Il merito femminile riemerge negli archivi dei Georgofili

L’Accademia fiorentina dei Georgofili ha messo on-line la mostra Riconoscere il merito, superare i pregiudizi: scienziate ai Georgofili (1753-1911), con accesso a documenti unici dell’immenso archivio storico della propria prestigiosa istituzione. Durante una accurata ricerca fra i 2500 nomi di illustri accademici (fra cui i presidenti Usa Jefferson, Monroe e Madison) sono emersi quasi a sorpresa quelli di quattro donne straordinarie, precorritrici rispetto alla loro epoca, a cui finalmente vengono dati spazio e giusto omaggio. Hanno spiegato i curatori Davide Fiorino e Daniele Vergari che, nonostante «il loro contributo alla scienza del tempo», i loro nomi «non sono mai apparsi nella storiografia ufficiale dell’Accademia dei Georgofili, a conferma del ruolo “invisibile”» imposto alle donne dalla comunità scientifica fra Sette e Ottocento che non solo impediva loro l’accesso agli studi superiori, ma, quando si formavano da sole, «non accettava il valore scientifico dei loro lavori».

La strage di via dei Gergofili

Un bell’articolo, a firma di Maria Cristina Carratù, sulla cronaca di Firenze del quotidiano la Repubblica (28 novembre 2021) ha fatto luce sulla mostra, che chiunque può visitare sul sito; ora hanno un nome e un volto quelle scienziate «che i colleghi maschi non sono riusciti a far dimenticare». Ma prima di entrare nel vivo, sarà bene chiarire che cos’è stata e cosa ancora è questa celebre Accademia, nata nel 1753, in pieno Illuminismo, per affrontare studi di agronomia, all’inizio piuttosto tradizionali. Si devono al granduca Pietro Leopoldo, dal 1765, un rinnovamento metodologico e un rapporto fecondo con gli studiosi per realizzare le sue tante, modernissime riforme: bonifiche, nuove coltivazioni, sfruttamento delle vie fluviali, acquedotti, lotta alla malaria, appoderamento mezzadrile, edilizia rurale, valorizzazione delle acque termali. Nel tempo gli accademici si occuparono anche di enologia, di tecniche di conservazione dei vini, di allevamenti e catalogarono tutte le specie di frutta esistenti in Italia, un’opera davvero imponente. L’Accademia ha sede in un antico palazzo fiorentino, nel cuore della città, la torre dei Pulci, purtroppo nota per il terribile attentato che costò la vita a cinque persone innocenti nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993.

Da allora tuttavia l’attività non è mai cessata, anzi ci sono state acquisizioni importanti come la biblioteca e l’archivio fotografico della società Reda, già editrice di Federconsorzi; oggi presso la sede si trovano l’archivio storico con oltre 12.000 manoscritti e la biblioteca che conta oltre 70.000 volumi; da poco più di un anno il catalogo è stato digitalizzato e si è potuta evidenziare l’assoluta eccezionalità di gran parte delle opere, rarissime se non uniche. L’Accademia mantiene un fitto scambio con chi voglia informazioni, ha un sito aggiornato e si occupa anche della pubblicazione della Rivista di storia dell’Agricoltura.

Le tre donne di cui stiamo per parlare, nel periodo dalla nascita fino al 1864, erano “corrispondenti” ovvero il grado più basso nell’accesso all’Accademia, preliminare al successivo, quello degli “ordinari”: si tratta della marchesa Teresa Invrea Paveri Fontana, accademica dal 1812, autrice di uno studio rimasto anonimo perché si nascose sotto il generico “castalda”, sui procedimenti per ricavare zucchero dall’uva in un’epoca in cui c’era scarsa disponibilità di zucchero importato. Troviamo poi la botanica Elisabetta Fiorini che si occupò delle piante crittogame, fece un interessantissimo inventario delle piante presenti al Colosseo (studio antesignano sulla biodiversità) e prese forte posizione contro la decisione di ripulire l’area dalla rigogliosa vegetazione spontanea. Quindi è la volta della romana Caterina Scarpellini, accademica dal 1864, nipote e poi moglie del successivo direttore dell’Osservatorio Astronomico della Sapienza, che riuscì, nonostante mille difficoltà, a coltivare la sua passione per l’astronomia e a divenire socia di varie accademie italiane e straniere. Si arriva con la quarta al Novecento, anch’essa “corrispondente”: è Carolina Franceschinis Valvassori, insegnante ed educatrice, che fece nascere l’Istituto Agrario femminile e di Economia Domestica di Firenze nel 1907, diretto personalmente per venti anni, sorto accanto alla scuola di Pomologia e Orticultura diretta dal marito, il ben più noto Vincenzo Valvassori, nella cui ombra fu spesso confinata.

