Preparare i cammini

Anello Saint Jacques-Alpe Cucaz-Valletta di Tzere-Piano di Verra inferiore-Rifugio Ferraro-Saint Jacques

«Camminare per me significa entrare nella natura. Ed è per questo che cammino lentamente, non corro quasi mai. La Natura per me non è una palestra. Io vado per vedere, per sentire, con tutti i miei sensi. Così il mio spirito entra negli alberi, nel prato, nei fiori. Le alte montagne son per me un sentimento». Reinhold Messner

Con la fine del lockdown e la bella stagione per chi scrive inizia una nuova vita “in cammino”. Dopo l’esperienza a tappe sul Sentiero del viandante (da Abbadia Lariana a Colico), che prima o poi racconteremo, oggi vogliamo descrivere un anello da consigliare a chi debba “farsi la gamba” prima di intraprendere una delle tante vie per camminatori e camminatrici. Si tratta del percorso ad anello in Val d’Ayas (Valle d’Aosta) che parte dai 1689 metri di Saint Jacques Des Allemandes, così chiamato per l’influenza che vi ebbe la stirpe germanica dei Walser a partire dal XIII secolo. Questa località di Champoluc ci è cara per almeno tre motivi: l’hanno frequentata Joan Baez, uno dei miti della nostra giovinezza, Fabrizio De Andrè nella sua infanzia e Natalia Ginzburg, che ne ha parlato nel bellissimo libro Lessico familiare. Lasciata l’auto al parcheggio vicino alla chiesetta che ricorda l’Abbè Jean Baptiste Favre (il fut un caractére) ci si incammina verso il sentiero che porta all’antica e storica pensione Bellavista, in località Fiery, in cui soggiornarono molti personaggi famosi, tra cui Guido Gozzano, che così la descrive: «L’albergo è a picco sulla valle, con l’abisso dinnanzi e il ghiacciaio del Rosa alle spalle e il paesaggio è insuperabile». L’albergo, costruito nel 1867 dalla famiglia della guida alpina Fosson a 1878 metri, in stile svizzero, non è più in attività, ma un punto ristoro con fontanella caratteristica e tavolini rustici può confortare anche i camminatori della domenica, quelli che si fermano qui a degustare taglieri di salumi e a godersi il panorama.

Dal Bellevue inizia la salita sul sentiero a sinistra, il 6, che affronta le ripide pendenze per risalire un bel bosco di larici, preceduto dal torrente di Tzére, che avremo modo di incontrare più in alto. Per le persone più pigre è possibile prendere la deviazione a destra seguendo il torrente e sdraiarsi a leggere un buon libro con la musica dell’acqua. All’imbocco del sentiero ci accoglie una targa con le parole di Piergiorgio Frassati, un terziario domenicano proclamato beato nel 1990, appassionato di montagna (memorabile la sua scalata della Grivola, una vetta difficile, riservata ancora oggi solo a veri alpinisti tra cui tra gli altri Mario Rigoni Stern, che la descrive in un bellissimo racconto) e purtroppo prematuramente scomparso a 24 anni per una forma fulminante di poliomielite. Questo sentiero ha preso il suo nome.

La salita è comunque impegnativa per chi non sia allenato/a perché in costante e ripida pendenza. A un bivio seguiamo il segnavia 8E, lasciando il sentiero principale che prosegue verso il magnifico Vallone di Cime Bianche, purtroppo da anni minacciato da uno scellerato progetto di collegamento funiviario con la Valtournenche e Zermatt. Buona parte di questo, definito “l’ultimo Vallone selvaggio”, è Zps, ovvero zona di protezione speciale inserita nel programma europeo Rete Natura 2000. Per la sua salvaguardia è in corso una petizione che ha raggiunto le 12mila firme.

