Le donne del Decameron. La novella di Nastagio degli Onesti, storia di un femminicidio

Sebbene la parola ‘femminicidio’ sia entrata nel nostro vocabolario in tempi relativamente recenti, purtroppo non possiamo dire lo stesso dell’atto del femminicidio, una pratica orribilmente comune e costante nella storia dell’essere umano. 

In letteratura infatti abbiamo numerosi, troppi, esempi di donne uccise, torturate, punite e umiliate da una schiera infinita di uomini e da una società maschilista e indifferente. In questo senso il Decameron, sebbene sia – come ampiamente dimostrato- un libro scritto per le donne, raccontato da donne e con tante protagoniste, racconta anche di femminicidi.

Tra le storie di violenze sulle donne, quella più nota e agghiacciante è la novella Nastagio degli Onesti (Dec. V 8). Tuttavia, per comprendere effettivamente la posizione di Boccaccio circa questa vicenda è necessario riflettere osservando un piano più profondo della storia, vediamo come. 

Sandro Botticelli, La novella di Nasrtagio, Museo del Prado, Madrid

La novella di Nastagio degli Onesti racconta di un giovane nobile di Ravenna, Nastagio, follemente innamorato di una donna (che non ha nome) che lo rifiuta costantemente. Nastagio è disperato e fugge dalla città, accampandosi con alcuni amici nei pressi del Lido di Chiassi. Un giorno, mentre passeggia nella pineta, ha una visione. Dal bosco infatti inizia a sentire delle grida disperate di una donna che fugge, nuda, con i capelli sciolti, mentre due cani la rincorrono sbranandola e un cavaliere su un cavallo nero la insegue con una spada. L’istinto di Nastagio è quello di correre in soccorso della giovane in difficoltà e si fa avanti incontro al cavaliere. Quest’ultimo ha il nome di Guido degli Anastagi, e spiega al protagonista che la visione che ha di fronte è una punizione infernale voluta da Dio, e che lui non può impedire quello che questa  «malvagia femina ha meritato». Il cavaliere spiega poi che anch’egli era innamorato, proprio di quella donna che sta inseguendo, e che si è ucciso per amore dopo l’ennesimo rifiuto dell’amata. La donna alla sua morte non si è pentita, pertanto è condannata all’Inferno, come Guido.
Il cavaliere e la donna scontano una pena eterna, che si consuma proprio nella pineta davanti agli occhi di Nastagio: la donna fugge dai cani e da Guido degli Anastagi fino a quando non viene raggiunta, presa per i capelli ed uccisa con una spada. Come se non bastasse, l’orrore prosegue e l’uomo le cava il cuore dal petto e lo getta ai cani, che lo divorano. Passato qualche minuto la donna si rialza e riprende a correre e a gridare e a subire questo orrore. Nastagio inorridisce di fronte a questa scena, ma ha allo stesso tempo un’illuminazione. Sfruttando la ripetitività della scena (che ricorre ogni settimana, di venerdì) decide di allestire un banchetto proprio nella pineta, invitando la donna amata. In questo modo la giovane, intimorita dalla visione di una donna punita perché «altera e disdegnosa», si convincerà a ricambiare e sposare Nastagio, se non per amore, almeno per paura. E così è: la ragazza assiste alla punizione infernale e decide di sposarlo.
A prima vista questa novella sembrerebbe una narrazione in cui le figure femminili siano del tutto passive e fragili.

Rappresentazione della Novella di Nastagio

In realtà è necessario guardare oltre per scoprire che, sebbene si tratti sempre di un racconto di violenza sulle donne, alla fine la novella di Nastagio non è soltanto una orribile storia di un femminicidio, ma al suo interno conserva anche tematiche a noi contemporanee. 
In primo luogo, è interessante notare che la fonte principale di questa novella sia un celebre exemplum cristiano, tratto da Lo Specchio di vera penitenza del predicatore fiorentino Iacopo Passavanti. Nel testo di Passavanti c’è sempre la storia di un femminicidio, ma in questo caso viene punita un’adultera. Boccaccio rovescia il contenuto del predicatore e rende peccatrice una donna che non si è concessa all’amore, segnando un punto di svolta e modernità nella storia della letteratura. Riflettendoci, l’uccisione della donna nella novella di Nastagio non ha una motivazione tanto diversa rispetto a quelle che si sentono ogni giorno. Le statistiche odierne infatti ci dicono che ogni due giorni mediamente viene uccisa una donna dal proprio partner per i motivi più disparati, uno di questi perché lei non ricambia l’amore. Una considerazione che deve farci pensare, perché, nonostante la modernità di Boccaccio, è constatabile che, in settecento anni di storia ed apparente “evoluzione”, siamo ancora fermi/e alle stesse dinamiche e non abbiamo cambiato molto. Vedere una donna morire era routine allora ed è inconcepibilmente all’ordine del giorno oggi, nel 2021. Non sarà forse il momento di cambiare le cose? 

Nonostante tutto, Boccaccio si dimostra anche in questo caso un narratore a favore delle donne. Avrebbe potuto infatti semplicemente raccontare della storia di Guido degli Anastagi e della donna straziata nella pineta di Chiassi, ma egli inserisce una seconda vicenda, la storia di Nastagio e della sua amata. La giovane amata da Nastagio infatti, sebbene sia stata nettamente influenzata dalla visione infernale, alla fine sceglie liberamente di sposare Nastagio. Sarebbe bastata una minaccia esplicita, un ricatto, un’altra violenza per far sposare i due. Ma Boccaccio decide che la scena finale abbia origine esclusivamente dalla ragazza, che convoca il giovane e accetta di sposarlo. Ecco, la scelta, anche se finale, della donna e la lieta conclusione della vicenda permettono di inserire anche questa giovane nella liste di figure femminili decameroniane che si affermano e decidono, anche se in maniera decisamente più velata.

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Articolo di Marta Vischi

Laureata in Lettere e filologia italiana, super sportiva, amante degli animali e appassionata di arte rinascimentale. L’equitazione come stile di vita, amo passato, presente e futuro, e spesso mi trovo a spaziare tra un antico manoscritto, una novella di Boccaccio e una Instagram story!

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