L’Archivio storico si ferma al 1911 e fino al 1945 non risultano nomi femminili; si deve anzi arrivare agli anni Ottanta del XX secolo per incontrare una socia “ordinaria”: Clara Stella. Oggi le donne sono senz’altro più numerose, anche se in evidente minoranza rispetto ai colleghi; la prima a entrare nel Consiglio accademico è stata Stefania De Pascale, ma siamo ormai nel 2015!

Lezione teorica di agraria, prof. Carolina Valvassori, 1915

Pescando dal sito dell’Accademia (dove fra l’altro potrete trovare altri bei percorsi on line, sia momentanei che permanenti) e quindi rintracciando notizie di prima mano, aggiungo qualche dettaglio su ognuna delle ricercatrici citate. La marchesa Teresa Invrea era figlia di un nobile genovese e fu la seconda moglie di Demofilo Paveri Fontana, di Parma, che sposò nel 1787 e da cui ebbe tre figli; la famiglia si trasferì a Piacenza, nella villa di Caramello, ancora oggi degli eredi, e Teresa era dama di corte; venne a mancare nel 1813, pochi mesi dopo la sua ammissione all’Accademia. Il libro che le fruttò l’onore fu Memoria sull’estrazione dello zucchero dall’uva di una castalda del Dipartimento del Taro (1811); “castalda”, secondo i dizionari, è la moglie del castaldo, ovvero l’amministratore di terre per conto del sovrano. Il tema trattato era molto pressante visto che dai Caraibi non arrivava più zucchero e si stavano studiando metodi alternativi, come l’estrazione dalla barbabietola e dalla castagna; è chiaro che la marchesa non aveva una preparazione scientifica ad hoc, ma era appassionata di agricoltura e si era fatta da sola una certa cultura, «più per genio che per convenienza di occupazione», come dichiarava lei stessa. Incredibilmente, tuttavia, il suo nome non risulta in nessun verbale, in nessun atto, in nessun elenco dei nuovi soci; si sa della sua nomina da una lettera autografa in cui appare assai stupita e onorata, mentre il Giornale del Taro le dedica un benevolo omaggio, che si conclude con i bellissimi versi di Ludovico Ariosto: «Le donne son venute in eccellenza/Di ciascun’arte ov’hanno posto cura».

Villa Caramello
Elisabetta Fiorini

Elisabetta Fiorini era nata a Terracina nel 1799; amante della natura e della botanica, dopo il trasferimento a Roma, approfondì gli studi con il naturalista Gian Battista Brocchi. Era particolarmente dotata, tanto che cominciò presto a farsi notare e a pubblicare alcuni articoli. Dopo la caduta dell’impero napoleonico, la famiglia riprese possesso di ampie terre dove la giovane potè analizzare la vegetazione spontanea. Si sposò con l’avvocato Mazzanti, da cui ebbe tre figlie che morirono precocemente, come pure il marito. Adottò così una bambina, Enrica, mentre continuava le sue ricerche e le corrispondenze con esperti italiani e stranieri. Di notevole rilievo furono gli studi sulle piante crittogame (felci, muschi, licheni) e l’interessante analisi delle piante spontanee nell’area del Colosseo a cui lavorò quattro anni, pubblicando il saggio intitolato Florula del Colosseo; nel 1852 entrò nell’Accademia dei Georgofili e nel 1856 fu la prima “socia ordinaria” dell’Accademia Pontificia de’ Nuovi Lincei; fu pure la prima donna a intervenire presentando pubblicamente il suo studio sui Nostoc e i Collemi durante una riunione ufficiale dei Georgofili. Morì a Roma nel 1879, dopo aver dedicato gran parte della lunga esistenza alla botanica e, argomento nuovissimo, alla biodiversità. I suoi preziosi erbari sono ancora oggi conservati presso l’Università della Sapienza di Roma.

