La tecnica yogica di ripetizione del mantra

Ci sono molte pratiche nello yoga che sono poco conosciute in Occidente. Tra quelle più significative c’è la ripetizione del mantra che aiuta a concentrare la mente su un suono. Questo suono vibra a seconda della capacità che ha la persona di essere consapevole e mantenere la mente in uno stato tra gli stati, cioè a un livello di non attività e non passività, un livello cosiddetto intermedio che porta, con una certa costanza, alla pratica alla meditazione.

Mantra Om

Tra i vari mantra il più noto è Om, che si recita solitamente prima di ogni rito. È un mantra base che serve per tutti gli altri e per questo viene chiamato anche pranava o primordiale. Il suo simbolo è un elefante stilizzato, animale capace di rimuovere gli ostacoli. Il mantra Om non è formato da due lettere ma in realtà da una sequenza di vocali, A E I O U, alle quali in ultimo si inserisce quella che noi chiamiamo consonante M, e a livello contratto viene presentata come sillaba sacra di un suono silente che si usa tra un mantra e l’altro. Esso apporta benefici mentali, fisici e spirituali, aiuta la concentrazione, la creatività e la consapevolezza. La parola mantra deriva dal sanscrito manas, che significa mente, e traya che significa liberare. Altri mantra famosi sono quelli per ogni pianeta astrologico, per la terra, per saturno, per giove e così via. Poi ci sono dei mantra per ogni chakra, centri sottili del corpo, ad esempio il mantra di Muladhara è Lam, quello di Svadhisthana Vam e quello di Manipura Ram; dato che consistono in un’unica sillaba sono considerati bija o mantra seme. Poi c’è il l’Om Namah Shivaya rivolto al dio Shiva e il Gayatri, un mantra vedico, che i brahmana cantano tre volte al giorno –mattina, mezzogiorno e sera – e recita Om Bhur Bhuvah Svaha/Tat Savitur Varenyam/Bhargo Devasya Dheemahi/Dhiyo-yo nah Prachodayat. I mantra vengono ripetuti un numero dispari di volte, per la capacità assertiva della natura di dispari, nella posizione seduta o a gambe incrociate con gli occhi socchiusi; la respirazione deve essere costante e regolare in modo da sincronizzare la mente con l’emissione dell’aria e l’organo fonatorio. L’importante è rimanere consapevoli. Per i praticanti avanzati si consiglia di usare il japa che è una sorta di rosario formato da 108 perle.
Il Rg veda attribuisce al mantra una funzione evocativa personale nei confronti della divinità alla quale ci si rivolge. Non può essere appreso da un libro ma da un Guru o maestro di yoga con un rito di iniziazione. Alcuni mantra hanno un significato letterale e possono anche essere tradotti, ma la maggior parte di loro si attiva proprio grazie alla qualità del suono e a come vengono pronunciati; con quale attitudine e intenzione lo si fa e come lo si autoascolta, fa la differenza per purificare, pacificare e trasformare il cuore. L’effetto che dà è che sostituisce i nostri discorsi interiori che sono la maggior parte del pensiero cosciente per la maggior parte delle persone. La sua natura ritmica permette di superare condizionamenti psicologico-sociali che sono quelli della frequenza radio e televisiva. La pronuncia e l’intonazione sono importanti, può essere sussurrato, recitato ad alta voce o semplicemente ripetuto nella mente. Le diverse esecuzioni dello stesso mantra determinano effetti psico-fisiologici diversi.

Shankh Mudra

Cantando a voce alta e respirazioni profonde si innalzano progressivamente i valori della pressione, mentre all’opposto se lo si canta sottovoce e con respirazione addominale lenta allora si ridurrà l’innalzamento eccessivo della pressione arteriosa, sia quella sistolica che diastolica. Dunque il soggetto varia il tipo di respirazione a seconda dello stato mentale di quel momento. Si associa spesso a un mudra o posizione delle mani che stimola alcuni punti dei canali energetici del corpo. Un esempio famoso di mantra nella tradizione ortodossa cristiana della chiesa d’Oriente è quella del Pellegrino russo, che nell’opera omonima recitava incessantemente «Signore abbi pietà di me».
In sanscrito le lettere matrika o “simboli madri” si associano con le simboliche sementi per formare una monosillaba capace di attivare certe particolari zone del corpo sottile umano, esse agiscono nella fisiologia sottile. Nei testi sacri Purana si menzionano alcuni tipi di mantra che erano utilizzati per materializzare i brahmastra, leggendarie armi usate dai brahmana, che erano indistruttibili e invincibili. Erano un’arma quasi soprannaturale per antonomasia, da astra che significa arma creata dal dio Brahma, capace di annientare interi eserciti perché non può essere fermata in nessun modo e serve ai guerrieri per difendere l’ordine e la giustizia. La sua potenza è devastante, tale da provocare morti e danni sull’ambiente: viene citata ad esempio nel Ramayana nell’ultima battaglia contro il demone Ravana.

