Editoriale. Nessuna donna. La politica è un sostantivo maschile plurale 

Carissime lettrici e carissimi lettori, 

ingiustizia, tristezza, vergogna, rabbia e poi tanta gioia, che compensa. L’ingiustizia è quella di una sentenza assurda, la vergogna riguarda i tanti e le tante bambine violentate/i da parte di adulti, che in più erano tutti votati a un Dio. La rabbia si prova per le notizie di corruzione, che quando entrano nei luoghi sacri della cultura, come le università e i loro concorsi, fanno male due volte. La tristezza, tanta, anche in questo caso è doppia, soprattutto perché è evidenziata in un periodo di scelte elettorali. Tristezza per la scarsissima presenza femminile alla recente competizione politica delle amministrative e per la totale assenza delle donne ai prossimi ballottaggi. Dall’altra parte, e non certo con minore potenza, si è molto tristi per l’elogio dell’orrore che inneggia (continuando a farlo, non negando) alle nere ideologie della morte. Ritorni cupi a passati pieni di saluti romani, svastiche, ironie xenofobe e scontri antisemiti. 

Poi la Gioia. Quella letteralmente scoppiata all’università di Roma La Sapienza, all’istituto che è intitolato al nome del primo Nobel per la Fisica made in Italy, quel Guglielmo Marconi che sembra passare il testimone del Nobel (sono ora sei gli italiani) a Giorgio Parisi, che ha il merito di aver messo ordine al caos! Il professor Parisi, dalle interviste, da alcuni giocosi filmati tirati fuori dalla rete per l’occasione, ha davvero la gioia della vita dentro, che si aggiunge al suo palese, indiscutibile grande amore per la scienza. Un premio, il suo, che guarda anche ai cambiamenti climatici, tema centrale oggi per tutta l’umanità. Certo anche qui la nota dolente dell’assenza femminile. Solo per parlare dell’Italia, sui venti premi Nobel assegnati due sono a donne: a Grazia Deledda (premio Nobel per la Letteratura, 1926) e a Rita Levi Montalcini (premio Nobel per la Medicina, 1986).  

Di «dolore tristezza e vergogna» ha parlato Papa Francesco durante l’udienza di mercoledì scorso commentando le tristissime notizie arrivate dalla Francia (ma lo stesso problema si pose qualche anno fa con numeri così elevati anche in Usa, e si pensa che il problema si amplierà) dove le cronache hanno registrato un numero incredibile di bambini e bambine violate/i da sacerdoti e da uomini che purtroppo hanno gravitato intorno alla Chiesa d’Oltralpe. L’inchiesta è stata condotta dalla Ciase (Commissione sugli abusi sessuali nella Chiesa, che ha lavorato per due anni e mezzo) e voluta dagli stessi vescovi francesi. Il rapporto sulla pedofilia nella Chiesa di Francia è stato definito «une monstrueuse déflagration», una deflagrazione mostruosa. I preti pedofili – risulta dall’indagine – sono stati in questi settanta anni un numero che spaventa: fra i 2.900 e i 3.200. Quello dei ragazzini e delle ragazzine abusate sale a «330.000 se vi si aggiungono gli aggressori laici che lavorano nelle istituzioni» ecclesiastiche, come sagrestani, insegnanti nelle scuole cattoliche, responsabili di movimenti giovanili. Certo questa non è tutta la Chiesa, ma sicuramente rappresenta un motivo per preoccupare il Vaticano e soprattutto Papa Francesco. «Desidero esprimere alle vittime la mia tristezza, il mio dolore per i traumi che hanno subito e anche la mia vergogna, la nostra vergogna. L’incapacità della Chiesa di metterla al centro della sua preoccupazione», ha sottolineato Papa Francesco, che nel 2019 aveva dettato la tolleranza zero sul tema con il summit in Vaticano sulla pedofilia «nel quale per la prima volta è stata data la parola alle vittime e le conseguenti decisioni che hanno investito direttamente il Codice di diritto canonico». «Questo è il momento della vergogna», ha rimarcato il Pontefice. 

