Editoriale. La Storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso 

Carissime lettrici e carissimi lettori, 

volevamo, auspicavamo una statuaria al femminile. Ma non intendevamo che questa occasione fosse un’ennesima ripetizione del vergognoso rito (lasciatemelo dire, ahinoi, stancante!) dell’oggettivazione sessuale del corpo femminile. È capitato in provincia di Salerno, a Sapri, alla famosa spigolatrice che uno scultore ha voluto rappresentare in maniera davvero particolare, non consona storicamente non solo all’epoca (erano gli anni a cavallo della prima metà dell’’800), ma neppure al personaggio creato dalla poesia a lei intitolata da Luigi Mercantini studiata, e spesso mandata a memoria, da tutte e tutti noi ai tempi della scuola. Una donna semplice, con un lavoro duro, quello di raccogliere le spighe cadute dalla mietitura principale, in un’epoca in cui i vestiti delle donne, e direi soprattutto le più povere, non erano succinti, neppure d’estate ed eccessivamente aderenti al corpo, neppure sotto un vento dei più forti!
Della nuova statua richiamante la spigolatrice ottocentesca, che avrebbe dovuto incrementare il turismo nella zona (!) si è parlato e se ne parla molto dal 25 settembre, appena una settimana fa, forse rischiando anche l’effetto contrario di fare pubblicità al luogo e all’artista a cui l’opera è stata commissionata, oltre che ai politici della giunta comunale.
Non so perché (o lo so) ma mi viene in mente la grandissima fotografa Letizia Battaglia, in più di un intervento riguardo a tutta una serie di nudi femminili da lei fotografati, importanti, mai osceni, celebrativi di bellezza umana (memorabile la mostra alla Crumb Gallery di Firenze). 
C’è stato chi (praticamente tutti maschi!) ha tirato addirittura in ballo Canova e i nomi di tanti artisti di pari altezza: qui davvero non restano le parole di commento. Anzi le parole, questa volta davvero belle, interessanti e da esperta sono quelle scritte per questo numero della rivista da Graziella Priulla, (articolo che invito tutte e tutti a leggere). La professoressa ha esaminato, con l’esperienza e la larghezza di vedute che le è propria, l’episodio in tutte le sue angolazioni giudicandolo come «l’ennesimo triste ammiccante tributo non alla rappresentazione artistica del nudo femminile, ma agli stereotipi che l’accompagnano». All’articolo di Priulla fa corredo una foto indicativa, che si pone a contrasto e a nuova lettura di quella che rappresenta la statua messa sotto accusa: il bel dipinto di Jean-François Millet, Le spigolatrici (Des glaneuses), che è datato proprio 1857, e si trova a Parigi, al Musée d’Orsay.  

Tante sono state le proteste (ce ne erano state anche a proposito della Violata ad Ancona, nominata nell’articolo di Priulla, riguardo alla quale nulla si è fatto!).
Sono state scritte lettere anche oggi per la rimozione della statua di Sapri (lo ha fatto la sezione di Lodi di Toponomastica femminile). Ci sono state proteste da firme illustri, come su NoiDonne di questa settimana: «Mi chiamo Luciana Romoli – scrive l’autrice -, staffetta partigiana di Roma della brigata Garibaldi, sesta zona, nome di battaglia “LUCE”. Mi sento offesa come partigiana e come donna per la rappresentazione volgare e priva di sentimento della spigolatrice, rappresentazione che non corrisponde assolutamente al personaggio autentico descritto nella nota poesia.  
Sembra proprio che né lei né lo scultore Emanuele Stifano conosciate la storia della spigolatrice, così come coloro che hanno presenziato all’inaugurazione». Laura Boldrini su twitter: «È un’offesa alle donne e alla storia che dovrebbe celebrare – scrive l’ex presidente della Camera -. Ma come possono perfino le istituzioni accettare la rappresentazione della donna come corpo sessualizzato? Il maschilismo è uno dei mali dell’Italia». A lei si aggiunge Monica Cirinnà: «A Sapri uno schiaffo alla storia e alle donne che ancora sono solo corpi sessualizzati. Questa statua della Spigolatrice nulla dice dell’autodeterminazione di colei che scelse di non andare a lavoro per schierarsi contro l’oppressore borbonico. Sia rimossa!». 

Storie di donne, racconti pieni dell’orgoglio di esserlo, sono quelle che riguardano l’Islanda dove, seppure all’inizio si era pensato a un vero e sostanziale sorpasso della presenza femminile in Parlamento, anche un pareggio ci sembra una bella storia da raccontare e da impiegare per incoraggiare l’Italia, proprio oggi che ci troviamo in tante città anche molto grandi (si vota, tra le altre, a Roma, Napoli e Milano) a scegliere una donna, che entri nella giunta dei Comuni interessati.
Esempio brillante è la sindaca di Parigi. Anne Hidalgo, che è stata eletta da appena un anno a sindaca della capitale francese, ha annunciato pochi giorni fa la sua candidatura all’Eliseo «in umiltà e con la coscienza della gravità del momento… Sarà un appuntamento della prima donna presidente della Repubblica – ha dichiarato – con le donne francesi». Un altro bell’esempio per l’Italia dove, lo ripetiamo, si sente la necessità di uno sguardo femminile dal Colle, proprio secondo le prospettive ispirate dalle parole della Hidalgo che si dichiara orgogliosamente “una francese nata in Spagna” e che si troverà a sfidare Emmanuel Macron, per la vittoria, insieme ad un’altra donna, Marine Le Pen, sovranista convinta, molto diversa dalla sindaca parigina, e certo non solo per il colore dei capelli.  

