Le donne e il biliardo 

Il gioco è presente nella vita degli esseri umani fin dall’antichità, precorre la cultura. Animali e bambini/e giocano istintivamente, l’attività ludica fa parte della nostra genetica e le esigenze creative derivano dall’istinto di giocare: principio basico di sopravvivenza e del benessere mentale, è il mezzo per cui si avviano i legami sociali e amorosi, oltre la base del linguaggio, dei comportamenti e dei significati.  

Fra i tanti il gioco del biliardo è uno dei più ricchi di fascino, le origini incerte hanno sollecitato gli storiografi a fare delle ricerche, non riuscendo però a trovare elementi univoci per tracciarne la storia.  
Sono varie le ipotesi che si sono susseguite: la prima è legata ai Cavalieri templari (1128-1308) che al loro ritorno dalle Crociate avrebbero proposto un gioco di palla e mazza visto in Arabia ma diffuso da viaggiatori provenienti dalla Cina; altre riconducono ad antichi giochi come la gugola in Italia, la pallacorda in Francia e il volano in Spagna. Quindi, il biliardo potrebbe derivare da un passatempo all’aperto praticato su un campo erboso, mentre alcuni ponticelli delimitavano il percorso che consisteva nel fare scorrere sul terreno delle bilie spingendole con dei bastoni ricurvi; nel periodo invernale era spostato in luoghi al chiuso, un panno verde sostituiva il manto erboso, via via il piano di gioco fu sollevato all’altezza di un tavolo e il bastone fu raddrizzato con la cui punta si colpivano le bilie.  

In Francia sul piano storico vi sono dei documenti (Tomo II delle Ordinanze del Louvre) nei quali Carlo V detto il Saggio ordinò – in data 24 maggio 1369 – di sostituire i giochi praticati in locali pubblici e tra questi il biliardo a terra e i dadi, con gare di tiro con l’arco o la balestra. Pare che i suoi sudditi fossero distratti da quel gioco da dimenticare di essere soldati; tuttavia l’ordinanza fu completamente ignorata, ciò non sorprese, poiché lo stesso monarca ne era l’esempio, considerato che aveva fatto installare un gioco di pallacorda e un biliardo a terra nell’area delle giostre del proprio palazzo. Il suo successore, Carlo VI, durante la festa di matrimonio di una dama della regina Isabella, il 28 gennaio 1393, approvò l’ingresso del biliardo a corte; tra un’esibizione musicale e l’altra, venne presentata la “quadriglia” dei giochi con danzatori che mimavano i gesti delle varie discipline: scacchi, dadi e pallacorda; il giovane ballerino Abel Luis de Mareuil si presentò ornato di una stola in seta verde, ricamata con gli strumenti necessari e con la scritta «Io sono il biliardo». Il 3 febbraio del 1642 Louis Cellier e Louis Deschamps ottennero la licenza per fabbricare i nuovi prodotti e commercializzare l’idea, “lampade a forma di candele capaci di illuminare il biliardo”, alimentate a olio. Il biliardo si diffuse in tutta Europa sia nei grandi saloni della nobiltà, passatempo di re e regine, sia nelle locande e ovunque ve ne fosse l’opportunità, divenendo molto popolare.  

Antico biliardo, 1730 

In Italia, così come afferma Jacopo Gelli nel Manuale del biliardo (1906), il gioco del biliardo giunse agli inizi del Cinquecento nelle città di Mantova, Firenze e Napoli; furono proprio gli Europei a diffonderlo  negli altri continenti; durante i secoli del colonialismo, per esempio, gli Olandesi installarono tavoli in Indonesia, nelle isole di Giava e Sumatra, dove ancora oggi si trovano antichi tavoli europei, così come fecero gli Spagnoli in America, i loro lunghi viaggi marittimi verso il “nuovo continente” erano allietati dai tavoli da biliardo. La passione per questo gioco coinvolse anche uomini di scienza, infatti il grande matematico Coriolis nel 1835 pubblicò un’opera dal titolo: Teoria matematica degli effetti nel gioco del biliardo, in cui sono descritte le prime nozioni sulla teoria dell’urto dei corpi elastici. Anche il tavolo subì delle modifiche e nel 1854 l’americano Phelan inventò la sponda elastica ricoperta dallo stesso panno che si tendeva sul tavolo; nello stesso periodo una società americana sostituì il piano di legno con l’ardesia per renderlo più resistente e consentire alle bilie di scorrere più fluidamente; le bilie erano d’avorio (oggi di materiale sintetico) e i tappi, alle estremità delle stecche, di cuoio. Nella produzione moderna il tavolo verrà riscaldato elettricamente al fine di mitigare l’umidità e ridurre l’attrito del panno consentendo traiettorie regolari e un maggiore percorso alle bilie. 

