Elementi di cosmologia vedica: i cinghiali sacri, la creazione primaria e l’arma della conoscenza

Il cinghiale è considerato animale sacro dai Druidi e adorato per i suoi poteri e forza. Oggi, invece, quando ci imbattiamo in un animale siffatto o lo vediamo ritratto in qualche foto di Facebook, ci possiamo persino spaventare immaginando di poterci trovare a poca distanza da lui, perché chi vive come noi in città, o vicino alle metropoli, ha perso il contatto e la conoscenza della Natura. Il dio greco della guerra Ares si era trasformato nell’ungulato per fuggire dalla guerra in corso tra gli dei dell’Olimpo e i Titani ed evitare così lo scontro con il terribile gigante Tifone. Questo dimostra la grande forza di questi animali, che in molti ambiti può destare dubbi di coabitazione con gli umani: grufolano nei campi coltivati, attraversano la strada, entrano nei centri urbani e li si incontra durante passeggiate ed escursioni. Certamente la caccia non è una soluzione, anzi, molti biologi evidenziano come dove la pressione venatoria è più alta i cinghiali femmina iniziano a partorire in età precoce; infatti, questi animali vivono in società matriarcali, dove recenti studi hanno evidenziato come un feromone, emesso dalle “matrone”, blocca l’estro delle femmine più giovani. L’attività venatoria, compromettendo l’equilibrio dei gruppi, lasciandoli quindi senza le “matrone”, favorisce l’estro delle femmine più giovani che iniziano subito a riprodursi, anche due volte all’anno. La soluzione passa, invece, per i metodi ecologici di contenimento; la fauna selvatica, per legge, può essere abbattuta solo se l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) verifica l’inefficacia dei metodi ecologici.

Nella Cosmologia vedica il cinghiale diviene un simbolo divino capace di grandi cose. A quando risale questa storia? Bisogna pensare che la concezione del tempo nei Veda spesso sfida le visioni convenzionali della storia umana, le scritture vediche parlano di storie molto antiche, precedenti alle glaciazioni e risalenti ancora a molto tempo addietro. Il tempo non è solo lineare, ma può essere considerato anche come circolare e ciclico. La Natura stessa ha dei cicli di esistenza, mantenimento e dissolvimento e ci sono dei cicli cosmici negli esseri viventi e nell’universo. Le ere nella Cosmologia vedica si chiamano Yuga, ce ne sono quattro di principali e poi ci sono i grandi cicli o grandi ere che le contengono. Le caratteristiche psico-fisiche delle popolazioni cambiano a seconda della mentalità dell’era, ora ci troviamo in Kali Yuga e le persone vivono al massimo cento anni. Kali Yuga inizia nel 3102 a.C. circa e contiene una sotto-era dell’oro considerata transitoria, che durerà diecimila anni, per poi riprendere con l’età della decadenza e in sequenze programmate di cicli e sotto-cicli che porteranno all’ennesima dissoluzione.

Torniamo ora all’inizio della creazione narrata dai Veda, quando un minuscolo cinghiale bianco uscì dalla narice di Brahma, e prima che lui potesse accorgersene, il cinghiale espanse il suo corpo nel cielo con la dimensione di un grande elefante. All’inizio Brahma rimase stupito, ma poi capì che si trattava di un’incarnazione divina. Il frastuono del grugnito dell’incarnazione-cinghiale piacque a Brahma che si sentì rassicurato dal fatto che avrebbe risolto tutti i suoi problemi.

Varaha rosso

Tuffatosi nelle acque tumultuose, Varaha cercò il pianeta Terra con grande irruenza, fino a terrorizzare l’Oceano stesso. Trovatolo dove i pianeti cadono durante la devastazione, lo risollevò dalle acque e lo ripose nella sua posizione naturale. Durante ogni ciclo di devastazione, Varaha tornò ancora per la stessa ragione e in più uccise il demone Hiranyaksha che aveva causato la caduta del pianeta. In quell’occasione Varaha avrebbe assunto il colore rosso.
La seconda incarnazione nella forma di cinghiale si manifestò per uccidere il demone Hiranyaksa, nato dalla progenie atea di Diti, fratello del demone Hiranyakasipu. La storia narra che Hiranyaksa si tuffò nell’Oceano e nuotò fino alla dimora del dio delle acque Varuna, per combattere contro di lui. Varuna si rifiutò di combattere e lo consigliò invece di affrontare il Signore Visnu e fu proprio allora che il cinghiale bianco Varaha trasse in salvo la Terra dall’Oceano. Alla vista del pianeta terra che posava sulle zanne del Signore Varaha, Hiranyaksa, pieno di risentimento, lo rimproverò di essere come un animale anfibio e minacciò di ucciderlo se non avesse subito restituito la Terra. Varaha balzò fuori dall’acqua e inseguito dal demone posò la Terra sull’acqua e rispose: «O vanaglorioso Hiranyaksa, sono veramente un cinghiale selvatico, smettila di parlare in modo così borioso e vincimi se puoi».

Il cinghiale Varaha salva la Terra

Hiranyaksa si agitò come un cobra e attaccò Varaha con la sua mazza, ma lui lo schivò facilmente. Entrambi si colpirono ripetutamente a vicenda, schivando abilmente i colpi del nemico, ma perdendo molto sangue. Ogni ferita aumentava la loro collera. Visto che la potenza del demone aumentava la sera, Brahma chiese a Varaha di ucciderlo con la mazza colpendolo al mento. Il demone resistette e allora Varaha con il disco Sudarsana lo colpì a morte. Hiranyaksa colpì con il pugno l’ampio petto di Varaha prima di morire, ma non sortì alcun effetto, allora ricorse alla magia, creando con l’illusione demoni, temporali, venti impetuosi, nuvole minacciose e un diluvio di macigni, ma il disco Sudarsana dissipò queste magie. Hiranyaksa allora provò a stritolarlo e poi tentò un ultimo assalto, ma venne colpito alla base dell’orecchio e annaspò con gli occhi sporgenti che gli uscivano dalle orbite e cadde al suolo come un albero sradicato.
I grandi saggi hanno glorificato le gesta di Varaha e asserito che la sua pelle è identica agli inni vedici, i peli del suo corpo come l’erba dei rituali vedici e lui stesso è visto come un sacrificio vedico.

In copertina. Creazione: Vishnu crea i mondi sognando.

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Articolo di Nuria Kanzian

Docente di filosofia, amante dello yoga, giornalista freelancer, musicista e scrittrice, ha pubblicato opere di poesie, sceneggiature e saggi filosofici quali Autobiografia e conoscenza del sé e Cosmologia vedica. In qualità di Presidente dell’Associazione Noumeno culture, club di pratiche filosofiche, organizza progetti di formazione nel sociale.

Un commento

  1. Proprio bello! Pieno di idee affascinanti anche per il richiamo alla nostra convivenza con gli animali. Scritto fluidamente e con proprietà!

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