Ma anche la nuova politica uscita dalle recentissime elezioni tedesche porta un vento di novità nel mondo dell’uguaglianza di genere e di parità di diritti. Prima di parlarne certamente merita un ricordo per i sedici anni di cancellierato la donna «che ha traghettato la Germania e l’Europa attraverso la crisi dell’euro, l’emergenza profughi e la pandemia» che però «non ha lasciato un grande progetto, un’impronta forte» secondo l’idea Andreas Roedder, storico della Johannes Gutenberg-Universitaet di Magonza e tra i maggiori esperti del conservatorismo tedesco. 
Ma nella Germania del dopo Angela Merkel (che sopportava con una certa fatica alcune posizioni troppo avanzate sulla libertà di genere) si muove un soffio di novità proprio riguardante la parità di genere. Questo nuovo aspetto paritario porta il nome di Tessa Ganserer e di Nike Slawik. Ambedue transgender, che ora siederanno nel Parlamento tedesco con i Verdi facendo «delle elezioni 2021 un momento storico, da questo punto di vista», come ha commentato Gabriel Nox Koenig, presidente dell’Associazione federale Trans. La strada non è stata certo facile. Per esempio, Tessa Ganserer era rimasta per dieci lunghi anni una zimmertranse, una trans da camera, nascondendo la sua natura vera entro i muri di casa. Indossava i vestiti della moglie e solo al riparo da sguardi esterni. Dopo un percorso personale dolorosissimo, nel 2018 Tessa ha fatto coming out. Oggi hanno vinto in due transgender, ma alle elezioni avevano gareggiato addirittura in quattro!  

Anche in Italia possiamo raccontare belle storie di donne. Come quella delle Vetraie ribelli di Murano, isola del vetro, che hanno fondato una fornace tutta al femminile sfatando in un colpo solo la diceria che le donne non siano adatte a forgiare il vetro. Ma Marianna Oliboni, musicista (e quindi creatrice anche di strumenti musicali in vetro) e Chiara Lee Taiarol, appassionata fin da piccolissima di questa arte tanto da specializzarsi in Australia, hanno creato a Murano, regno indiscusso di lavoratori maschi, il Cocal Glass Studio ispirato alla figura del gabbiano (nei dialetti veneti, appunto, cocal). «Le loro opere – dicono – omaggiano le forme archetipe della fertilità, tratteggiando dee antiche che rappresentano la forza e il potere generativo della donna, ma sono anche strumenti musicali che nascono dalla tradizione vetraria per protendersi verso le sonorità elettroniche».
«Noi – dice in un’intervista Chiara – crediamo fermamente che niente possa impedire ad una donna di seguire la propria vocazione e riteniamo che passione e dedizione siano sufficienti a realizzare qualsiasi tipo di progetto. È un lavoro non semplice, presuppone una grande tolleranza al calore e anche una grande motivazione. Spesso non viene tollerata l’idea di una donna che lavora in fornace. Per noi, però, più che la forza fisica sono importanti le idee». Questa certo non è cosa da poco.  

Oggi al posto della poesia vorrei porre alla vostra attenzione un appello che viene da quella terra già così presto dimenticata dai media, dal mondo intero. A scriverlo una donna di grande valore, la regista afgana #SahraaKarimi.
Un omaggio anche per non dimenticare un altro anniversario che ha visto le donne avere un ruolo determinante, in quelle gloriose Quattro giornate di Napoli iniziate, per cacciare dalla città i nazifascisti, il 27 settembre del 1943 che hanno visto il valore e la storia dimenticata dei Femminielli (che oggi appunto chiameremo transgender) e di tante donne, come Maddalena Cerasuolo che allora aveva appena 23 anni e viveva nel rione Sanità.
Scrive a tutte e a tutti #SahraaKarimi:
«A tutte le comunità del mondo.
Vi scrivo con il cuore spezzato e la speranza che possiate unirvi a me nel proteggere la mia bella gente. Nelle ultime settimane hanno preso il controllo di così tante province. Hanno massacrato il nostro popolo, hanno rapito molti bambini, hanno venduto bambine come spose minorenni ai loro uomini, hanno assassinato donne per il loro abbigliamento, hanno torturato e assassinato uno dei nostri amati comici, hanno assassinato uno dei nostri poeti storici, hanno assassinato il capo della cultura e dei media per il governo, hanno assassinato persone affiliate al governo, hanno appeso pubblicamente alcuni dei nostri uomini, hanno sfollato centinaia di migliaia di famiglie…  
I media, i governi e le organizzazioni umanitarie mondiali tacciono come se questo “accordo di pace” con i talebani fosse legittimo. Non è mai stato legittimo… Se i talebani hanno preso il sopravvento, vieteranno anche ogni arte… Spoglieranno i diritti delle donne, saremo spinti nell’ombra delle nostre case e delle nostre voci, la nostra espressione sarà soffocata …  
Non capisco questo mondo. Non capisco questo silenzio. Io resterò a combattere per il mio paese, ma da sola non ce la faccio. Ho bisogno di alleati/e. Per favore aiutateci a far sì che questo mondo si preoccupi di quello che ci sta succedendo…  
Siate le nostre voci fuori dall’Afghanistan.  
Non avremo accesso a internet o a nessuno strumento di comunicazione… Per favore per quanto potete condividete questo fatto con i vostri media e scrivete di noi sui vostri social. Il mondo non dovrebbe voltarci le spalle…aiutateci  
Grazie mille. Apprezzo così tanto il vostro cuore puro e vero.  
Sahraa Karimi, صحرا كريمي”  

