Editoriale. L’oro dell’amicizia

Carissime lettrici e carissimi lettori,
belle le medaglie. Belle non solo per il loro valore di ottima preparazione atletica, ma anche se acquistano il significato aggiunto di messaggio, come dire, etico e di alto valore sociale. Queste Olimpiadi rimarranno anche per questo nei nostri ricordi e nella Storia non solo dello sport. Sono nate con un anno di ritardo rispetto alla loro nominazione e rimarranno staccate di soli tre anni dalle prossime di Parigi, sforando la liturgia antica dei tempi della Grecia. Portano una carica positiva nonostante tutto, nonostante il virus che, comunque, dopo un anno non intende indietreggiare, a Tokyo, in una città dove la percentuale di persone vaccinate contro il “coronato” è davvero minima, con i rischi immaginabili.

C’è voluto coraggio, il coraggio non solo fisico delle atlete e degli atleti che da un palcoscenico così esposto al mondo intero hanno mandato valori più forti delle medaglie vinte (ma anche non vinte). Da Tokyo i meriti si sono elevati grazie a loro, alle tante atlete e tanti atleti che hanno dimostrato di prediligere, oltre alle gare in sé, i valori di fratellanza/sorellanza, le esigenze di democrazia, l’abbattimento delle differenze e degli stereotipi di genere e delle disuguaglianze, la salvaguardia della nostra Terra, per ora unico posto in cui ci è dato vivere.

Da queste Olimpiadi abbiamo imparato tante cose. Abbiamo capito o comunque visto e ascoltato che la generosa fratellanza (e se fossero donne, la sorellanza) paga in gioia, in slanci di felicità.  Che dividersi una medaglia d’oro la fa brillare di più, senza retorica, e la fa entrare di diritto nella Storia, quella dell’umanità che non ha perso dignità e spessore etico. Così il valore e l’abbraccio tra il nostro Giammarco Tamberi e il suo amico del Qatar Mutaz Bashir: hanno scelto di salire insieme sul podio più alto dei Giochi per prendere, dividendoselo, un vero oro dell’amicizia.

Abbiamo imparato che gli stereotipi devono essere cancellati. Che chiunque, indipendentemente dal genere, può allentare come vuole e in ogni modo la propria tensione per un atto, una prova da compiere e da affrontare. Per questo, o meglio, anche per questo, l’atleta inglese Tom Daley si è fatto cogliere mentre sferruzzava un panno rosa, non a caso carico di simboli. Tutti in Inghilterra conoscono il 27enne campione olimpico, immortalato ormai su tutti i social mentre lavora a maglia per fare un cappellino rosa (tanti si sono domandati per chi fosse, ma è importante?)  e noto per questa sua passione che porta avanti anche per tenere alta l’attenzione contro l’omofobia. Daley è conosciuto per questo hobby tanto che spesso mette in vendita per beneficenza i suoi lavori attraverso un’apposita pagina Instagram con quasi 300 mila follower. Evidentemente presentiva la medaglia che poi è arrivata e aveva mostrato a tutti i suoi e sue seguaci una custodia apposita tutta fatta a mano da lui, una custodia per la medaglia d’oro in modo da proteggerla dai graffi.

É vero che Daley ha fatto coming-out qualche anno fa (nel 2013) e tra ferri e uncinetto rischierebbe di confermare che il lavoro a maglia è solo per donne e rimanere nel campo degli stereotipi dei lavori “da femminuccia”. Ma il successo del campione di tuffi cancella ogni dubbio. E comunque a Tokyo si sono visti tanti disegni arcobaleno in difesa delle comunità Lgbt+. Questo ci conferma un successo.

Alle Olimpiadi c’è stata anche un’altra alta lezione di umanità, palesata al mondo intero. L’umana debolezza confessata da una vera grande dello sport, la statunitense Simone Biles. Dopo la confessione a cuore aperto e al mondo intero della sua debolezza psicologica e il suo pubblico abbandono, il ritiro nella prova a squadre e la rinuncia all’All-around e al corpo libero, Simone Biles è stata capace di tornare a gareggiare e ha conquistato il bronzo nella trave, tra gli applausi dei presenti. «Non siamo solo spettacolo — ha detto la coraggiosa atleta salutando Tokyo 2020 — parliamo di più del problema della salute mentale degli atleti. E siccome non siamo più bambini, ora che siamo cresciuti possiamo farlo da soli — raccomanda e saluta i Giochi con ancora più umiltà e coraggio da adrenalina, tutto, possiamo dirlo, al femminile — Non pensavo di prendere una medaglia. Ho gareggiato solo per me stessa, e questa gara vale tutto il mondo».

Poi c’è la grande lezione di difesa della democrazia di Crystina Timanovskaja, l’atleta bielorussa che, forzatamente condotta all’aeroporto da agenti politici del suo Paese, ha chiesto coraggiosamente aiuto alla polizia giapponese ottenendo l’intervento della Polonia per una richiesta di asilo.

