Elisabetta Caminer, prima direttrice di un giornale italiano

Il Settecento, secolo convenzionalmente noto come “Età dei Lumi” per la grandiosa prosperità che ha contraddistinto il Vecchio Continente tra innovazioni, riforme e rivoluzioni, è stato il periodo storico in cui il giornalismo, influenzato dal movimento culturale dell’Illuminismo, ha iniziato a configurarsi come fondamentale settore comunicativo. Schematico foglio d’avvisi fino agli sgoccioli del Seicento, nel XVIII secolo il giornale si sviluppa strutturalmente, raccogliendo contenuti letterari, scientifici, politici e sociali e rendendoli fruibili a chiunque, elevandosi addirittura a medium di emancipazione culturale.
Tuttavia, questo settore editoriale, come del resto quasi tutti i campi lavorativi di carattere intellettuale, continuava ad ancorare allo sfondo la presenza femminile: se da una parte le donne erano diventate le protagoniste – almeno di facciata – delle nuove sedi del dibattito culturale, ovvero i salotti illuministi, dall’altra queste generalmente non erano neanche contemplate nelle redazioni giornalistiche. Anche i giornali italiani indirizzati specificatamente a un pubblico femminile come Biblioteca Galante, o sia collezione d’istorie, aneddoti, romanzi, e poesie le più scelte, e interessanti per istruzione, e divertimento specialmente della gioventù o Toelette, o sia raccolta galante di prose e versi toscani dedicata alle dame italiane, nella maggior parte dei casi erano gestiti esclusivamente da uomini.

Una straordinaria eccezione a tale sistematica emarginazione patriarcale è stata Elisabetta Caminer (1751-1796), la prima donna italiana a dirigere una testata, una protagonista assoluta del rinnovamento del giornalismo italiano.
Nata a Venezia in una famiglia borghese, sin dall’adolescenza rimane folgorata dalla letteratura, cimentandosi anche nella scrittura di poesie, nonostante abbia particolarmente sofferto la discriminazione di genere che la vedeva esclusa da qualsiasi facoltà scientifica.

A soli diciassette anni comincia a lavorare presso Europa Letteraria (1768-1774), periodico erudito di stampo bibliografico, funzionale ad aggiornare lettori e lettrici sulle nuove pubblicazioni europee, diretto dal padre Domenico: inizialmente svolge l’incarico di copista, per poi occuparsi principalmente delle traduzioni. Ma a Elisabetta quel ruolo sta molto stretto: affascinata dal fervore di illuministi engagé inglesi e francesi, non vuole limitarsi a ricomporre in italiano le opere d’altri e matura l’idea di trasmettere attivamente le proprie convinzioni al pubblico, aggiungendo un fine educativo e spunti di riflessione alle informazioni riportate.

Inizia dunque a scrivere articoli, recensioni e critiche, nelle quali spicca distintamente la propria personalità: già nel 1769 il nome di Elisabetta Caminer circola non solo nella penisola ma anche all’estero, grazie alla fitta rete di corrispondenze che la giornalista, allora appena diciottenne, sta progressivamente tessendo con molteplici intellettuali, allo scopo di rendere Europa Letteraria un polo giornalistico di fama internazionale.
Questo ambiziosissimo progetto ideologico-culturale comincia a prendere più concretamente forma quando, nel 1774, Domenico Caminer ne interrompe la pubblicazione, inaugurando il Giornale enciclopedico, periodico in cui la verve giornalistica di Elisabetta riesce ad emergere davvero: la nuova testata mantiene inalterata l’apertura culturale caratteristica della precedente rivista, ma la giovane muta l’impostazione rigorosamente bibliografica regolata fino ad allora dal padre.

Coerentemente con la concezione unitaria di cultura promossa dall’Illuminismo – non a caso l’aggettivo “enciclopedico” del titolo –, Elisabetta sceglie di inserire articoli che approfondiscano i principali àmbiti del sapere, accompagnati dalle considerazioni di brillanti intellettuali provenienti da tutta Italia, tra i quali il letterato Vincenzo Monti, il linguista Melchiorre Cesarotti, il giurista Giovanni Scola e lo scienziato Lazzaro Spallanzani.

Il Giornale enciclopedico è stato inoltre uno dei pochi periodici settecenteschi italiani ad esporsi esplicitamente contro le autorità letterarie, teologiche, economiche e addirittura politiche, provocando forti pressioni da parte degli editori. Per limitare tali tensioni e preservare maggior libertà espressiva, Elisabetta, coniugata dal 1772 con lo scienziato Antonio Turra, quando nel 1777 è ufficialmente nominata direttrice della redazione, sposta la sede del giornale da Venezia a Vicenza, affidando la stampa all’impresa tipografica del marito.
Negli anni la testata séguita a cambiare collaboratori, membri della redazione e pure nome, diventando nel 1783 il Nuovo giornale enciclopedico e nel 1790 il Nuovo giornale enciclopedico d’Italia; l’unico elemento di continuità rimane l’instancabile Elisabetta che dirige egregiamente le riviste fino al 1796, anno in cui, dopo mesi di agonia, si spegne a causa di un tumore al seno.

Dalla precocissima gavetta presso Europa Letteraria alla direzione di ben tre giornali, Elisabetta Caminer, portando avanti con passione, coerenza e determinazione il proprio progetto, ha segnato la storia del giornalismo italiano in un secolo decisivo per le sorti della cultura mondiale, distinguendosi ai piani alti di un settore prevalentemente maschile e brillando in tutta Europa come intellettuale illuminista d’eccezione.

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Articolo di Matteo Mirabella

Nato a Roma nel 1997, si laurea nel 2019 in Lettere Moderne all’Università di Roma Tre, dove al momento frequenta il corso Magistrale di Italianistica.
I suoi principali interessi sono rivolti alla letteratura, al giornalismo e alla musica, tre dimensioni che ama accostare e confrontare.

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