Les Salonnières Virtuelles. Cinema, teatro, tv

Appuntamento straordinario questa settimana con Les Salonnières virtuelles, in recupero del mese di agosto, e straordinariamente moderato in tandem da Livia Capasso e Sabrina Cicin.

Salotto dedicato al cinema, al teatro, alla televisione: ospiti, come sempre, di alto livello a discuterne.

Mussi Bollini, vice Direttrice di Rai ragazzi con una esperienza 40ennale maturata nel servizio pubblico, mira a sottolineare il ruolo esercitato dai media nella formazione culturale della società e, in particolare, dal suo punto di osservazione privilegiato, lo sviluppo delle future generazioni.
L’esperienza in Cpo ha consentito di affinare e diffondere la sensibilità di pari opportunità nelle varie redazioni e di registrare quanto le questioni di genere siano entrate a pieno titolo nell’agenda della programmazione Rai. In premessa ci ricorda l’esistenza di un archivio di pubblico accesso, ove ritrovare i dati del Monitoraggio sulla rappresentazione della figura femminile nella programmazione televisiva pubblica.
La Rai, azienda di servizio pubblico, ha tra i propri obiettivi quello di contribuire a creare percorsi e regole socio-culturali che aumentino la consapevolezza e il rispetto per le pari opportunità nella programmazione televisiva, per una corretta rappresentazione della persona e per la promozione di un’immagine reale non stereotipata della figura femminile. La televisione è uno strumento che aiuta la formazione della realtà sociale a partire dai minori, rappresenta valori e identità di un paese e delle persone che lo abitano, trasmette modelli di comportamento e di relazione tra gli individui.
La televisione non è un’agenzia educativa come la famiglia, la scuola e le istituzioni religiose e politiche, che svolgono in modo prioritario il compito di favorire la socializzazione delle persone, ma può intervenire con proposte culturali ad aiutare il difficile compito dell’educazione alla convivenza, che non riguarda solo il target giovane di questo Paese, ma riguarda anche e soprattutto gli adulti.

Lina Prosa, regista e autrice teatrale, dedica il suo sapere alla riscoperta e all’attualizzazione del mito classico nella vita delle Donne, come solo una intellettuale mediterranea può cogliere. E rendere attuale i racconti delle nostre origini culturali, intrecciandoli con la drammaticità della cronaca contemporanea è un complesso esercizio operato dall’artista.
La sua attività di drammaturga spesso si lega alla riscrittura dei miti femminili del teatro greco antico. Dare una nuova parola a ciò che già sappiamo o che ci hanno tramandato è un impegno poetico e come tale anche politico teso a modificare il pensiero dominante sulla posizione della donna nel mondo. Figure femminili come Giocasta, Medea, Cassandra sono chiavi di lettura uniche per entrare nei segreti della storia, interpretarla e farne uno spazio aperto di pensiero, di nuove visioni. Il teatro ha da sempre fatto delle crisi dell’umanità il tema portante della sua stessa evoluzione e della sua perenne funzione sociale. Il teatro è sempre “contemporaneo”, fattibile nel momento stesso della vita. Quindi è la scena dove il mondo femminile può rivedere il suo destino, farne strumento di lotta e di resistenza. Proporre una diversa rappresentazione di sé. Ovviamente il teatro si confronta sempre con la natura dei poteri, con la qualità delle democrazie, con la sua assenza, con i regimi, con le diseguaglianze. Il teatro patisce ciò che la donna stessa patisce, perché entrambi sottoposti sempre al tiro delle logiche conservative e della repressione delle tensioni di denuncia e cambiamento. Oggi si discute molto della difficoltà delle donne a raggiungere i vertici direttivi dei teatri pubblici. Il dibattito è giusto ma è fondamentale che sia accompagnato dalla riflessione sulla necessità di una progettualità femminile “mitica”, capace di produrre cambiamento.

