Equitazione al femminile. Anna di Windsor, una campionessa ‘reale’

Nelle ultime settimane si è parlato molto della famiglia reale britannica, della quale la maggior parte di noi spesso ha un’immagine seria e composta (scandali e interviste shock a parte), ma soprattutto l’idea di famiglia impegnata nei vari doveri istituzionali e nelle diverse azioni filantropiche.

La famiglia reale in un’apparizione pubblica dal balcone di Buckingham Palace, anni ‘60 ca.

Tra i componenti della famiglia Windsor spicca sicuramente la figura della principessa reale Anna, figlia di Elisabetta II e di Filippo di Edimburgo, recentemente scomparso. Infatti, non tutti sanno che l’unica figlia della regina inglese non solo si impegna costantemente nel patrocinare centinaia di fondazioni benefiche e caritatevoli (tra cui ricordo il ruolo di presidente per Save the Children), ma che è stata anche una grande sportiva.

Quale sport, potete certo immaginarlo. Perché l’amore per i cavalli scorre nel sangue di tutta la famiglia; Elisabetta e Filippo sono sempre stati due grandi appassionati di ogni disciplina e non stupisce che Anna sin da bambina si sia avvicinata all’equitazione. Ma a quale ambito equestre si sia dedicata la principessa Anna devo ammettere essere sorprendente. Non parliamo infatti dell’elegante dressage o dell’inglesissimo polo, ma si tratta di una delle più dinamiche — e pericolose — attività che si possano praticare in sella: il “completo”.

Una giovane principessa Anna si avvicina all’equitazione sin da piccola (a sinistra)
La principessa Anna mentre affronta un ostacolo durante una competizione nella prova del cross-country (a destra)

Per chi non lo sapesse il “completo” è una disciplina in cui il cavaliere/l’amazzone deve cimentarsi in tre prove: il dressage, il salto a ostacoli e il cross-country. Una disciplina ‘completa’ appunto in cui sono richiesti tecnica e sangue freddo.

La principessa Anna durante gli Europei di Kiev nel 1973, insieme al cavallo Goodwill

Tra le tre competizioni del completo il cross-country è sicuramente quella più adrenalinica; il cavaliere/l’amazzone deve affrontare degli ostacoli fissi ad alta velocità su terreni variabili, rischiando persino la vita. Non proprio una ‘passeggiata’, dunque.

Eppure, la principessa Anna si dedica a questa disciplina sin da quando aveva 11 anni, e non senza successi. Annovera infatti numerose vittorie nazionali e internazionali, un oro e due argenti agli Europei del 1971 e del 1975. I cavalli entrano anche nella sua sfera privata: nel 1970 infatti conosce sui campi di gara Mark Phillips — anche lui cavaliere e campione della disciplina — con cui condivide la vittoria a squadre ai Campionati europei di Burghley. Anna sposa Phillips nel 1973 e insieme hanno due figli: Peter e Zara. Il sogno equestre di Anna tuttavia sono le Olimpiadi, e dopo numerosi sacrifici riesce finalmente ad ottenere la qualifica olimpica, diventando la prima reale britannica della storia a partecipare ai Giochi, svoltisi a Montreal nel 1976.

L’intera famiglia reale inglese a Montreal nel ‘76, supporta e commenta gli allenamenti di Anna

Ma in Canada qualcosa va storto: durante la prova del cross-country Anna cade da cavallo, suscitando preoccupazioni in tutta la sua famiglia lì presente. Tuttavia, dopo qualche minuto a terra, si rialza e riesce a portare a termine il percorso, nonostante abbia perso ogni possibilità di conquistare una medaglia. Si scoprirà dopo che ha due vertebre rotte e un notevole trauma alla testa, che le ha anche cancellato ogni ricordo della gara e della caduta.

La principessa Anna tiene un discorso in quanto presidente del Comitato olimpico britannico (a sinistra)
La principessa Anna sostiene la squadra inglese alle Olimpiadi di Londra (a destra)

Nonostante il brutto incidente e la delusione canadese Anna non si abbatte e inizia un lungo e faticoso percorso di recupero, che riesce a riportarla in sella molti mesi dopo. E la cosa sorprendente è che gareggia nuovamente e si classifica a livello nazionale e internazionale (ricordo un sesto posto ai Badminton Horse Trials del 1979) fino agli anni Ottanta.

La principessa Anna premia la figlia Zara Philips
alle Olimpiadi di Londra, 2012

La carriera sportiva di Anna tuttavia non finisce qui, perché, dopo aver dovuto inevitabilmente lasciare l’equitazione professionale a causa dei numerosi impegni istituzionali e familiari, è la prima donna a presiedere la Fei (Federazione Equestre Internazionale) dal 1986 al 1994. Dal 1983 sino ad oggi invece ricopre il ruolo di Presidente del Comitato olimpico britannico, accompagnando e supportando ogni quattro anni il team inglese durante i Giochi.

Insomma, una donna impegnata su tanti fronti, una principessa testarda e coraggiosa che ha saputo affrontare sempre con decisione gli ostacoli della vita. E guardando queste foto nessuno potrebbe mai pensare che dietro alla giovane donna che affronta con disinvoltura e grinta i difficili percorsi a cavallo, si nasconda un membro di una delle istituzioni più serie, antiche e formali del nostro tempo.

Il fatto più curioso? È che l’amore per lo sport equestre Anna lo ha passato a sua figlia Zara, anche lei una grintosa ‘completista’. E ‘l’amaro in bocca’ lasciato da Montreal 1976 nel 2012 finalmente scompare; Zara, infatti, ottiene l’argento a squadre a Londra e — ironia del destino — è proprio la madre Anna a consegnarle la medaglia.

Ma questa è un’altra storia…

***

Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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