Les salonnières virtuelles. Scienza

Settimo appuntamento con Les Salonnières Virtuelles, i salotti virtuali di Toponomastica femminile, stavolta dedicato alle Scienze.
Locandina leggermente variata rispetto alla prevista: il Centro di Pedagogia dell’espressione L’Arca nel Bosco ci ha allietato con un solo video in chiusura che, purtroppo, problemi tecnici non hanno permesso di apprezzare pienamente Omaggio a Mary Everest Boole. L’incontro del bambino con l’Ancora Sconosciuto, a cura di Federica Arlotti.
Altrettanto l’annunciato intervento dell’amica Sara Sesti su Donne e scienza. Il talento non ha genere è stato modificato. Non essendosi potuta connettere ha inviato un video, allegato come appendice sul sito di Toponomastica femminile e la attenderemo presto in nuove occasioni.

Il pomeriggio entra nel vivo con una voce storica sulla questione STEM e sulle Pari opportunità: Elisabetta Strickland, prof.a ordinaria di Algebra all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, adesso docente onoraria, co-fondatrice di GIO (Gender interuniversity observatory), attivo dal 2009, ci riporta i risultati sul Global gender gap report 2021, un rapporto che viene pubblicato annualmente, in occasione del World Economic Forum e che misura progressi o disparità esistenti tra uomini e donne, sia a livello generale che nei singoli Paesi analizzati. La classifica è stata effettuata quest’anno su 156 Paesi, (nel 2006 si cominciò con 107) e rispetto all’anno precedente ci sono tre nuovi paesi: Afghanistan, Guyana e Niger.
Il Report include il Global gender gap index: un indice utilizzato per ponderare la disparità di genere. Il calcolo tiene conto di 14 indicatori (per la valutazione del Paese è necessario disporne almeno 12 aggiornati). I valori vengono poi calcolati su una scala da 0 a 1 (dove 1 rappresenta la piena parità di genere), da cui poi verrà stilata una classifica dei Paesi, che riporta anche il miglioramento rispetto alla posizione occupata nell’anno precedente. Il Report fornisce utili indicazioni relativamente a quattro macroaree: salute, educazione, economia e politica (economic participation and opportunity, educational attainment, health and survival e political empowerment).
Quest’ultimo rapporto mette in luce l’urgenza crescente per un’azione mirata all’inclusione alla pari di metà dei talenti del mondo: al ritmo attuale, è stato stimato, occorrano 135,6  anni per raggiungere la parità, rispetto ai 99,5 anni ipotizzati solo nel rapporto precedente e ciò non è accettabile in un mondo globalizzato, soprattutto per le nuove generazioni.
I primi dieci paesi sono: Islanda, Finlandia, Norvegia, Nuova Zelanda, Svezia, Namibia, Ruanda, Lituania, Irlanda, Svizzera. L’Italia è al 63° posto (migliorata di 13 posizioni rispetto allo scorso anno). La pandemia ha colpito duramente: circa il 5% di tutte le donne con un lavoro lo hanno perso, mentre agli uomini è andata meglio, il 3,9%. La crisi causata dal Covid-19 ha mostrato l’importanza della digitalizzazione, (in generale dell’accesso alla formazione STEM: in Italia 16% delle donne, 34% degli uomini) quindi la parità va cercata soprattutto in questa area, in cui attualmente le donne sono sottorappresentate. Alcuni Paesi che hanno fatto meglio dell’Italia sono Lituania, Serbia, Timor-Est, Togo ed Emirati Arabi.

