Il Cammin di Nostra Vita

Concorso Sulle vie della parità VIII edizione 2020/21

Sezione B, Narrazioni. Le donne nella memoria. La memoria delle donne

Incipit 1 di Mariapia Veladiano

«Ah certo che puoi vivere anche così. Senza sapere davvero da dove arriva la libertà che hai. Libera di uscire da sola, con tutte le attenzioni, sicuro, attenta a dove metti la bicicletta, oppure tra un po’ l’automobile, se la strada da percorrere a piedi da sola è illuminata, se è una zona sicura, altrimenti trovi chi ti accompagna o cambi parcheggio, in effetti non siamo ancora libere del tutto. Vi abbiamo lasciato un po’ di lavoro da fare. Comunque puoi diventare quello che vuoi, giudice, astronauta, militare e chissà se è una conquista, rettrice all’università. Poi lo fanno in pochissime, perché rinunciate, al primo figlio, perché non ci sono i nidi, perché non vi danno il part-time. Perché sognate le cose sbagliate. Ma i diritti ci sono, sulla carta, la Carta costituzionale, ve li abbiamo conquistati uno a uno. Siete nate con i diritti e pensate che ci saranno sempre. Come l’aria. L’acqua. La libertà di parola. Ma non è così. È un attimo e ve li tolgono. Bisogna sapere, bisogna sapere quanto vale quello che abbiamo».
«Dunque. Ma non è che avresti dei fatti da raccontare?», chiede Adele.
«Fatti?».
«Sì. Così sembra un po’ una predica. Se racconti qualcosa che hai visto è più facile farsi leggere. Mi piacerebbe una storia. Se ti ricordi».
«Oh! Sicuro. Alla fine sono tutte storie, le nostre vite. Ascolta allora.

Sono nata a Firenze nel 1266 o forse no. Penso che la mia vita sia stata parecchio breve, appena un soffio, se così la si vuole definire. Il famoso uomo che tanto nei suoi scritti diceva di amarmi neppure al mio vero nome si è riferito; io mi chiamo Bice. Ora non è detto che voglia essere me in questa storia, anzi preferisco solo riferirmi al percorso fatto da Dante. Che probabilmente oserò stravolgere. Dato che sono già morta, la mia libertà è quella di poter essere nel futuro, oltre la mia epoca, nel vissuto di altre, partecipe di grandi imprese. In questo percorso mi ispirerò anche al colto Virgilio, una guida senza tempo che illustra la strada. Io mi sono sposata a 19 anni, ma potrei essere la stessa che è diventata ingegnere a 25 e rimasta single fino ai 40, oppure con un figlio a 16 o tanti gatti verso i 60. Insomma una donna qualsiasi, con diverse possibilità, che si muove tra i gironi dei secoli e prova a descrivere parte di questo suo peregrinare. Con l’avanzare del racconto mi personificherò in alcune donne e narrerò le vicende con la loro voce. Un’ avventura. Io come Bice, tornerò dopo. Comunque, il mio Dante mi ha dato grande fama, un po’ crudele mi ha fatta sentire per la negazione di un semplice saluto, ma come fargliene una colpa se era così grande il suo amore?

Quanto all’emancipazione femminile, definirei il mio secolo come gli Inferi. Dal Medioevo all’Ottocento circa, la condizione della donna fu tremenda. Solo il progresso della società, l’istruzione e le rivoluzioni riuscirono a dare consapevolezza alle donne. Nei primi decenni del XIX secolo il sapere iniziò a diffondersi e ne poterono usufruire non solo gli uomini.