Federica Alderighi presenta il lavoro corale cui ha partecipato e di cui ha curato, in modo particolare, la produzione e il crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso, a cui Toponomastica femminile ha aderito. Un documentario andato in onda su La7 il giorno dell’8 marzo scorso, 90 minuti per dare voce al lockdown delle Donne, l’esperienza impensabile dei primi 3 mesi di pandemia.
Il film nasce dal collettivo Tutte a casa composto da 16 professioniste del mondo dello spettacolo e della comunicazione accomunate da una pagina Facebook, i primi giorni di marzo 2020. Hanno quindi aperto una richiesta di partecipazione pubblica, a donne di tutte le età e provenienza sociale, di inviare video estemporanei, realizzati con le dotazioni disponibili, improvvisandosi registe di sé stesse, via smartphone, in cui narrassero la loro “quarantena”, testimoniassero ciò che stesse accadendo nelle loro case. Hanno aderito circa 500 donne, inviando 8.000 video, supportate da una regia a distanza, per una narrazione di ampio respiro cinematografico che esulasse dai salotti di opinionisti ed esperti sempre maschili, ma che si calasse in un vissuto collettivo, vicino alla gente, dando voce alle donne che oggi sappiamo hanno pagato il costo più alto di questa pandemia, in termini di ruoli, carichi familiari, economici e di lavoro e disoccupazione.
Di questa narrazione, riassunta in 90 minuti, sono state scelte alcune parole chiave: la casa, il corpo, la cura, la crisi, la rinascita, la libertà. Un racconto multimediale di un flusso emotivo, di una esperienza unica e irripetibile, in un diario quotidiano di cui le narratrici sono al tempo stesso autrici e protagoniste. Un recupero di frammenti di questa realtà parallela e invisibile, a tratti angosciante, a tratti ironica, ma vera, senza filtri e comparativa delle diverse esperienze del variegato mondo femminile.
Fare rete e collegare le reti è stato un passo fondamentale e una decisione vincente l’Associazione Tutte a Casa e il documentario Tutte a casa – Memorie digitali da un mondo sospeso, è esempio positivo di come creare e mantenere le connessioni tra le lavoratrici del mondo del cinema e della tv, al fine di dare una voce alle donne e promuovere la parità di genere nell’industria dell’audiovisivo e dei media. La presentazione e la programmazione dell’opera continua in varie manifestazioni e iniziative.

Paola Paoli racconta della ricca esperienza maturata nei 40 anni di Festival internazionale di Cinema e Donne a Firenze. Una iniziativa nata negli anni di passione e contestazione, di rottura degli schemi e rielaborazione dei ruoli, nelle lotte femministe che si intrecciavano a istanze democratiche e partecipative.
Il tema del femminismo connota questo festival sin dall’inizio ed è trasversale nelle varie proiezioni.
Il Laboratorio Immagine Donna è un’Associazione culturale nata a Firenze alla fine degli anni ’70 per valorizzare i talenti femminili nella comunicazione audiovisiva e nel cinema, facendone oggetto di apposita ricerca, in collaborazione con l’Università di Firenze. In breve diventa un importante e internazionalmente riconosciuto Osservatorio permanente italiano sulla presenza delle donne nel cinema come arte e professione. Esplora il presente attraverso le opere più interessanti delle giovani registe e delle grandi maestre e riscopre il passato nei film dimenticati delle pioniere. Dall’inizio, offre occasioni di formazione per il pubblico giovane e i loro docenti con programmi dedicati e varie attività organizzate in collaborazione con le scuole della Regione e l’Università di Firenze. Promuove la presenza paritaria nei ruoli fondamentali dell’ideazione, della realizzazione e della diffusione della comunicazione visiva e del cinema in particolare. Realizza regolarmente eventi in collaborazione con partner istituzionali nazionali, europei ed extra-europei, con un’attenzione particolare alla promozione delle autrici italiane. A questo scopo ha contribuito a fondare il Festival Films, Femmes Méditerranée a Marsiglia.
L’evento più importante realizzato è il “Festival Internazionale di Cinema e Donne”, unico in Italia per numero di edizioni e regolarità annuale. Nel mondo solo il Festival francese ha al suo attivo 42 edizioni. Tra i suoi obiettivi statuali principali annovera la trasmissione della memoria delle donne attraverso la ricerca, il restauro e la programmazione di opere di grande valore e la formazione di nuovi pubblici critici e consapevoli attraverso la visione dei film proposti dal Festival e la riflessione condivisa sul mondo rappresentato attraverso lo sguardo delle donne. La programmazione, frutto di viaggi, ricerche e contatti con studiosi ed Enti di cinema e Reti di Festival di genere e non, sottolinea le nuove tendenze della regia femminile e i Paesi leader di questo processo storico e culturale.
Il titolo del prossimo 43° Festival è Smarginate.

L’incontro si conclude, come di consueto, con il video del Centro di pedagogia dell’espressione L’Arca nel bosco, quest’oggi cura di Gabriella Agostini l’Omaggio all’arte teatrale di Sarah Bernhardt.
Impossibile non ricordare l’eclettica, anticonformista, divina, scandalosa, adorata, provocatoria, omaggiata, talentuosa artista.

Vi attendiamo il 28 settembre con Arti figurative: non mancate!

