Vitamine vaganti aderisce al torneo letterario di Robinson

Dopo l’approvazione unanime nell’assemblea sociale del 30 ottobre scorso, Toponomastica femminile partecipa al torneo della rivista Robinson, l’allegato settimanale del quotidiano la Repubblica, con un gruppo di lettura facente capo a Vitamine vaganti. Tutto è iniziato da una singola adesione che, tuttavia, per le motivazioni e i dettagli inseriti nella mail inviata, ha sollecitato l’interesse del giornalista Giorgio Dell’Arti, curatore e organizzatore del torneo. Da una sua amichevole e cordiale telefonata, ha preso corpo l’idea di creare un gruppo di forti lettori e lettrici, legato sia alla nostra associazione sia alla rivista. La voce si è diffusa e in breve sono state raccolte le adesioni, che di solito devono essere 15, un numero dispari perché, nel giudicare fra due libri quello promosso e quello bocciato, occorre necessariamente una maggioranza. Si sono aggiunte anche alcune “riserve” che possono sostituire chi, di volta in volta, avesse un impedimento e in anticipo fosse consapevole di non riuscire a leggere nel tempo previsto.

Trattandosi appunto di un torneo, come ben sa chi legge Robinson, esiste una gara, che premia alla fine delle tante settimane un solo vincitore; facendo due esempi, ricordo che il miglior romanzo italiano del dopoguerra è risultato La tregua di Primo Levi, mentre il “classico” americano più apprezzato, fra 128 opere, è stato Stoner di J.E.Williams. Lo scorso anno, il più bel romanzo italiano stampato nel 2019 è stato ritenuto Ami di Edoardo Erba, drammaturgo, sceneggiatore, regista, già autore della fortunatissima pièce teatrale Maratona di New York, rappresentata in tutto il mondo.

La prima tornata in cui abbiamo dato il nostro contributo riguardava i libri (saggi e romanzi) italiani di autori e autrici viventi, famosi e sconosciuti, usciti nel 2020, di qualsiasi casa editrice; il nostro circolo è stato inserito quasi alla fine del percorso, quando ormai erano rimasti i super-votati. I due testi da giudicare, entrambi di autrici (neanche a farlo apposta), erano Borgo Sud di Donatella Di Pietrantonio e Sette opere di misericordia di Piera Ventre. Scrittrice assai nota la prima, specie dopo il bel successo dell’Arminuta, l’altra a dire il vero quasi esordiente, ma evidentemente capace di rompere il muro dell’indifferenza e di aprirsi un degno varco nella narrativa attuale. Questi romanzi hanno sconfitto celebrità: da Carlo Lucarelli a Alberto Angela, dalla coppia Guccini-Macchiavelli a Roberto Saviano, da Gianrico Carofiglio a Susanna Tamaro. Ma solo ora ne ho potuto scrivere, per non anticipare quanto compare ogni sabato su Robinson e non influenzare potenziali lettori e lettrici.

Per darvi qualche numero al torneo partecipano, in maniera volontaria come noi, circa 5000 singoli individui (detti GL, grandi lettori) e ben 180 circoli di lettura, che hanno sede fisica presso biblioteche pubbliche, librerie, scuole, gruppi benemeriti come LaAV (persone generose che vanno a leggere in ospedali, centri per anziani, carceri, ecc.) o, come il nostro, appoggiati ad una rivista on-line in cui quindi si comunica quasi esclusivamente tramite mail, anche perché viviamo nei luoghi più disparati d’Italia. Un impegno che ciascuno/a prende, tuttavia, è di non dialogare dentro il gruppo, esternando il proprio parere, e di non diffondere all’esterno le opere ricevute tramite pdf. All’arrivo dei libri si hanno 15 giorni di tempo per leggerli entrambi, poi si esprime la preferenza, quindi si scrive un breve commento di pochi righi; tutto quanto viene raccolto dalla coordinatrice e inviato alla collaboratrice di Dell’Arti, Jessica. Le nostre sintetiche biografie, che ogni volta allegheremo, servono esclusivamente se il giornalista decide di inserire nell’articolo del sabato proprio quel giudizio che magari vuole corredare di qualche indicazione sulla persona che lo ha scritto; per motivi di privacy, queste biografie vengono poi cancellate e non compaiono sul relativo blog, dove invece finiscono tutte le recensioni.