Lungo la salita in questo mese di giugno possiamo ammirare la fioritura di botton d’oro, rododendri, genziane e la corsa degli scoiattoli sui rami. Se siamo mattiniere/i può capitare di scorgere anche qualche capriolo. La nostra prossima meta è l’Alpe Cucaz o Ceucca a circa 2200 metri di quota. Qui, durante una sosta ristoratrice, in un punto panoramico sulla Val d’Ayas e su alcune vette del Rosa, assistiamo a un incontro inaspettato: una femmina di stambecco bellamente accomodata sul tetto dell’antico alpeggio ormai purtroppo in disuso. Ci avviciniamo per fotografarla e lei si alza mettendosi quasi in posa, senza muoversi dal tetto. Sta già perdendo il pelo invernale e ci osserva mentre scendiamo verso la bellissima Valle di Tzére, un altro dei luoghi incontaminati della Val d’Ayas, ricca di acqua, posta sull’itinerario per il Bivacco Città di Mariano, un “nido d’aquila” a quasi 3000 metri di quota sotto il ghiacciaio della Ventina. Ci siamo stati alcune estati fa ed è un posto magico. La piccola valletta di Tzére è poco conosciuta e si presta anche a meditazioni yoga vicino al torrente che prende il suo nome e a confortanti letture per camminatori e camminatrici amanti della lentezza. Traversata la valle ci si incammina per una ripida e suggestiva discesa, scavata con gradini nella roccia. In caso di pioggia bisogna fare attenzione a non scivolare. Finita la discesa è d’obbligo la sosta al Belvedere con le panchine di legno con vista su Testa Grigia e Rothorn e tutta la Val d’Ayas. Da qui si prende il sentiero per i Piani di Verra inferiori (circa 2069 metri), un grande pianoro dominato da alcune delle più alte vette del Gruppo del Rosa, tra cui il Breithorn, la Roccia Nera, Castore e Polluce.

Una variante che allunga il cammino di circa un’ora è la salita al Lago Blu, una delle mete più frequentate da turiste e turisti. Per i più allenati dal piano di Verra inferiore comincia la lunga salita verso il Mezzalama, uno dei rifugi storici del Cai, e più in alto ancora il rifugio Guide d’Ayas al Lambronecca (3425 metri). Questa volta non ci andiamo, ma ci siamo stati e suggeriamo a chi vorrà cimentarsi nella meta per escursioniste/i esperti di dare un’occhiata ai manifesti del rifugio e alle scritte ispirate a Che Guevara e non solo. Sulla via del ritorno, prendendo la poderale che scende verso Saint Jacques deviamo a sinistra per l’accogliente rifugio Ferraro, dove degusteremo piatti tipici valdostani, tra cui la soeupa valpellinese, rielaborata con verdure di stagione, e l’ottima polenta dei vecchi di cui non riveliamo la ricetta, tutta da scoprire. Il rifugio Ferraro si trova in località Resy, a 2060 metri di quota, antico insediamento Walser che risale all’anno 1560, dove la popolazione riusciva a vivere in autosufficienza coltivando e allevando.

Dopo aver degustato un ottimo Genepy a fine pranzo ci congediamo dai gentili e giovani rifugisti Valerie e Julienne e dai loro genitori Jose e Marinella e ci apprestiamo a scendere per la diretta che in 40 minuti ci riporterà a Saint Jacques, da dove siamo partiti. L’anello che abbiamo percorso ci ha impegnati in circa quattro ore e mezza di cammino con un dislivello approssimativo di 700 metri, un allenamento adeguato sulle gambe e dallo sviluppo notevole in un ambiente vario per panorami e natura. Consigliabile per prepararsi a futuri cammini di più giorni. 

Video di Marco Peccenati: Io che ci faccio qui? 

***

Articolo di Sara Marsico

Sara Marsico.400x400.jpg

Abilitata all’esercizio della professione forense dal 1990, è docente di discipline giuridiche ed economiche. Si è perfezionata per l’insegnamento delle relazioni e del diritto internazionale in modalità CLIL. È stata Presidente del Comitato Pertini per la difesa della Costituzione e dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano. I suoi interessi sono la Costituzione , la storia delle mafie, il linguaggio sessuato, i diritti delle donne. È appassionata di corsa e montagna.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...