Una donna al Quirinale. L’opinione di Sara

Rosy Bindi, una vita in cammino.

Da tempo Rosy Bindi è la mia “donna al Quirinale”, non perché abbia mai dato il mio voto alla Democrazia cristiana, dalla cui storia la ex presidente della Commissione antimafia proviene, ma perché ne ho sempre ammirato la sobrietà, la coerenza, il grande impegno e la voglia di studiare profusi in ogni incarico che ha ricoperto. La dote che più me la fa preferire, insieme alla coerenza, è l’umiltà, virtù indispensabile in chi, ricoprendo posizioni di potere, non voglia perdere il contatto con il popolo che rappresenta e con cui deve essere capace di entrare in sintonia, ponendosi in atteggiamento di ascolto. Da questa virtù discendono la capacità di riconoscere i propri limiti e di cambiare idea nel corso della vita, quella duttilità che è indispensabile per muoversi all’interno delle istituzioni senza perdere il contatto con la realtà e le percezioni della gente e senza smettere di intercettarne i mutamenti.

Nata sotto il segno dell’Acquario nel 1951, a Sinalunga, in provincia di Siena, attivista e poi vicepresidente nazionale dell’Azione Cattolica, ha potuto vivere, nella sua giovinezza, periodi di grande trasformazione, sia all’interno della Chiesa Cattolica, con quel cambiamento epocale che è stato il Concilio Vaticano II, «una grande passeggiata in montagna in cui si respira aria nuova», che nella società, riuscendo a vedere l’attuazione graduale, negli anni Settanta, dei valori della Costituzione democratica. Inizialmente tentata dalla vita in convento, non ha mai nascosto la sua scelta di non sposarsi e di non avere figli come una delle possibili opzioni per una donna che, per essere pienamente realizzata, non deve necessariamente essere moglie o madre e anche questo me la fa sembrare più libera e contemporanea che mai.

Ha sempre vissuto il suo impegno politico come una “missione”, senza alcuno sponsor, se non la sua coerenza e la sua onestà intellettuale. I suoi punti di riferimento sono stati Dossetti, Moro e La Pira, i cristiano-sociali più radicali e visionari della Democrazia Cristiana, cui dobbiamo alcuni dei più bei principi della Costituzione, ma anche don Milani e padre Ernesto Balducci. Allieva di Bachelet e sua assistente di Diritto amministrativo alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma, se lo vide uccidere sotto gli occhi, proprio nel giorno del suo compleanno, il 12 febbraio del 1980, in un vile attentato delle Brigate Rosse e ne restò colpita per sempre, convinta che dietro il terrorismo ci fosse la connivenza di quei poteri occulti a cui le riforme e i valori portati avanti da persone democratiche come il suo professore o altri innocenti uccisi, tra i tanti i magistrati Galli e Alessandrini, non stavano bene.

Rosy Bindi per me incarna la storia italiana degli ultimi 60 anni e la sua esperienza politica è grande e varia: testimone del compromesso storico e dei governi di unità nazionale, visse l’assassinio di Moro come la fine di un’era e l’inizio della degenerazione della politica. Eletta con 211mila preferenze al Parlamento Europeo nel 1989, ebbe modo fin dall’inizio della carriera politica di dilatare lo sguardo e di fare di quell’esperienza un patrimonio politico e culturale importante. Assisterà al crollo del Muro di Berlino e alla crisi del sistema fondato sull’equilibrio bipolare. Sarà Ministra della Sanità dal 1996 al 2000 con il primo Governo Prodi e con il primo e secondo D’Alema e porterà a piena realizzazione il sistema sanitario voluto da Tina Anselmi nel 1978, incentivando i consultori previsti dalla legge che porta il titolo Tutela della maternità e interruzione volontaria della gravidanza. Riconoscerà proprio in Tina Anselmi, cui l’accomunano la sobrietà e la semplicità, prima Ministra in assoluto della nostra Repubblica, un esempio da seguire, ammirata soprattutto per la sua conduzione della Commissione sulla Loggia P2.

