Giochi olimpici invernali). 

A raccogliere l’eredità di questa tenace pattinatrice sono state dapprima le ungheresi Lily Kronberger e Opika von Méray Horváth, campionesse mondiali rispettivamente dal 1908 al 1911 e dal 1912 al 1914, e successivamente — dopo l’interruzione dovuta allo scoppio del primo conflitto mondiale — l’austriaca Herma Szabo e la norvegese Sonja Henie. 

Herma Szabo – Giochi olimpici invernali Chamonix 1924

Herma Szabo proveniva dalla famiglia che per prima aveva deciso di investire nel pattinaggio — gli Engelmann — rendendo la scuola viennese praticamente inarrestabile tra l’inizio degli anni ‘20 e la fine degli anni ‘30. Suo nonno rimase, infatti, talmente rapito dal talento di quelle pattinatrici e di quei pattinatori che stavano cominciando a dare vita al connubio tra arte e tecnica che contraddistingue questo sport, che decise di realizzare una pista presso la sua abitazione nel quartiere Hernals di Vienna, allagando una parte del proprio giardino. Da lì alla licenza per aprire la pista al pubblico il passo fu breve e così, nel 1871, nacque ufficialmente la pista Engelmann, tuttora esistente dopo la ricostruzione dovuta ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Seguendo le orme della madre e dello zio, Herma Szabo ottenne dei risultati ancora più eclatanti: vinse cinque titoli mondiali consecutivi e nel 1924 fu la prima donna a ottenere una medaglia d’oro ai Giochi olimpici invernali, in quanto in quella prima edizione la gara femminile di pattinaggio di figura rappresentava l’unica competizione femminile in programma. 

Sonja Henie

Sonja Henie, invece, pur non provenendo da una famiglia dedita a questa disciplina, collezionò così tanti successi da essere considerata ancora oggi una delle più importanti campionesse della storia del pattinaggio di figura. A soli quindici anni vinse il primo oro mondiale, al quale si andranno a sommare gli altri nove — conquistati tutti uno dopo l’altro, ininterrottamente, tra il 1927 e il 1936. Inoltre è una delle pochissime atlete al mondo a poter vantare ben tre titoli olimpici consecutivi (nel 1928, nel 1932 e nel 1936). Terminata la carriera come pattinatrice, Sonja intraprese quella di attrice, senza tuttavia abbandonare il ghiaccio: trasferitasi nella capitale del cinema prese parte a molteplici commedie musicali di carattere romantico — talvolta ispirate alla sua vita — nelle quali si esibiva sui pattini ed eseguiva bellissime coreografie, dando quindi mostra del suo talento e della sua eleganza. Tra le pellicole più note si ricordano Turbine bianco (1936), Scandalo al Grand Hotel (1937), Serenata a Vallechiara (1941) e Tra le nevi sarò tua (1942). 

Sonja Henie è però ricordata anche per un altro aspetto molto interessante, ossia quello che concerne il mutamento nell’abbigliamento tipico del pattinaggio dalla fine dell’Ottocento al XXI secolo. 
Inizialmente, infatti, non vi erano regole fisse rispetto agli abiti che i pattinatori dovevano indossare per poter gareggiare, specie perché la pratica di questo sport era indirizzata — come abbiamo visto — esclusivamente agli uomini, i quali pattinavano vestiti come erano soliti andare a passeggio. Le cose cominciarono a cambiare già con Madge Syers, poiché in seguito alla sua “illecita” partecipazione ai campionati mondiali maschili del 1902 l’ISU (International Skating Union, la federazione internazionale del pattinaggio su ghiaccio) colmò la lacuna nel regolamento, vietando dunque alle donne di prendere parte alle competizioni ufficiali, adducendo come scusa quella che le gonne da loro indossate fossero troppo lunghe, tanto da impedire ai giudici di osservare e valutare i movimenti dei loro piedi. 
Madge però non demorse e, anzi, cominciò ad allenarsi e a partecipare a eventi non ufficiali con delle gonne che arrivavano alle caviglie. Ella venne subito imitata e, più o meno consapevolmente, fu promotrice della nuova moda del tempo fra le pattinatrici — tendenza che nel 1906 di certo contribuì alla nascita dei primi campionati mondiali femminili. Da quel momento in poi, a poco a poco, le gonne diventarono sempre più corte: generalmente arrivavano poco sotto le ginocchia, in modo tale da lasciare scoperto tutto lo stivaletto del pattino — all’epoca molto più alto, in quanto gli esercizi che venivano eseguiti erano meno elaborati e quindi non necessitavano della flessibilità e della libertà di movimento che invece assicurano i pattini odierni. 

Sonja Henie, Giochi olimpici invernali
Chamonix 1924

Tuttavia, la prima a indossare il gonnellino sopra il ginocchio — e pertanto a dare il via allo storico mutamento del vestiario sportivo femminile nel settore — fu una giovanissima Sonja Henie, alla quale venne fatta questa concessione proprio in virtù della tenera età: si trattava infatti del suo debutto, avvenuto proprio in occasione della prima edizione dei Giochi olimpici invernali, e lei aveva solamente undici anni. Ovviamente tutte le pattinatrici presero a modello il suo stile, passando a indossare queste nuove gonne corte, che erano molto più comode e pratiche e permettevano movimenti molto più ampi — fattore che ne garantì la fortuna, in quanto fino al 2004 fu l’unica tipologia di abbigliamento concessa alle atlete (tute e pantaloni, infatti, non erano ancora consentiti). 

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Articolo di Arianna Zelli

Arianna Zelli è nata a Roma nel 1997 e si è laureata in Scienze della Comunicazione all’Università Roma Tre, presso la quale frequenta la magistrale in Informazione, Editoria e Giornalismo. La sua più grande passione è la scrittura e spera che un giorno questa possa diventare la sua professione.

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