Lucia Mosiello, componente del Comitato unico di garanzia (CUG) di ENEA (istituito nel 2011) e Ricercatrice senior, sottolinea il ruolo degli Enti di ricerca nel sovvertire l’idea delle Scienze e dei percorsi di carriera che possono essere offerti alle donne.
Tra i principali obiettivi del CUG rientra la valorizzazione delle donne nella ricerca; il Progetto DEA (Donne ENEA in ondA) è parte del Piano triennale di Azioni Positive dell’ENEA e nasce da un gruppo di lavoro che ha coinvolto competenze avanzate nel campo dell’informatica, della comunicazione, delle riprese video e del linguaggio mediatico. Nell’ambito del progetto è stata sviluppata una web TV che ha lo scopo di promuovere la visibilità delle donne ENEA, orientare la produzione e la gestione dell’informazione in ottica di genere e dare spazio e merito alle professionalità e ai successi femminili. Nel 2021 il CUG ha contribuito alla stesura del Gender equality plan dell’ENEA, che per i prossimi anni rappresenterà un indispensabile strumento per la valorizzazione delle competenze femminili, strumento altresì necessario per accedere ai finanziamenti del prossimo programma Horizon Europe, previsti dalla Commissione Europea.
Tra canali comunicativi e metodi di studio possono essere offerti alle studenti dei punti di interesse e di valorizzazione che le facciano prediligere la scelta scientifica anche nella continuazione degli studi accademici. Naturalmente i CUG rivestono importanza determinante per la sinergia dei progetti a opera delle ricercatrici e delle scienziate, al fine di perorare l’impegno delle donne in queste discipline.

Marilù Chiofalo, PhD della Scuola Normale e professora di fisica teorica della materia all’Università di Pisa con esperienze in qualità di assessora di Pisa e impegno pari opportunità e contro la violenza di genere, ha condiviso con noi delle interessanti riflessioni sull’importanza dell’educazione al pensiero scientifico, sia come strumento funzionale alla didattica inclusiva, che come approccio per realizzarne un contesto idoneo. In questo viaggio, gli strumenti di bordo per la navigazione sono ispirati alla teoria delle intelligenze multiple di Howard Gardner e alle cinque menti per il futuro, al pensiero laterale di Ed De Bono, all’importanza del gioco a partire dalle idee pioniere di Maria Montessori e dall’analisi di Jane McGonigall sull’uso funzionale della cosiddetta gamification per l’apprendimento e persino per la ricerca scientifica in un approccio di citizens science. Queste idee si sono implementate nell’approccio de La fisica di tutti i giorni, utilizzate in contesti formativi, formali e non, per educare al pensiero fisico e/o per insegnare a insegnare la fisica, e di come l’innovazione digitale possa essere funzionale a quella analogica di processo.

Nicoletta Lanciano si occupa di ricerca in didattica della matematica e dell’astronomia e di formazione degli/delle insegnanti, responsabile del Gruppo di ricerca sulla pedagogia del cielo del MCE, coordina l’organizzazione della Biblioteca personale di Emma Castelnuovo (di cui è stata allieva tirocinante) donata al MCE. Il suo intervento Donne che re-agiscono tra scienze e educazione si ispira a Castelnuovo (1913-2014), perseguitata perché ebrea, nota in Italia e nel mondo per aver rivoluzionato il modo di insegnare la matematica, anche a partire dall’ascolto scientifico dei suoi allievi/e. La tempra di questa docente nel sostenere metodi e filosofia didattica, spesso difforme e precorsiva dei tempi, ha ideato modalità di lavoro divergente, ma ricca di risultati.
Sono didattici anche film, come Diritto di contare diretto da Theodore Melfi, o libri, quali Le stelle dimenticate di Dava Sobel, in cui donne, nere e bianche, nei settori delle scienze hanno dovuto disobbedire allo status quo per raggiungere obiettivi utili per tutti, percorrere nuove strade del sapere e costruire nuove conoscenze. Donne che, spesso, hanno dovuto tacere proprie competenze e scoperte perché impedite da chi deteneva la conoscenza accademica accreditata. Il testo Insegnare a trasgredire di Bell Hooks, donna nera e docente universitaria, è utile strumento circa l’insegnamento, in particolare quello universitario, e altre discriminazioni, oltre quelle legate al genere, suggerite dal testo.