Rosy Bindi e Tina Anselmi, 1993

Sarà ancora Ministra per le politiche per la famiglia dal 2006 al 2008 nel secondo Governo Prodi e proporrà le Unioni civili, i cosiddetti Dico, che purtroppo non diventeranno legge per l’opposta intransigenza della Chiesa e della parte più radicale della Sinistra e saranno osteggiati anche da alcuni movimenti omosessuali. Vicepresidente della Camera dal 2008 al 2013 e unica donna presidente del Partito Democratico dal 2009 al 2013, dalla cui direzione si dimetterà proprio in quell’anno, da allora presiederà la Commissione parlamentare Antimafia, una delle più produttive della nostra storia, con iniziative coraggiose, come l’estensione alla corruzione dei provvedimenti di sequestro e confisca dei beni. Tutto ciò le creerà molte inimicizie. Mi piace ricordare qui una sua dichiarazione in merito alla presidenza di quella Commissione: «Fu una bellissima esperienza… (che le fece capire che) per sconfiggere le mafie non bastano le buone leggi, non bastano i bravi magistrati, non bastano i bravi carabinieri, non sono sufficienti nemmeno gli eroi. L’Italia, per combattere la corruzione e combattere le mafie deve avere dei cittadini consapevoli della nostra Costituzione e dei valori della comunità».

Rosy Bindi ha vissuto ogni esperienza politica come un’occasione di crescita e cammino. Questo si deve anche al suo amore per la montagna come esperienza non solo fisica ma di ascesa spirituale e di riconnessione con sé stessi. Non dimentichiamo che nelle Scritture quello che avviene sulla montagna è sempre rivelatore e che la vita di Gesù, al cui messaggio radicale del Vangelo più che alla precettistica della Chiesa Rosy Bindi mostra di ispirarsi, è stata una vita quasi tutta in cammino. Recentemente Bindi ha percorso il Cammino di Santiago.

Rosy Bindi ha la consuetudine con le istituzioni maturata in una vita, conosce la storia italiana, anche quella oscura della Notte della Repubblica e delle molte mafie autoctone e straniere, ha la saggezza e la preparazione giuridico-politica necessarie ad incarnare il ruolo di Capo dello Stato, è appassionata di Costituzione, è una donna che non ha mai voluto ricorrere agli stereotipi graditi al potere maschile per fare politica, non ha avuto bisogno di ostentare alcunché ed è consapevole della necessità di interpretare il potere non come volontà di dominio ma come servizio. Una donna che non ha avuto paura di cambiare idea nel corso della propria vita su questioni importanti come il divorzio, la legge sull’interruzione della gravidanza, la linea da tenere durante il rapimento Moro e che agli attacchi sessisti dell’uomo politico che ha sdoganato la volgarità in tv e ha imposto un modello femminile stereotipato e costruito sull’immaginario maschile più becero e retrivo ha saputo rispondere, con fermezza ed eleganza: «Presidente Berlusconi, non sono una donna a sua disposizione». Per questa frase molte donne le saranno riconoscenti per sempre.

Per tutti questi motivi la vorrei al Quirinale, certa che le sue doti di equilibrio, il suo amore per la legalità e la giustizia, la sua onestà sarebbero un grande dono per la democrazia italiana.

Rosy Bindi incarna un modello di donna poco gradito a una società maschilista e misogina come quella italiana, ma proprio per questo sostenere la sua candidatura vuol dire desiderare una società in cui le donne siano libere di essere sé stesse, apprezzate per le loro qualità intellettuali e il loro impegno e non per l’adesione a stereotipi pensati e voluti dagli uomini, una società in cui la politica sia vicina alla vita delle persone e in cui sul rischio dell’astrazione del potere dalla vita, vizio squisitamente maschilista, vigili chi non ha perso il contatto con la realtà, conosce molto bene la Costituzione e la democrazia e si batte per la realizzazione di una vera parità di genere, avendo sperimentato su sé stessa in anni difficili quanto è impegnativo fare politica per una donna.

Nel 2021, in occasione del suo settantesimo compleanno, non ha più rinnovato la tessera del Partito Democratico, sostenendo che non avesse raggiunto le finalità previste alla sua fondazione. Ha criticato Renzi per il suo ruolo nel far cadere il secondo Governo Conte. Ha espresso stima per Draghi, ma ha riconosciuto che il modo di far cadere il Governo Conte non sia stato corretto.
L’attuale Parlamento in seduta comune saprà apprezzare questa donna dalla schiena dritta?

A questo link Rosy Bindi parla del significato di legalità:
https://www.youtube.com/watch?v=fxeicP4gpMc

A questo link il gruppo di sostegno su fb:
https://www.facebook.com/groups/1919166274931346/?ref=share

In copertina: lo studio del/la Presidente in Quirinale.

***

Articolo di Sara Marsico

Abilitata all’esercizio della professione forense dal 1990, è docente di discipline giuridiche ed economiche. Si è perfezionata per l’insegnamento delle relazioni e del diritto internazionale in modalità CLIL. È stata Presidente del Comitato Pertini per la difesa della Costituzione e dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano. I suoi interessi sono la Costituzione , la storia delle mafie, il linguaggio sessuato, i diritti delle donne. È appassionata di corsa e montagna.

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