Passiamo a presentare gli articoli di questo numero cominciando, come di consueto, con la donna di Calendaria, Aspasia (Johanna Emilija Liete Rosenberga, detta Elza), poeta, drammaturga, una delle prime femministe della Lettonia. La sua storia vi appassionerà.  

Per la bella serie Fantascienza, un genere (femminile) questa volta incontriamo Nancy Kress, che ha usato la scrittura come cura per non andare in pezzi dopo le maternità e che molte di noi sentiranno come sorella d’elezione, una grande scrittrice che inserisce temi sociali scottanti nei suoi racconti e romanzi brevi. Un’altra serie molto interessante, giunta alla sua terza parte, è quella delle donne del Decameron, con Alatiel, una vergine peccatrice, una delle figure femminili più iconiche del capolavoro di Boccaccio. 

In tempi di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sarà molto istruttivo leggere la seconda parte dell’interessante approfondimento a cure di Ife Welfare come bene comune. Analisi, riflessioni, visioni, pratiche, con proposte controcorrente e alternative alla narrazione del Governo che si richiamano alla società della cura. Un’altra lucida analisi, controcorrente, riferita alla vicenda della Statua della Spigolatrice di Sapri, di cui già abbiamo parlato all’inizio di questo editoriale, che tante polemiche ha suscitato in questi giorni sui social è Anche no, che riflette sul «l’ennesimo triste ammiccante tributo non alla rappresentazione artistica del nudo femminile, ma agli stereotipi che l’accompagnano». Un caso opposto, ma da porre a confronto, è la prima scultura dedicata a una donna e Maria Rosa Del Buono ci racconta la cerimonia in Milano. La memoria femminile si riappropria della città.

Da Roma alla conquista del mondo e La donna romana. Usi e costumi dall’età monarchica all’Impero sono gli articoli sulla storia della nostra capitale e su come vi vivevano le donne. Di donne disobbedienti, ribelli alla monacazione forzata, Le sorelle Francesca e Concetta Grimaldi, ci parla l’autrice di una storia che ci descrive l’insolito destino di queste due donne di Modica.  

Analisi ragionata della produzione letteraria di Natalia Levi Ginzburg, a trenta anni dalla scomparsa è il ricordo di una grande scrittrice, conoscitrice dell’universo femminile. 

Le nostre recensioni sono due: quella cinematografica riguarda il film Una donna promettente, molto più di un rape and revenge movie. La seconda riguarda un libro, Le storie straordinarie di Bread&Roses, in cui si parla, proprio in tema con i punti trattati sopra, di donne, di lavoro di liberazione dalla mentalità patriarcale. E a farlo sono due amiche, attraverso la radio e non solo. Invece, la terza riguarda Cittadinanze incompiute, un libro che intende fare il punto della situazione relativamente al diritto, ai diritti e ai movimenti delle donne.

Nella sezione Juvenilia si descrive il progetto La Patriota e la Maestra che ha vinto il 2° premio per la sezione A Giornalismo d’inchiesta realizzato da studenti del Liceo Scientifico “Attilio Bertolucci” di Parma e che ha valorizzato la figura di una donna di Parma, Giovanna Bertola Garcea. Restando a Parma, La Città delle Donne a Vignette è una bella intervista attraverso la quale si illustra una interessante iniziativa editoriale in cui è stata coinvolta la nostra associazione. Il settembre di Toponomastica femminile è l’appuntamento immancabile, da leggere con puro piacere, sulle iniziative cui abbiamo partecipato nel gucciniano «mese dei ripensamenti», così come per Les salonnieres virtuelles.

Chiudiamo con uno sguardo sui vini lombardi e la storia di un sogno al femminile con La Lombardia di Francesca Bonfadini: il coraggio di una giovane donna che ha creduto nelle proprie idee. 

Buona lettura e buon ascolto a tutte e tutti. Magari degustando un calice di buon vino lombardo in questo autunno estivo. 

***

Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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