Un altro fatto di cronaca ci turba in questi giorni e, se non altro per il titolo, tocca la Chiesa di Roma. Si tratta del divieto ai minori di diciotto anni della visione del film La scuola cattolica di Stefano Mordini. Il lungometraggio racconta soprattutto il terribile ed efferato massacro del Circeo, avvenuto in una villetta tra la notte del 29 e del 30 settembre 1975 nella località marina a pochi chilometri dalla capitale, frequentata dalla cosiddetta Roma bene, i cui figli e figlie andavano a studiare in costose scuole private, spesso rinomati istituti religiosi, come quello coinvolto nel film e nel libro, omonimo, da cui è tratto, di Eduardo Albinati, con il quale lo scrittore ha vinto il premio Strega 2016. I genitori dei rampolli della borghesia romana volevano così fare in modo di «farli vivere fuori dal caos» oltre che dalle sommosse e dal fermento che scuoteva in quegli anni l’Italia!  
Il divieto di visione ai più giovani ha destato parecchie polemiche. Il film è soprattutto un manifesto contro la violenza sulle donne.  «Non riesco a trovare delle ragioni valide per questa censura e se mi sforzo di trovarle, mi inquietano» –  ha commentato il regista Mordini, per la prima volta alle prese con il ritorno della censura in un film italiano – «Nella motivazione della commissione censura si lamenta il fatto che le vittime e i carnefici siano equiparati, con particolare riferimento a una lezione di un professore di religione, ma questo è esattamente il contrario di quello che racconta il film, e cioè che, provenendo dalla stessa cultura, è sempre possibile compiere una scelta e non deviare verso il male. Una delle due vittime, all’epoca, era
minorenne e il nostro è un film di adolescenti interpretato da adolescenti».  Purtroppo, se ne è parlato da più parti, sembra che abbiamo fatto davvero un grande balzo indietro, di decenni, con il ritorno in pieno della censura! Allora ci si chiede il cui prodest di rito, se e perché gli argomenti toccati dal film siano non diffondibili proprio tra quel pubblico, gli adolescenti dell’età compresa negli anni delle scuole superiori. Proprio loro, i ragazzi e le ragazze della stessa età dei protagonisti del film, della stessa età di chi, quarantasei anni fa, prese realmente parte a quel dramma che vide lo stupro di due ragazze e la morte di una di loro.  

