Donne con le armi 

La storia è donna? Lo storico Florindo Di Monaco sembra non avere dubbi di fronte a questa domanda, infatti intitola una sua opera molto interessante e ricchissima di documentazione storica e iconografica La storia è donna. Guerriere, soldatesse, eroine e rivoluzione “rosa”. Per sostenere e difendere il valore femminile, la scelta dell’autore è stata quella di parlare di un ambito da sempre considerato prettamente maschile e precluso alle donne: l’ambito militare. Nella prefazione si legge: «L’input a scrivere questo libro e a mettere nella dovuta evidenza il ruolo della donna nella storia politica e militare mi è venuto dalla necessità di smentire in maniera definitiva uno dei più grandi falsi storici, che cioè le donne non abbiano mai visto con i propri occhi un campo di battaglia né abbiano mai combattuto una guerra in prima persona». L’autore ripercorre in questa prospettiva la storia mondiale, dall’Europa all’Asia, dall’Africa alle Americhe, dalle leggendarie Amazzoni ai giorni nostri. 

Margaret Cochran Corbin

Tante le testimonianze storiche su moltissime eroine capaci di impugnare le armi e difendere i loro popoli, dall’antichità a oggi, e non solo riguardanti nomi famosi, come Cleopatra o Teodolinda, Elisabetta I o Caterina di Russia, ma soprattutto protagoniste meno note e dimenticate dalla storia ufficiale, seppur altrettanto coraggiose e importanti per la propria gente.

Cristina Trivulzio di Belgioioso. Milano

Di questo è ben consapevole Florindo Di Monaco che a pag. 88 afferma: «Il Risorgimento ci viene presentato da sempre come opera esclusivamente di uomini, al contrario c’è un Risorgimento femminile, tutt’altro che minore, completamente ignorato da tutti i manuali di storia. Il Risorgimento ha le sue donne, le “sorelle d’Italia”, buone patriote, protagoniste invisibili e sconosciute dell’unità della penisola». Tante ne vengono nominate: Giuditta Bellerio Sidoli, Luisa Battistotti Sassi, Colomba Antonietti, Enrichetta Di Lorenzo e, infine, Cristina Trivulzio di Belgioioso a cui, finalmente, oggi, dopo 150 anni dalla morte, Milano erige una statua, una delle pochissime dedicate a donne. 
Molto intense le pagine che descrivono i periodi bellici del Novecento, con le Resistenti e le staffette partigiane. Fra le innumerevoli vicende e protagoniste ricordate, ne voglio citare una a me particolarmente cara, perché scelta da una mia classe per la partecipazione al concorso Sulle vie della parità nella sezione Giuste: «La milanese Gisella Floreanini, Commissaria di governo nei 40 giorni della Repubblica partigiana dell’Ossola (dal 9 settembre al 23 ottobre 1944), è la prima donna a diventare Ministra in Italia (caso unico tra tutte le repubbliche partigiane), ed è premiata con una medaglia d’oro».

Staffette partigiane


Lodevole l’impegno di Florindo Di Monaco – di cui si possono leggere anche su Vitamine vaganti bellissimi articoli – nell’andare alla scoperta di talenti femminili spesso nascosti nelle pieghe della storia e in ambiti non ancora oggetto di indagine. Ma se moltissimi sono gli esempi di donne che, come dice l’autore, hanno «visto con i propri occhi un campo di battaglia», non troviamo testimonianze di donne che con la loro voce abbiano parlato di sé stesse e di quelle battaglie; chi parla di loro, nei tanti documenti prodotti dall’autore, sono pressoché tutti storici che guardano queste figure con uno sguardo prettamente maschile, patriarcale, mettendo loro in bocca affermazioni che o non crediamo siano mai state dette e pensate da loro oppure ci fanno supporre che queste guerriere si siano del tutto omologate non solo ai comportamenti virili, ma anche a un pensiero maschile e spesso misogino sulle donne stesse. 