Mojgan Azadegan dalla copiosa esperienza, lavora in direzione sanitaria presso l’AOUPisana, dirige il Centro regionale di coordinamento salute e medicina di genere, contribuendo anche alla stesura del Piano sanitario regionale, e si sofferma sulla medicina di genere, ancora troppo spesso ignorata anche dai sanitari e dalla ricerca.
Le differenze di genere influiscono su prevenzione, diagnosi e cura delle malattie. Uomini e donne, pur essendo soggetti alle medesime patologie, presentano sintomi, progressione di malattie e risposta ai trattamenti molto diversi tra loro. Fattori come ambiente, stili di vita, condizioni socioeconomiche e genere, sono significativamente determinanti per la salute, in grado di condizionare i percorsi diagnostici e intervenire sugli esiti delle cure. L’OMS definisce il “genere” come il risultato di criteri costruiti su parametri sociali circa il comportamento, le azioni e i ruoli attribuiti a un sesso e come elemento portante per la promozione della salute.
La Medicina genere specifica prevede lo sviluppo di una cultura e una presa in carico della persona che tenga presenti le differenze di genere non solo sotto l’aspetto anatomo-fisiologico, ma anche delle differenze biologico-funzionali, psicologiche, sociali e culturali, garantendo una maggiore appropriatezza terapeutica.
È importante comprendere l’evoluzione del pensiero sulla Medicina di genere.
Il termine fu usato per la prima volta nel 1991 dalla cardiologa Bernardine Healy, a capo dell’Istituto nazionale di salute pubblica statunitense, in un articolo sul new England journal medicine, che descriveva la discriminazione delle donne nella gestione delle malattie cardiovascolari. L’articolo si intitolava The Yant Sindrome, dal nome dell’eroina di un racconto di Isaac Singer, costretta a travestirsi da uomo per accedere allo studio del Talmud.
In Italia si comincia a parlarne nel 1998 con il progetto del Ministero della salute Una salute a misura di donna, e via via acquista sempre maggiore centralità nel dibattito sulla salute, finché nel 2008 nasce il progetto ministeriale La medicina di genere come obiettivo strategico per la Sanità pubblica e, finalmente, nel 2015 l’Istituto superiore della sanità istituisce il Centro di riferimento per la medicina di genere.
Il 13 giugno 2019 è stato firmato dal ministro della Salute il decreto con cui viene adottato il Piano per l’applicazione e la diffusione della Medicina di genere, previsto dalla L. 3/2018, art.3. Il Piano è nato dall’impegno congiunto del Ministero della Salute e del Centro di riferimento per la Medicina di genere dell’Istituto superiore di sanità con la collaborazione di un Tavolo tecnico-scientifico di esperti regionali in Medicina di genere e dei referenti per la Medicina di genere della rete degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) nonché di AIFA e AGENAS. Si tratta di una data molto importante che pone l’Italia all’avanguardia in Europa nel campo della Medicina di genere. L’esigenza di questo nuovo punto di vista, da includere in tutte le specialità mediche, nasce dalla crescente consapevolezza delle differenze associate al genere, con il fine ultimo di garantire a ogni persona, sia uomo che donna, la migliore cura, rafforzando ulteriormente il concetto di “centralità del paziente” e di “personalizzazione delle terapie”.
Oltre alla descrizione dello stato dell’arte della Medicina di genere a livello nazionale e internazionale, il Piano indica gli obiettivi strategici, gli attori coinvolti e le azioni previste per una reale applicazione di un approccio di genere in sanità nelle quattro aree d’intervento previste dalla legge: percorsi clinici di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, prevedendo un approccio interdisciplinare tra le diverse aree mediche e le scienze umane che tenga conto delle differenze derivanti dal genere; promozione e sostegno della ricerca biomedica, farmacologica e psico-sociale basata sulle differenze di genere; formazione e aggiornamento professionale, promuovendo e sostenendo l’insegnamento della medicina di genere , garantendo adeguati livelli di formazione di tutto il personale medico e sanitario; comunicazione e informazione pubblica riguardante la salute e gestione delle malattie, in ottica di differenze di genere. Allo scopo di assicurare l’avvio, il mantenimento nel tempo e il monitoraggio delle azioni previste dal Piano è costituito, presso l’Istituto superiore di sanità, un Osservatorio dedicato alla Medicina di genere al fine di fornire al ministro della Salute i dati da presentare annualmente alle Camere.