Un’ingiustizia ancora ci ha colpito tutti e tutte, come qualcosa di inaspettato: la durezza della sentenza di primo grado verso Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace che si è visto quasi raddoppiare la pena chiesta dal pubblico ministero, passando dai 7 anni e 11 mesi proposti ai 13 anni e due mesi ricevuti.  
Le cronache ci confermano che Mimmo Lucano – Domenico Lucano – ha ricevuto solidarietà da tutte le parti del mondo.  Il suo sistema è stato descritto come un modello di accoglienza e non certo un’associazione a delinquere. Nella primavera del 2016 la prestigiosa rivista americana Fortune lo ha inserito nella lista dei 50 World Greatest Leaders, gli uomini e le donne più influenti al mondo, insieme a papa Bergoglio, Angela Merkel, Aung San suu Kyi, Obama e Bono Vox, al quarantesimo posto. Il sindaco di un piccolissimo comune calabrese, Riace. E l’unico italiano nella lista. «All’estremo Sud d’Italia, ai piedi dell’Aspromonte, in piena Locride, c’è il sindaco migliore del mondo. Lui la chiama utopia della normalità. Iniziata nel 1998 con il primo sbarco di curdi a Riace, da quando è sindaco, il suo comune ha ospitato più di 6000 migranti che hanno ripopolato la sua piccola cittadina. Un quarto dei suoi concittadini non sono nati in Calabria: arrivano dall’Afghanistan, dal Senegal, dal Mali, hanno rischiato la vita attraversando il Mediterraneo e a Riace hanno trovato una casa. C’è chi fa da traduttore e da mediatore culturale, chi si prende cura dei fiori e delle piante del centro storico, chi fa la raccolta differenziata con un carretto trainato da due asine, chi sta ripristinando una valle abbandonata per farne un allevamento per animali e chi si prende cura della pulizia della spiaggia di Riace marina. Un modello, quello di Riace, che è stato esportato in altri comuni della Locride e che nell’epoca in cui si alzano muri, si ripristinano frontiere e si chiudono gli accessi, appare non solo come una speranza per un futuro migliore, ma come una reale alternativa economica a un sistema che si è ormai mostrato in tutto il suo fallimento». Su di lui, al di là del processo, e al di là delle conclusioni che avrà, e che ci auguriamo saranno positive e liberatorie, si è scritto tanto e molto in senso positivo. Tiziana Barillà ne ha fatto un ritratto lungo un libro: Mimì capatosta. Mimmo Lucano e il modello Riace.  
Altri di lui hanno scritto: «In classifica fra gli uomini più influenti del mondo sulla rivista Forbes, in giro per l’Europa a spiegare un modello di accoglienza e di ripopolamento delle aree interne che ha fatto scuola, ispiratore del cortometraggio di Wim Wenders Il volo (e del suo sequel), di libri, tesi di laurea e web radio (radio Riace International), tenuto in grande considerazione da Papa Francesco («Caro Fratello», gli ha scritto in una lettera che lodava il suo operato, esprimendogli ammirazione e gratitudine), dal rettore della École normale supérieure di Parigi  Marc Mézard con cui ha dialogato insieme al filosofo Nuccio Ordine  sul tema «Da che parte stanno i giusti?», “laureato” in Utopia dall’università del Bene comune di Sezano (Verona).  

Forse è necessario mettere ordine nel caos, capire anche qui cosa succede nella necessaria casualità degli eventi.  E così ci viene in mente una cantilena inglese che è memore di quella teoria del caos inventata da Edward Norton Lorenz con il suo batterfly effect, l’effetto farfalla: 

For want of nail, a shoe was lost 
For want of shoe, a horse was lost 
For want of a horse, a rider, a message was lost  
For want of a message, a battle was lost  
For want of a battle, a kingdom was lost  
All for want of a nail  

Per colpa di un chiodo si è perduto lo zoccolo, 
per colpa dello zoccolo si è perduto il cavallo, 
per colpa del cavallo si è perduto un messaggio, 
per colpa di un messaggio si è perduta la battaglia, 
per colpa della battaglia il re ha perduto il suo regno. 
Tutto per colpa di un chiodo 

Anche Dino Buzzati in un racconto del 1971 intitolato Boomerang, attraverso una curiosa concatenazione di cause ed effetti, ha dimostrato che la prima guerra atomica universale potrebbe essere scatenata da un innocuo cagnolino randagio…. E per finire in allegria risentiamo insieme una canzone dello Zecchino d’oro. Era il 1974. Qui il link.

Presentiamo ora gli articoli di questo numero. Partiamo come sempre con la donna di Calendaria, che questa volta è Karen Blixen, scrittrice danese dalla vita tormentata e avventurosa, candidata al Nobel e innamorata dell’Africa. Si continua con Ewelina Pytlarz: disobbediente alla ‘Ndranghetauna testimone di giustizia la cui storia potrà servire da esempio a tante donne che vogliono ribellarsi alla sopraffazione e alla violenza della pericolosissima organizzazione criminale calabrese.  