Le donne e la questione femminile sono state davvero centrali in queste Olimpiadi. Cominciando dal capo del broadcasting che ha raccomandato di non soffermarsi con le immagini sui corpi. Poi si sono aggiunti anche aspetti negativi (che però hanno dato forza al pensiero di opposizione) come il commento fatto da un teologo turco islamico, Ibsan Senocak, che in un suo intervento su twitter ha condannato come “poco caste” le giocatrici della squadra turca di pallavolo per i loro vestiti, atlete che invece hanno dato una prestazione sportiva davvero eccellente.

Ancora bello il duo d’oro di una donna e un uomo, Caterina Banti e Ruggero Tita, che hanno vinto la faticosa corsa (a me, da incompetente, sembrava volassero) della vela nel mare davanti alla città.

Parla di donne anche la bella conquista del pugilato. Innanzitutto la vittoria della giapponese Sena Irie che ha conquistato la prima medaglia d’oro nella boxe femminile dei pesi piuma, con una decisione unanime, contro la filippina Nensthy Petecio. Poi il bronzo di Irma Testa con la squadra italiana: Irma Testa (pesi piuma), Giordana Sorrentino (pesi fly), Rebecca Nicoli (pesi leggeri) e Angela Carini (pesi Welter). Insomma il pugilato è diventato non solo uno sport olimpionico, ma anche da donna!

In difesa delle donne e della questione della violenza verso il mondo femminile ha parlato anche la squadra di scherma statunitense: in occasione della sfida degli ottavi di finale del torneo di spada a squadre i tre titolari del team — Jacob Hoyle, Curtis McDowald e Yeisser Ramirez — si sono presentati in pedana con il volto coperto da una mascherina di colore rosa, per protestare per la presenza della riserva del loro stesso team, Alen Hadzic, che invece ne portava una nera, sotto accusa in patria per molestie sessuali, per fatti risalenti al periodo dal 2013 al 2015.

Come dimenticare l’abbraccio dei due atleti che hanno fatto arrivare l’Italia più in alto e più lontano nel giro di pochi minuti? Il loro sorriso, quello di Giammarco Tamberi e di Marcell Jacobs, e la loro gioia metaforicamente potrebbero essere intesi contro una certa politica, che è solita inneggiare, o auspicare, alla “purezza della razza italica” di vecchi regimi (il 5 agosto, tra l’altro, è stato il triste anniversario della pubblicazione de Il manifesto della razza, dieci orribili punti che iniziano con la frase lapidaria: «Le razze umane esistono»). Ma il campione dell’oro olimpico a Tokyo ha volato come una saetta e il suo nome e cognome testimoniano i suoi natali, che è nato nello Stato americano del Texas da madre italiana e da padre statunitense. Ecco perché noi vogliamo dire con forza e come uno slogan: prima il mondo, prima il vivente e il rispetto!

Abbiamo parlato di proteste, di lavori con il filo, l’ago, i ferri da lana e l’uncinetto. Ho letto in questi giorni un articolo che mi è piaciuto tantissimo e che in parte riporto qui, invitandovi a leggerlo per intero. Ne riceverete in cambio un’interessante lezione d’arte. Lo lascio qui, come pensiero poetico. Il pezzo di seguito è tratto da un articolo dell’artista e attivista Antonella Prota Giurleo e parla dell’arte delle donne con il filato.

«Diverse artiste hanno ripreso la tecnica del patchwork dalle donne statunitensi che realizzavano coperte utilizzando avanzi di stoffa. Una modalità adottata anche per le più antiche bandiere della pace come per le opere di tante donne cilene durante gli anni della dittatura. Cucire per esplicitare al mondo la volontà di pace e di giustizia e per restituire il senso del ‘non buttare perché tutto può tornare utile’. 
Le competenze femminili legate all’ago, agli aghi, danno origine a miti e a leggende: il filo di Arianna, la tela di Penelope, le Parche e, anche se meno noto, il gomitolo nel mito dell’Anguana. 
Il gomitolo costituisce un patrimonio, una risorsa da usare collettivamente…. è il filo dei ricordi, è la ricchezza dei saperi e delle tradizioni delle quali occorre conservare memoria.
Il filo è tempo di vita. L’ago è elemento che permette, attraverso il filo, di ri-unire, di ri-cucire, di ri-parare, attraverso un lavoro preciso, paziente e prezioso, ciò che è stato diviso….E mi piace accomunare a questa convinzione una riflessione linguistica.
Nella lingua italiana sono tre i verbi legati alla memoria, si ha memoria con il cuore, ricordare, con il corpo, rimembrare, con la mente, rammentare. E si può scordare e dimenticare ma rimembrare non ha possibile correlazione negativa. 
Oggi Textil Art, Fiber Art, Knitting Art sono termini ampiamente utilizzati nell’arte contemporanea perché le competenze del cucire, del ricamare, del lavorare a maglia e uncinetto sono diventate pratiche artistiche consuete per molte artiste. 
I fili, tesi dall’artista iraniana Saba Najafi su una tela leggermente colorata di grigio-nero, rimandano alla tessitura e alla vita. I fili di cotone lasciano intravedere pensieri, ricordi e disegni spontanei sulla tela grezza. Qui la tela grezza è il subconscio che comunica attraverso i fili. Il passaggio ripetitivo dei fili crea per me un tempo lungo nelle immersioni interiori e il risultato di ogni lavoro ha una storia diversa» (I fili di donne nell’arte, NoiDonne, n.31).

