Impressioni dalle Paralimpiadi di Tokyo 2020

È stata una settimana ricca di successi per le azzurre e gli azzurri delle paralimpiadi a Tokyo. Bebe Vio conferma la sua supremazia nel fioretto dopo aver rinunciato alla gara nella sciabola per problemi fisici e trascina la squadra della scherma (con Loredana Trigilia e Andreea Mogos) verso un bellissimo argento. Ci sono poi le ragazze del nuoto, Giulia Ghiretti, Carlotta Gilli, Xenia Francesca Palazzo, Vittoria Bianco, Giulia Terzi, Alessia Scortechini, Arjola Trimi, Alessia Berra e Monica Boggioni, che tutta la settimana hanno collezionato medaglie nei vari stili e nelle varie gare singole e a squadre regalandoci momenti di sport indimenticabili.  
Ci siamo distinte anche nel ciclismo con l’argento di Francesca Porcellato (che, ricordo, ha vittorie e partecipazioni anche ai giochi invernali) e il bronzo di Katia Aere, nel tiro con l’arco con l’argento di Vincenza Petrilli e in bronzo di Maria Andrea Virgilio, e nel judo con il bronzo di Carolina Costa. Sara Morganti invece nel paradressage questa settimana ha ottenuto il secondo bronzo, segnando un netto punto di svolta per l’equitazione. C’è poi Veronica Yoko Plebani, bronzo nel paratriathlon, anche lei sportiva a 360 gradi con numerose partecipazioni nelle competizioni invernali.  Michela Brunelli e Giada Rossi sono bronzo nel tennistavolo a squadre e Assunta Legnante, storica atleta olimpica a paralimpica italiana nel lancio del disco conquista un argento.

Jodi Willis Roberts

 Le nostre azzurre insomma si sono distinte riempiendo d’orgoglio tutti/e noi, ma soprattutto il CONI, che può ritenersi certamente soddisfatto dell’esperienza olimpica e paralimpica italiana di Tokyo 2020. Un’edizione, come spesso ricordato, che si è distinta per i numeri al femminile sia di partecipanti che di medagliati/e.  In queste paralimpiadi infatti le sportive che hanno gareggiato a Tokyo hanno superato nei numeri i loro colleghi. Sono infatti state 60 le partecipanti femminili (contro le 53 partecipazioni maschili) e le atlete italiane hanno contribuito al medagliere con 28 medaglie (contro le 24 maschili), permettendoci di rientrare nella top dieci delle nazioni più medagliate di questa edizione.  
Un successo dello sport, ma anche della vita, perché queste donne sono un vero e proprio esempio di resilienza. Ognuna con una storia diversa, difficile, sono tutte accomunate dallo sport e dal desiderio di essere d’esempio per gli altri/le altre. Le azzurre delle paralimpiadi infatti sono tutte impegnate in iniziative benefiche e sociali, facendosi testimoni reali che, per citare la nostra campionessa Bebe Vio, «se sembra impossibile, allora si può fare». Donne che si dedicano attivamente allo sport e al sociale, che ogni giorno combattono le loro sfide e che attraverso le loro discipline sportive non hanno mai mollato.  

Zakia Khoudadadi

Lasciando l’Italia e guardando al panorama internazionale, questa è stata una settimana altalenante. Abbiamo infatti ricevuto un messaggio di speranza dall’Afghanistan. Zakia Khoudadadi, la prima atleta afghana ad aver conquistato il pass per le paralimpiadi, aveva denunciato la scorsa settimana la sua impossibilità di partecipare ai giochi dopo l’avvento dei talebani, è invece fortunatamente riuscita, grazie all’impegno del CIO, a raggiungere Tokyo e a disputare i suoi giochi. Segnale che, anche in piccola parte, qualcuno/a si sta muovendo per tutelare le donne afghane e i loro diritti.  
Se da un lato quindi vediamo speranza da un altro punto di vista invece abbiamo fatto un vero e proprio passo indietro.  
L’atleta australiana oro nel lancio del peso Jodi Willis-Roberts ha infatti denunciato che il Comitato Olimpico Australiano non eroga i premi di 20mila dollari alle medaglie d’oro delle paralimpiadi, pagando esclusivamente gli atleti/atlete normodotati/e. Le dichiarazioni di Jodi ovviamente hanno fatto scandalo mettendo in luce quanto effettivamente nello sport esistano ancora tante disparità, spesso dovute al business delle sponsorizzazioni. Il Comitato Australiano ha ovviamente per il momento evitato qualsiasi commento, limitandosi ad annunciare tuttavia che da quest’anno verranno premiati/e in denaro anche gli atleti/e paralimpici/che. Molti ancora sono quindi i problemi da affrontare e molte le sfide per le persone disabili. La speranza è che si vada sempre avanti e che le parole parità ed inclusività siano sempre di più parole concrete e tangibili.  

***

Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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