La donna romana dell’età imperiale, moderna e spregiudicata, è descritta nella seconda parte dell’articolo comparso nel numero scorso, sempre descritta peraltro dallo sguardo degli scrittori appartenenti al genere maschile. 
Continua anche la serie delle donne del Decamerone con l’articolo Le donne del Decameron. Due donne a confronto in due novelle sulla ‘seduzione’, in una delle quali si mette bene in luce come attraverso la parola le protagoniste delle novelle dello scrittore certaldese riescano ad avere la meglio su uomini sciocchi e prepotenti. 
Di eutanasia e di una figura femminile a cui la comunità sarda affidava la decisione di porre fine alle situazioni di sofferenza di persone destinate a morire si parla in Sa femina accabadora. Eutanasia tra leggenda e tradizione popolare. 

Continuiamo ad interessarci del mondo dello yoga con l’autrice di Bharatanatyam, lo yoga del bel movimento in cui descrive una danza che è una forma di preghiera che collega mente, corpo e spirito. Ma il movimento più naturale è certamente il camminare. Per la Serie Cammini questa volta leggerete di un’escursione, L’anello di Punta Regina, che prende il nome dalla Regina Margherita di Savoia. 

Yves Montand, un italien à Paris racconta la vita e la carriera di una figura indimenticabile e politicamente impegnata della canzone e del cinema, di cui quest’anno ricorrono ben due anniversari, quello della nascita e quello della morte. E di anniversari si continua a parlare con il bell’articolo Il faraone del sax tenore, sulla vita e la carriera di Farrell Sanders, detto Pharoah. 

La Tesi che presentiamo in questo numero è originalissima: Riconoscere e valorizzare le ragazze e le donne Asperger, che si ispira al testo Aspergirl, scritto da una Asperger per le donne Asperger. 

Un articolo sul numero di settembre di Limes, Lezioni afgane, rilegge la vicenda del ritiro degli Stati Uniti e degli alleati da Kabul in ottica geopolitica, con uno sguardo diverso da quello dei media generalisti, focalizzati sui diritti delle donne afgane e sulla violazione dei diritti umani.  

Le recensioni di questo numero sono tre: la prima è cinematografica e analizza il film Una donna promettente, molto più di un rape and revenge movie. La seconda affronta una tematica molto cara a noi di Vitaminevaganti: la sessuazione del linguaggio e riguarda I quaderni di Alma Sabatini. Dove batte la lingua oggi. Un articolo che ci spinge a riflettere sulle ragioni di tanta ostilità a nominare certi ruoli al femminile. Sempre collegato al tema della lingua è l’articolo Sfumature semantiche, in cui l’autrice sottolinea l’importanza di scegliere bene le parole che si usano perché «bisogna essere consapevoli che le parole danno sì voce ai pensieri ma allo stesso tempo fanno emergere le nostre qualità nascoste come anche i nostri pregiudizi e le nostre paure».   
La terza è la recensione dell’Edizione 2021 della Mostra sulla Fotografia etica in corso a Lodi dal 25 settembre al 24 ottobre con grande successo di pubblico. 

Nella sezione Juvenilia Viaggiatrici, ingegnere e architette si racconta la bella storia di una classe tutta maschile dell’Istituto di istruzione superiore “Matteo Raeli” di Noto che, durante la dad, ha svolto un interessante lavoro premiato al Concorso Sulle vie della parità

Chiudiamo come sempre con una nota gastronomica: la ricetta della Torta salata con carote, nocciole e cardamomo che, mentre ci insegna a cucinare un piatto gustoso, ci descrive le molteplici proprietà del cardamomo, la profumatissima pianta di origine indiana, usata nel subcontinente quasi in ogni piatto. Buon appetito e…. 

Buona lettura a tutte e tutti 

***

Articolo di Giusi Sammartino

Laureata in Lingua e letteratura russa, ha insegnato nei licei romani. Collabora con Synergasia onlus, per interpretariato e mediazione linguistica. Come giornalista ha scritto su La Repubblica e su Il Messaggero. Ha scritto L’interpretazione del dolore. Storie di rifugiati e di interpretiSiamo qui. Storie e successi di donne migranti e curato il numero monografico di “Affari Sociali Internazionali” su I nuovi scenari socio-linguistici in Italia.

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