Degli esempi tratti dalla preziosa ricerca di Florindo Di Monaco, troviamo lo storico Erodoto (pag. 26), che riporta il saggio consiglio di Artemisia, regina di Caria, a Serse durante la battaglia di Salamina combattuta il 23 settembre del 480 avanti Cristo: «Signore, è giusto che ti manifesti la mia opinione… E ti dico questo: evita le navi, non portare battaglia navale! Questi uomini sono meglio dei tuoi uomini sul mare quanto gli uomini sono meglio delle donne». Serse non la ascoltò e, sconfitto, esclamò: «I miei uomini sono diventati donne, mentre le donne sono come gli uomini». Giustamente viene sottolineata la grande lungimiranza di Artemisia nella strategia militare, ma, ci chiediamo, il fatto che appaia come il complimento più grande la trasformazione delle donne in uomini, con la convinzione della superiorità maschile che emerge da tutto il racconto, sarà stato veramente il pensiero anche di Artemisia o semplicemente quello di Erodoto e di tutta la civiltà greca arcaica, giunta indenne fino a noi? Letta superficialmente, la frase di Serse sembra una lusinga, in realtà è di una misoginia tremenda nel dare per scontata, quasi come certezza biologica, l’inferiorità delle donne, che eccezionalmente riescono addirittura a elevarsi e a comportarsi come uomini! 

Altro esempio: si parla (pag. 28) di Medb, figlia del re celtico d’Irlanda, che compie un’azione coraggiosa sul campo di battaglia, ma come probabilmente ha tramandato la storia scritta da uomini, compie tutto ciò «per far colpo sul marito»! Quindi ecco che se una giovane sposa si rivela capace di azioni e di imprese eroiche, in realtà lo fa per farsi ammirare da un uomo! Poco dopo leggiamo di quella che potremmo definire una omologazione totale: «Ipsicratèa, concubina di Mitridate, re del Ponto, come narra Plutarco, volendo per amore essere simile in tutto e per tutto al suo compagno di vita, si taglia i capelli, si veste da uomo, cavalca e combatte al suo fianco ed è chiamata da Mitridate con un nome maschile». Ancora, seguendo il racconto di Cassio Dione (pag. 32) si legge: «La persona che era stata scelta come loro capo era Boudicca, una britanna di stirpe reale che possedeva un’intelligenza maggiore di quella delle altre donne»; dalla storia emerge sicuramente il suo straordinario coraggio e il fatto che anche le donne possano essere ardimentose, ma appunto in un contesto di eccezionalità e in un panorama femminile non certo giudicato entusiasmante. Tra l’altro il suo viene definito “eroismo virile”. E un cronista arabo, Imàd ad-din, raccontando le Crociate, riporta: «Tra i franchi vi erano delle donne cavaliere, con corazze ed elmi, vestite in abito virile.[…] Il giorno della battaglia spuntò più di una donna, che si modellava sui cavalieri ed aveva virile durezza nonostante la debolezza del suo sesso». 

Boudicca. Westminster

Sono ricordate moltissime donne combattenti e anche di grande valore, però spesso risultano, in tutti i secoli e a tutte le latitudini, come l’eccezione che conferma la regola, come leggiamo a pag. 43: «L’unica guerriera descritta nella letteratura epica della tradizione samurai, precisamente Heike Monogatari (I racconti di Heike) è Tomoe Gozen (letteralmente “signora vortice”) vissuta tra XII e XIII secolo, servitrice e probabile concubina del generale Minamoto no Yoshinaka, e combatte al suo fianco, a cavallo e in armatura completa, tutte le battaglie usando l’arco o il naginata, una sorta di lancia con una lunga lama ricurva in cima». 

