Whiteout, una storia di sorellanza in montagna 

Il whiteout è una condizione in cui il panorama totalmente innevato si fonde con il cielo completamente bianco a causa delle nuvole che si addensano. La conseguenza è la perdita di visibilità e di orientamento. Il biancore è uniforme con totale assenza di ombre e non si riesce più a intravvedere nemmeno l’orizzonte, ossia la differenza tra terreno innevato e il cielo. In montagna il whiteout può essere causato da bufere di neve con nuvole basse e cariche di umidità in un terreno già innevato, su cui il vento solleva cristalli di ghiaccio e neve. In queste situazioni è normale perdere il controllo, sfogarsi, disperarsi, perché con il whiteout si può morire, non riuscendo a scorgere i pericoli. Dopo essersi sfogate/i bisogna ritornare in sé, procedere con cautela e applicare le regole apprese in montagna, per riuscire a tornare a valle e dopo un po’ ricominciare a salire tra i monti. 

Whiteout è il titolo scelto da tre donne, accomunate dalla passione per la montagna e per l’acqua, nelle sue diverse forme, per il loro libro, il cui sottotitolo è: Coraggio, audacia, speranza. Il mondo attraverso gli occhi di tre donne che hanno visto nella fine un nuovo inizio. Anna Torretta è guida alpina e architetta, Eleonora Delnevo detta Lola è un’alpinista, scalatrice di cascate di ghiaccio e consulente ambientale e sportiva, Dorota Bamnkowska, detta Dot, è sommozzatrice e palombara sotto le piattaforme petrolifere, pilota di robot subacquei e sottomarini di salvataggio. Si incontrano per caso al TEDx di Chamonix e confrontano le loro storie. Diventeranno sorelle per sempre, intraprendendo imprese notevoli. 

Anna Torretta, voce narrante del libro, è diventata guida alpina nel 2005, entrando a far parte della storica Società delle Guide Alpine di Courmayeur, una delle più prestigiose del mondo, la più antica d’Italia, fondata nel 1850, il cui Statuto era vetusto, aggiornato solo alla metà degli anni Ottanta. Il percorso per arrivare a realizzare il suo sogno è stato arduo, sia per problemi di salute e di forma, sia per le gravidanze a cui non ha voluto rinunciare ed è divenuta la prima e unica donna guida alpina di Courmayeur. Passione, talento e forza di volontà la spingono e ce la farà. Ma Anna non si accontenta. Ha un bisogno vitale di trovare sempre nuovi stimoli e un sogno: diventare Istruttrice di guide alpine. Nel 2007 si presenta alle selezioni, ma è bocciata e due anni dopo si ripresenta, preparatissima. A pochi giorni dalla prova avrà la prima di quattro rotture di un legamento crociato, ma non rinuncerà e si presenterà con il crociato rotto e un tutore. Tutte le prove vanno bene, ma nella valutazione della prova di roccia ottiene 6,67, appena sopra la sufficienza (6,5), addirittura meno dei concorrenti che erano caduti. La valutazione globale sarà 6,4, proprio uno 0,1 in meno di quanto le sarebbe servito per diventare la prima Istruttrice delle guide alpine in Italia. Due anni dopo ritenta, ma i due chili in più accumulati con la gravidanza della primogenita pregiudicheranno il superamento della prova. Alla selezione successiva non si presenta perché incinta della secondogenita. Purtroppo Anna Torretta non è l’unica: ancora oggi non esistono donne Istruttrici. Ci sono solo maschi che istruiscono altri maschi e le donne. E per quanto riguarda le guide su 1125 le donne sono solo 16, una su 70, nemmeno il 2% del totale. Anna incontra molte difficoltà nel suo percorso, per riprendersi spesso è costretta a un’immobilizzazione forzata, ma caparbiamente supererà tutti gli ostacoli, lei che ha compiuto imprese straordinarie di arrampicata. Le piace troppo accompagnare turiste/i e non saprebbe fare altro.  

Lola è una sportiva a 360 gradi, innamorata della montagna, e si dedica a scalate sempre più tecniche, perché sono l’unica cosa che la fa stare bene. Prima donna a far parte della Società dei Ragni di Lecco, in un giovedì di marzo del 2015, durante un’escursione su una cascata di ghiaccio, riporta una caduta che le provoca una lesione alla spina dorsale, da cui non si guarisce e neppure si migliora. Questo è l’ostacolo più grande che si presenta nella sua vita e non sarà facile per lei elaborare il lutto. Un passo alla volta, aiutata da amici e amiche, ripartirà. Capisce che non deve arrendersi né piangersi addosso. Non lo ha mai fatto, perché cominciare adesso sarebbe come tradire la persona che la montagna le ha insegnato ad essere: «Perché la montagna non è solo la parete che scali, ma il luogo in cui diventi ciò che sei». Lola avrà alti e bassi, ma saranno le amicizie a rimetterla in gioco. Due suoi amici la fanno uscire di casa e la portano in kayak, sull’acqua, in una specialità che non conosceva, la supportano e quando Lola è di nuovo all’aria aperta, immersa nella natura, «sente che ce la sta facendo, che sta pagaiando nella direzione giusta». E poi nell’impresa più ardua: scalare El Capitan, sulla via Zodiac, nel 2018, con l’aiuto di alcuni cari compagni alpinisti, prima disabile al mondo. 