L’Illuminismo accompagnò un percorso di cambiamento della relazione tra donna e istruzione: potremmo indicare questo periodo come l’ingresso della figura femminile nell’Antipurgatorio, inteso come uno spiraglio di luce, come la voglia di ribellione e l’utopia di trasformare la vita delle donne. Una data, 1792, e un personaggio: ora sarò lei. Mi presento: sono Olympe De Gouges o Marie Gouze, merito l’Antipurgatorio, per la mia ancora opprimente condizione. Non spenderò troppe parole sulla mia vita, sono nata nel 1748 e morta sotto lo sguardo di molti, con un cappuccio nero e il gelo del ferro improvviso e definitivo. Vorrei solo illustrarvi il mio sogno: una Costituzione per me speciale anche se irraggiungibile al tempo, di cui mi compiaccio ancora oggi. Solo con lo studio e la frequentazione dei circoli letterari ho compreso l’ignoranza che mi attanagliava e così, indignata per i limiti imposti, ho scritto la “Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina”: troppo scomoda per la mia epoca, come d’altronde anch’io, così decretarono la mia morte, illudendosi che “tagliando l’erbaccia” le mie idee potessero scomparire: troppo tardi, qualcosa l’ho messo già in marcia e nulla può arrestarlo. Gli anni che seguono si mostrano turbolenti nel mio paese. Solo con l’avvento della Rivoluzione Industriale, però, le cose iniziano a modificarsi. Siamo in Inghilterra. Qui alcune giovani si avviano verso il lavoro in fabbrica. Un’opportunità per cambiare la quotidianità, che non si accompagna però alle tutele sul lavoro. Un minimo passo in avanti in un Antipurgatorio ancora lungo da percorre. Questi anni vedono protagonista anche una mia connazionale, a cui ora darò voce. Mi presento, sono Flora Tristan, nata nel 1803, francese ma di origini peruviane. Ho sposato la causa femminista e socialista. Mi sono accorta delle ingiustizie subite dalle operaie, costrette a lavorare le settimane successive al parto, mentre il loro salario era molto più basso rispetto a quello degli uomini. Ho rivendicato i diritti che ci spettavano per natura, negato aspramente l’inferiorità femminile e speso innumerevoli parole a sostegno della necessità di emancipazione. Anche sul libro “Tour De France” affermo le mie idee, così come nelle assemblee popolari tenute nelle piazze francesi. La stampa ha anche tentato di censurarmi, senza esito. Sono morta a Bordeaux a 41 anni e trovo onorevole essere collocata su un sito internet come prima tra le 12 donne più influenti del movimento femminista. Comunque, siamo ancora distanti dalla vetta della montagna. Rivolgendo il nostro sguardo all’Italia, la situazione è deprimente. Vi è una cultura arretrata, l’alfabetizzazione è scarsa e l’istruzione è riservata a pochi. É in Inghilterra che avviene la vera rivoluzione con il movimento delle suffragette. A chi lasciare la parole sull’argomento se non a lei, la leader? Sono Emmeline Pankhurst, nata nel 1858 a Goulden. Ricordo quando all’età di sette anni mio padre mi sussurrò all’orecchio, pensando che dormissi: “Se solo fossi un maschio…”. Quella frase scatenò in me la più grande delle ambizioni: ottenere la parità e tutto ciò che essa comporta. Nel 1903 ho fondato l’Unione Sociale Politica e Femminile, per affermare a gran voce le mie idee. Alcuni anni dopo mi hanno arrestata, per aver sollevato il dibattito riguardo il diritto di voto delle donne. Ma non mi sono arresa. Ho viaggiato in diversi paesi, Russia, Canada, Stati Uniti, per sensibilizzare le persone e sottolineare la necessità del suffragio universale. Ciò per cui ho lottato è stato in parte ottenuto e nel 1926 ho avviato la mia attività politica.

