Il Salotto casertano : Ursula Hirschmann, madre d’Europa

Europa è nome proprio femminile. Femminile, perché così racconta il mito. Proprio, perché la sua storia è la nostra, del nostro tempo passato e di quello che dovrà arrivare.
Ma Europa è nome proprio femminile anche e soprattutto perché essa è figlia di donne libere e visionarie, che l’hanno pensata, figurata, voluta e costruita.
Donne che di questo progetto sono state menti e braccio ma che, come troppe volte la narrazione popolare ci ha abituate, cadono nelle seconde fila del teatro che le ha invece viste protagoniste.
Ecco allora perché preziosi e fondamentali appaiono i Salotti casertani, gli appuntamenti mensili del gruppo campano di Toponomastica femminile che di volta in volta — raccontano, proprio in declinazione femminile singolare, pezzi, momenti, vicende e fatti che sono patrimonio ed eredità di ciascuna e ciascuno di noi.
Nell’incontro di giovedì 11 novembre, compagna di viaggio e bussola di navigazione è stata Ursula Hirschmann, una delle madri fondatrici dell’Europa moderna e unita, donna senza patria e cittadina del mondo intero. A guidarci, la moderazione di Lidia Luberto.
Tappe di questo andare — storico, politico, umano — sono stati gli interventi di Fosca Pizzaroni (referente per la provincia di Caserta di Tf), che ha introdotto in maniera precisa e dettagliata la figura di Hirschmann; di Marco Zecchinelli, del Movimento federalista europeo, che ha evidenziato quanto contemporanei e profondamente attuali ne siano stati l’essere e l’agire; di Filomena Guidi, dirigente scolastica e presidente di Fidapa di Melfi, che con sentita partecipazione ne ha narrato alcuni aspetti della vita; di Marcella Filippa, autrice del volume Ursula Hirschmann. Come in una giostra che ha dimostrato quanta empatia si sia creata tra lei e la meravigliosa donna oggetto del proprio lavoro.
Ed è proprio il libro di Filippa a fungere da sentiero comune per il racconto di questo salotto. Un libro, come ha giustamente fatto notare Filomena Guidi, talmente appassionato da poter essere definito romanzo, talmente accurato da poter essere chiamato saggio storico, talmente rilevante da poter essere inteso come biografia collettiva di un’intera epoca. E appassionata, profonda e di assoluta rilevanza è stata proprio Ursula Hirschmann. Donna combattiva e combattente, coraggiosa e razionale, onesta con sé stessa e con gli altri fino alle estreme conseguenze di scelte difficili, Hirschmann non scade mai nell’abitudine, né dei sentimenti né delle azioni. Non dà mai per scontato ciò che la circonda. Di animo e di testa così complessi e sfaccettati che, in lei, le contraddizioni appaiono come ricchezza e valore: è donna convintamente laica ed è donna che altrettanto convintamente crede nell’amore come unica chiave per restare nella realtà; vive per la più assoluta libertà e preferisce il confino sull’isola di Ventotene piuttosto che lasciare il primo marito, Eugenio Colorni; si definisce una senza patria — perché sua patria è il mondo intero — eppure sarà la lingua madre, il tedesco, ad aiutarla dopo che un ictus le ha fatto perdere l’uso della parola.
Ovviamente, forte, fortissimo emerge il legame con l’idea di Europa. Ed è davvero significativo che esso nasca durante l’esilio sull’isola, in un posto solitario per natura, a dimostrazione, forse, che le idee, le donne e gli uomini, l’umanità e la giustizia vanno ben oltre i confini che sono loro imposti.
E Ursula Hirschmann li abbatte, quei confini, li attraversa e li annulla. Porta con sé, nascosto sotto le vesti, il Manifesto di Ventotene, lo farà circolare e conoscere; sarà grazie a lei che la reale utopia dell’Europa libera e unita diverrà obiettivo comune; sarà lei che nel 1943, insieme ad Ada Rossi, organizzerà a Milano la prima riunione del movimento federalista. Come i suoi passi, anche la sua identità è in continuo mutamento, reiventandosi, a partire dagli anni Settanta, nel movimento femminista. Ciò che emerge da questo salotto, dunque, è soprattutto il debito di riconoscenza che noi tutti e tutte, uomini e donne europee, abbiamo nei confronti di Hirschmann, di questa filosofa, partigiana e resistente che ha capito, ha agito e ha sentito la diversità come valore sacro e irrinunciabile. Sacro e irrinunciabile anche per sé stessa, che è esistita come donna e come mille donne insieme, plurale nell’essere e nel fare.
È tante cose, Ursula Hirschmann, perché, solo così ha saputo e voluto vivere. Non ha mai rinunciato al suo giro di giostra, ha sempre accettato il movimento continuo, le salite e le discese, le luci e le ombre di un roteare ininterrotto. Anzi, è proprio per questo, per tutto questo, che ella si è arrampicata sulla piattaforma, si è aggrappata alle briglie e ha iniziato ad andare.

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Articolo di Sara Balzerano

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Laureata in Scienze Umanistiche e laureata in Filologia Moderna, ha collaborato con articoli, racconti e recensioni a diverse pagine web. Ama i romanzi d’amore e i grandi cantautori italiani, la poesia, i gatti e la pizza. Il suo obiettivo principale è quello di continuare a chiedere Shomèr ma mi llailah (“sentinella, quanto [resta] della notte”)? Perché domandare e avere dubbi significa non fermarsi mai. Studia per sfida, legge per sopravvivenza, scrive per essere felice.

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