Biancaneve nel Novecento. La Storia nelle storie 

«Il romanzo di Marilù Oliva, Biancaneve nel Novecento, Solferino Libri, mescola il presente al passato, per raccontarci come il dolore e la sofferenza non si lasciano dimenticare». Così inizia la presentazione autorevole di Maria Rosa Cutrufelli chiamata a introdurre una candidatura al Premio Strega 2021.  

La scrittrice Marilù Oliva (in copertina), bolognese, finora alle prese con thriller e romanzi gialli e noir, ma già  impegnata sul tema della differenza di genere e collaboratrice del Telefono Rosa, si presenta all’attenzione di lettrici e lettori con un libro diverso e potente. Si tratta di un romanzo storico e in parte autobiografico, come dice lei stessa nelle note finali.  Racconta il Novecento attraverso la vita quotidiana di due donne che l’hanno vissuto, subìto. Le loro vite scorrono parallele, ordinate e ritmiche, a formare un’armonia.  

Bianca è una bambina che cresce a Corticella, nella periferia di Bologna. La sua è una famiglia difficile dove circolano amore e dolore. È molto amata dal padre Giovanni, ma ha una relazione più complicata con la madre Candi. Per questo motivo a volte si rifugia nelle fiabe come si fa spesso nell’infanzia per ripararsi dai grandi. E allora diventa Biancaneve con la matrigna cattiva in agguato ma sempre con la protezione del padre che invece diventa Goldrake. Di lei la scrittrice dice: «Gli anni Ottanta sbocciavano con una promessa di mite ferocia e nella mia testa tutto cominciò con una rosa del deserto. Qualcuno la regalò a mia madre, lei la portò a casa e la pose in bella vista sul mobile che spezzava in due il nostro corridoio. Era bellissimo quel minerale, da lontano sembrava davvero un fiore, coi petali che rifulgevano come sabbia baciata dal sole, nonostante l’opacità. Non avevo nemmeno quattro anni, eppure ricordo bene alcuni ritagli della giornata» (pag. 7).  Lilì invece vive agli inizi del XX secolo, è una giovane donna povera e piena di sogni. «Quando nacqui nel 1919 l’Europa aveva chiuso esangue la Prima guerra mondiale, eravamo una famiglia contadina che viveva di qualche ettaro di terra di appezzamento quasi affacciato sul mare, in Bretagna: al popolino non giungevano neppure le notizie, se non come echi ineluttabili» (pag. 16).  

Come in un puzzle che si compone e scompone, le due vite procedono e raccontano la Storia, la propria e quella collettiva.  Viene ricordata una data indimenticabile per ogni cittadino/a bolognese, ma non solo, come la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 ma anche la morte di Lucio Battisti, simbolo della giovinezza di Bianca e delle sue amiche. I ricordi di Lilì sono pieni di sofferenza. Ci parlano di Buchenwald e della Shoah, dei bordelli dentro i campi di concentramento tenuti segreti dalla Storia. Pagine profonde dove il dolore viene assorbito e neutralizzato dalla compassione. «In quel posto che faceva vacillare l’inammissibile: lì, in quel posto che faceva vacillare la fermezza di qualsiasi valore, in quel vestibolo infernale che induceva al rifiuto del genere umano, proprio in quel deserto, io vidi nascere un fiore. Si chiamava Elio, veniva dalla baracca 66 ed era il capo dei ribelli» (pag. 191).  

Questi fatti descritti sono frutto di una ricerca minuziosa che la scrittrice ha tradotto in narrazione. È evidente il suo interesse per la Storia e la sua preparazione sull’argomento. Biancaneve nel Novecento è un libro che indaga e approfondisce tanti temi: dai segreti di famiglia al riscatto e al perdono come traguardo finale. Ma il tema dell’amicizia è un filo rosso che lo attraversa tutto. Quando Bianca diventa grande è nell’amicizia che investe le sue aspettative e trova la forza per vivere e per realizzarsi. Anche Lilì è sopravvissuta grazie alla sua amica Sophie che si porterà nel cuore per tutta la vita. Tuttavia non è un libro che esalta i buoni sentimenti, anzi ci ricorda come dentro ognuna/o di noi albergano il bene e il male e come non è facile a volte prendersi delle responsabilità, volendo riportare alla memoria Hannah Arendt e il suo saggio La banalità del male.  

Pur se i personaggi femminili e maschili completano il quadro di un mondo quotidiano dove abitano donne e uomini, in questo testo la Storia la raccontano le donne. Il loro non è un racconto di battaglie o di frontiere da difendere ma di gesti di lotta quotidiana. La stessa copertina ci presenta un’immagine iconica di giovane donna con il fiore appuntato ma con gli occhi aperti al futuro.  
I romanzi non si leggono solo per sapere come vanno a finire. Senza svelare la trama diciamo che c’è un finale a sorpresa, una sorta di genealogia al femminile che culmina con la pacificazione. Marilù Oliva è riuscita a tradurre in narrazione percorsi storici e umani ancora del tutto o in parte nascosti. Ci ricorda che la Storia è fatta dagli individui e che il sentimento è il suo motore fondante. Beppe Fenoglio affermava che è importante ridurre la Storia in narrazioni per raggiungere tutte le persone, specie le più giovani. Marilù Oliva ha contribuito a farlo. 

Marilù Oliva 
Biancaneve nel Novecento 
Solferino Libri, 2021 
pp. 352

***

Articolo di Luciana Marinari

Insegnante di scuola primaria per quasi quarant’anni, ha conseguito nel 2010 il Master Insegnare italiano agli stranieri presso la facoltà di Lingue di Urbino. Studiosa del pensiero della differenza, ha frequentato seminari di lettura e scrittura con Gabriella Fiori, studiosa di Simone Weil. Relatrice a incontri culturali sul tema della differenza, ha pubblicato articoli su riviste specializzate. Insegna italiano per stranieri presso il comune di Senigallia (AN) dove risiede.

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