Editoriale. Disobbedire è necessario

Carissime lettrici e carissimi lettori,

questa settimana la nostra Giusi Sammartino non può condividere con noi i suoi spunti e le sue riflessioni a causa di un infortunio. Le auguriamo una pronta guarigione e ci accingiamo a commentare i fatti che durante la settimana ci hanno colpito di più. Il taglio sarà sicuramente meno letterario, perché chi scrive ha una formazione giuridico-economica.

Continua il chiacchiericcio dei e delle politiche politicanti intorno al prossimo candidato/a al Quirinale, che la stampa ha prontamente definito “Quirineide” o TotoQuirinale. I nomi maschili proposti sono quelli della vecchia politica e pochi sono quelli delle donne. La nostra rivista, come saprete, all’inizio del semestre bianco ha pubblicato articoli di approfondimento sulle figure femminili che vedremmo volentieri come Presidenti della Repubblica, dopo 73 anni dall’entrata in vigore di una Costituzione che prevedeva l’eleggibilità a questa carica di qualunque persona che avesse compiuto 50 anni e godesse dei diritti civili e politici. Dopo il Convegno di Atreju qualcuno indica la qualità di patriota per la figura dell’inquilino/a del Quirinale.
Sicuramente per chi conosce la nostra storia una/un patriota non può che essere antifascista e condividere i valori della Carta fondamentale del nostro Stato. Patriote erano le Costituenti Adele Bei, condannata a diciotto anni di carcere, divenuti dieci a causa di un’amnistia e poi al confino, Elettra Pollastrini e Teresa Noce che pagarono anche con la deportazione la loro opposizione al regime. Patriote/i tutti i e le Resistenti e i/ le partigiane. Come ci ricorda Mauro Biani in modo provocatorio con la sua matita graffiante forse avrebbe potuto esserlo Rosina, la bambina che aveva sei anni quando fu uccisa nella strage di Marzabotto, se fosse riuscita a correre più forte e a scappare dalla furia nazista. Ma patriote sono senz’altro tre donne che, in occasione dell’anniversario della strage di Piazza Fontana, lo scorso 12 dicembre, hanno presentato insieme all’Anpi al Teatro della Cooperativa di Milano il docufilm su Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico che, nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969, fu fatto precipitare dal quinto piano della Questura di Milano, in cui era trattenuto in stato di fermo, senza che sulla sua morte fosse fatta mai vera luce, come racconta Dario Fo ne Il malore attivo dell’anarchico Pinelli. Queste donne sono la moglie Licia Pinelli e le figlie Silvia e Claudia. Come ricorda Giuseppe Teri, docente impegnato da sempre in progetti di educazione alla legalità: «Il lungo percorso delle tre donne, faticoso e tenace di ricostruzione di una identità e della relazione col mondo, accompagna il filo di una storia in cui la verità è stata negata, la Costituzione tradita, lo sviluppo della democrazia interrotto, le istituzioni e le persone coinvolte offese nella loro dignità e nel loro onore.» Grazie a queste donne coraggiose e resistenti, grazie a queste patriote! Patria significa terra dei padri, ma si parla di Madre Patria, parola che unisce in sé il maschile e il femminile.
La Patria non è patrimonio delle destre e del regime fascista: la nostra Costituzione usa la parola sacro solo per un dovere, quello di difendere la Patria e questo valore fa parte di quel patriottismo della Costituzione di cui parlava un grande Costituente che poi divenne monaco, Giuseppe Dossetti. Ma forse, come ha affermato Sara Balzerano, al Festival dei diritti “Risvegli”, in occasione della presentazione della Mostra Virtuale della nostra associazione Migrazioni femminili, non solo di Patria oggi bisogna parlare, ma di Fratria e Sotria, una comunità di fratellanza e sorellanza universali, che sole ci possono davvero salvare (che bella l’assonanza col greco Σωτήρ, salvatore).  E speriamo che il Consiglio europeo che si è riunito questa settimana non si preoccupi soltanto di pandemia e lotta all’inflazione ma si ricordi che il 17 dicembre è la Giornata mondiale del Migrante e ascolti l’appello dell’Italia all’incentivazione della scelta dei corridoi umanitari nella gestione delle Migrazioni.

