STRANGER

Finalista Premio Andersen over 15, Keren David può vantare riconoscimenti e premi di livello internazionale per i suoi precedenti romanzi quali la Carneige Medal e il premio Brandford Boase. Di professione è giornalista e sceneggiatrice, oltre a insegnare presso una Università londinese.

Il mistero e un fatale destino di connessione e intersecazione di personaggi e vicende domina il romanzo e lo fa apparire sin dall’inizio una sorta di “giallo” psicologico. Suggestiva, perché evocatrice di luoghi lontani e di selve abbandonate, la copertina del testo che ammicca già a qualcosa della trama avvincente, sin dalle prime pagine. Sono due vite e due storie parallele ma distanti negli anni, quelle che fanno da padrone del testo: Emily, 15 anni nel 1904, e Megan, 17 anni nel 1994. Quello che le lega in un destino fatale è un essere umano alquanto misterioso. Emily di ritorno da scuola, infatti, si imbatterà un giorno in un giovane malconcio e incapace di esprimersi verbalmente. Lei così aperta e curiosa non potrà fare a meno di soccorrerlo, di curarlo e di invaghirsi di lui. Le vicende, invece, di Megan molti decenni più tardi ci portano in Canada dove lei è tornata in famiglia dopo una dolorosa separazione dal fidanzato. Qui, alla sconvolgente notizia del ritrovamento di un cadavere dissotterrato dal fango del bosco, un’attrazione particolare la condurrà a ricercare la storia e le origini dello sconosciuto che la riporteranno incredibilmente alle vicende di molti decenni prima sulle orme del vissuto singolare della bisnonna.
Dunque epoche diverse, distanti l’una dall’altra di circa 100 anni, ragazze adolescenti legate da qualcosa e da qualcuno, un’ambientazione affascinante popolata da boschi e selve dalle dimensioni gigantesche e arcane, il legame di Megan con un brandello di vita della bisnonna, fanno del libro un infittirsi di mistero e di ricerca della verità da cui chi legge viene da subito trascinato a esplorare. Le vicende sono narrate in prima persona dalle voci di Emily e Megan, precisamente bisnonna e pronipote, mentre la narrazione si sviluppa lungo un arco di tempo molto lungo che va precisamente dal 1904 al 1994.
Ambientato nella regione dell’Ontario, nella immaginifica città coloniale di Astor, cresciuta poco distante da Toronto, al confine con l’intrico di una foresta sempreverde e misteriosa, il romanzo si apre con Emmy che, insieme all’amica del cuore Sadie, sta passeggiando lungo una boscaglia di alberi maestosi. Emily è una giovane dal temperamento inquieto, libero, intelligente. Vive con la madre in quanto suo padre è morto e condivide con la mamma lo spirito libero, intraprendente, di sfida verso il mondo e le cose.
Così quando con l’amica scorgerà nell’ombra del fogliame un ragazzo selvaggio, impaurito, privo di parola e con una pistola in mano, vorrà andare in fondo a quella storia incredibile che ai suoi occhi sembra nascondere qualcosa di grave e di impronunciabile. Lo curerà con pazienza e amore, lo riabituerà all’uso della parola cercando di reinserirlo nella comunità. Una comunità tuttavia che reagirà molto male all’accettazione di questo sconosciuto che mette loro paura. Il ragazzo però è sveglio e intelligente, anche se chi lo avvicina sente che qualcosa dentro di lui è ancora irrisolto e stenta a venir fuori. Poi a sconvolgere ancor di più la situazione, viene ritrovato il cadavere di un uomo in una casa nella foresta. L’uomo è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco e tutti gli indizi sembrano condurre al ragazzo selvaggio.
Grazie a un balzo cronologico di novanta anni, ci troviamo catapultati nel 1994. Così Megan racconta il suo arrivo ad Astor per festeggiare il 105° compleanno della bisnonna paterna Emmy. Megan arriva ad Astor da Londra, insieme al padre che oltre a festeggiare la nonna, deve finire alcuni lavori di ristrutturazione della casa. Ma la vita della giovane è turbata da situazioni familiari non proprio tranquille e serene, infatti i suoi genitori hanno appena divorziato. Megan ama i suoi genitori, ma la madre non è mai riuscita a darle l’affetto e il sostegno dei quali ha sempre avuto bisogno, soprattutto quando Ryo, il fidanzato giapponese, l’ha lasciata in balia dei tormenti e dei sensi di colpa dopo aver saputo della gravidanza non voluta dai due.
Così, dopo giorni di crisi e di angoscia eccola percorrere insieme al padre, la strada che porta a casa della nonna dove tutti li aspettano per la festa della bisnonna. Qui ritroverà il vecchio amico Ed che la metterà al corrente del misterioso rinvenimento dei resti di una donna mummificata risalente all’inizio del secolo, brutalmente uccisa. Megan rimane molto colpita da quella storia e da alcune parole rivelatele, crede che la bisnonna possa far luce sulla donna misteriosa, così accompagnata da Ed, si reca a farle visita. La bisnonna non sempre lucida rivela qualcosa ma confessa che «non è stata colpa sua». Ma cosa vogliono dire quelle parole? Megan vuole sapere di più sulla mummia, l’istinto le dice che la bisnonna è coinvolta in quella storia, perciò decide di indagare nei vecchi giornali della cronaca dell’epoca.
All’archivio fa un’importante scoperta che la mette sulle stracce di uno strano giovane selvaggio vissuto ai tempi in cui la bisnonna era adolescente. Quel ragazzo sembra somigliarle tantissimo, sente che in qualche modo è legato alla sua famiglia. Di sicuro la bisnonna conosce quel ragazzo…

Dunque un testo pieno di elementi interessanti e coinvolgenti. Per prima cosa il tema ricorrente della paura del “diverso” e le tante difficoltà, per chi si trova in tali condizioni, a sentirsi integrato. Ma nel testo troviamo anche un altro elemento ricorrente e cioè il pregiudizio verso le donne indipendenti e libere in cerca di una propria autorealizzazione e affermazione. L’autrice riesce inoltre a rappresentare in modo crudo ed emozionante le condizioni emotive del difficile rapporto tra una madre e una figlia e il conflitto amore/odio verso quella figura così significativa. Insomma un ricco mix di vicende accattivanti, di sentimenti struggenti, di misteriose atmosfere, il tutto sapientemente dosato.

Da leggere subito!

Keren David
Stranger
Giunti editore, Firenze, 2020
pp. 368

***

Articolo di Maria Grazia Anatra

Docente in pensione si occupa da anni di politiche di genere. Presidente dell’Associazione Woman to be, ha ideato iniziative differenziate di sostegno all’imprenditoria femminile, alla formazione e all’orientamento di genere. Da anni si occupa di Letteratura per ragazzi e dal 2012 ha dato vita al Premio di Letteratura per l’infanzia Narrare la parità https://narrarelaparitasite.wordpress.com/ oltre a scrivere testi narrativi per bambini/e.

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