Le Madri della Costituzione

Sapete chi era Angela Guidi Cingolani? Nella prefazione al libro di Eliana De Caro, Le madri della Costituzione, Emilio Gentile racconta di aver rivolto questa domanda a molte persone, donne e uomini di media cultura, tra i venti e i settanta anni. La risposta è stata sempre negativa. Eppure Angela Guidi Cingolani fu la prima donna in Italia a parlare, il primo ottobre 1945, alla Consulta nazionale, la prima assemblea democratica dell’Italia libera. Se si chiede a qualcuno quante erano le donne all’Assemblea Costituente, difficilmente vi diranno il loro numero e a stento ricorderanno il nome di Nilde Iotti, perché fu la prima presidente della Camera dei deputati, di Lina Merlin, perché la collegheranno alla legge che porta il suo nome e, se conoscono la storia del Partito Comunista, quello di Teresa Noce. Eliana De Caro, giovane materana appassionata di temi legati alle donne, ha fatto un’opera meritoria scrivendo questo libro per le edizioni de Il Sole 24 ore, dedicando a ciascuna Costituente un capitolo. Sulle 21 Madri della Repubblica è caduto un «oblio generalizzato», come ricorda la scrittrice lucana. Si parla poco di loro nei libri di storia e diritto, forse si comincerà a farlo nei prossimi anni, grazie all’introduzione dell’educazione civica come materia obbligatoria all’interno delle scuole di ogni ordine e grado. Lo studio della Costituzione, in generale, è potuto mancare nella formazione delle e degli studenti italiani, soprattutto liceali ma, ciò che è più grave, il contributo delle donne alla Carta Costituzionale è passato sotto silenzio. Non dimentichiamoci che il diritto di voto era stato “concesso” alle donne dal governo dei partiti antifascisti il primo febbraio 1945, ma quello stesso governo di uomini si dimenticò in quell’occasione di riconoscere loro il diritto di essere elette, il cosiddetto elettorato passivo, affermato il 10 marzo 1946, dopo una forte mobilitazione delle politiche impegnate nei diversi partiti, che consentì alle donne di partecipare alla consultazione referendaria e alle elezioni dell’Assemblea Costituente. Le Madri della Repubblica erano un piccolo drappello di donne che per la prima volta portava il pensiero e le voci femminili nelle aule parlamentari. Una minoranza (il 3,7 per cento) trattata con paternalismo, nella migliore delle ipotesi, o con battute irridenti dai navigati politici di allora, abili oratori abituati a parlare in pubblico con discorsi altisonanti. Come ricordò Angela Gotelli: «Eravamo tutte donne con esperienze e sofferenze proprie, eravamo balzate un po’ in fretta, un po’ di colpo, all’elettorato attivo e all’elettorato passivo, unite nel desiderio di ricostruire la patria devastata e nella fondazione consapevole e coraggiosa di un nuovo ordinamento; alle spalle né per il periodo fascista né per il periodo prefascista trovavamo qualcosa che rispondesse in pieno ai nostri desideri e che ci rassicurasse per l’avvenire». 
La stampa era più attenta a descrivere accuratamente i vestiti delle Costituenti, quando parlava di loro e non si soffermava sui loro titoli e sulle loro competenze, come faceva per gli uomini. Non è cambiato granché a questo proposito quando si parla di donne in politica, purtroppo. 
Eppure, la maggior parte di loro era laureata, molte insegnanti, due giornaliste, una sindacalista e una casalinga. Cinque condivisero l’esperienza costituente con i mariti: Nadia Gallico e Velio Spano, Teresa Noce e Luigi Longo, Angela Guidi e Mario Cingolani, Maria De Unterrichter e Angelo Raffaele Jervolino, Rita Montagnana e Palmiro Togliatti, ai quali potremmo aggiungere anche Adele Bei e Domenico Ciufoli, eletti dopo la separazione consensuale. 
Su queste donne pesavano aspettative e diffidenze: non parlavano solo in nome dei partiti ma anche in nome delle donne, rappresentando istanze “trasversali” a gruppi e programmi politici. Tutte, a diversi livelli e in modi differenti erano state antifasciste, molte partigiane, due deportate e quasi tutte avevano fatto parte della Resistenza. Tutte erano attente a far valere i diritti delle donne e a favorirne l’emancipazione. 
Il pregio di questo libro sta nell’averci raccontato queste pioniere della Repubblica, una per una, partendo dalle cinque che hanno fatto parte della Commissione dei 75 e affiancando alle brevi note biografiche, i loro interventi alla Costituente, le proposte di legge presentate in altre legislature, l’impegno nelle istituzioni locali e nell’associazionismo. Nella descrizione di ognuna delle Costituenti, Di Caro riesce quasi sempre a intervistare un/una parente o un’amica/o che ce le fa sentire ancora più vicine, raccontandoci alcuni aspetti del loro carattere. Nella descrizione che segue farò solo qualche accenno alle tante proposte di legge e alle tante attività delle Costituenti, con delle pennellate che vogliono essere spunti che incuriosiscano i lettori e le lettrici a scoprire queste figure femminili cui tutte e tutti dobbiamo tanto.  
Incontreremo alcune tra le voci più autorevoli della Costituente, come Maria Agamben Federici, laureata in lettere, democristiana, «insegnante, colta, sapiente, organizzatrice, una visione fortemente volta al sociale, risoluta ma anche mediatrice, cattolica oltre che partigiana e antifascista, una tra le voci più autorevoli tra le 21 elette»; Angela Gotelli, democristiana, vicina alla corrente dossettiana, laureata in lettere classiche, insegnante, che unisce alla solidità montanara un grande amore per la cultura e nelle legislature a cui parteciperà si concentrerà sull’assistenza, sulla scuola, sul territorio ligure; Teresa Mattei, comunista, laureata in lettere, la più giovane di tutte, che ci affascinerà per la determinazione e il coraggio delle sue scelte, quando fu espulsa da tutte le scuole del Regno per avere osato contestare e uscire dalla classe in occasione del commento da parte del professore di Scienze sulle leggi razziali, per la sua contrapposizione al perbenismo ipocrita di Togliatti e perché rappresentò le ragazze madri in Parlamento; Maria Maddalena Rossi, comunista, laureata in chimica(unica tra le Costituenti a scegliere una facoltà scientifica) che porterà in