L’intervento di Sara Sesti è visionabile come appendice all’evento, verte su Donne e scienza. Il talento non ha genere.
Le donne e la scienza hanno proceduto su cammini distanti di cui per lungo tempo la storia ha ritardato l’incontro. Due dati sono sufficienti a dar conto di questa difficoltà: le scienziate insignite del Nobel sono solo ventiquattro e il numero di donne cui vengono affidati ruoli di rilievo nella ricerca e nelle istituzioni è ancora molto esiguo, nonostante la popolazione femminile con titolo di studio superiore abbia toccato percentuali sempre più alte. È lecito chiedersi i motivi di queste disparità perché il talento può emergere solo a parità di condizioni: una situazione che per le donne non si è verificata in passato né nell’istruzione né nelle opportunità di carriera e che stenta a realizzarsi anche oggi. «Occuparmi della presenza delle donne nella scienza è stata per me una necessità perché, come insegnante di matematica, ho sempre sofferto nel costatare che le scienziate siano assenti dai libri di testo e che nell’immaginario comune la scienza continui ad avere un volto maschile, nonostante gli importanti contributi delle donne alla ricerca, dall’antichità ai giorni nostri» ci dice Sesti, «una conseguenza è che le ragazze si sentono estranee al linguaggio scientifico, ne hanno timore e si tengono lontane dallo studio delle discipline STEM. Ritengo perciò importante renderle consapevoli dei pregiudizi che hanno pesato e che pesano ancora sulle donne di scienza, strappare dall’anonimato le loro biografie e indicare, laddove le abbiamo individuate, le specificità del loro modo di operare nella ricerca». Il messaggio positivo lanciato, mira a rafforzare l’autostima delle ragazze: il futuro è nelle loro mani e nelle STEM possono trovare strumenti per capire un mondo in continuo cambiamento e una crisi ambientale che richiede soluzioni urgenti e concrete. Non vanno lasciate in mani maschili.

Vi attendiamo il 24 agosto, alle ore 18.00, con Cinema, Teatro, TV. Collegatevi!

Le nostre relatrici:

Mojgan Azadegan è nata a Teheran nel 1963, un anno importante per le donne iraniane. Un referendum del gennaio 1963, approvato in modo schiacciante dagli elettori, conferì alle donne il diritto di voto, un diritto precedentemente negato loro in virtù della Costituzione iraniana del 1906.
Vive a Pisa dal 1984 e si è laureata presso l’Università di Pisa, facoltà di Medicina e Chirurgia e specializzata in Epidemiologia e Sanità Pubblica, con un master in Management delle Aziende Sanitarie. Lavora l’AOUPisana, dove ha ricoperto diversi ruoli istituzionali, lavorando in direzione sanitaria, come Responsabile della Cooperazione Sanitaria Internazionale con i progetti in diverse aree del mondo; Responsabile rete aziendale Codice Rosa e membro del comitato regionale Codice Rosa; Coordinatrice aziendale malattie rare; Presidente del comitato aziendale Buon Uso del sangue dal 2012; Presidente del comitato aziendale di coordinamento tra AOUPisana e Associazioni dei donatori di sangue dal 2012; Membro del comitato etico per la sperimentazione clinica; Membro del Comitato BioEtico aziendale; Membro del Comitato Unico di Garanzia (CUG ) AOUP.
Prof.a a contratto dal 2002 al 2013; presso l’Ordine dei Medici di Pisa: membro del Consiglio Direttivo e presidente CPO; presso la Federazione nazionale ordine dei medici e odontoiatri: membro della Commissione nazionale salute e medicina di genere; presso l’Istituto superiore di sanità: membro del tavolo permanente Salute e Medicina di Genere, rappresentando la Regione Toscana; presso l’assessorato alla sanità Regione Toscana: dirige il Centro regionale di Coordinamento salute e medicina di genere, contribuendo anche alla stesura del Piano sanitario regionale; membro del Comitato Scientifico del The Italian Journal of Gender Medicine; membro attivo di numerosi commissioni e tavoli regionali e autrice di numerose pubblicazioni.

Marilù Chiofalo è PhD della Scuola Normale e professora di fisica teorica della materia all’Università di Pisa dove, in collaborazioni internazionali, ricerca sui liquidi quantistici e loro applicazioni per tecnologie e fisica fondamentale. Direttrice di QPlayLearn-sezione Discover, è molto attiva in outreach. Per dieci anni ha servito come assessora di Pisa e contribuito per ANCI alle Commissioni istruzione e pari opportunità, alla Cabina di regia contro la violenza di genere e all’Osservatorio infanzia e adolescenza. Suona il sax nell’Orchestra della sua Università.

