Giustizia femminista. La verità delle donne

Sono stati pubblicati sul sito della rete delle Donne in Nero – una rete internazionale femminista e pacifista nata nel 1988 – gli atti di un importante convegno tenutosi il 15 febbraio 2020 presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma. Gli atti integrali si possono leggere utilizzando questo link: https://donneinnero.blogspot.com/ 

Ho pensato che una sintesi avrebbe potuto costituire un’opportunità di avvicinarsi a una tematica molto complessa ma anche indiscutibilmente interessante dal punto di vista femminista. Per questo ho suddiviso la materia in quattro parti corrispondenti a quattro articoli: la prima tratta della struttura e delle domande del convegno, la seconda dell’esperienza delle donne colombiane, la terza di quella della costituzione del Tribunale delle Donne di Sarajevo e l’ultima riporta la sintesi dei temi trattati dalle relatrici in merito al rapporto donne e giustizia e ai modelli interpretativi, le esperienze e le criticità nel contesto italiano.  
Ho ritenuto importante anche riportare alcune note sulle relatrici nella convinzione sia che possano essere di interesse per chi vorrà approfondire la questione o prendere contatto con loro sia che una buona pratica possa essere quella di nominare l’intelligenza e l’impegno femminista di queste donne. 

La rete italiana delle Donne in Nero (il 15 febbraio 2020 presso la Casa Internazionale delle Donne di Roma) ha dunque organizzato il convegno intitolato La verità delle donne – percorsi e pratiche di giustizia con un approccio femminista
Presieduto da Marianita De Ambrogio e da Annalisa Camuzzi, rispettivamente delle Donne in Nero di Padova e di Udine, e articolato in due parti, ha offerto la possibilità sia di ascoltare le testimonianze di donne coinvolte nel percorso di giustizia femminista sia di sviluppare delle riflessioni sul tema con avvocate e magistrate italiane. 

La prima sessione Quando la giustizia istituzionale è assente. Testimonianze dai Balcani e dalla Colombia ha dato voce alla testimonianza di Kelly Echeverry Alzate sul tema La Ruta Pacifica de las Mujeres e la Commissione verità e memoria delle donne colombiane e a quella di Staša Zajović in merito a Il Tribunale delle Donne. Un approccio femminista alla giustizia

Kelly Echeverry Alzate da circa 20 anni è attivista della Ruta Pacifica de las Mujeres, una rete femminista e pacifista da sempre impegnata nella ricerca di una soluzione negoziale del conflitto armato in Colombia. Lavora con donne del settore rurale e contadino dei territori decentrati del nord, nord-est e del basso Cauca di Antioquia ed è incaricata di pensare e creare azioni giuridiche di mobilitazione e di formazione per l’avanzamento, la difesa e la protezione della vita delle donne, in regioni prioritarie per il loro coinvolgimento nell’attuazione di quanto concordato dagli accordi di pace. Ha fatto parte della Commissione verità e memoria delle donne colombiane come documentatrice e addetta all’inserimento dati e ha viaggiato a lungo attraverso il Paese latinoamericano. Ora sta collaborando con la Commissione ufficiale della verità nella quale, con altre 7 donne, alcune delle quali vittime delle violenze provocate dal conflitto armato, sta raccogliendo, in diversi distretti della Colombia, le testimonianze femminili. 
Dopo il «NO» agli accordi di pace, come risultato del referendum del 7 ottobre 2017, collabora anche alla piattaforma denominata Paz a la calle (pace nelle strade) che vede l’adesione di studenti universitari/e, docenti, lavoratori e lavoratrici, leader sociali, attiviste/i, famiglie, giovani che frequentano le scuole superiori e diversi settori della popolazione. 

