Laura Maria Caterina Bassi. Un’accademica italiana 

Il ruolo dell’istruzione nel 1700 era prevalentemente riservato ai maschi; tuttavia alcuni intellettuali sostenevano che anche le donne dovevano essere istruite per saper leggere, scrivere e partecipare alle conversazioni nei salotti, tanto che un certo numero di Accademie iniziò ad aprirsi alle donne, ma questo interessava i ceti sociali elevati; molte erano ancora le opposizioni, nella convinzione dell’inferiorità della donna e della sua sottomissione al padre o al marito. Rousseau diceva: «La donna saccente è il flagello del marito, dei figli, degli amici, dei domestici, di tutti»; mentre nelle Conversations d’Emilie (1773) di Madame Louise d’Epinay, amica di Rousseau, era sottolineata l’uguaglianza intellettuale tra uomini e donne, era reclamato il diritto alle donne di studiare sia le materie umanistiche che le scienze, era insomma un manifesto all’autonomia e alla libertà di acquisire un pensiero critico. Tuttavia, per quanto le giovani appartenenti all’aristocrazia e all’alta borghesia potessero acquisire un livello d’istruzione elevato, era davvero più difficile che occupassero una posizione di prestigio. 

In quell’epoca un’eccezione è rappresentata da Laura Bassi, i cui studi, l’attività di scienzata e gli incarichi di docenza universitaria contribuirono allo sviluppo culturale della collettività.  

Laura Maria Caterina Bassi nacque il 29 ottobre del 1711 a Bologna, allora territorio dello Stato Pontificio; i genitori erano originari di Scandiano (Reggio Emilia), mentre il nonno Giacinto Bassi gestiva dal 1655 una spezieria (laboratorio farmaceutico) in cui venivano preparati e venduti medicamenti a base naturale. Cresciuta in un ambiente familiare di elevata cultura e in una città sede della più antica università del mondo occidentale, fu conseguenza logica per lei avere grande interesse per lo studio, così da maturare precocemente, mostrando eccellenti doti e potenzialità. Si avvalse privatamente degli insegnamenti di un parente sacerdote, don Lorenzo Stegani, che le insegnò le grammatiche italiana, latina e francese; completò gli studi con il medico di famiglia, Gaetano Tacconi, lettore di anatomia all’università; proprio a questi si lega la richiesta da parte dei genitori di insegnarle in segreto logica, metafisica, filosofia naturale ed elementi di greco, le stesse materie che i suoi coetanei maschi studiavano nei collegi e all’università. 

Poco più che ventenne, il 17 aprile del 1732, all’interno del Palazzo Pubblico di Bologna (nell’anfiteatro di anatomia dell’Archiginnasio), Laura discusse la disputa De universa re philosophica, dinanzi a un pubblico di letterati, professori e religiosi; la sua esposizione generò la stima di emeriti studiosi, fra cui il cardinale Prospero Lorenzo Lambertini, che diventerà papa il 17 agosto del 1740 col nome di Benedetto XIV. In quello stesso anno, il 12 maggio, le fu conferita la laurea in filosofia naturale, nome con cui gli antichi designavano la riflessione dei fenomeni della natura che si affermò poi in età moderna e indicavano una descrizione razionale della scienza, per questo erano detti fisici. L’evento ebbe un’eco tale che per giorni in città seguirono festeggiamenti in onore della neodottoressa; dal Senato le fu assegnata una lettura onoraria di Philosophia universa, con un contributo di cinquecento lire, e il 17 dicembre dello stesso anno tenne la sua prima lezione di filosofia sul tema anticartesiano della «modestia»; i riconoscimenti furono tali che il 1732 fu riconosciuto come l’annus mirabilis di Laura Bassi (Ceranski 1996, p.45). 

Laura Maria Caterina Bassi, 1771-1778. –
Medaglia 1732 Opus A. Lazari. 

