Narrate, donne, la vostra storia 

La Resistenza taciuta è il titolo di un bel libro a cura di Anna Maria Bruzzone e Rachele Farina, antesignano nella raccolta e nella trasmissione di memorie di donne che contribuirono alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo: era il 1976 e le due studiose raccolsero e pubblicarono dodici vite di partigiane piemontesi.

Vennero poi, Volontarie della libertà, di Mirella Alloisio e Giuliana Gadola Beltrami (che della Resistenza fu indimenticabile protagonista), nel 1981, teso a comprendere e presentare il fenomeno nella sua complessità, e ancora In guerra senza armi, di Anna Bravo e Anna Maria Bruzzone, nel 1995, nel quale si coniugano memorialistica femminile e impegno civile. Da alcuni decenni, dunque, la Resistenza non è più declinata esclusivamente al maschile e partigiano non è più soltanto il combattente che imbraccia il fucile: del resto, se così fosse stato, sarebbe impossibile rendere ragione della vittoria del movimento, relativamente contenuto quanto al numero, di coloro — donne e uomini — che presero le armi, vittoria che invece appare ben spiegabile se si considera che accanto a questi vi fu un’ampia rete solidale, che partecipò alla rivolta etica e politica contro il regime, che fu attiva in molteplici forme di resistenza che non contemplavano né guerra né guerriglia, ma che si rivelarono indispensabili: l’aiuto a soldati sbandati, rivestiti in abiti civili e nutriti; le azioni di contrasto e di sabotaggio del nemico nazista o fascista; il soccorso a combattenti per la libertà sfiniti o feriti, e il loro seppellimento quando uccisi; il collegamento tra formazioni e singoli e il trasporto con rischio della vita di risorse, volantini, armi; il mantenimento dell’umanità e lo sguardo al futuro per non ridursi come il nemico, per non replicarne odio, violenza e sopraffazione. 

È in questa Resistenza nonviolenta (dal titolo di un altro bel libro, di Ercole Ongaro, stampato nel 2013) che le donne hanno svolto un ruolo fondamentale, che oggi nessuno più mette in discussione. Certo, se si scorrono i nomi delle donne riconosciute con la qualifica di partigiana o patriota (e si computa il loro numero) ci si rende conto che tante, troppe, mancano all’appello: ma allora c’è la storia, e c’è la memoria, a salvarle dall’oblio, a restituire loro valore e dignità. È l’intento dichiarato di Maria Saveria Borrelli, presidente della sezione ANPI – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Lanciano, Chieti, autrice del denso volume La Resistenza taciuta. Le donne raccontano, edito da Carabba — storica casa editrice lancianese — nel 2020, in una sorta di ideale continuità con l’opera di Bruzzone e Farina. Borrelli è consapevole che la grande storia si nutre e compone delle vicende minute e particolarissime della microstoria; che ogni vita, anche quella in apparenza più umile e anonima, è degna di essere vissuta e raccontata; che lo spirito di una comunità risiede nella trasmissione delle memorie condivise che la costituiscono, come nel caso di Lanciano. 

La città abruzzese è infatti protagonista di una rivolta contro l’esercito tedesco di occupazione (rivolta che cronologicamente è seconda soltanto alle Quattro giornate di Napoli), il 5 e il 6 ottobre 1943: una insurrezione preparata dalle diversi componenti antifasciste della città, generosa ma destinata all’insuccesso, che lascia sul campo undici combattenti — in vario modo aiutati dai civili — e dodici uomini e donne uccisi per rappresaglia dai nazisti (che a loro volta contano quarantasette morti); nei giorni successivi i giovani lancianesi rispondono all’inasprimento delle misure repressive disertando il lavoro coatto e, in molti, dando vita alla brigata partigiana Maiella, mentre le famiglie cittadine sfollano nelle campagne per sfuggire a persecuzioni e rastrellamenti. L’episodio dei ‘martiri ottobrini’, che nel dopoguerra vale alla città la medaglia d’oro al valor militare, innerva tutta la narrazione storica dell’opera, e non a caso: Trentino La Barba — il giovane partigiano catturato, orrendamente torturato, ucciso dai nazisti — aveva madre, moglie, due figlie piccole; e accanto a loro «donne senza nome. —scrive Maria Saveria Borrelli — Donne che assistono, inermi, alla violenza tedesca. Ferite, cacciate di casa, aiutano i loro familiari e nascondono i partigiani». 