Le nostre realtrici:

Mussi Bollini, Vice Direttrice di Rai Ragazzi, lavora per il servizio pubblico da oltre 40 anni. Si occupa da sempre di programmi televisivi per l’infanzia per Rai1, Rai3 e Rai Ragazzi. Dal 2014 al 2020 ha ricoperto l’incarico di Presidente della Cpo Rai e partecipa alle attività del network Noi Rete Donne. Dal 2000 si occupa di Media Education con l’associazione Med. È felicemente nonna di 4 splendidi nipoti.

Lina Prosa, drammaturga e regista, nata a Calatafimi-Segesta, vive a Palermo di cui è cittadina onoraria.
Premio della Critica Teatrale Italiana per la “Drammaturgia 2015”.
Prima autrice e regista italiana messa in scena alla Comédie-Française, nel 2016 è insignita dell’onorificenza di “Chevalier des Arts et des Lettres”, da parte del Ministro della Cultura francese.
Dirige a Calatafimi Segesta “Scena Segesta-Laboratorio Internazionale di Drammaturgia Classica e Creazione Contemporanea”.
Autrice di numerosi scritti tra cui ricordiamo: Pagina Zero, 2020,(raccolta di cinque testi),Miti Senza Dei. Teatro senza Dio, 2018(raccolta di nove testi legati al mito), Editoria&Spettacolo; La Stanza del Tramonto, 2016(SottoTesto-Nardini editore).
I suoi testi sono tradotti in francese, inglese, catalano, croato, portoghese, tedesco, bretone, sloveno, ungherese. La traduzione in francese è a opera di Jean-Paul Manganaro.
Tra le sue numerose regie ricordiamo la Trilogia del Naufragio, che si afferma a livello internazionale come opera emblematica della sua scrittura, composta da Lampedusa Beach, Lampedusa Snow, Lampedusa Way. Diretta a Parigi nel 2014al Théâtre Vieux-Colombier, registrata etrasmessa da “France Culture”.Nel 2015 Lampedusa Beach è letto in eventi speciali al “Consiglio d’Europa”, e al “Museo della Storia della Storia dell’Immigrazione” di Parigi per la manifestazione “12 heures pour changer de regard” promosso dal Ministero della Cultura. Nel triennio 2014-2016, la Trilogia, con la regia dell’autrice è prodotta dal Teatro Biondo Stabile di Palermo e presentata al Piccolo Teatro di Milano nel triennio 2015-2017.Nel triennio 2016-2018 la Trilogia approda a Lampedusa nell’ambito di “Lampedus’Amore”.

La sua drammaturgia è indirizzata anche a progetti dedicati al rapporto tra società e teatro come il Progetto Amazzone, progetto permanente multidisciplinare su Mito, Scienza, Teatro dedicato al corpo come limite, utopia, scena dell’estremo (cancro al seno). Il Progetto, fondato insieme ad Anna Barbera nel 1996, comprende le «Giornate Biennali Internazionali» e il Centro Amazzone, di cui fa parte la sezione sperimentale teatrale Migrateatro».

Federica Alderighi, autrice televisiva, sceneggiatrice cinematografica e producer, Federica è una story teller per vocazione e per lavoro. Per Tutte a Casa ha curato, in modo particolare, la produzione del documentario e il crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso, tenutosi durante l’estate 2020, tramite la quale il collettivo Tutte a Casa ha raccolto e superato la somma richiesta in partenza.

Paola Paoli (conMaresa D’Arcangelo) da quarant’anni porta avanti a Firenze con passione, dedizione, coraggio, il festival internazionale di Cinema e Donne. Rassegna di film e ospiti internazionali il cui focus è sul ruolo della Donna, nel cinema e nella società. Nato nel 1978, all’indomani della grande stagione delle contestazioni del decennio iniziato nel 1968, che vide nascere in Italia i primi gruppi femministi, il festival ha portato avanti fino ad oggi una battaglia culturale per mettere in evidenza quanto ci sia ancora da fare per ottenere una vera parità di genere, nel cinema come nella società.

Chi avesse perso la diretta sulla pagina facebook di Toponomastica femminile o di Vitamine Vaganti, può rivedere l’incontro sul canale YouTube di Tf: https://www.youtube.com/watch?v=FDuF0KkTukU

***

Articolo di Sabrina Cicin Marzetti

Sabrina Cicin 200x200

Laureata in Scienze Politiche. Consulente fiscale con Master in Diritto Tributario Internazionale. Giornalista pubblicista. Dirigente sindacale, responsabile del Coordinamento Donne e Inclusione. Ha approfondito tematiche di cultura di genere con un Master in Gender’s Studies. I suoi interessi sono focalizzati sul linguaggio e la toponomastica. Il motto: la felicità non è la meta, ma il cammino (Osho). La convinzione: nella vita nulla accade per caso.

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