Sin dall’inizio riuscì a superare i limiti posti dal Senato bolognese al suo insegnamento, con le ricerche svolte nell’ambito dell’Accademia e dell’Istituto delle scienze; acquisì rinomanza di esperta conoscitrice della fisica newtoniana e di abile sperimentatrice nei campi della dinamica dei fluidi, dell’ottica e dell’elettricità. Le autorità bolognesi diedero agli eventi grande importanza e per l’occasione furono pubblicate tre raccolte di poesie, in italiano, latino e in dialetto bolognese, fu addirittura coniata una medaglia in suo onore e furono dedicate ai principali momenti (la discussione della tesi, il conferimento della laurea e la lezione nell’Archiginnasio) tre insignia, ovvero miniature su pergamena che secondo una tradizione secolare illustravano ogni bimestre i fatti eccellenti avvenuti a Bologna.  

Questi eventi ebbero molta eco in tutta Europa, tanto che uno tra i più autorevoli giornali letterari del tempo, Acta eruditorum di Lipsia, le riservò sul numero di luglio del 1732 un ampio spazio. La giovane dottoressa accrebbe e completò la sua preparazione, sotto la guida di nuovi insegnanti, in particolare con Iacopo Bartolomeo Beccari, professore di fisica sperimentale nell’Istituto delle scienze; proseguì lo studio delle opere di Isaac Newton, e dal matematico Gabriele Manfredi, pioniere del calcolo differenziale in Italia, imparò le tecniche dell’analisi matematica. 

Nel 1738 sposò il medico Giuseppe Veratti, che condivideva l’interesse per la filosofia naturale newtoniana; la coppia ebbe otto figli che Laura accudì amorevolmente, occupandosi personalmente della loro educazione, ma solo uno seguì le orme dei genitori. 
Laura Bassi non rinunciò mai agli studi e alla ricerca, ciò suscitò critiche e invidia nella popolazione bolognese che diffuse pettegolezzi inerenti alla sua vita privata, nella convinzione che non vi fosse compatibilità tra studio e matrimonio per una donna. Nel 1745 papa Lambertini istituì la classe degli Accademici benedettini di cui fece parte anche Bassi; quanti vi entravano, al fine di incrementare la produttività dell’Accademia delle scienze, ricevevano una pensione annuale di cento lire, in base alle sedute accademiche tenute e con almeno una dissertazione annuale; questo nuovo status le consentì di divenire parte attiva della comunità scientifica bolognese.  

Della studiosa risultano una trentina di memorie lette nelle sedute accademiche su vari temi: dalla dinamica dei fluidi alla fisica elettrica e alla chimica dei gas; tuttavia solamente quattro furono pubblicate nei De Bononiensi scientiarum et artium Instituto atque Academia commentarii (1731-1791).  

Roma. Giardino Laura Bassi. Foto di Alberto Bertelli 

L’attività accademica della studiosa fu prolifica e importante, al punto che, malgrado la causa sexus, ovvero la ragione per la quale il senato accademico non le permise di tenere lezioni pubbliche all’università, allestì nella casa coniugale un laboratorio dove i materiali e le apparecchiature servivano sia alle ricerche empiriche che alla realizzazione dei corsi “domestici” di fisica, lezioni tenute per circa trent’anni, frequentate soprattutto da studenti di filosofia e medicina dell’università. Il Senato accademico riconobbe l’utilità delle sue lezioni, tanto che le elargiva uno stipendio aumentandone il valore molto spesso, superando così il problema delle lezioni pubbliche quotidiane della lettrice Bassi: le lezioni e i corsi domestici dei docenti in parte sostituivano infatti quelli tenuti nell’Archiginnasio. L’ingente numero di strumenti e materiali del laboratorio di fisica che negli anni i coniugi Bassi-Veratti avevano predisposto è noto grazie all’inventario al momento della vendita da parte del figlio Paolo a un aristocratico (Cavazza 1995, pp. 741-753). Tra i suoi primi allievi si ricorda Lazzaro Spallanzani, suo lontano parente, che, influenzato da lei, abbandonò gli studi giuridici per dedicarsi prima alla fisica e successivamente alla storia naturale. Spallanzani continuò rapporti di corrispondenza e collaborazione con la sua «venerata maestra» e dopo la sua morte scrisse che tutto il suo sapere lo doveva «in origine ai savi insegnamenti di Lei» (Cavazza 1999, pp. 185-186). 