Ci stiamo avvicinando al Natale. Credevamo di avere imparato a convivere con la pandemia. Invece lo stato d’emergenza nazionale è stato prorogato fino a marzo 2022, per attrezzarci contro la velocità di contagio della variante Omicron su cui si sa ancora troppo poco. Il Presidente dell’Oms, in un collegamento in cui traspariva la sua grande preoccupazione, ha fatto una dichiarazione in cui ha invitato a non sottovalutare questo virus che potrebbe mettere sotto pressione i sistemi sanitari meno preparati. In Italia anche per questo sono cominciate le vaccinazioni dei bambini e in Unione Europea ci sono Stati che pensano di tornare a forme di lockdown. Tante sono le perplessità di fronte a una pandemia a cui non eravamo pronti/e ma fidarsi della scienza rimane l’unico atteggiamento responsabile.

In questa settimana, 73 anni fa, i Padri e le Madri Costituenti stavano per consegnarci quel bellissimo progetto di società nuova che è la nostra Costituzione, fondando la Repubblica sul valore del lavoro. Mai avrebbero immaginato che in questi stessi giorni, tanti decenni dopo, sarebbe stato indetto uno sciopero politico per la difesa del lavoro, contro il disagio sociale, le disuguaglianze e la precarietà, che colpisce in modo particolare i giovani e le donne. Sciopero che ha stupito la sinistra in modo davvero incomprensibile. Come ricorda Gad Lerner su Il fatto quotidiano del 16 dicembre: «L’ingiustizia sociale che lo motiva si riassume in poche cifre. In Italia cinque milioni di lavoratori percepiscono un salario inferiore ai 10 mila euro lordi l’anno. Tra disoccupati e inattivi si contano quattro milioni di persone. Tre milioni sono i precari, 2,7 milioni i part time involontari. Fate la somma e poi, se volete, pensate a quanti hanno smesso di votare. Non basta. Il Censis ha elaborato dati Ocse da cui si deduce che siamo l’unico Paese industrializzato in cui, negli ultimi 30 anni, le retribuzioni sono calate (del 2,9%). Un arretramento che neanche in Grecia e in Spagna si è verificato. Francia e Germania hanno visto crescere i redditi da lavoro di oltre il 30%.» Questo sciopero, che arriva dopo sette anni da quello indetto contro il jobsact del Governo Renzi, non è stato compreso dai media e dai partiti, che anzi lo hanno condannato o colpevolmente ignorato. Ma che Insieme per la giustizia sia stato uno sciopero assolutamente necessario lo hanno affermato molti economisti ed economiste, sostenendo che è ora di capire che lo Stato non esiste soltanto per correggere i fallimenti del mercato ma è lo strumento necessario per governare la complessità del cambiamento e che forse è ora di cambiare le politiche neoliberiste degli ultimi decenni.

Permettetemi di riportare una notizia, passata quasi sotto silenzio. Come qualcuno/a dei lettori e delle lettrici saprà, sono un’appassionata di montagna, perciò mi ha turbato profondamente la notizia che il Rifugio Casati, in Valfurva, da cui partii circa 40 anni fa per una delle esperienze più belle della mia vita, la salita al Ghiacciaio del Gruppo Ortles Cevedale a 3200 metri, sta collassando. Poggiava sul ghiacciaio ma il riscaldamento globale lo sta facendo sprofondare.