Ora veniamo alla consueta presentazione del numero odierno.

Come sempre si comincia con Calendaria, con Lilli Suburg, scrittrice estone, pioniera dei diritti delle donne, che difese la scelta di non essere né moglie né madre e istituì una scuola per ragazze, in mezzo a mille difficoltà. Di un’altra donna eccezionale, Maria Sklodoska Curie leggeremo le parole e i pensieri per la serie Teatro filosofico. Donne nella scienza.

Il lungo cammino delle donne nelle istituzioni ci racconta come sia stato difficile per le donne ricoprire importanti cariche pubbliche. Una ricerca accuratissima, tutta da scoprire, come quelle cui ci ha abituato l’autore, ci porta a realizzare una triste realtà italiana: alle donne è sempre stato precluso di fatto un Dicastero economico e mai una donna ha potuto assurgere alla carica di Capo dello Stato.

Raccogliendo la sfida lanciata nel numero scorso proponiamo quindi un articolo su Una donna al Quirinale. L’opinione di Sara, che argomenta le ragioni della candidatura della sua ideale Presidente della Repubblica.  

Continua la serie necessaria su Il G8 di Genova. 4. La Guerra: il 21 luglio, che ci racconta la macelleria messicana della Scuola Diaz e della Caserma di Bolzaneto, un articolo da far leggere, insieme agli altri, alle nostre e ai nostri studenti affinché capiscano quali forze politiche si sono poste in contrasto con i principi della Costituzione avallando il comportamento illegittimo delle forze dell’ordine. Se il G8 è stato il trionfo della violenza dello Stato, di un’altra forma di violenza terribile, La violenza sessuale nella Repubblica Democratica del Congo scrive l’autrice dell‘articolo che ci fa un resoconto dell’ultimo rapporto di Medici Senza Frontiere e ci ricorda che «Lo stupro è un atto di potere e controllo usato come arma, per soggiogare e annichilire, oltre alla vittima, anche l’intero gruppo di appartenenza, per ragioni di razza, etnia o religione».

Ma veniamo a qualcosa che ci possa consolare: la Musica. In Rahsaan Roland Kirk. Sogni e suoni incontriamo un musicista “di nicchia”, la cui musica è stata definita dall’autore dell’articolo “identitaria”. Sarà un piacere scoprire quanti strumenti sapeva suonare e tutti i musicisti con cui si è esibito e per cui è stato un ispiratore. Dalla musica all’Archeologia, I tesori archeologici della Sardegna in una vetrina internazionale vi stupirà per quello che vi leggerete sulla ricchezza di reperti sardi, che non è facile conoscere leggendo i media nazionali.

Che cosa accomuna lo Yoga con l’arte di parlare in pubblico e la retorica? Lo scoprirete leggendo l’avvincente articolo Yoga e arte oratoria. «Per parlare davanti a delle persone si ha bisogno di forza ed energia, corpo e mente si preparano a reagire e ci si può preparare in anticipo all’ansia da palcoscenico con lo yoga nidra, o training autogeno, il pranayama o pratiche di respirazione, che ci portano a rilassarci e a focalizzarci nel presente».

Nella Sezione Letture e riletture troviamo la recensione di Diario partigiano di Ada Prospero Gobetti, un antidoto al fascismo risorgente nei nostri tempi e al fascino che spesso esercita sule nuove generazioni.

Juvenilia oggi ci presenta il progetto che ha vinto il premio nella Sezione Biodiversità, inclusione e parità di genere, con la costruzione di una serra dedicata a Eva Mameli Calvino, in collaborazione con l’associazione Cercatori di semi.

Non può mancare in questo numero l’articolo sulle Olimpiadi che ci aggiorna sulle vittorie delle atlete e degli atleti e riflette sugli avvenimenti più importanti di questa settimana.

Il Luglio di Toponomastica femminile è l’attesissimo appuntamento “poetico” che ci racconta i numerosi eventi che hanno visto protagonista la nostra Associazione in questo mese.

Chiudiamo come sempre con una nota gastronomica, la ricetta delle Lasagne al forno di melanzane, una bella alternativa leggera alle lasagne della cucina bolognese. Da sperimentare in questo mese di agosto.

Buona lettura a tutte e tutti.

***

Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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