Di alcune di queste donne, invece, l’identità è nota: le loro storie individuali, raccolte attraverso studi storici, memorie private, testimonianze inedite, vanno a comporre il dramma corale di Lanciano negli anni tra il 1943 e il 1945. Eccone alcune. 

Maria Auricchio, diciottenne sfollata da Napoli, e Dora Manzitti sono uccise per rappresaglia, dopo l’insurrezione, in strada. Le cinque operatrici della società Telefoni Italia Medio Orientale (Flora De Vincentiis, Wanda Marciani, Concetta Carosella, Teresa De Ritiis e Clorinda Troilo) deviano le comunicazioni del comando tedesco, di fatto sabotandone gli ordini. Salvina Serafini combatte accanto al marito durante l’insurrezione, passandogli le bombe a mano che ha nascosto in un cestino sotto le mele. Francesca Esposito, appena dodicenne, assiste la madre durante il parto in un rifugio e con altre donne allarga lo scialle nero per darle riservatezza e calore. Gemma Di Castelnuovo, portando un catino d’acqua e asciugamani di lino, deterge i visi e ricompone i corpi dei giovani rivoltosi morti. Maria Luisa Moldauer, ebrea viennese di origine polacca, laureata in lettere a Firenze, è internata a Villa Sorge — ove è istituito uno dei tanti ‘campi del duce’, i campi di concentramento italiani — e a Lanciano si unisce in matrimonio «nel bel mezzo di una nevicata memorabile» a Samuel Eisenstein, con il quale inizia una lunga fuga per la salvezza attraverso l’Italia. La bimba Elena Miscia impara a riconoscere le cannonate, «quelle che arrivavano e quelle che partivano»; conosce la fame, e dunque «noi più grandi se vedevamo le mele sui terrazzi o sugli alberi non ne facevamo rimanere una»; riceve in dono una bambola di pezza da un soldato canadese («la prima parola inglese che sentii “camon” [come on]». Ida Sigismondi raccoglie tra le braccia il corpo del figlio partigiano ucciso, sfidando i nazisti, per piangerlo e dargli sepoltura. Susanna Lewinger, ebrea tedesca, artista e musicista, pure internata a Villa Sorge, grazie all’aiuto dei lancianesi prende la via delle montagne e alla macchia conosce Giovanni Iavicoli, che diverrà suo marito e nel dopoguerra sarà primo sindaco eletto di San Vito Chietino. Licia Sargiacomo, volontaria nel centro per rifugiati di Lanciano, corrisponde all’amore di Charles P. Edward, ufficiale medico alleato, lo sposa e lo raggiunge poi negli Stati Uniti. 

Sono proprio le testimonianze la parte più significativa dell’opera (divisa in tre sezioni: la prima sulla condizione femminile tra Otto e Novecento e sulla storia economica e sociale di Lanciano; la seconda e la terza di memorie e racconti di donne), opera che presenta il valore aggiunto di una ricca documentazione iconografica, che dà volto a tante delle protagoniste non più nascoste che la compongono, che la narrano in un’atmosfera capace di incanto e disincanto, come nel racconto di Assunta Colacioppo, che ascolta la nonna mentre parla del figlio morto partigiano: 

«“Il cielo… c’erano i fascisti, c’era la guerra, c’era la tessera per comprare il pane, la farina e l’olio, c’era il mercato nero, c’era la fame… c’era la paura nelle case, la paura di sentire le sirene, la paura dei bombardamenti, la paura per gli uomini che venivano portati via a scavare le trincee lungo il Sangro, la paura per le donne che venivano portate via per…”. “Per cosa, nonna?”. “Per niente, piccola… venivano portate via e basta”». 

Maria Saveria Borrelli
La Resistenza taciuta. Le donne raccontano
Carabba, Lanciano 2020 

***

Articolo di Laura Coci

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Fino a metà della vita è stata filologa e studiosa del romanzo del Seicento veneziano. Negli anni della lunga guerra balcanica, ha promosso azioni di sostegno alla società civile e di accoglienza di rifugiati e minori. Dopo aver insegnato letteratura italiana e storia nei licei, è ora presidente dell’Istituto lodigiano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.

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