Da qui una riflessione, che mi è stata suscitata da un articolo di The Guardian, riportato da Internazionale e che consiglio a tutte e tutti di leggere. Riportare al centro della discussione il tema della crisi climatica, di cui i segnali sono continui ed evidenti, ma che pare la specie umana non voglia vedere, preferendo il chiacchiericcio dei programmi che si occupano di questioni frivole, è una necessità.  «Resisteremo solo se smetteremo di acconsentire alla distruzione del pianeta provocata dall’ideologia della crescita continua. Gli attivisti democratici del diciannovesimo secolo lo sapevano. Le suffragette lo sapevano. Gandhi lo sapeva. Martin Luther King lo sapeva. Anche i manifestanti per l’ambiente che chiedono un cambiamento di sistema hanno afferrato questa verità fondamentale. All’interno di Fridays for future, di Green new deal rising, di Extinction rebellion e delle altre rivolte globali contro il collasso ambientale vediamo persone, perlopiù giovani, che rifiutano di acconsentire. È la lezione più importante della storia: la nostra sopravvivenza dipende dalla disobbedienza». Come afferma ancora The Guardian: «Per evitare la catastrofe climatica bisogna disubbidire, tassare le grandi ricchezze e creare il “lusso pubblico”: scuole, giardini, ospedali, musei, spazi di socialità.» Si, forse è questo, per noi, essere Patriote e Patrioti, ma del mondo.

Purtroppo dell’ennesima uccisione di una donna da parte del compagno dobbiamo ancora parlare. Potremmo definirla, parafrasando Gabriel Garcia Marquez, Cronaca di un femminicidio annunciato.

Mihaela Kleics aveva fatto tutto quello che prevede la legge: la denuncia dell’uomo che la maltrattava, la richiesta di intervento della polizia, non aveva ritrattato davanti agli agenti, aveva insistito per fare ammettere all’uomo il fatto che la picchiava. In un’altra occasione, dopo le percosse, si era fatta medicare e refertare. I vicini di casa avevano chiamato poche settimane prima il 112 dopo aver sentito l’uomo gridare: «ti ammazzo!» Le leggi esistono e recentemente sono state anche modificate ma chi le deve applicare è latitante perché spesso non è culturalmente e professionalmente attrezzato per affrontare il fenomeno della violenza di genere. Questo è scritto anche nelle relazioni della Commissione parlamentare sul femminicidio. Come afferma la Presidente della Rete dei Centri Antiviolenza Dire Antonella Veltri: «Quello che serve alle donne è essere ascoltate e credute dalle forze dell’ordine, è essere tutelate nei tribunali dove, spesso, subiscono ulteriore violenza. Chiediamo che le istituzioni smettano di fare proclami, di elencare fantasiose misure di protezione. Chiediamo che si realizzi un imponente piano di formazione per tutti coloro che hanno a che fare con la vita delle donne che vivono violenza». Un’altra discussione ha animato i gruppi femministi sui social e i dibattiti dei talk show televisivi, dopo l’aggressione sui treni avvenuta nei confronti di due donne. Si tratta della proposta di istituire delle carrozze riservate alle donne sui treni. In risposta ai commenti favorevoli di alcune femministe, di cui pure si possono comprendere alcune ragioni, riporto l’opinione della sociolinguista Vera Gheno, che mi sembra di poter condividere e che offro come contributo alla discussione: «Io ho incontrato tram e treni con carrozze riservate, ma ero a Dubai… Non bisogna isolare le donne, ma creare un sistema che non produca stupratori (e non chiamiamoli “balordi”, anche i balordi sono prodotti della nostra società). Sarebbe una vittimizzazione preventiva della donna. E attenzione, perché ci sono vari sessismi: esiste anche quello “benevolo” che ci considera principesse. Forse è il più pericoloso, perché non te ne accorgi».

A questo punto, come è consuetudine di nostri editoriali, scelgo di condividere con voi queste parole di Adriano Olivetti, che suonano come un augurio di pace e di rinnovamento:

Ognuno può suonare senza timore e senza esitazione
La nostra campana. Essa ha voce soltanto per un mondo libero,
materialmente più fascinoso e spiritualmente più elevato.
Suona soltanto per la parte migliore di noi stessi,
vibra ogni qualvolta è in gioco il diritto contro la violenza,
il debole contro il potente, l’intelligenza contro la forza,
il coraggio contro la rassegnazione, la povertà contro l’egoismo,
la saggezza e la sapienza contro la fretta e l’improvvisazione,
la verità contro l’errore, l’amore contro l’indifferenza.