Staša Zajović è stata, nel 1991, tra le fondatrici delle Donne in Nero di Belgrado. Tra il 1992 e il 2001, nei momenti più duri dei conflitti interjugoslavi, ha promosso gli incontri della Rete Internazionale delle Donne contro la Guerra che si sono svolti in diverse località della Serbia e del Montenegro, raccogliendo centinaia di attiviste provenienti da diversi territori della ex Jugoslavia, da Europa, Asia, America Latina, Stati Uniti, Canada e Australia. Nel lungo dopoguerra, ha contribuito ad avviare la Rete delle Donne in Nero di Serbia – Rete delle Donne per la Pace, svolgendo intense attività di diffusione dei principi del femminismo, del pacifismo, dell’antimilitarismo e della disobbedienza civile contro i nazionalismi e l’omogeneizzazione etnica, organizzando nell’intera area dei Balcani seminari, giornate di studio e discussione, proteste e azioni di strada. Tra il 2010 e il 2015 è stata tra le coordinatrici del Tribunale delle Donne della ex Jugoslavia, un progetto che ha coinvolto attiviste bosniache, serbe, croate, slovene, macedoni, montenegrine, kosovare, culminato in un “dibattimento” svoltosi a Sarajevo nel maggio 2015 per rispondere alla richiesta di giustizia avanzata da tante vittime dei conflitti interni alla regione e non considerata dai sistemi giuridici nazionali e internazionali. 

Ha svolto, nel tempo, un’intensa attività editoriale, dando alle stampe innumerevoli materiali informativi ed educativi. Tra il 1993 e il 2002 ha curato la pubblicazione annuale dei volumi Donne per la pace, editi, oltre che in serbo-croato, anche in inglese, spagnolo, italiano. È tra le autrici del volume Il Tribunale delle DonneUn approccio femminista alla giustizia, pubblicato a Belgrado nel 2015 e uscito, in edizione italiana, nel 2016. 

Nella seconda Sessione Donne e giustizia. Modelli interpretativi, esperienze e criticità nel contesto italiano sono state presentate le relazioni di Maria Acierno, Ilaria Boiano e Anna Lorenzetti. 
Maria Acierno è giudice presso la Corte di Cassazione ed è componente delle Sezioni unite civili della Corte di Cassazione. Da molti anni si occupa di diritti delle persone, con particolare riguardo al diritto di famiglia e ai diritti delle persone migranti e richiedenti asilo. A queste tematiche ha dedicato numerosi saggi comparsi su diversi periodici e riviste specializzate. Tra i più recenti: Il ruolo delle Corti nella nozione di famiglia e matrimonio, in “GenIUS”, 2014; Cambia la rappresentazione simbolica del Corpo e cambiano i modelli familiari. L’approccio delle Corti dei diritti, in “Questione giustizia”, 2016; Il dovere di cooperazione del giudice, nell’acquisizione e nella valutazione della prova, in “Diritto immigrazione cittadinanza”, 2017; La protezione umanitaria nel sistema dei diritti umani, in “Questione giustizia”, 2018. 

Ilaria Boiano è avvocata specializzata nella difesa dei diritti delle donne nel processo penale e nell’assistenza alle migranti e richiedenti asilo. Coniuga la professione forense con l’attività di studio e ricerca sul femminismo giuridico. Fa parte dell’ufficio legale dell’Ong Differenza Donna, presso cui svolge ricerche socio-giuridiche nell’ambito dei progetti europei e internazionali. Coordina con Anna Simone il Modulo Diritto/Diritti/Giustizia del Master in Studi e Politiche di genere presso l’Università di Roma Tre. 
È autrice del saggio: Femminismo e processo penale, Ediesse, 2015 e ha pubblicato numerosi saggi sui temi della violenza maschile contro le donne, i diritti delle richiedenti asilo e rifugiate. Con Anna Simone ha curato il volume Femminismo ed esperienza giuridica. Pratiche, Argomentazione, Interpretazione, Efesto Edizioni, 2018. Nel 2019, per i tipi di Mondadori Università, insieme ad Anna Simone e Angela Condello, ha curato l’edizione di Femminismo giuridico. Teorie e problemi

Anna Lorenzetti è ricercatrice di Diritto costituzionale presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bergamo, dove insegna Analisi di genere e Diritto antidiscriminatorio e Violenza di genere: profili giuridici e psico-sociali. I suoi principali interessi di ricerca riguardano l’uguaglianza e la non discriminazione, temi su cui ha all’attivo numerose pubblicazioni, tra cui Diritto in transito. La condizione giuridica delle persone transessuali, Franco Angeli, 2013, e Giustizia riparativa e dinamiche costituzionali. Alla ricerca di una soluzione costituzionalmente preferibile, Franco Angeli, 2018. 

