Tokyo 2020. Settimana II.

È difficile trovare le parole per poter raccontare cosa sia stata effettivamente la settimana appena trascorsa di Tokyo 2020. Giorni intensi di storie, vittorie e record che ci hanno emozionato, dimostrando ancora una volta quanto lo sport regali emozioni positive.  
 
Sotto alcuni punti di vista chiamerei questa settimana la ‘settimana delle prime volte’ proprio per il numero di limiti superati e vittorie che sono state ottenute non solo dal nostro Paese (che come sappiamo in questi giorni ha collezionato medaglie e record, specie nell’atletica) ma anche da molte altre nazionalità.  

Julia Krajewsky, primo oro femminile nella storia del completo

Inizierei con il raccontare di un’impresa storica: la prima medaglia d’oro al femminile nella disciplina equestre del completo. La tedesca Julia Krajewsky infatti fa la storia e toglie a questa disciplina mista la supremazia maschile che dagli anni ‘60 sino ad oggi non è mai stata intaccata. Una vittoria che segna ancora una volta la competitività femminile negli sport olimpici in cui si gareggia insieme agli uomini. Non ci sono parole poi per descrivere il successo di Vanessa Ferrari, argento nel corpo libero, che ci ha regalato tante emozioni ed una medaglia nella ginnastica artistica femminile che non vedevamo da quasi cento anni. L’americana Allyson Felix nell’atletica è stata invece la prima donna statunitense a vincere 10 medaglie olimpiche entrando con la sua medaglia d’oro nei 400 metri nel ranking dei/delle plurimedagliati/e. L’inglese Laura Kenny nel ciclismo è poi diventata, assieme alla connazionale Charlotte Dujardin (in Dressage) la britannica con più medaglie, portando a casa un terzo oro nella sua carriera.  
Non posso non citare il recente successo della nostra Antonella Palmisano che stravince nella 20 chilometri regalando una medaglia importante tutta al femminile.  

Antonella Palmisano, oro nella marcia 20km

Insomma una settimana in cui i successi sportivi al maschile e al femminile non sono mancati, in particolare per il nostro Team Italia che si porta a quota 38 medaglie e al nono posto nel medagliere olimpico. Ma la storia di questa settimana non può essere solo relativa ai successi meramente sportivi. Perché spesso lo sport, un’Olimpiade in particolare, si trova ad essere inevitabilmente uno specchio, una finestra culturale sul nostro mondo.  Per questo motivo, vista anche la rilevanza mediatica che i Giochi conferiscono, molti/e atleti/e scelgono di utilizzare il proprio momento personale anche per passare messaggi socialmente e/o politicamente importanti.  

È il caso di Raven Saunders, argento nel lancio del peso, entrata nella polemica per aver incrociato ‘ad X’ le braccia sul podio, in segno di lotta e sensibilizzazione verso i diritti delle minoranze e verso le problematiche mentali. Raven infatti da anni si occupa di aiutare le persone con difficoltà psichiche ed emotive e a tutelare i più deboli. È stata tra le prime atlete a dichiararsi omosessuale e ha avuto il coraggio di parlare apertamente delle sue difficoltà emotive che l’avevano costretta al ritiro nel 2018. Raven Saunders ha quindi deciso di dimostrare che si può tornare a vincere nonostante le difficoltà e ha scelto un gesto politico, vietato dal CIO, per spronare tutti/e coloro che la seguono.  

Raven Saunders

Tra le ‘prime volte’ di questa settimana rientra anche la storia di Laurel Hobbard la prima atleta dichiaratamente transgender della storia olimpica. Laurel, neozelandese, ha gareggiato nel sollevamento pesi. Le statistiche in ogni caso parlano chiaro, Tokyo ha infatti segnato un punto di svolta: si registra infatti il numero record di 180 partecipanti apertamente appartenenti alla comunità LGBTQ+, segno che i tempi stanno fortunatamente cambiando e che il tabù legato alla sessualità pian piano si sta smantellando. E si sta smantellando anche grazie ai gesti coraggiosi di questi/e atleti/e, che a volte sfidano il regolamento del CIO per portare avanti tematiche e sensibilizzare il pubblico.  

Tra le tante belle storie che ho avuto modo di conoscere questa settimana ce n’è una tuttavia che lascia dell’amaro in bocca. Si tratta di quanto accaduto alla bielorussa Krystsina Tsimanouskaya che, dopo aver esternato delle critiche ai suoi allenatori, è stata prelevata e portata contro la sua volontà in aeroporto per ritornare a Minsk. L’atleta ha fatto tuttavia in tempo ad appellarsi al CIO e a ricevere un aiuto umanitario dalla Polonia che si è offerta di accoglierla, ma le notizie lasciano trapelare che si temono ritorsioni in Bielorussia verso i famigliari della sportiva. Insomma una storia che getta sicuramente dell’ombra e che fa pensare.  

Le storie di queste donne fanno infatti emergere una riflessione sulla libertà. Da un lato infatti abbiamo paesi e atleti/e liberi/e di rivendicare loro stessi/e e di affermarsi non solo in quanto sportivi/e ma anche in quanto esseri umani senza alcuna discriminazione di genere, colore, razza, religione o sessualità. Alcuni/e, e lo abbiamo visto, sono riusciti/e a portare avanti anche messaggi socialmente importanti, correndo talvolta il rischio di infrangere le regole.  

Krystsina Tsimanouskaya

Il caso di Krystsina Tsimanouskaya tuttavia ci fa fare dei passi indietro e ci fa rendere conto quanto spesso le atlete siano sotto tenute sotto scacco dalle federazioni. Una parola sbagliata, un gesto sbagliato e i sacrifici di una vita rischiano di dissolversi sul primo volo per tornare a casa. Giusto o sbagliato e polemiche a parte, il fatto che un’atleta abbia chiesto aiuto al CIO per non essere riportata a casa genera delusione.  
Perché lo sport è sì fatto di regole e schemi, ma deve anche essere libertà. Libertà di espressione fisica e morale, libertà di movimento. E il caso di Krystsina Tsimanouskaya per un attimo mi ha fatto tornare indietro nel tempo, a quando la politica era parte viva dei Giochi, a quando gli/le atleti/e erano strumenti di dimostrazione di forza di un Paese. Fortunatamente oggi possiamo parlare sempre di più di valore dei/delle singoli/e e di storie uniche senza dover politicizzare (il CIO vieta ormai infatti espressamente qualsiasi riferimento politico) e strumentalizzare chi fa sport. E sebbene Tokyo 2020 sia stata un’Olimpiade veramente moderna sotto tanti punti di vista dobbiamo sempre tenere a mente le storie che fanno ombra per fare in modo di far tornare sempre la luce.  
 

***

Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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