Sala da biliardo inglese di fine Ottocento 

In Italia la pratica sportiva ebbe un incremento con il primo campionato che si svolse nel 1935 con la specialità dei “5 birilli”; per i primi indizi di associazioni o federazioni occorre attendere il 1951, quando fu fondata l’Associazione biliardistica, grazie a Pizzi, direttore dell’Enal (Ente nazionale assistenza lavoratori) di Vercelli; nel 1958 a Torino in seno all’Enal venne fondata la Fiab (Federazione italiana amatori biliardo), in seguito la sede venne spostata a Roma. Sebbene l’attività agonistica fosse in continua evoluzione, iniziarono le divergenze sulle scelte politiche e organizzative, al punto di essere causa di una scissione in cui l’imprenditore Rinaldo Rossetti dimessosi da consigliere guidò una nuova Federazione, la Fisab, che ebbe grande seguito e per la divulgazione di questo sport fece stampare il mensile Biliardo match, testata storica della specialità. La divisione si ricompose presso il Circolo cittadino di Jesi il 1° luglio del 1979, con la nuova sigla Fiabs (Federazione italiana amatori biliardo sport); il presidente Rossetti fu un instancabile innovatore del biliardo moderno, mettendo in atto una politica equilibrata e graduale che portò il crescente successo al riconoscimento da parte del Coni. Le specialità principali sono: lo snooker, il pool, la carambola, le 5 quilles e le boccette, in questa le bilie vengono lanciate con le mani.  

Dal secondo dopoguerra in Italia il biliardo e i luoghi a esso dedicato sono stati considerati come circoli esclusivi per gli uomini, ambienti fumosi dove l’ingresso era consentito solo ai giocatori di sesso maschile; però, se questo è vero in alcune località, nei luoghi ufficialmente dedicati al gioco sono state presenti le donne anche al tavolo da gioco.  Tra le più note, ricordiamo Masako Katsura, campionessa nella carambola tre sponde, e Jean Balukas, campionessa di pool. 

Masako Katsura  

Masako Katsura era nata a Tokyo nel 1913, cresciuta dalla sorella più grande dopo la morte del padre, imparò a giocare a biliardo dal marito di questa, specializzandosi nelle tecniche della carambola e sfidando alcuni giocatori già a soli quattordici anni. A quindici era campionessa giapponese femminile, a diciannove giocava nei tornei maschili, dominando i rivali. Decise di diventare professionista con l’appoggio della sorella, distinguendosi in parecchie competizioni e nel 1940 era già molto conosciuta in Giappone. Fu una delle più importanti e famose giocatrici di biliardo del Novecento, ebbe un ruolo centrale nell’aprire anche alle donne la competizione in uno sport all’epoca per tradizione esclusivamente maschile. Nel 1950 sposò Vernon Greenleaf, soldato statunitense in servizio in Giappone, che conobbe durante una sua esibizione; l’anno successivo si trasferì negli Stati Uniti, qui la sua fama crebbe considerevolmente a livello internazionale, al punto da richiamare l’attenzione di Welker Cochran, otto volte campione del mondo, che ritornò a giocare per sfidarla a carambola a tre sponde. La campionessa stupì talmente Cochran che organizzò il torneo del Campionato del mondo di biliardo nel 1952, pur di vederla competere contro i più prestigiosi giocatori. Ella fu una delle prime campionesse e la prima donna a partecipare a un Campionato del mondo per un titolo internazionale, arrivò settima nel torneo, vincendo numerose sfide con i migliori del periodo: il 7 marzo del 1952 fu soprannominata la “First Lady del biliardo”. Suoi avversari la descrissero come giocatrice fenomenale, sebbene fosse anche molto modesta. Insomma, divenne famosissima e intervenne a diversi show televisivi; ritiratasi dalla carambola, partecipò occasionalmente a qualche competizione, agli inizi degli anni Novanta ritornò in Giappone, dove morì all’età di 82 anni. 

  Jean Balukas 

Jean Balukas è nata il 28 giugno 1959 a New York e fu considerata una bambina prodigio; il padre Albert aveva una sala biliardo, ma i genitori preferirono comprare un tavolo in cui giocava ad appena quattro anni, con una stecca creata per lei nel 1965 da George Balabushka, con i quattro fratelli nel seminterrato della sua casa per tenerli fuori dalle sale biliardo locali. La sua fama iniziò a crescere già all’età di sei anni, quando apparve in un evento di gioco di biliardo tenutosi alla Gran Central Station di New York City. Nel 1969 all’US Open Straight Championship, si è classificata quinta a solo nove anni; nei successivi US Open si è piazzata al quarto e terzo posto. Tra gli anni Settanta e Ottanta ha dominato il Pool professionistico femminile ed era presentata come “miglior giocatrice di biliardo del mondo”; ha vinto per sette anni consecutivi gli US Open, sei titoli mondiali, è arrivata prima in tantissime competizioni e ha ottenuto 38 vittorie in eventi importanti. L’unica donna, anche lei, a competere contro gli uomini nel gioco professionale in varie occasioni. Nel 1988 decise di abbandonare le gare visto che durante un torneo a Chicago fu fortemente contestata, perché poteva giocare sia nella squadra femminile che in quella maschile. Ebbe parecchi riconoscimenti: nominata per ben cinque volte giocatrice dell’anno del Billard Congress of America (Bca), inoltre le è stata assegnata una voce nella Hall of Fame della Bca, la più giovane e seconda donna a ricevere questa onorificenza; nel 1999 è stata classificata al numero quindici di Billiard Digest’s Fifty Greatest Players of the Century. Ritornata a Brooklyn ha assunto la gestione della sala da biliardo della sua famiglia, divenendo un modello per le tante giovani giocatrici che si avvicinano a questa pratica sportiva.  