Nicoletta Lanciano, laureata in Matematica all’Università La Sapienza di Roma, con dottorato in Didattica dell’Astronomia all’Università di Ginevra, si occupa di ricerca in didattica della matematica e dell’astronomia e di formazione degli/delle insegnanti, anche in situazioni residenziali. Insegnante di “Didattica della geometria e dello spazio” e “Didattica delle scienze” nei corsi pedagogici de La Sapienza. Responsabile del Gruppo di ricerca sulla pedagogia del cielo del MCE (Movimento di cooperazione educativa) è tra i promotori del Progetto internazionale globolocal, un progetto di inclusione sociale a partire dalla nostra posizione sul pianeta Terra. Fa parte delle sezioni Education e Inclusion and equality dell’IAU (International astronomical union). Coordina l’organizzazione della Biblioteca personale che Emma Castelnuovo ha lasciato al MCE.

Lucia Mosiello è componente del Comitato Unico di Garanzia di ENEA e Ricercatrice Senior. Laureata in Scienze Biologiche presso l’Università di Roma La Sapienza, dal 1990 è ricercatrice presso l’ENEA e membro dell’Associazione italiana sensori e microsistemi (AISEM), attività di tutoraggio presso i laboratori dell’Unità tecnica sviluppo sostenibile ed innovazione del Sistema agro-industriale. Docente presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata per il Corso di Laurea triennale “Tecniche della Prevenzione nell’Ambiente e nei Luoghi di Lavoro”. Docente, per conto dell’ENEA, al Polo di formazione Biotecnoform. Autrice di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche peer-review e di comunicazioni a congressi nazionali e internazionali.

Sara Sesti, docente di matematica e ricercatrice in storia della scienza, fa parte dell’Associazione Donne e Scienza. Ha curato per il Centro di ricerca PRISTEM dell’Università Bocconi, la mostra Scienziate d’Occidente. Due secoli di storia, il primo studio italiano sulle biografie di scienziate. Collabora con diverse riviste di divulgazione scientifica. Ha pubblicato con Liliana Moro il libro Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie. Cura l’omonima pagina Facebook, che ha ricevuto il premio Immagini amiche istituito dall’UDI con il patrocinio del Parlamento Europeo, per «premiare la comunicazione, che costruisce un’immagine positiva, senza stereotipi di genere e senza immagini sessiste».

Elisabetta Strickland è stata prof.a ordinaria di Algebra all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata fino al 2018, ora è docente onoraria. Nel corso della sua carriera ha trascorso lunghi periodi di ricerca all’estero, e ha partecipato a numerosi convegni internazionali e tenuto conferenze in Italia e all’estero. Prima donna eletta Vicepresidente dell’Istituto nazionale di alta matematica (2007-2015). Dal 2014 è membro della Women in mathematics committee (WIM) della European mathematical society e dal 2016 Ambasciatrice per l’Italia della Committee for women in mathematics (CWM) della International mathematical union. È Presidente onoraria del Comitato unico di garanzia di Ateneo, e co-fondatrice del Gender interuniversity observatory sugli Atenei statali della Capitale, attivo dal 2009.
Ha pubblicato articoli scientifici e racconti di narrativa su riviste italiane e straniere ed è autrice di libri di narrativa, tra cui il saggio Scienziate d’Italia, Donzelli, 2011. Nel 2016 ha pubblicato per la casa editrice Springer International il libro The Ascent of Mary Somerville in the 19th Century Society dedicato alla vita e al lavoro della scienziata scozzese Mary Somerville (1780-1872). Nel 2013 è stata insignita dall’Amministrazione Capitolina del Premio donne eccellenti di Roma.

Chi avesse perso la diretta sulla pagina facebook di Toponomastica femminile o di Vitamine Vaganti, può rivedere l’incontro sul canale YouTube di Tf:
https://www.youtube.com/watch?v=HGXOkQKvjvo&t=705s

***

Articolo di Sabrina Cicin Marzetti

Sabrina Cicin 200x200

Laureata in Scienze Politiche. Consulente fiscale con Master in Diritto Tributario Internazionale. Giornalista pubblicista. Dirigente sindacale, responsabile del Coordinamento Donne e Inclusione. Ha approfondito tematiche di cultura di genere con un Master in Gender’s Studies. I suoi interessi sono focalizzati sul linguaggio e la toponomastica. Il motto: la felicità non è la meta, ma il cammino (Osho). La convinzione: nella vita nulla accade per caso.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...