aula la dolorosa vicenda delle “marocchinate” e chiederà per le donne e le persone vittime di questa violenza il giusto risarcimento, anche se quello che hanno subito non si potrà cancellare mai. Una figura interessantissima, colta e appassionata di arte, che, esaurita l’esperienza parlamentare, in qualità di sindaca e consigliera di Portovenere, precorrerà i tempi e si batterà per la difesa del territorio da uno sviluppo edilizio selvaggio e per un piano regolatore che valorizzi il centro storico e preservi le aree verdi. Ma sarà bello e commovente incontrare l’appassionata Adele Bei, «contadina, militante, esule, partigiana, carcerata, confinata, parlamentare», una vita spesa a difendere i valori di giustizia sociale e uguaglianza, pagata anche nei rapporti familiari, attenta ai diritti delle detenute, dopo i sette anni passati nelle carceri fasciste. E poi Teresa Noce “rivoluzionaria professionale”, Lina Merlin, laureata in lingue e letterature straniere, nota per la legge contro la chiusura delle “case chiuse” ma importantissima per molte altre battaglie, Elettra Pollastrini, pasionaria militante per i diritti dei più deboli, Nilde Iotti, laureata in lettere, comunista, la più conosciuta di tutte, Rita Montagnana, comunista, impegnatissima ma relegata al ruolo di moglie separata di Togliatti, emarginata da quel partito a cui aveva dedicato la sua vita, Bianca Bianchi, socialista, con due lauree, una in Lettere e Filosofia e l’altra in Pedagogia, che riceve più preferenze del capolista Pertini e vive su di sé il maschilismo presente nel suo partito, Laura Bianchini, democristiana, laureata in Lettere e Filosofia, giornalista colta e pungente, componente del gruppo di Camaldoli che elaborerà quel Codice di Camaldoli che ispirerà molti degli articoli della Costituzione italiana, innamorata della scuola come strumento di promozione sociale, Elisabetta Conci, democristiana, laureata in filosofia, impegnata in battaglie importanti in Parlamento. Sarà interessante scoprire che aveva destinato la sua casa all’ospitalità di bambini in difficoltà, diventano la loro mamma spirituale. E poi Filomena Delli Castelli, democristiana, laureata in lettere, a cui sono stati intitolati molti luoghi, nota per essere stata cofirmataria della legge sulle “Norme per la partecipazione delle donne alle giurie popolari nelle Corti d’Assise” poi tra gli ideatori e le ideatrici della trasmissione televisiva Non è mai troppo tardi, con una grande passione per l’istruzione e il cinema; Nadia Gallico Spano, comunista sarda, attenta alle vedove di guerra e alle mogli dei prigionieri, che condusse una battaglia, insieme a Bianca Bianchi, per cancellare la dicitura “figli di NN” sulla carta di identità dei cosiddetti figli illegittimi; Angela Maria Guidi Cingolani, attenta ai diritti dei lavoratori, che partecipò alle riunioni dell’Oil e fu la prima donna Sottosegretaria all’Industria e commercio; Angiola Minella, comunista, compagna di Gianni Agnelli al Liceo Classico D’Azeglio, costretta a laurearsi in Lettere per volontà della famiglia ma desiderosa di iscriversi a Medicina, grande oratrice nei comizi, presentatrice di numerosi progetti di legge come quello per l’istituzione degli asili nido, per la cui realizzazione si dovrà aspettare il 1971; Maria Nicotra Verzotto, Cavaliere di Gran Croce della Repubblica, attenta alle condizioni dei detenuti nei penitenziari che fece parte di due importantissime commissioni di inchiesta, una sulle condizioni delle carceri e una sulla miseria in Italia e sui mezzi per combatterla; Ottavia Penna Buscemi, unica rappresentante del Partito dell’uomo Qualunque, candidata alla Presidenza della Repubblica in modo provocatorio da Giannini, impegnata per i diritti delle donne e promotrice, insieme a un prete di strada, della Città dei ragazzi in Sicilia; Vittoria Titomanlio, insegnante, impegnata nelle Acli, molto attenta ai diritti dei docenti e dei Direttori e delle direttrici scolastiche e all’autonomia regionale; Maria De Unterrichter Iervolino, laureata in Lettere e filosofia, che ebbe come Padre spirituale Giovanni Battista Montini e fece un discorso memorabile sul rientro in Italia di Maria Montessori, ebbe una grande visione internazionale, entrò a far parte della delegazione italiana dell’Unesco, dove si batté per la cultura e la scuola, diffondendo il Metodo Montessori. Diresse il Cepas, la scuola per assistenti sociali fondata da Adriano Olivetti. 
Come non ricordare la battaglia trasversale per l’accesso alle cariche pubbliche in condizioni di parità di uomini e donne e tanti altri momenti in cui le donne si trovarono unite in Assemblea Costituente? 
Se consideriamo il loro esiguo numero non possiamo che dire grazie a queste poche ma determinate donne, che per la prima volta nella nostra storia provavano ad affermare una visione femminile e a far valere i diritti delle donne nella famiglia, nel lavoro, nelle cariche pubbliche e nella società, contribuendo in modo determinante alla scrittura degli articoli 3, 29, 30, 37 e 51 della nostra Carta costituzionale. Tanta importanza fu data da loro allo studio, perseguito con determinazione, sia da parte delle più fortunate che in famiglia furono sostenute, sia da parte delle meno fortunate, che studiarono in carcere, come Adele Bei, o appena poterono farlo, anche lavorando, come Nilde Iotti e Rita Montagnana. Mi chiedo che cosa sarebbe potuto succedere alla nostra società se queste donne fossero state in numero maggiore. Forse le priorità della politica sarebbero state differenti e il ruolo della scuola e della cultura sicuramente più rilevante di quanto non sia stato a causa della presenza sproporzionata dei Padri Costituenti. Una costante nella vita di queste donne, impegnate prima nell’antifascismo e nella Resistenza e poi nella politica attiva a livello nazionale e locale, è stata la difficoltà a essere sempre presenti nel loro ruolo di madri come la mentalità di allora richiedeva e molti dei figli e delle figlie intervistate nel libro lo sottolineano. Alcune pagarono a caro prezzo il loro impegno, come Rita Montagnana con il figlio avuto con Togliatti, o Adele Bei o la stessa Teresa Mattei con le loro figlie. 