È arrivato il momento di presentare gli articoli di questo numero. Cominciamo, come sempre, con la donna di Calendaria, Marga Klompé, staffetta della Resistenza olandese, Madre fondatrice d’Europa, pacifista e unica donna eletta alla CECA, paladina della protezione sociale europea. Mary Anning, pioniera della paleontologia ci racconta la storia di una raccoglitrice di fossili per professione che fu definita dall’esploratore tedesco Ludwig Deichart “la principessa della paleontologìa”. Una donna non valorizzata in vita, morta troppo presto, a cui dobbiamo tanto. Continuiamo con la seconda parte di due articoli comparsi nello scorso numero della nostra rivista: Maria Antonietta e l’affare della collana e Cosmologia vedica. Apprenderemo nuovi particolari sull’inganno ordito ai danni della Regina vagabonda e prodigale e nuove interpretazioni sull’origine dell’Universo.

Che cosa hanno in comune l’inaugurazione del Canale di Suez, la prima dell’Aida al Cairo e la trasformazione dello Sferisterio di Macerata in teatro?

Celebrando tre anniversari con l’Aida di Giuseppe Verdi ce lo racconterà.

Di altre due ricorrenze si tratta questa settimana: Anniversario: 160 anni dalla nascita di Italo Svevo, nell’articolo che ne ricorda la vita, i romanzi e le difficoltà incontrate nella Trieste mitteleuropea e multietnica e L’ultimo Principe di Lampedusa che ricorda un altro grande scrittore, autore di un romanzo, tanto amato dai lettori e dalle lettrici, che ha segnato la storia della letteratura italiana, Il Gattopardo.

Il coraggio di definirsi femminista è una riflessione articolata in cui l’autrice ripercorre le ragioni di questo atteggiamento che ognuna e ognuno di noi dovrebbe avere per costruire un mondo paritario e più giusto.

Continuiamo nella nostra opera di riscoperta ed emersione dall’oblio di tutto il lavoro fatto per la società da figure femminili sconosciute con Prime donne benefattrici, l’articolo che rende merito soprattutto alle pioniere nel campo della sanità e dell’istruzione diffusa.

Ancora di intitolazioni parliamo questa settimana, presentando la Passeggiata Virginia Woolf inaugurata a Lodi il 26 novembre scorso, come fase finale di un bellissimo progetto scolastico che ha partecipato a una nuova sezione del Concorso Sulle vie della parità realizzata con la collaborazione del Virginia Woolf Project.

Nella sezione Juvenilia, Grandi menti nel tempo presenta il progetto premiato all’ultima edizione del Concorso Sulle vie della parità nella sezione Percorsi di vita e di lavoro nell’ambito delle Scienze (STEM) realizzato dalle classi dell’IIS Amedeo Avogadro di Torino 4A Informatica e 4B Liceo Scientifico Opzione Scienze Applicate, con lavori multimediali.

È dicembre inoltrato ma l’attività all’aria aperta non ci è preclusa, anzi è salutare in previsione delle occasioni conviviali natalizie. Ciaspolata in Abruzzo. I piani di Pezza è la descrizione di un percorso con le ciaspole o racchette da neve, un modo alternativo al costoso sci da discesa e al faticoso sci di fondo per apprezzare la montagna in inverno, che richiede solo poco allenamento e in cambio dà sensazioni di pace e benessere.

La recensione di questa settimana riguarda il libro Dietro i silenzi in cui l’autrice dell’articolo I silenzi di Maïssa Bey ci guida tra le sofferenze che la guerra produce nelle vite e nell’animo umano e sulla possibilità di una pacificazione.

Chiudiamo come sempre con una ricetta gustosa, questa volta adatta ai pranzi delle feste, Paté d’anatra alle mele. Piacerà a grandi e piccini/e anche a chi dovrà cucinare, non richiedendo troppo tempo per la preparazione.

Buon appetito e buona lettura a tutti e tutte, con forte “in bocca al lupo” alla nostra direttora Giusi Sammartino.

***

Articolo di Sara Marsico

Ama definirsi un’escursionista con la e minuscola e una Camminatrice con la c maiuscola. Docente per passione da poco in pensione, è stata presidente dell’Osservatorio contro le mafie nel sud Milano e referente di Toponomastica femminile nella sua scuola. Scrive di donne, Costituzione e cammini.

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