La povertà mestruale

La period poverty o povertà mestruale è rappresentata dall’impossibilità di reperire i prodotti per l’igiene mestruale, quali assorbenti o tamponi, dovuta al loro eccessivo costo, la mancanza di servizi igienici e acqua corrente e la carenza di luoghi per il corretto smaltimento degli assorbenti stessi.

In molti Paesi del mondo avere le mestruazioni più che un evento fisiologico è considerato una condanna. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, una persona su tre ha scarso accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari e tra queste rientrano anche donne in età fertile.

L’igiene mestruale è un diritto umano

Molte ragazzine non possono o non riescono a frequentare la scuola, sia perché non hanno a disposizione assorbenti, sia perché sono considerate impure e non sono ammesse a condividere gli spazi comuni. 

In Africa un’adolescente su dieci interrompe gli studi subito dopo il menarca, con un alto rischio che venga data in sposa giovanissima e abbia diverse gravidanze precoci. 

In Rwanda le ragazze arrivano a perdere fino a 50 giorni di scuola l’anno a causa del ciclo; l’associazione ActionAid è riuscita a portare prodotti per l’igiene mestruale, bagni puliti, vestiti di ricambio, in nove scuole ruandesi e questo progetto ha permesso alle studenti di seguire le lezioni regolarmente. La situazione non è diversa in Etiopia dove più del 50% delle ragazze salta la scuola dai 2 ai 4 giorni al mese: la mancanza di scolarizzazione delle donne e l’abbandono precoce degli studi spegne le speranze in un futuro migliore e consapevole.

Attiviste in Sierra Leone

In Nepal esiste una pratica chiamata Chhaupadi, illegale dal 2017, ma solo sulla carta, che consiste nell’allontanare una donna mestruata dalla comunità e costringerla a vivere da sola in rifugi di fortuna in mezzo al nulla, in quanto considerata impura e tacciata di portare sfortuna a chiunque le si avvicini.

Nonostante le discriminazioni e lo stigma legato alle mestruazioni, esistono anche diversi esempi positivi di Paesi che hanno cercato di eliminare o comunque ridurre la period poverty.

La campagna australiana contro la Tampon Tax

La Prima Ministra della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern, ha annunciato che assorbenti e prodotti per l’igiene mestruale saranno distribuiti gratuitamente a tutte le studenti, poiché le mestruazioni non sono una scelta, ma una realtà per metà della popolazione: non è quindi più possibile considerarle un lusso.

Il Parlamento Europeo ha evidenziato gli effetti negativi della Tampon Tax sulla parità di genere e ha chiesto ai Governi di eliminare l’Iva sugli assorbenti, da ritenersi a tutti gli effetti beni di prima necessità: in Italia l’Iva è al 22%, in Francia al 5,5%, nei Paesi Bassi, Portogallo, Belgio, Cipro e Regno Unito al 5%, in Irlanda è stata abolita.

In occasione dell’8 marzo 2021, la Scozia ha annunciato di aver approvato una legge per rendere gratuiti tamponi e assorbenti su tutto il territorio nazionale: è il primo Stato al mondo ad attuare questa politica.

Proprio dalla Scozia, nel 2017 la 35enne Kerry Wright raccontava in un’intervista a The Guardian di non potersi permettere l’acquisto di assorbenti, essendo una madre single di tre adolescenti, una ragazza e due ragazzi autistici. Nella sua testimonianza descriveva la vergogna provata nel non poter uscire di casa durante le mestruazioni e di essere costretta ad utilizzare la carta igienica per evitare di sporcarsi.

La pandemia ha esacerbato la problematica aumentando la povertà soprattutto tra le donne: in Italia, a fine 2020, il 98% di chi ha perso il lavoro è donna.

La campagna italiana

L’Italia è tristemente il fanalino di coda nell’eliminazione della Tampon Tax, anche se esistono diverse iniziative a favore della sua abolizione su tutto il territorio nazionale. Nel 2020 l’Iva è passata dal 22 al 5% solo per gli assorbenti biodegradabili: è superfluo sottolineare come questa sia una misura insufficiente, dato che si tratta di prodotti di nicchia e più costosi degli altri. Si stima che una donna nell’arco della vita utilizzi almeno 12mila assorbenti usa e getta, per un costo medio di 3600 €.

Secondo una recente ricerca, per il 90,6% della popolazione italiana gli assorbenti sono da considerarsi un bene essenziale e l’84,7% si ritiene a favore della riduzione dell’Iva.

Il costo degli assorbenti in Italia

Il Comune di Firenze è stato il primo capoluogo di regione ad abolire la Tampon Tax in tutte le farmacie comunali e successivamente anche altri Comuni italiani hanno promosso iniziative simili. Gli assorbenti sono quindi venduti al pubblico con uno sconto del 22%.

Alcuni supermercati, come la Coop, hanno venduto per brevi periodi gli assorbenti con l’Iva ribassata al 4%, cercando di mandare un chiaro messaggio alle istituzioni.

Marge Simpson e Kim Kardashian, di aleXsandro Palombo, sui muri di Milano

Non mancano gli episodi disdicevoli, come quanto avvenuto nel leccese ad aprile 2021, durante il lockdown: dopo le ore 18, un supermercato si è rifiutato di vendere gli assorbenti a una ragazza, sostenendo che non si trattasse di beni di prima necessità, come da regolamento regionale. La Regione Puglia è subito corsa ai ripari modificando la risposta alle Faq dell’ordinanza e garantendo tale vendita fino all’orario di chiusura dei supermercati.

Il ciclo non è un lusso

In Italia è diventata famosa l’Associazione Onde Rosa al grido di “il ciclo non è un lusso” e si pone l’obiettivo di portare l’Iva sugli assorbenti al 4%, come per tutti i prodotti di prima necessità. Sulla piattaforma change.org è possibile firmare la relativa petizione, già sottoscritta da più di 600mila persone.

Qualche mese fa, Onde Rosa ha promosso l’iniziativa “assorbente sospeso” con la collaborazione della Farmacia Laghi di Milano. Chiunque può recarsi in farmacia e acquistare prodotti per l’igiene mestruale con uno sconto del 15% oppure può pagare un prodotto e lasciarlo in sospeso per una donna in difficoltà. L’iniziativa è stata condivisa sui social e altre farmacie private sono state invitate a fare lo stesso.

Ovviamente gli interventi lodevoli dei privati e dei singoli Comuni non possono essere sufficienti e le istituzioni hanno il dovere di prendere una posizione netta sull’argomento. Sono ormai diverse le associazioni, ma anche i/le parlamentari che dimostrano interesse al tema e si battono affinché in Italia l’Iva sugli assorbenti venga ridotta, o ancor meglio abolita, in quanto la parità di genere passa anche attraverso il diritto all’igiene mestruale.

2030, un altro obiettivo da raggiungere

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Articolo di Elisabetta Uboldi

Laureata in Ostetricia, con un master in Ostetricia Legale e Forense, vive in provincia di Como. Ha collaborato per quattro anni con il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica della Clinica Mangiagalli di Milano. Ora è una libera professionista, lavora in ambulatorio e presta servizio a domicilio. Ama gli animali e il suo hobby preferito è la pasticceria.

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