Caterina Scarpellini

Caterina Scarpellini era nata a Foligno nel 1808 e nel 1827 si trasferì a Roma, presso lo zio che dirigeva l’Osservatorio Astronomico della Sapienza; così poteva seguire, in modo del tutto informale, i corsi di Fisica sacra e prestare servizio nell’Osservatorio. In quest’ambito conobbe un giovane, Erasmo Fabri, con cui si sposò. Fu lei in seguito a ereditare i beni dello zio e a occuparsi pure della sua eredità culturale, al punto che fu il marito a cambiare cognome, per salvaguardare la memoria della famiglia. Caterina, in via eccezionale, ebbe il “permesso” di continuare i suoi studi e la sua attività, ma subordinata al marito, non ricevendo stipendio a parità di mansioni e di capacità. Cercò tuttavia una sua indipendenza e pubblicò degli studi, con grandi difficoltà e ostacoli, mantenendo vivo il rapporto con studiosi e accademie, ma i Lincei le negarono sempre l’accesso. A proposito della sua partecipazione all’attività dei Georgofili, si sa che presentò varie “memorie” di cui si hanno tracce negli atti, nei verbali, nelle pubblicazioni. Trattava di stelle cadenti, di eclissi, di meteoriti, di piogge di sabbia cadute sulla capitale, di terremoti; stilò varie biografie e necrologi di illustri astronomi. Alla morte, avvenuta a Roma nel 1873, ricevette onori al suo funerale e ora riposa nel cimitero monumentale del Verano.

Carolina Franceschinis

Carolina Franceschinis era nata nel 1866 a Udine dove morì nel 1950. Nel 1889 ottenne l’abilitazione all’insegnamento agrario; sposò Vincenzo Valvassori nel 1890 e progettò quell’Istituto di Agraria «in favore delle giovani di città e di campagna di tutte le regioni d’Italia» che avrebbe costituito una sorta di polo di studi a carattere agricolo, con la vicina Scuola di Pomologia. La sua scuola era aperta alle ragazze con oltre 16 anni e vi si insegnavano discipline come igiene, floricoltura, apicoltura, pollicoltura, agronomia, orticoltura, produzione di formaggi, nonché materie più teoriche legate all’economia domestica. Al termine del percorso di studi, dopo un esame, veniva rilasciato un certificato di frequenza e profitto. La direttrice fu ammessa nell’Accademia dei Georgofili fin dal 1911; intanto scriveva su riviste femminili di temi quali l’alimentazione, il galateo, l’igiene e per l’editore Bemporad realizzò l’Enciclopedia per la vita domestica.

Dopo la ventennale esperienza fiorentina, Carolina Franceschinis rientrò nella città di origine dove insegnò fino al 1939 in un collegio femminile. Merita ricordare che anche la figlia Emilia collaborò in più occasioni con la madre e ne seguì le orme; si dedicò poi allo studio della seta su cui scrisse articoli interessanti.

È proprio vero che negli Archivi, pubblici e privati, e lo dimostrano tanti studi, si deve scavare con impegno per trovare tracce femminili, ma poi i risultati ripagano ampiamente, come in questo caso.

***

Articolo di Laura Candiani

Ex insegnante di Materie letterarie, dal 2012 collabora con Toponomastica femminile di cui è referente per la provincia di Pistoia. Scrive articoli e biografie, cura mostre e pubblicazioni, interviene in convegni. È fra le autrici del volume Le Mille. I primati delle donne. Ha scritto due guide al femminile dedicate al suo territorio: una sul capoluogo, l’altra intitolata La Valdinievole. Tracce, storie e percorsi di donne.

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