Negli ultimi anni nello sport sono cambiate molte cose, così anche nel biliardo: è cresciuto il numero delle donne che giocano anche a livello professionale, si sono evoluti i metodi di preparazione e allenamento, come pure il livello tecnico delle prestazioni, grazie anche allo sviluppo delle scienze applicate e la quantità delle informazioni tecniche. Per questo motivo la Fibis (Federazione italiana biliardo sportivo) si è posta degli obiettivi: innalzare il livello culturale/sportivo e le competenze tecnico/dirigenziali su tutto il territorio nazionale, affinché sia atleti e atlete, sia i tecnici di entrambi i sessi, possano manifestare le proprie competenze e le qualità sportive; promuovere la divulgazione nella scuola secondaria di secondo grado attraverso corsi e seminari che possano coinvolgere atleti e atlete juniores e le/gli studenti tutti nell’applicazione delle normative Miur-Coni, per l’inserimento nelle piattaforme ministeriali del programma sportivo di formazione denominato “Progetto Biliardo & Scuola”.  

Cinzia Ianne Erroi

Tra le giocatrici italiane, nella specialità 5 birilli si ricorda Cinzia Ianne Erroi, nata a Lecce nel 1984, campionessa assoluta per cinque volte consecutive. La giovane donna ha scoperto questo gioco a soli dieci anni trascorrendo intere ore a osservare le partite dei giocatori più bravi nella sala biliardo del padre; conclusa la scuola media inferiore inizia ad aiutarlo nella sua attività, avendo così anche l’occasione di giocare. I genitori vedendo in lei questa predisposizione e passione l’hanno incoraggiata e a quattordici anni ha iniziato a praticare con impegno la disciplina. I giocatori che frequentavano la sala la spingono a partecipare a livello agonistico alle prime gare provinciali di Lecce; ovviamente non tutti, soprattutto agli inizi, si sono mostrati favorevoli, ma hanno dovuto cedere con il passare degli anni. Affascinata sempre più da questo gioco, ha ampliato la sua formazione gareggiando alle prove organizzate in varie città italiane con i migliori giocatori del mondo, perfezionando le proprie capacità e incrementando l’allenamento fino a circa tre-quattro ore al giorno. Grazie ai suoi meriti sportivi è stata convocata tra le file dell’Italia “B” nei Campionati europei a squadre del 2006. Tale partecipazione le ha permesso di conoscere giocatori internazionali, di cui afferma di aver apprezzato tantissimo la tecnica, la correttezza di gioco e la simpatia.  

Barbara Bolfelli   

Tra le campionesse del Pool femminile azzurro ha fatto la differenza Barbara Bolfelli di Trento, che ci ha lasciato improvvisamente nel marzo 2019. Ricordiamo le sue parole: «il biliardo non è uno sport diverso dagli altri, quando lo scopri o te lo fanno scoprire come spesso capita i genitori, ti appassioni, ti piace e scopri un talento che non conoscevi e decidi di farne il tuo sport». A Trento c’era Giuseppe “Pino” Taffara, uno dei più bravi maestri di biliardo, con una grande squadra e il carisma ha fatto sì che Trento, Rovereto e Bolzano diventassero importanti centri di questa disciplina sportiva e Barbara Bolfelli raccogliesse diversi titoli italiani, europei e partecipasse cinque volte al mondiale. 

Altre giocatrici italiane sono: Cristina Moscetti, Silvia Gaudino, Barbara Zuddas, Marilina De Laude e Nicoletta Ferrario. Importante per la presenza delle donne nello sport del biliardo è la voce di quante sono già dentro, queste ultime spesso utilizzano i social network per far conoscere il biliardo al femminile, a tal proposito su uno maggiori social è il gruppo Women’s european pool billiard club. Ciò che distingue le donne, ancora in questo gioco, sono la tenacia e la perseveranza nell’affrontare le sfide per andare avanti e raggiungere i propri obiettivi, dando sempre il massimo con determinazione e professionalità. 

***

Articolo di Giovanna Martorana

PXFiheft

Vive a Palermo e lavora nell’ambito dell’arte contemporanea, collaborando con alcuni spazi espositivi della sua città e promuovendo progetti culturali. Le sue passioni sono la lettura, l’archeologia e il podismo.

Un commento

  1. Per me è stata una vera scoperta, il mondo del biliardo. Articolo molto esaustivo, bello sapere che tante donne si sono distinte, in uno sport, che pensavo soprattutto maschile.

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