Ritagli di memoria

Concorso Sulle vie della parità VIII edizione 2020/21

Sezione B, Narrazioni. Le donne nella memoria. La memoria delle donne

Incipit 4 di Adil Bellafqih

Non era una foto ma un ritaglio di giornale ingiallito e dai bordi smangiati infilato tra le pagine dell’album. Capitava sempre più raramente che sua nonna si avventurasse nel viale dei ricordi. Quelle vecchie foto sembravano l’unico antidoto che arginava per qualche ora (quando andava bene) l’Alzheimer. Per questo cercava di portare pazienza e quando la nonna gli chiedeva un album, lui ne prendeva uno dal mucchio e lo sfogliavano insieme.
Nel ritaglio di giornale c’era l’immagine di una ragazza che faceva roteare un reggiseno, la gonna sfrangiata a danzarle attorno alle gambe nude. Il volto non doveva essere nitido nemmeno all’epoca e ora era tutto sfuocato, ma quella massa di capelli ricci gli era familiare. «Nonna? E questo?» chiese trattenendo una risata.

Il ragazzo avvicinò la foto alla nonna, divertito e incuriosito dai retroscena del ritaglio, nella speranza che lei potesse ricordare qualcosa. Appena la vide, subito gli occhi dell’anziana si illuminarono, le guance assunsero un colore roseo e le labbra formarono un dolce sorriso rugoso: il nipote non l’aveva mai vista così. La faccenda si faceva sempre più interessante: «Nonna, raccontami, ti prego!».

Lei prese il ritaglio tra le mani, lo fissò con il volto illuminato da una luce di felicità e poco dopo iniziò a parlare: «Era il 7 settembre 1968, data che ricorderò per sempre perché fu il giorno in cui conobbi anche tuo nonno. Era una giornata particolare, mi era stata chiesta la partecipazione a una protesta contro Miss America. Sai, Michael, tua nonna odiava con tutte le sue forze quel concorso in cui si permettevano di giudicare le donne su standard di bellezza impossibili, per comandarle e farle sembrare dei ridicoli manichini. Come se la nostra unica ambizione al tempo potesse essere quella di diventare delle bambole per quegli sporchi uomini! Ah, ma io la so bene la loro storia! Mandavano le vincitrici in Vietnam per intrattenere le loro truppe, persino in Vietnam, capisci Tom?»

La nonna continuò ad infuocarsi così tanto che il nipote non ebbe il modo di ricordarle il suo vero nome; d’improvviso lei si fermò per poi rivolgersi verso la finestra e calmarsi con un sospiro, senza più dire una parola. A quel punto Michael capì e indicò alla nonna il ritaglio di giornale. La nonna Robin guardò l’immagine e assunse la medesima espressione di qualche momento prima, tra il felice e l’imbarazzato: «Ah, che ricordi! 7 settembre 1968, data che ricorderò per sempre perché fu il giorno in cui conobbi tuo nonno. In quel pomeriggio incandescente, io ed altre ragazze eravamo riunite sul lungomare di Atlantic City per protestare contro Miss America. L’organizzatrice della protesta aveva il mio stesso nome e il mio stesso odio verso quell’opprimente concorso. Era una certa Robin Mar… Meg… Mor… Morgan!» Al solo pronunciare quel nome, le si riempiva il cuore di orgoglio. «Non sai quanto l’ammirassi! Era una donna forte e coraggiosa, lei sì che aveva grinta da vendere. In quel lungomare la vidi per la prima volta e piangeva di gioia, non si era aspettata di poter riunire tante donne con il suo stesso desiderio di liberazione femminile. Riuscii persino a farmi raccontare come aveva organizzato l’evento con così poche risorse e senza alcun tipo di sostegno da parte degli uomini. Al tempo per noi era una grande svolta».

Ancora una volta l’anziana sospese il discorso, mentre lo sguardo si faceva sempre più lontano, con la serenità nel volto. Michaelle toccò con gentilezza il braccio e, quando ella riportò la mente e lo sguardo verso il nipote, il ragazzo indicò con un gesto ormai meccanico l’immagine. Stessa espressione e stesse parole: «7 settembre 1968, data che ricorderò per sempre perché fu il giorno in cui conobbi tuo nonno!». «Raccontami nonna, per favore!». E a quel punto continuò: «Steve, devi sapere che tua nonna da giovane era una vera leonessa che non si fermava davanti a nulla e che sapeva bene per cosa lottare! Quel caldo giorno noi donne marciavamo e ognuna di noi lanciava e sventolava oggetti che rappresentavano l’oppressione: c’erano cinture, scarpe col tacco alto, reggiseni, copie della rivista Playboy e bigodini. In un primo momento li facevamo roteare nell’aria orgogliosamente, poi un gruppetto di ragazze portò un enorme bidone della spazzatura con scritto “Freedom Trashcan”; capimmo subito che dovevamo gettare lì tutti quegli oggetti e così fu. L’idea era di bruciarli ma non fu possibile e, nonostante ciò, si sparse comunque la voce dei reggiseni bruciati dopo la pubblicazione da parte di un giornalista del New York Post che pensava sarebbe stato un titolo interessante per scrivere il suo articolo».