Al di là di essere uno spazio per la ricerca e l’insegnamento, il laboratorio era un luogo di incontri, di conversazioni erudite e di scambi scientifici, frequentato oltre che da accademici e studenti, da viaggiatori italiani e stranieri, costruttori di strumenti, letterati e artisti. L’ampia rete di relazioni intrattenuta da Bassi è riconducibile attraverso la sua corrispondenza che annovera interlocutori come l’abate Jean-Antoine Nollet, il già citato Spallanzani, Leopoldo Marcantonio Caldani, Felice Fontana, Giambattista Beccaria, Voltaire e Alessandro Volta. La stima raggiunta dalla studiosa nel campo della comunità scientifica, anche internazionale, fu riconosciuta dal Senato bolognese conferendole nel 1776 la cattedra di professoressa di fisica sperimentale nell’Istituto di scienze. 

Si devono a lei importanti approfondimenti e contributi alla diffusione della fisica newtoniana e della fisica non aristotelica; utilizzò il calcolo differenziale per lo studio del moto dei sistemi a più corpi, mentre altri contributi riguardavano il moto dei fluidi e l’elettricità: ipotizzò l’esistenza di una relazione diretta tra il campo elettrico e il campo elettromagnetico avvalendosi di studi teorici. Altre ricerche che meritano di essere menzionate riguardano le proprietà elettriche del vetro: scoprì che questo materiale riscaldandosi peggiora le sue proprietà isolanti (mentre con il calore, il vetro migliora la sua conduttività elettrica), inoltre, avvalendosi della collaborazione del marito, svolse attività sperimentali relative allo studio delle proprietà della polvere da sparo. Fu considerata un’esperta di fisiologia della visione, e spesso era invitata in qualità di esperta dell’occhio a partecipare e a tenere lezioni all’università su argomenti anatomico-fisiologici; interloquì in maniera attiva ai dibattiti di Albrecht von Haller, fisiologo e anatomico svizzero, considerato il fondatore della fisiologia moderna. Il pittore bolognese Carlo Vandi, autore del ritratto più famoso di Laura Bassi, la rappresentò con le insegne dottorali e un grosso volume aperto su una pagina illustrata con la raffigurazione delle strutture interna ed esterna dell’occhio. Presso la Biblioteca comunale dell’Archiginnasio sono conservati vari documenti, compresi manoscritti, relativi all’operato di Laura Bassi e in generale alle famiglie Bassi-Veratti. 
 

San Donà di Piave (VE). Foto di Nadia Cario 

Morì il 20 febbraio 1778 e fu onorata con solenni esequie, rivestita con le insegne dottorali e sepolta nella chiesa del Corpus Domini, la stessa che dopo non molti anni accoglierà le spoglie del marito. Nel 1891, una Dichiarazione Ministeriale intitolò la Scuola Normale Superiore Femminile di Bologna a Laura Bassi, prima donna laureata alla locale università, eminente figura di scienziata e di intellettuale dell’Europa dei Lumi. L’attuale liceo bolognese, a lei intitolato, prevede quattro indirizzi: linguistico, musicale, delle scienze umane ed economico-sociale; nella cittadina di Sant’Antimo (Napoli) le è stato intitolato un liceo statale; portano il suo nome un giardino a Roma, una via a San Donà di Piave (Venezia) e un’altra nella sua Bologna; a lei sono dedicati un cratere sul pianeta Venere e un asteroide della fascia principale del sistema solare scoperto nel 1991 (15742 laurabassi).  

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Articolo di Giovanna Martorana

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Vive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo.

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