Il libro di Eliana De caro dovrebbe essere adottato in tutte le scuole secondarie d’Italia perché pone rimedio, in parte, all’invisibilità che ha caratterizzato per tutti questi anni l’apporto fondamentale che le 21 Madri Costituenti hanno dato al testo della Carta fondamentale della Repubblica e alle leggi che vi hanno dato gradualmente attuazione. Tutte quante, pur nella diversità delle ideologie che avevano ispirato le loro scelte, «volevano realizzare – come ricorda Emilio Gentile – attraverso la parità tra cittadini e cittadine, la libertà e la dignità di ogni essere umano». Sarà estremamente utile e interessante leggere le loro parole, da cui traspare la consapevolezza che ciò che era stato affermato nel testo della Costituzione era solo il punto di partenza e che una piena parità tra uomini e donne, che ancora oggi non è completamente realizzata, avrebbe avuto bisogno di decenni e di tante lotte per realizzarsi. Mi piace ricordare una parte dell’intervento di Teresa Mattei: «Perciò noi affermiamo oggi che, pur riconoscendo come grande conquista la dichiarazione costituzionale, questa non ci basta. Le donne italiane desiderano qualche cosa di più esplicito e concreto che le aiuti a muovere i primi passi verso la parità di fatto, in ogni sfera, economica, politica e sociale, della vita nazionale». E ancora:« Non dimentichiamo che secoli e secoli di arretratezza, di oscurantismo, di superstizione, di tradizione reazionaria, pesano sulle spalle delle lavoratrici italiane; se la Repubblica vuole che più agevolmente queste donne collaborino alla costruzione di una società nuova e giusta, è suo compito far sì che tutti gli ostacoli siano rimossi dal loro cammino e che esse trovino al massimo facilitata e aperta almeno la via solenne del diritto perché molto ancora avranno da lottare per rimuovere e superare gli ostacoli creati dal costume, dalla tradizione, dalla mentalità corrente del nostro Paese». Parole profetiche e di un’attualità inquietante. Dobbiamo essere grate a queste 21 donne meravigliose che hanno aperto la strada verso un cammino di parità per tutte noi. 

Eliana Di caro
Le Madri della Costituzione
Il Sole 24 Ore-Domenica, 2021
pp. 205

***

Articolo di Sara Marsico

Ama definirsi un’escursionista con la e minuscola e una Camminatrice con la c maiuscola. Docente per passione da poco in pensione, è stata presidente dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano e referente di Toponomastica femminile nella sua scuola. Scrive di donne, Costituzione e cammini.

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