Direi che siamo giunti nel Purgatorio, sebbene il concetto di donna casalinga, che cura la prole sia ancora la norma. Lo sviluppo necessita di tempo. Solo alcune donne sono riuscite a emergere. Riporto l’esempio di una scienziata, colei che ha vinto due premi Nobel. Sono Marie Curie, nata in Polonia nel 1867, con la mia impresa ho dimostrato come la mente valga più del sesso. Sono fra coloro che pensano che la scienza abbia una grande bellezza e nelle mie molteplici ricerche ho trovato due nuovi elementi: il Polonio e il Radio. Sono stata anche la prima donna a ottenere una cattedra alla Sorbona. Non voglio esporre i miei meriti, solo dimostrare che al mio genere sono mancate opportunità di crescita e di sviluppo. Sono morta nel 1934 per una leucemia. La prima guerra mondiale non ha portato alcuna gioia nel mondo ma ha sollevato sempre più il bisogno di uguaglianza. Alcuni progressi ci sono stati a seguito. L’Austria ha ottenuto il diritto di voto alle donne nel 1918, i Paesi Bassi, il Lussemburgo e la Germania nel 1919, Canada e USA nel 1920 e la Svezia nel 1921. Quella che nel passato era utopia è diventata realtà. Ora la questione è, oltre tanti diritti ancora mancanti, l’uguale istruzione. Da qui si muove la richiesta da parte dei movimenti femministi per l’accesso a tutti i percorsi formativi e a tutte le occupazioni, in particolare alle libere professioni. Ora sono Virginia Woolf, nata a Londra nel 1882. Il mio genere è ancora altamente discriminato e inserirmi nel Purgatorio è necessario. Mi sono battuta con le suffragette per il voto universale e ho scritto “Una stanza per sé” in cui analizzo la discriminazione femminile attraverso il personaggio, da me ideato, di Judith. Avanzeremo insieme nella storia. Solo il secondo dopoguerra ha visto una netta amplificazione dei diritti, un’ascesa. In Italia c’è una scrittrice, critica d’arte e teorica del femminismo: sono Carla Lonzi, nata nel 1931 a Firenze. Provo un grande sdegno riguardo allo stato di sottomissione in cui ci hanno confinate ed ho esposto in vari scritti il mio pensiero. Credo sia fondamentale, per le donne, prendere coscienza del ruolo subordinato che ricoprono nel modello patriarcale per potersene liberare. Sono morta nel 1982. Ne abbiamo ottenuti di diritti in questi anni: a livello legislativo siamo giunte alle porte del Paradiso, uno splendore quasi raggiunto.

Sono di nuovo Bice e, come a Dante, riappaio nel Paradiso Terrestre. Abbiamo visto grandi progressi in questo nostro viaggio, speranze farsi concrete. Il percorso è stato lungo, travagliato e abbiamo trovato alla sua conclusione parità legale. Invero, ancor oggi, le discriminazioni sono molteplici. Mi piace pensare che negli anni a venire si possa trovare la piena uguaglianza e che ogni persona possa essere considerata solo un essere umano. È utopica l’idea di abbattere ogni stereotipo, ogni salario differente per il genere e ogni tutela mancante? Forse. Ma sembrava un’utopia anche il diritto di voto per le donne, quindi possiamo coltivare un’idea che ponga le basi per un futuro senza distinzioni

Ecco, capito a cosa serve sapere quanto vale quello che abbiamo?»

Il racconto è stato ideato da Claudia Pierantoni, che ha frequentato la V A del Liceo Artistico Edgardo Mannucci di Ancona sotto la guida della professoressa di lettere Cecilia Maria Coppari ed è stato premiato dalla giuria con la seguente motivazione:

«Se la coerenza con l’incipit appare forzata – il racconto sorvola su molti degli argomenti proposti e il secondo personaggio del dialogo scompare – l’originale idea della carrellata attraverso i secoli, ben realizzata in un racconto di gradevole lettura, corrisponde invece al tema rivelando la capacità di padroneggiare con disinvoltura la storia dell’emancipazione femminile».

Il racconto è stato premiato anche nell’ambito del Concorso Sulle vie della parità nelle Marche, sezione regionale del Concorso nazionale di Toponomastica femminile, promosso dall’Osservatorio di Genere.

In copertina: Henry Holiday, L’incontro immaginario fra Dante e Beatrice (con il vestito bianco) sul Ponte Santa Trinita in Firenze, 1883 (particolare).

***

Articolo di Loretta Junck

qvFhs-fC

Già docente di lettere nei licei, fa parte del “Comitato dei lettori” del Premio letterario Italo Calvino ed è referente di Toponomastica femminile per il Piemonte. Nel 2014 ha organizzato il III Convegno di Toponomastica femminile. curandone gli atti. Ha collaborato alla stesura di Le Mille. I primati delle donne e scritto per diverse testate (L’Indice dei libri del mese, Noi Donne, Dol’s ecc.).

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