Il convegno si poneva l’obiettivo di rispondere a una serie di domande cruciali: è sufficiente la giustizia punitiva praticata nei tribunali internazionali o dei vari Stati? Esistono altre forme di giustizia che consentono di riparare il dolore subìto? Quali altre forme possono mettere in moto anche un processo di cambiamento culturale ed etico? Quanto è importante e forte l’esigenza di raccontare la verità delle donne al mondo, affinché si sappia cosa hanno subito sui loro corpi e nelle loro vite? Come questa narrazione può essere il motore di un cambiamento nella consapevolezza delle donne stesse all’interno del percorso della giustizia? Come il percorso per una giustizia riparativa, non imposta ma condivisa, può essere trasformativo dell’intera società? 

Il percorso sulla giustizia femminista si è sviluppato in due realtà complesse e profondamente diverse, ma accomunate da situazioni sia di violenza sia di solidarietà e di costruzione di percorsi femminili e femministi, la Colombia e la ex-Jugoslavia. 
Ex Jugoslavia e Colombia sono state, e sono ancora, teatro di guerra e di lunghi e difficili dopoguerra. In entrambi i Paesi, movimenti e reti di donne hanno lavorato, per anni, creando relazioni, denunciando i crimini commessi, reagendo all’impunità accordata a quanti li avevano perpetrati, spezzando il clima dominante di assuefazione all’illegalità. Le donne hanno saputo guardare al proprio passato assumendo una responsabilità importante, quella di diventare voce critica e spesso isolata in società dove si è prodotta una violazione diffusa dei fondamentali diritti umani; hanno saputo individuare la violenza strutturale che segna ancora i rapporti fra i generi, portando all’evidenza una catena ininterrotta di soprusi che risultano ancor più pervasivi in situazioni di conflitto armato e di militarizzazione forzata di intere comunità. 

Sia la Commissione verità e memoria delle donne in Colombia sia il Tribunale delle Donne della ex Jugoslavia nascono dall’esigenza di una giustizia altra; senza negare l’esistenza e la necessità di una giustizia penale istituzionale, ne hanno colto l’insufficienza, l’indifferenza nei confronti delle vittime spesso emarginate, umiliate e zittite.  
Si è percorsa quindi un’altra strada che, partendo dalla consapevolezza dell’inadeguatezza dei sistemi giuridici nazionali e internazionali, ha messo al centro il riconoscimento dell’ingiustizia: è la testimonianza dell’ingiustizia a essere al centro del percorso collettivo intrapreso, è essa a definire il reato. 

Queste esperienze preziose hanno portato le Donne in Nero italiane a interrogarsi anche sul contesto italiano, sulle molteplici ingiustizie che le donne subiscono pure nella nostra realtà in un tempo apparentemente pacificato, dove persistono violenze sessuali fuori e dentro la famiglia, femminicidi, prostituzione forzata e riduzione in schiavitù, violenze economiche sempre più marcate con una progressiva precarizzazione del lavoro e dell’esistenza, violenza legata al militarismo e altre varie forme di violenza. 
Come già accennato, per chi avrà interesse e pazienza, in articoli successivi saranno presentate l’esperienza delle donne colombiane, quella del Tribunale delle Donne di Sarajevo, del percorso attraverso il quale è stato costituito e dei risultati a cui ha portato. In una quarta parte si tratteranno la questione di genere nella protezione internazionale, la pratica femminista del processo in Italia e il faticoso dialogo tra violenza di genere e giustizia riparativa sviluppato a partire dalle relazioni delle avvocate e delle magistrate italiane. 

Per scaricare gli Atti integrali: https://drive.google.com/file/d/1mHsjnlVP8sHPXUqoKVpn3zxL1Z50xt5T/view 

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Articolo di Carla Manfrin

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Dopo la laurea a Magistero, ho insegnato 36 anni in tutti gli ordini di scuola dove ho organizzato corsi di aggiornamento e laboratori per insegnanti su identità e differenza. A Padova, nel 1976, insieme alle compagne del Centro Femminista, ho scritto il libro di divulgazione femminista L’erba sotto l’asfalto; nel 2008 sono stata tra le organizzatrici di 1968 – 2008: Memoria e Desiderio delle Donne. Insieme a Flavia e Sandra Busatta nel 2012 ho costituito www.femminismo-ruggente.it

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