Le donne del Decameron. Lisabetta da Messina  

Tra le personalità femminili raccontate da Boccaccio nel suo capolavoro non possiamo non menzionare la figura di Lisabetta da Messina, anche lei un personaggio dotato di numerose sfaccettature.  

Lisabetta è la protagonista della quinta novella della quarta giornata, che raggruppa tutte novelle a tema amoroso con finale tragico. La storia di Lisabetta è infatti una storia di un amore infelice nato tra lei e Lorenzo, il giovane collaboratore dei suoi fratelli, ricchi mercanti di origine toscana che vivono e commerciano a Messina. L’amore di Lisabetta e Lorenzo viene scoperto da uno dei fratelli, che decide di raccontare tutto agli altri per poter pianificare una degna punizione per gli amanti.  
I fratelli decidono di portare Lorenzo fuori città per motivi apparentemente lavorativi; arrivati in un luogo isolato uccidono il giovane e rientrano in città dicendo di averlo mandato in giro per affari.  In questa prima parte narrativa del racconto Lisabetta appare come una figura passiva e marginale, proprio come molte altre donne decameroniane fin qui raccontate, che sembrano inizialmente assoggettate al potere maschile ma che alla fine riescono a emergere e a riscattarsi.  

Miniatura che racconta per immagini la novella di Lisabetta da Messina

Il punto di svolta avviene con la morte dell’amato Lorenzo. Da questo momento la novella inizia progressivamente a concentrarsi su Lisabetta e sul suo stato d’animo. La ragazza infatti inizia a chiedere notizie con insistenza del suo amato andando verso una forma di folle ossessione. La parabola narrativa raggiunge il culmine quando Lorenzo appare in sogno alla giovane e le rivela che i fratelli lo hanno ucciso, e le indica il luogo in cui è stato sepolto. Così Lisabetta si dirige nel luogo indicato da Lorenzo e scavando trova il corpo dell’amante. Non potendo dargli una degna sepoltura la ragazza taglia la testa del giovane, l’avvolge in un panno e torna a casa, dove mette la testa in un vaso di basilico, sul quale inizia a piangere ininterrottamente. Il basilico, innaffiato quotidianamente dalle lacrime di Lisabetta cresce rigoglioso con il passare del tempo. I fratelli, sempre più preoccupati per le nevrosi e i comportamenti della sorella entrano nella sua camera di nascosto e scoprono il segreto nascosto nel vaso di basilico. Spaventati che la triste storia possa venire allo scoperto decidono di fuggire a Napoli, mentre Lisabetta in preda alla disperazione si ammala e muore.  

Come anticipato, anche questa novella apparentemente sembrerebbe far pensare a una sconfitta totale di una donna, vittima delle volontà degli uomini che dirigono la sua vita. Lisabetta tuttavia prende possesso della scena progressivamente; dopo la scomparsa/morte dell’amato lei non si arrende di fronte alla motivazione dei fratelli che le raccontano di un viaggio di lavoro. L’animo della ragazza e il suo amore la spingono a non credere a quello che le è stato raccontato e questo genera in lei un sentimento di angoscia e ossessione. I fratelli, come Tancredi nella novella di Ghismonda, sono figure rappresentanti dell’ordine sociale e dell’onore familiare. Lorenzo e Lisabetta seguono gli impulsi naturali dell’amore senza sottomettersi alle convenzioni, e così fanno Ghismonda e Guiscardo.  

Lisabetta (come Ghismonda) prende coscienza di sé e delle sue scelte e decide di non obbedire più ai fratelli, andando a cercare Lorenzo e non rivelando a nessuno la verità. In questo modo la giovane sancisce la vittoria del suo amore, sebbene il finale completamente tragico.  
Rispetto alla giovane Ghismonda della prima novella della quarta giornata Lisabetta corrisponde ad un altro esempio femminile: la giovane di Messina infatti non affronta direttamente i fratelli come invece fa Ghismonda con il suo celebre discorso; Lisabetta piange in silenzio sul vaso di basilico, continuando ad amare Lorenzo di nascosto, La giovane così facendo mette un confine tra lei e il resto del mondo, dimostrando in un certo senso anche lei una notevole forza d’animo.  

La giovane Lisabetta risulta così essere un altro esempio di donna decameroniana che si spezza ma non si piega ad una società completamente maschilista. E anche in questo caso Boccaccio, nonostante faccia concludere la vicenda in maniera drammatica, mette in luce una figura femminile forte e resiliente che deve combattere ogni giorno con un potere maschile che risulta essere nel testo narrativo del tutto secondario e negativo rispetto alla figura centrale della protagonista.  

***

Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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