Prima della nuova sfida che ci attende, impegnativa assai, vorrei dire qualcosa sui due romanzi che abbiamo avuto in sorte e su come sono stati accolti, da noi toponomaste/i, 14 donne e un uomo. Quando si dice che le lettrici superano abbondantemente il numero dei lettori, si dice una grande verità, e noi ne siamo la prova. Come è andata la gara? Borgo Sud ha avuto 7 voti, Sette opere di misericordia 8, con giudizi assai diversificati per entrambi: dall’apprezzamento per l’originalità alla delusione, dal capolavoro alla monotonia, sia in relazione alle trame vere e proprie sia riguardo alle scelte narrative. Il torneo, il cui risultato è comparso sulla rivista l’11 dicembre, dopo 24 settimane di pacifici scontri, ha visto premiato Bomba atomica di Roberto Mercadini che ha battuto Mario Calabresi con il suo Quello che non ti dicono. Due saggi, ma belli e appassionanti come opere di grande narrativa, scritti da due straordinari divulgatori.

Sette opere di misericordia

Fra i veri e propri romanzi tuttavia ci è giunta la voce ufficiosa della vittoria di Sette opere di misericordia. Si tratta di un testo molto ampio, articolato, dalla struttura complessa, ambientato fra 1980 e 1981, suddiviso appunto in sette parti come le opere di misericordia corporale ispirate dal dipinto caravaggesco, e vede al centro una modesta famiglia napoletana; sono in quattro e vivono ai margini di un cimitero perché il padre, dopo la chiusura della tipografia dove lavorava, è riuscito a trovare l’impiego di guardiano essendo un invalido di guerra. In quella casa si è da poco trasferita come ospite una compagna di classe della figlia, la bella e provocante Rosaria, cacciata dai genitori perché si è “inguaiata”; la sua presenza sarà fonte di non pochi problemi e turbamenti. Come pure problemi affronterà l’ingenuo professore piovuto da Pisa per fare quasi un dispetto agli altolocati genitori: prova l’emozione del sesso e di un ambiente tanto diverso dal suo, ma si trova di fronte un muro in cui non ha il carattere per fare breccia; così si arrende sconfitto. Intorno gravita una varia umanità, prevalentemente al maschile: lavoratori, conoscenti, bottegai, poveracci, mentre l’Italia intera sta seguendo in ansia la drammatica vicenda del piccolo Alfredino Rampi, finito in un pozzo dal quale non uscì vivo, nonostante gli sforzi di tanta gente di buona volontà, ma di scarsa esperienza. Un ruolo molto bello è affidato a Nicola, il bambino che scrive una sorta di diario sul suo “quadernuccio”, di cui leggiamo via via alcune pagine, e con animo sensibile si guarda intorno un po’ confusamente visto che il suo occhio è pigro e quello sano è coperto da una benda. Un cuore ingenuo, puro, il suo, ma si rivela anche un attento osservatore, lui che con il telescopio scruta le meraviglie del cielo e sulla terra sa agire solo con gentilezza, fraintesa e spregiata da certi volgari compagni di scuola.
In questa Napoli triste e squallida, per nulla turistica, con sprazzi di ricordi di terremoti recenti e di lontani bombardamenti, due specie di animali sono presenti costantemente nella narrazione: i gatti randagi che circolano nel cimitero, che il buon Cristoforo accudisce, privilegiando il più miserello, mingherlino, ossuto, tanto da somigliare a una mosca, detto Moschillo; e Cardillo, il cardellino senza nome che vive in una “caiòla” (gabbia) ed è frutto di un dono molto particolare. A dire il vero c’è un terzo animale, sognato, ricordato, vagheggiato e impersonato in un vecchio pupazzo scucito: la cagnetta Laika, che sta tanto a cuore a Nicola e che gli rammenta sovente la crudeltà degli esseri umani. Assai potente è lo stile adottato dall’autrice, attraverso vari punti di vista e con un uso sapiente del lessico, ricco, corposo, tangibile, espressivo, che mescola all’italiano vocaboli e costrutti dialettali. Piera Ventre, napoletana, logopedista, ha studiato a Pisa e vive da molti anni a Livorno; ha pubblicato nel 2011 un libro di racconti, Alisei, quindi questo romanzo è la sua prima prova importante da salutare con un apprezzamento lusinghiero.