La nonna si interruppe bruscamente con lo sguardo perso nel vuoto, ma nell’attimo in cui Michael alzò il braccio nell’intento di “svegliarla”, nonna Robin gli prese il braccio con vigore continuando: «Tu pensa quante ne abbiamo fatte in quel giorno, John! Alcune di noi erano riuscite a intrufolarsi nello spettacolo in diretta di Miss America per innalzare uno striscione fatto di lenzuola con scritto “Liberazione delle donne” e ciò fece molto scalpore. Ma anche noi all’esterno ci siamo date da fare, eh! Abbiamo utilizzato una vera e propria pecora per farne la nostra Miss America, incoronandola sul lungomare. Rappresentava una denuncia verso le concorrenti che obbedivano alla cieca, pur di vedere riconosciuta la propria bellezza. Ho sentito dire che l’avevano presa in affido da una fattoria del New Jersey! Quel giorno fu pieno di emozioni. Sono fiera di aver partecipato a un evento simile, un passo davvero importante per i diritti delle donne».

La nonna sembrava aver terminato il suo racconto, ma a Michael rimaneva un interrogativo: come aveva incontrato il nonno? Allora, preso dalla curiosità, scosse leggermente la nonna indicando il ritaglio e rivolgendole poi la domanda, così nonna Robin ricominciò la sua narrazione: «Questa foto fu scattata il 7 settembre 1968, data che ricorderò per sempre perché fu il giorno in cui lo conobbi. In quel giorno tuo nonno aveva assistito a tutta la protesta di noi donne al concorso di bellezza di Miss America, di cui ti parlerò un’altra volta… Tuo nonno Oliver, come ben sai, ha da sempre la passione per la fotografia, molti di quegli album nella nostra libreria sono opera sua. Sai anche che da allora mi ripete ogni giorno che sono la sua musa! A proposito: dov’è ora, Sammy?» chiese, rivolgendosi al nipote.

Michael le ripeté l’ennesima scusa per giustificare la sua assenza, dato che ormai nonno Oliver non c’era più. Li aveva lasciati qualche anno prima ma sua nonna Robin, non potendo più metabolizzare nuovi ricordi, non aveva mai affrontato il lutto, quindi non ne era consapevole. «Ehm… è uscito un attimo per fare la spesa, mi ha chiesto di farti compagnia». «Quel mascalzone! Con la scusa di fare la spesa, compra sempre dei nuovi album per le sue foto e pensa anche che io non lo sappia!». L’anziana a quel punto aggrottò le sopracciglia e alzò le braccia al cielo, in segno di dissenso.

Michael non riusciva più a resistere alla curiosità perché non aveva mai sentito la storia del loro incontro. Ripeté frettolosamente il rituale per farla continuare e così, dopo la solita frase introduttiva, finalmente riprese: «Al tempo tuo nonno era un fotografo e viaggiava tutto il mondo per seguire la sua passione. Capitò per caso in quel lungomare. Si ritrovò immerso tra le donne e, proprio mentre sventolavamo con un senso di liberazione i nostri indumenti e le riviste, scattò la foto. Tuo nonno è convinto che sia stata la macchina fotografica ad indicargli proprio me fra tutte; pensa sia stata lei a permettere di incontrarci. Infatti, dopo aver guardato la foto, si innamorò perdutamente di me. Nonostante fosse molto timido, proprio quel giorno prese coraggio e mi si avvicinò. Si dichiarò a cuore aperto senza nemmeno conoscermi e proprio durante una protesta tutta al femminile! Rimasi paralizzata in un miscuglio di emozioni indescrivibile. Così lui, per lenire l’imbarazzo, mi mostrò la foto chiedendomi di poterla pubblicare con un suo articolo. Mi consultai con le mie compagnie e accettai, alla condizione l’articolo fosse sotto la mia supervisione, perché fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio! Nei giorni successivi, come stabilito, incontrai tuo nonno che scriveva occasionalmente per i quotidiani per guadagnarsi qualche soldo in più. Nonostante i miei numerosi rifiuti, lui non si arrese mai: continuò imperterrito a farmi la corte fino a quando non mi innamorai di lui. È così che conobbi tuo nonno».

Michael alla fine del discorso si rese conto che, nonostante si fosse interrotta qualche volta, era riuscita a parlare di uno stesso argomento per così tanto tempo soltanto grazie a quel ritaglio sfocato. Per essere un ricordo così nitido doveva essere davvero importante. D’improvviso lo sguardo della vecchia signora divenne nostalgico, ma rimase sul volto il suo solito sorriso.

A Michael sembrò per un attimo che fosse consapevole della morte del marito. Poi Robin si addormentò nel letto con le guance rigate di lacrime e la gioia nel volto. Allora Michael ripose il ritaglio nell’album e lo appoggiò nell’antica libreria. Prima di andarsene, rimboccò le coperte, spense la luce e si voltò ancora una volta verso la nonna addormentata: anche lui si era commosso e non riusciva a darle la buonanotte.

Fu proprio quella l’ultima storia che sentì dalla sua dolce nonna Robin.

Il racconto è stato ideato da Maria Cionna, allieva della classe V D del Liceo Artistico Edgardo Mannucci di Ancona, sotto la guida della professoressa Cecilia Maria Coppari. La giuria lo ha premiato con il Secondo Premio ex aequo per le Classi Quinte con la seguente motivazione:

«È un buon lavoro: documentato e aderente sia all’incipit che al tema proposto, sciolta e corretta l’espressione. Il testo riesce a rendere in modo vivo la storica contestazione del concorso di Miss America ad Atlantic City e si rivela equilibrato nella realistica rappresentazione della ripetitività determinata dalla demenza, ma anche del peculiare rapporto fra l’anziana donna e il nipote, e nella delicata allusione finale».

Il racconto è stato premiato anche nell’ambito del Concorso Sulle vie della parità nelle Marche, sezione regionale del Concorso nazionale di Toponomastica femminile, promosso dall’Osservatorio di Genere.

***

Articolo di Loretta Junck

qvFhs-fC

Già docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile. curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

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