Andando avanti con la lettura, troviamo una caratteristica che contraddistingue la partecipazione alla vita sociale delle donne vissute secoli e secoli fa e arrivata fino a oggi: spesso in politica, come nelle arti, emergono le donne che sono figlie, madri o mogli di personaggi importanti. Leggiamo a pag. 50, solo per citare uno dei tanti esempi: «Verso l’anno 1000 la vichinga Freydís Eiríksdóttir, figlia del condottiero e navigatore normanno Erik il Rosso, naviga verso il Vinland, l’odierna Terranova nell’America settentrionale, in compagnia dell’esploratore islandese Porfinnr Karlsefni. Partecipa a una battaglia tra i suoi uomini e i nativi, che li costringono alla ritirata. Ma lei, entrando per ultima nel bosco, attira su di sé gli indiani, recupera la sua spada e inizia a combattere. Quando poi si denuda i seni e si batte il petto con la spada, mette in fuga gli indigeni terrorizzati». Eh sì… le donne, quando ci si mettono, fanno proprio paura! 

Alla domanda iniziale, dunque, se la storia è donna io risponderei con un sì e un no, sì perché come ha validamente dimostrato Florindo Di Monaco, la storia è infarcita di testimonianze di donne valorose e intrepide, che hanno partecipato alle lotte dei loro popoli. No perché, se per storia pensiamo alla storia scritta, la storia ufficiale, almeno sino a qualche decennio fa possiamo dire che sia tramandata soltanto da uomini con il loro sguardo sulle donne: il vissuto, le voci e il punto di vista femminile manca, e soltanto quando ci sarà potremo definitivamente dire che “la storia è donna”. 

Alla fine lo storico Florindo Di Monaco è proprio convincente, con i suoi moltissimi esempi eclatanti, nel dire che le donne sono state non solo tanto coraggiose e capaci con le armi quanto feroci e determinate come gli uomini — dell’imperatrice etiope Taitù Batùl, vissuta a cavallo tra Otto e Novecento, afferma ad esempio: «Superba e dispotica, si aggira sul campo di battaglia guardando con disprezzo i soldati italiani sconfitti, morti o feriti» (p. 116), ― ma è proprio questo che ci induce a sperare in una Storia di uomini e donne più umana, nel senso di meno aggressiva e sanguinaria, in cui le donne possano dare esempi diversi e non omologati a come la Storia ufficiale ha sempre presentato e celebrato i guerrieri e gli eroi militari. 
Allora l’auspicio è che la Storia diventi donna, realizzando ed educando a tutte quelle doti di accoglienza e sorellanza che la cultura patriarcale dominante ha riservato alle donne, come segno di debolezza, bisogno di protezione e quindi inferiorità, più che come manifestazione di forza interiore e superiorità morale. Io penso che pari opportunità saranno effettivamente realizzate anche in questo ambito quando le donne saranno considerate e nominate come donne e non come “uomini in gonnella”, tanto brave come uomini, ponendo sempre il maschile al vertice come pietra di paragone. 
Vanno in questa direzione gli ultimi capitoli, in cui finalmente si parla di «Combattenti senza armi» e si citano grandi personalità dei nostri tempi, quali Evita Perón, Rosa Parks, Aung San Suu Kyi, Mu Sochua, Neda Agha Soltan e tante tante altre icone di libertà, che «combattono anche senza armi in pugno per la giustizia, la libertà e la democrazia». 

In copertina: statua di Anita Garibaldi a Roma. 

Florindo Di Monaco 
La storia è donna 
Mediterraneo Editrice, Caserta, 2017 
pp. 212 

***

Articolo di Danila Baldo

Laureata in filosofia teoretica e perfezionata in epistemologia, tiene corsi di aggiornamento per docenti, in particolare sui temi delle politiche di genere. È referente provinciale per Lodi e vicepresidente dell’associazione Toponomastica femminile. Collabora con con Se non ora quando? SNOQ Lodi e con IFE Iniziativa femminista europea. È stata Consigliera di Parità provinciale dal 2001 al 2009 e docente di filosofia e scienze umane fino al settembre 2020.

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