Dot invece dell’acqua conosce la parte del mare e, pur essendo nata lontano dal mare, in Polonia, è una palombara in un mondo di uomini. Ama molto anche le scalate e con il suo compagno si è ritagliata un angolo di Paradiso in Val d’Aosta, dove fugge spesso perché ama la neve e la montagna. È diventata una commercial diver, dopo avere iniziato come speleologa e con le immersioni in grotta e le scalate su ghiaccio. Ha collaborato con i Vigili del fuoco e le forze speciali polacche per i soccorsi in acqua e con l’uso di corde. Oggi lavora come sommozzatrice e palombara sotto le piattaforme petrolifere ed è pilota Rov, esperta di robot subacquei e sottomarini di salvataggio. A volte è chiamata a fare l’assistente subacquea dei cameraman per le riprese delle scene sott’acqua dei filmVa dapprima nel Mare del Nord, poi al largo delle coste libiche, in Yemen, in Norvegia, in Russia, impara lingue diverse, accompagnata spesso dallo scetticismo nei suoi confronti dei comandanti delle navi. Un lavoro durissimo, che la costringe ad abituarsi a mangiare sul ponte o ad andare in bagni senza porte, ma vuole troppo questo lavoro e, anche se la vestizione si presenta problematica perché sempre pensata solo per gli uomini, studia, si impegna, si prepara sempre di più e oggi è una delle palombare più apprezzate e una delle poche donne al mondo. Nel libro si raccontano alcune sue imprese veramente incredibili ma anche la difficoltà incontrata nei primi anni della carriera, in cui nessuno la chiamava, perché donna. Il suo è «un lavoro che obbliga a una lunga permanenza in camere anguste, anche tre, quattro settimane chiuse in stanze da 10 metri quadrati. E le squadre sono formate al 99% da uomini». Dot è una vera «astronauta in fondo al mare». 

La sorellanza arriva quando le tre donne pensano ad un’impresa da realizzare insieme, tenendo conto della disabilità di Lola. La chat con cui si tengono in contatto si chiama Whiteout. Lascerò ai lettori e alle lettrici la sorpresa di scoprire che cosa si inventeranno e che cosa immagineranno, quanto e dove si alleneranno per poter intraprendere una nuova specialità, chiamata ice-sliding da realizzare in tre, con Lola, scivolando sul ghiaccio in orizzontale. Quel ghiaccio a cui è dedicato un bellissimo capitolo del libro, in cui Anna Torretta, a cui auguriamo davvero di diventare la prima Istruttrice di guide alpine italiana, così scrive: «La cosa che mi piace di più del contatto col ghiaccio è che ti dà la sensazione di toccare l’impalpabile, ciò che scorre, sfugge e altrimenti non potresti mai stringer tra le mani. Di avere a che fare con una materia viva, in continua trasformazione… E in certe condizioni senti proprio il ghiaccio che si rompe, [mentre stai salendo una cascata n.d.r.] si assesta, che parla e respira. Senti l’acqua che scorre al suo interno, come sangue che scorre in un corpo vivo. Tanto che, quando per un qualsiasi motivo il flusso d’acqua si interrompe, la cascata si secca, diventa fragile come un cristallo e piano piano muore». L’impresa che Anna e Dot intraprenderanno insieme a Lola, delle tre la più ammirevole, quella che fa più fatica, servirà d’esempio a tutte le persone che si trovano nella sua condizione e potrà stimolarle a uscire dalla prigione in cui sono rinchiuse, a capire «Che il modo in cui vivi il presente è solo una questione di prospettive e che il passaggio dal subire una condizione alla quale la vita ti ha costretto ad affrontare la vita in modo positivo dipende solo da te. Infine fallo per te stessa, perché non stai scalando una parete di ghiaccio, ma stai scalando il ghiaccio della tua nuova vita. L’unica cosa che cambia è l’orizzonte, il punto di vista, la progressione non più verso l’alto, ma verso il confine tra terra e cielo».  

Ogni capitolo del libro si apre con una citazione, che ci spinge a meditare sul senso della nostra vita. Tra le tante, mi piace ricordare quella di un uomo, Ralph Valdo Emerson: «L’unica persona che sei destinato a diventare è la persona che decidi di essere» e quella di una donna, Alexandra Elle: «Sono grata ai miei sacrifici, perché senza non mi sarei imbattuta nella mia forza». 

Dai racconti di queste tre donne emerge quanto maschilismo e quanti pregiudizi ci siano nei mondi che loro frequentano. Tuttavia accanto a loro abbiamo delle bellissime figure di uomini “femministi”, quelli che dobbiamo imparare a riconoscere perché ci aiutino nel nostro percorso di costruzione di una società paritaria e fondata sul rispetto. La strada è ancora lunga ma la forza di queste tre «sorelle» sta nella capacità di non mollare, trasformando la loro fragilità in forza, accettando di cadere e di rialzarsi sempre e di sorridere. Come scrive Giulia Capocchi, che cura la prefazione del libro, questa è «la storia di tre amiche, legate da un elemento estremamente femminile come l’acqua. Sinuosa, avvolgente, silenziosa ma che arriva ovunque, forte da potercisi arrampicare, fragile in un attimo che può crollare. Anna, Lola, Dorota, acqua… nomi al femminile. Proprio come amicizia, libertà e avventura». 

Un libro denso e profondo, che ci insegna che cos’è la sorellanza. 

Anna Torretta, Eleonora Delnevo, Dorota Bankowska 
Whiteout. Coraggio, audacia, speranza. Il mondo attraverso gli occhi di tre donne che hanno visto nella fine un nuovo inizio. 
Hoepli edizioni, 2020
pp. 162

***

Articolo di Sara Marsico

Ama definirsi un’escursionista con la e minuscola e una Camminatrice con la c maiuscola. Docente per passione da poco in pensione, è stata presidente dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano e referente di Toponomastica femminile nella sua scuola. Scrive di donne, Costituzione e cammini.

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