Alcune analogie legano un romanzo all’altro: come dicevamo, sono entrambi di autrici, il cui sguardo femminile ha quel tocco in più di “compassione”, nell’etimologia del termine, e di umanità, sono ambientati nel Meridione: uno a Napoli, l’altro a Pescara, si incentrano su vicende familiari che, progressivamente, si trasformano e portano a sviluppi dolorosi, hanno finali volutamente aperti, specchio della realtà sociale e del suo disfacimento, di quarant’anni fa in uno, recente nell’altro. Anche il lessico può avere aspetti in comune visto che, nell’italiano corrente, vengono inseriti elementi dialettali, assai forti con Piera Ventre, più sfumati e quasi solo lasciati alle voci popolari e spontanee di Adriana e dei suoi genitori in Borgo Sud.

Borgo Sud

L’opera di Donatella Di Pietrantonio, che crea il logico sviluppo del precedente fortunato romanzo, ha un intreccio appassionante, da seguire con attenzione per i continui passaggi fra vari momenti del passato e il presente, su cui grava un’ombra di non detto, quel non detto che porta la protagonista e io narrante all’improvviso in Italia. Il motivo per cui è partita in fretta si scoprirà solo a pagina 122 e, di lì a poco, molte domande rimarranno senza risposta. Le relazioni interpersonali risultano difficili per tutti: fra marito (poi ex) e moglie, fra sorelle, con i genitori, e questo dei rapporti familiari è uno dei punti cardine, come pure il divario fra luoghi vicini, ma diversissimi fra loro: la città e il borgo marinaro. L'”arminuta” è ormai una donna istruita e realizzata professionalmente, tuttavia alle prese con nuove difficoltà di adattamento e di comunicazione, sola e mai guarita dall’abbandono, come si evidenzia nel contrastato rapporto con i genitori ritrovati, duri, grezzi, ignoranti, incapaci di amare. Anche la rivelazione di Piero, il marito, l’ha lasciata dolorosamente stupefatta, consapevole di non aver capito fino in fondo colui che aveva accanto, distratta dalla sua gentilezza e dal suo fascino. Importante certamente il ruolo del suo opposto: la sorella Adriana, impulsiva, inquieta, senza cultura, legata a un uomo difficile e causa continua di preoccupazioni. E sul rapporto fra le due donne divenute adulte, in parte rievocato e in parte reale e presente nell’oggi, si incentrano le pagine conclusive in cui rimangono pur sempre interrogativi irrisolti. Di Pietrantonio è assai abile nel tenere desta l’attenzione di chi legge grazie a una prosa scorrevole, incisiva, con descrizioni scarne e dialoghi brevi e concentra la vicenda in poco più di 160 pagine che volano via veloci. Nata in provincia di Teramo, ha studiato all’Aquila e vive a Penne (Pescara) dove pratica la professione di dentista pediatrica. Anche il fatto di non essere scrittrici di professione lega le due autrici prese in considerazione, e questo, a mio parere, è un merito perché le porta a vivere una propria esistenza al di fuori dei circuiti della carta stampata, delle case editrici, dei piccoli e grandi “ricatti” a cui talvolta chi scrive viene sottoposto/a. Mi piace pure notare che, nella loro quotidianità, hanno a che fare entrambe per lo più con bambini e bambine, elemento che in vario modo ritorna nelle loro opere.

Prima di concludere non mi resta che rimandare al sito del Torneo letterario di Robinson e invitare chi volesse unirsi al nostro gruppo di lettori e lettrici a contattare la redazione di Vitamine vaganti che mi passerà i nominativi per iniziare insieme la nuova avvincente sfida: i classici russi.

***

Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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