Brahmastra del Ramayana

Il mantra consigliato nell’era che stiamo attraversando del Kali yuga, era del ferro, è il maha mantra Hare Krishna o mantra supremo che ci libera da tutte le ansietà del mondo materiale: Hare Krishna/Hare Krishna/Krishna Krishna Hare Hare/Hare Rama/Hare Rama/Rama Rama Hare Hare. Nel Narada pancaratra è detto che tutti i metodi di realizzazione spirituale sono riassunti in questo mantra, dove Krishna vuol dire “Colui che attrae tutti”, Rama significa “Colui che dà piacere a tutti” e Hare è l’energia devozionale del Signore Supremo. Quindi il maha mantra Hare Krishna significa «Oh Signore che attrai e dai piacere a tutti, o energia del Signore, Ti prego impegnami nel Tuo servizio di devozione». È una specie di meditazione che deriva dalla contemplazione del nostro essere o falso ego e che ha bisogno di tempo e costanza per essere realizzato come verità o anima.

Mantra Hare Krishna

Quando lo recitiamo sul japa o mala ci connettiamo con la purezza della gioia eterna, il nostro cuore si libera e diventiamo leggeri: «Semplicemente cantando il maha mantra si può ottenere la perfezione nella realizzazione del Sé» (Vishnu Purana 6.2.17). Questo è il mantra della devozione pura e disinteressata. In realtà non esistono regole rigide su quando e dove recitare il maha mantra, lo si può cantare in qualsiasi momento e ovunque, quando ad esempio ci sentiamo angosciati o per sentirci meglio, in ogni caso al mattino presto e la sera sono le ore più indicate per il canto. La posizione classica è quella seduta nella posizione a gambe incrociate con la colonna eretta oppure camminando, gli occhi possono essere chiusi o aperti, non resta che provare! 
Per molti secoli il mantra è stato fatto vibrare come suono trascendentale per liberare la mente e oggi non ha bisogno di conoscenze o qualifiche particolari, perché deriva dalla piattaforma spirituale che purifica il nostro cuore per tutte le nefandezze commesse in molte vite. Non può essere una pratica imposta, ma viene assunta come pratica di consapevolezza della propria posizione di essere umano senziente che vuole elevarsi dall’attaccamento dei sensi alla vita materiale. Si tratta dunque di una richiesta di protezione trascendentale.
Leggiamo alcune parti dal diario di un monaco per aiutarci a capire l’essenza della pratica: «Chiudendo gli occhi mi immersi nel canto senza fine dell’Om, la melodia del fiume. Era semplicemente meraviglioso. Sentivo che stava accadendo qualcosa di straordinario. In quel momento sentii qualcosa che sembrava salire dalle profondità del cuore di Madre Gange. Migliaia di voci celestiali in coro recitavano un lento e incantevole canto che sembrava risuonare per tutta la valle (il maha mantra). La recitazione del maha mantra divenne parte integrante delle mie preghiere» (tratto da Ritorno a casa di Radhanath Swami). In questo libro si parla della vita di un monaco che incontra nel suo viaggio verso lo yoga molte persone comuni e straordinarie di tante tradizioni religiose. Grazie ai preziosi insegnamenti e al luminoso esempio del suo maestro ha avuto accesso a rivelazioni mistiche che gli hanno trasmesso la forza per proseguire nel suo cammino spirituale. Il suo maestro, che da giovane era stato attivamente coinvolto nel movimento indipendentista di Mahatma Gandhi per la difesa della cultura indiana dal dominio inglese, abbracciò poi l’ordine di rinuncia e portò il maha mantra in Occidente facendolo conoscere in tutto il mondo.
Dunque non ci sono limiti alla recitazione del mantra, ognuno può sperimentarlo per provare i suoi benefici effetti. Suono e materia sono due aspetti complementari della stessa realtà come forme lucenti all’interno del nostro essere. Dona sonorità viva alla voce ed è pronto a germogliare nell’universo esterno quello che risulta all’interno come una porta invisibile tra il fuori e il dentro della nostra percezione coscienziale. Costituisce l’essenza profonda dell’anima vibratoria come nella seguente storia del Ramayana, il poema epico più antico dell’India, quando il re Rama cerca la moglie Sita che si trova nell’isola di Sri Lanka trasportata lì dal demone Ravana. Allora per raggiungerla il re delle scimmie Hanuman, suo alleato, chiamando ogni pietra “Rama” la getta nel mare facendola galleggiare e permettendo a Rama di raggiungere la sua consorte e riportarla a casa nel più breve tempo possibile.

In copertina. Omkara: la vibrazione sonora trascendentale.

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Articolo di Nuria Kanzian

Docente di filosofia, amante dello yoga, giornalista freelancer, musicista e scrittrice, ha pubblicato opere di poesie, sceneggiature e saggi filosofici quali Autobiografia e conoscenza del sé e Cosmologia vedica. In qualità di Presidente dell’Associazione Noumeno culture, club di pratiche filosofiche, organizza progetti di formazione nel sociale.

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